14.10.14

NAPALM E FOSFORO BIANCO CONTRO LA POPOLAZIONE ITALIANA


Bari: bombe USA all'iprite - archivio Lannes (tutti i diritti riservati)


di Gianni Lannes


Un esperimento bellico sulla pelle di un popolo considerato inferiore dagli yankee. Ancora oggi è un segreto di Stati “alleati”, ma soprattutto un tabù nella colonia tricolore, ben protetto da chi sgoverna per conto straniero. Mietono vittime a distanza di anni: gli effetti deleteri, infatti, sono a carico dell'ignara popolazione.

I fatti. Dal 1943 al ’45 gli angloamericani hanno bombardato le città italiane con ordigni imbottiti di fosforo bianco e napalm. In ossequio al famigerato memorandum Groves (elaborato da due premi Nobel per la chimica), proprio l’Italia unitamente al Giappone, ma non alla Germania - nonostante l’armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943 - fu usata per sperimentare per la prima volta al mondo, gli effetti di armi per lo sterminio di massa. Ben prima del Vietnam, dell’Irak e della Palestina. Ancora oggi, questi armamenti letali continuano a colpire la popolazione italiana, in particolare i pescatori, ma anche i consumatori di pesce, perché le sostanze tossiche sono entrate da decenni nella catena alimentare, come hanno accertato nel 2003 gli studi dell’Icram, tenuti però nei cassetti istituzionali. I lavoratori del mare, infatti, dal 1946 a tutt’oggi, continuano ad incappare in gravi incidenti nell’esercizio pacifico della pesca, soprattutto nel Mare Adriatico, dove Stati Uniti d’America e Gran Bretagna hanno affondato e scaricato migliaia di simili ordigni, non solo iprite. La magistratura italiana, nonostante alcune circostanziate denunce, non ha mai indagato a fondo. Perché?

Statistiche e riscontri probanti alla mano, almeno statisticamente, la marineria più colpita è quella di Manfredonia. Sui bassi fondali dalle Isole Tremiti al Gargano, fino ad Otranto, giacciono una miriade di bombe al fosforo inesplose che casualmente ripescate da ignari pescatori, a contatto con l’aria incendiano barche e malcapitati. Gli incidenti sono sempre all’ordine del giorno, ma spesso non bucano neanche la cronaca locale. 

Una serie di immersioni subacquee all’isola di Pianosa  - cuore della riserva marina istituita nel 1989 alle Diomedee - nonché la documentazione acquista dalla Marina Militare (Archivio storico), dal Ministero della Difesa e dalla Guardia Costiera, hanno accertato almeno dalla fine degli anni ’40 il fenomeno.

Inoltre, un’approfondita disamina negli archivi militari di Washington e Londra, ha sciolto ogni dubbio. Eppure, lo Stato italiano e tutti i governi indistintamente, continuano a far finta di niente.

Il primo bombardamento con ordigni al napalm venne effettuato con “successo” contro l’isola di Pantelleria, per verificare se il napalm era in grado di uccidere gli uomini all’interno dei bunker. Sempre nel 1943 sull’inerme città di Foggia (medaglia d’oro al valor civile), bombardata a più riprese dai cosiddetti “liberatori” che la rasero completamente al suolo, mietendo ufficialmente 22 mila vittime (un numero ampiamente sottostimato, a fronte di una popolazione a quel tempo di 70 mila abitanti), furono usati dagli angloamericani sia bombe al napalm che ordigni al fosforo bianco. Ancora oggi, proprio i pescatori della vicina Manfredonia incappano frequentemente nelle bombe al fosforo disseminate in mare.

Persone bruciate vive. Ecco il racconto di uno scrittore sopravvissuto, all’epoca allievo ufficiale di stanza a Foggia, che non poteva sapere e nemmeno sospettare che i “liberatori” avessero usato bombe non convenzionali per fare strage di civili. Ha scritto Luciano Bianciardi (L’ultima lettera che scrissi a Mariagrazia, Il peripatetico e altre storie, Rizzoli, Milano, 1976):

«Non ho mai visto, nemmeno al cinema, una città bombardata così vera come era vera Foggia quel girono; ed in effetti non credo che sia possibile riprodurre artificialmente un simile scenario: gli alberi erano tutti mozzati alla stessa altezza, ed anche in lampioni ed in pali dell’elettricità, tagliati netti ad un metro da terra! E poi le case svetrate, le macerie sparse per terra, dappertutto, in un disordine  così completo che poteva sembrare fatto apposta (…) Il primo che vidi doveva essere un ragazzo, sedici-diciassette anni: probabilmente fu ucciso mentre fuggiva su di un carretto perché sopra di lui, sventrato, c’era un cavalo. Mucciarelli lo prese per le braccia, ma non riuscì a sfilarlo di là sotto; lo lasciò andare, ma intanto la pelle cotta del cadavere gli rimase attaccata al palmo delle mani. I morti per bombardamento non hanno nemmeno il colore dei morti veri: diventano gialli e rossicci, proprio il colore della porchetta. Quando sono interi, sono così, ma lì di persone intere ce n’erano poiché: spesso anzi restava solo un grosso gomitolo di stracci, carne, sangue e capelli (…) Trovammo un corpo di vecchio, con sopra una mano di bambino, recisa al polso. Di chi era quella mano? Più avanti, sul marciapiede, c’erano tre bambini di quattro, sette, dieci anni, distesi l’uno accanto all0altro. Sollevando la coperta che avevano addosso si vide che l’esplosione li aveva falciati al ventre. Ed accanto a loro c’era un uomo che piangeva (…) Erano centinaia di morti, un mucchio di carne umana macellata e cotta. (…) quella non era morte consacrata, era uno scempio osceno del corpo e dell’anima dell’uomo (…)».

Per questa macelleria gli angloamericani avevano usato bombardieri strategici, bombardieri tattici, cacciabombardieri e semplici caccia per mitragliare i civili fuggitivi e seminare il terrore tra la gente indifesa.

Il 20 agosto 1943, quando già gli accordi per l’armistizio corto erano in corso, il questore Benigni comunica al ministero un altro bombardamento contro questa città agricola:

«Ieri, dalle ore 12 alle 134, grosse formazioni aeree nemiche hanno effettuato, in sei ondate successive, una gravissima e terroristica incursione sulla città di Foggia (…) il numero delle vittime, che sono numerosissime, è incalcolabile (…)».

Il National Archive documenta inequivocabilmente che il napalm e le bombe al fosforo da 200 a 2000 libbre, prima di fare strage di 330 mila civili in Giappone, considerati esseri inferiori come gli italiani, ma non i tedeschi, furono sganciate da caccia P-38 e P-47 anche su Napoli, sull’Emilia Romagna, sul Veneto, sul Trentino Alto Adige e sul Friuli Venezia Giulia. Durante lo sbarco in Sicilia, concordato con la mafia italo-americana, l'esercito statunistense ha sparato proiettili al napalm.

Nel rapporto del quartier generale della 9ª Air Force, intitolato “Technical Aspects of the Fire Bombs” (1° gennaio 1945, in PRO, WO, 205/501, report on Experimental Texts of Napalm and Permanent Gel for Fire Bombs) si legge:

«Il napalm può essere utilizzato con successo contro palazzo, stabilimenti industriali o abitazioni, se sganciato a bassa quota a un’elevata velocità».
Nel 1942 in un laboratorio segreto dell’università di Harvard, il chimico Luis Fieser ha scoperto il napalm. Subito dopo la Dow Chemical Company  l’ha fabbricato.
Il fosforo bianco a contatto con l'ossigeno presente nell'aria produce anidride fosforica generando calore. L'anidride fosforica reagisce violentemente con composti contenenti acqua e li disidrata producendo acido fosforico. Il calore sviluppato da questa reazione brucia la parte restante del tessuto molle. Il risultato è la distruzione completa del tessuto organico. Il fosforo bianco provoca ustioni gravissime ed estremamente dolorose. I tempi di reazione su un organismo vivente sono rapidissimi, nell'ordine di pochi secondi. In caso di contatto con la pelle, l'ustione appare come necrosi di colore giallastro ed un odore caratteristico, simile all'aglio marcio. Le bruciature sono multiple, profonde e di dimensione variabile. Quando il fosforo bianco entra in contatto con la pelle può continuare a bruciare anche in profondità, fino a raggiungere la massa muscolare e la spina dorsale. Presentano escoriazioni e vesciche giallastre. Data l'alta solubilità lipidica, penetra rapidamente attraverso la pelle bruciando i tessuti sottostanti, spesso fino alle ossa. Tale reazione continua fino all'esaurimento del fosforo bianco dato che i tessuti organici sono molto ricchi di acqua e, quindi, di ossigeno. Le parti più colpite sono, solitamente, le parti esposte: testa, mani e piedi. Il grado di severità delle ustioni è sempre il terzo. Le bruciature da fosforo bianco, sono molto pericolose anche per l'elevato grado di tossicità delle sostanze prodotte dalla combustione o degradazione come la fosfina. Tali prodotti possono provocare nel breve termine danni al fegato, cuore e reni.

La Convenzione sulle armi chimiche non considera il fosforo bianco un'arma chimica, sebbene alcuni paesi lo facciano. Negli ultimi anni, gli Stati Uniti, Israele, e la Russia hanno usato fosforo bianco in combattimento (né Israele né gli Usa hanno ratificato il Protocollo III della Convenzione su certe armi convenzionali contro le armi incendiarie). Comunque, le bombe incendiarie al fosforo, secondo le convenzioni internazionali, possono essere utilizzate solamente a scopo di illuminazione, per spaventare o per nascondere le proprie truppe.  

Il fosforo bianco è stato usato nel 2006 da Israele contro obiettivi militari in Libano e nell'Operazione Piombo fuso. In entrambi i casi l'uso della sostanza è stato prima negato, poi ammesso dalle forze militari israeliane, specificando però che l'uso rientrava nei metodi legittimi di impiego. Nell'operazione "Piombo Fuso", tuttavia, da video e articoli sui siti del Guardian e della CNN risulta che la popolazione civile è stata comunque colpita dai bombardamenti, danni alle persone, civili che utilizzavano anche scuole, ospedali, asili e ospizi come rifugio; tale tattica, tuttavia, non ha scoraggiato Israele dal bombardare strutture in cui erano presenti civili, compresi bambini. A questo proposito, il Concilio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha avviato un'indagine anche per la distruzione della sede ONU tramite l'impiego di questo tipo di arma; l'indagine ha riportato che Israele ha effettivamente utilizzato missili a base di fosforo bianco. Il fosforo bianco è stato usato anche durante gli attacchi di dicembre 2008 e gennaio 2009 nella Striscia di Gaza, come riscontrato dai ricercatori di Amnesty International: "Abbiamo visto strade e vicoli pieni di prove dell'uso del fosforo bianco, con alcuni grumi ancora fumanti e residui di ordigni" - ha dichiarato Cristopher Cobb-Smith, un esperto in armi che ha fatto parte della missione di Amnesty International. Tra le zone più colpite dal fosforo bianco vi è stata la sede dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati a Gaza City, attaccata dalle forze israeliane il 15 gennaio. Sempre quel giorno, ordigni impregnati di fosforo bianco hanno colpito anche l'ospedale al-Quds di Gaza City, provocando un incendio che ha costretto lo staff sanitario a evacuare i pazienti.


riferimenti:

Archivio di Stato Roma, Ministero Interno A 5G Seconda Guerra Mondiale, busta 84, fascicolo 40;

Archivio di Stato Foggia, Fondo Prefettura;

Archivio di Stato Bari, Fondo Prefettura;

The National Archives (ex Public Record Office), Kew, Richmond, Surrey, UK;

Air Force Historical Research Agency, Maxwell AFB, Alabama, USA;

Brookes, A., Air War over Italy, , Ian Allan Publishing, Shepperton 2000;

Daniels, G., A Guide to the reports of the United Stats Bombing Survey, London, Offices of the Royal Historical Society, 1981, Europe, vol. I;

Istituto Centrale di Statistica (a cura di), Morti e dispersi per cause belliche negli anni 1940-1945, Roma, Istat, 1957;











1 commento:

  1. Qualcuno disse: "Non una lacrima andrà persa".
    Forse si intendeva che i delitti contro l'umanità NON hanno mai prescrizione e saranno ricordati TUTTI, a tempo debito, nel mondo che rigetterà i preversi padroni dell'oro, come si vomita un pasto indigesto.
    E "lorsignori" non potranno far niente per opporsi, il bene comune non può essere soffocato all'infinito.
    La reazione ci sarà, e pure violenta, se necessario

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