12.10.14

MATTEI, PASOLINI E MORO




di Gianni Lannes


Due statisti di caratura mondiale, anticolonialisti e filoarabi che avevano a cuore l'indipendenza del Belpaese. Uniti al destino di un poeta unico e ribelle: vittime di tre delitti politici, due a mandanti interni ed uno d’oltre oceano. Di loro mi hanno colpito, la sensibilità umana, l'intelligenza, il coraggio politico, oltre che l'ingiusta e violenta sorte subita.

Altro che sette sorelle, che pure avevano inizialmente osteggiato Mattei. Dai documenti in parte desecretati del dipartimento di Stato USA, si rileva che Mattei e Kennedy si sarebbero incontrati entro la fine del 1962, e che tutte le divergenze geopolitiche erano state già appianate nel 1961. Inoltre, che a Fanfani, e a quasi tutta la nomenclatura governativa democristiana era inviso il fondatore dell’Eni. Mattei aveva cacciato il doppiogiochista Eugenio Cefis e dal 1953 aveva inventato dal nulla la via italiana all'energia.

«Alla morte di Mattei dietro all’apparenza del dolore e del ricordo collettivo aleggiava all’interno del governo, nei circoli politici e soprattutto in quelli commerciali, un’atmosfera di sollievo», certifica un documento risalente al 1963 del Foreign Office.
Invece da un appunto del Sid, datato 29 ottobre 1962 si legge:

Nei circoli di sinistra sia della Dc che degli altri partiti (Psi – Psdi – Pci) il rincrescimento per la scomparsa di Enrico Mattei è profondo. Per la destra - cioè il settore politico ed economico - per quanto doloroso affermarlo, si è rilevata una certa soddisfazione, non certo per la morte, ma per la scomparsa di una persona che dava e stava dando fastidio».

Chi controlla l’Italia dall’autunno del 1943, inizialmente, non aveva intenzione di assassinare Aldo Moro, ma soltanto danneggiarlo politicamente per metterlo a tacere, prima che varasse il primo governo di centro sinistra, con i comunisti. Poi Moro iniziò a rivelare alcuni segreti della NATO: Gladio, arsenali nucleari, e così via. E Washington decise l’eliminazione per mano di terroristi telecomandati, in seguito graziati dallo Stato sotto ricatto. Aldo Moro, per la cronaca poco nota, era prigioniero nel cuore di Roma, nel ghetto ebraico, in un palazzo della nobiltà capitolina, in prossimità proprio di via Caetani. Il governo italiano sapeva dove era custodito, ma Cossiga e Andreotti, ubbidirono, come sempre agli ordini impartiti dallo zio Sam.

Quello che oggi mi nausea è che l’inquilino abusivo del Quirinale abbia ricevuto in Italia proprio colui che aveva notoriamente minacciato di morte il presidente Moro, all’epoca in veste di ministro della Repubblica italiana, ovvero il criminale internazionale che risponde al nome di Henry Kissinger, già collaboratore di David Rockefeller, nonché co-fondatore dell’organizzazione eversiva e segreta Bilderberg (a cui sono affiliati i tre ex primi ministri Prodi, Monti e Letta).

Nella profezia di Petrolio del 1972, Pasolini aveva annotato:

«La bomba è fatta scoppiare: un centinaio di persone muoiono, i loro cadaveri restano sparsi e ammucchiati in un mare di sangue, che inonda, tra brandelli di carne, banchine e binari (…) La bomba viene messa alla stazione di Bologna. La strage viene descritta come una “Visione”.

 Nella sua indagine sul delitto Mattei, il giudice Calia ha rintracciato un appunto del Sismi, il servizio segreto militare, secondo il quale Eugenio Cefis era il vero capo - ovviamente occulto - della P2, in seguito lasciata a Gelli e Umberto Ortolani:

«Notizie acquisite il 20 settembre 1983, da qualificato professionista molto vicino ad elementi iscritti la Loggia P 2, dei quali non condivide le idee (…). La Loggia P 2 è stata fondata da Eugenio Cefis, che l’ha gestita sino a quando è rimasto presidente della Montedison. Da tale periodo ha abbandonato il timone, a cui è subentrato il duo Ortolani-Gelli, per paura. Sono di tale periodo gli attacchi violenti (Rovelli della Sir) contro uomini legati ad Andreotti con il quale si giunse ad un armistizio per interessi comuni: lo scandalo dei petroli (…). Alle ore 15,30 di oggi, 21 settembre 1983, ho conversato telefonicamente con la nota fonte di New York che mi ha confermato».

Da un altro appunto del Sisde, del 17 settembre 1982, si apprende che:

«Intensi contatti sarebbero intercorsi in Svizzera, fino al mese di agosto u.s., tra Licio Gelli ed Eugenio Cefis, presidente della Montedison International».

Nel 1972 era uscito il documentato volume QUESTO E’ CEFIS, a firma del fantomatico Giorgio Steimetz: un testo sparito dalle librerie in un baleno.
Pasolini aveva compreso la verità indicibile (movente governativo italiano) sul delitto Mattei e delle stragi di Stato. Le ultimissime parole pubbliche di Pier Paolo Pasolini (1 novembre 1975), infatti, sono state:

«Voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere».

Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 Pasolini muore massacrato da tre “siciliani” quarantenni e non dal giovane Pino Pelosi, mentre ignoti provvedono a far sparire dal romanzo PETROLIO, il capitolo LAMPI SULL’ENI.

E poi ci sono i morti collaterali. Il primo è il giornalista Mauro De Mauro, scomparso il 16 settembre 1970, mentre stava indagando sugli ultimi due giorni di Mattei in Sicilia. Le indagini di polizia e magistratura furono allora arrestate dal capo dei servizi segreti nostrani, nel novembre 1970, quando era stata imboccata una pista dalla quale potevano emergere ipotesi di responsabilità a carico di influenti personaggi del mondo politico, economico e affaristico italiano. Oltretutto, lo scaltro giornalista investigativo De Mauro aveva scoperto in largo anticipo la preparazione del golpe di Junio Valerio Borghese (ex capo della X Mas), telecomandato dalla CIA.

Il secondo è il procuratore della repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, ucciso dalla mafia il 5 maggio 1871. Scaglione si occupò attivamente del caso De Mauro, sostenendo sin dal primo momento della scomparsa che fosse stato eliminato per aver scoperto qualcosa di importante sulla fine di Mattei. Venne ucciso da chi temeva che potesse parlare su molti fatti misteriosi attorno ai quali aveva indagato, dai legami di Salvatore Giuliano alle morti di Enrico Mattei e di Mauro De Mauro.

Infine, la terza vititma connessa all'assassinio di Mattei, è il commissario di Polizia, Boris Giuliano, eliminato per mano di cosa nostra il 21 luglio 1979. Fu questo straordinario investigatore a parlare di una riunione, a Palermo, nei primi di novembre 1970, in occasione della quale il capo dei servizi segreti impartì ai responsabili della polizia giudiziaria palermitana, l'ordine di "annacquare" le indagini su Mauro De Mauro e sulla pista Mattei.

Bisogna almeno riconoscere che la P 2 - telecomandata dalla CIA - ha fatto un buon lavoro. Ha scelto con cura i soggetti che avrebbero continuato a danneggiare l’Italia ininterrottamente sotto le direttive di Washington, Londra, Tel Aviv e Berlino.

riferimenti:





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