29.10.14

ANALOGICO: IL MONDO PERDUTO

 di Gianni Lannes

“Nel blu dipinto di blu” cantava Domenico Modugno. Il calendario segnava il 1958 quando si era una comunità viva di intenti. Bianco e nero, luci e ombre, ma c'erano colori e odori, sapori, la speranza di un futuro. Non è il rimpianto di un mitico buon tempo antico: c'era uno spirito di fratellanza e il vivere civile era imperniato sulle comunità umane. Il boom economico era nell’aria, dopo l’ennesima guerra mondiale. L’Italia offriva lavoro e svago a tutti. C’erano imprenditori illuminati che riuscivano a fondere il loro interesse con il benessere dei dipendenti. Contava ancora l’etica e la famiglia. Lo sport era una passione sana dove esistevano le rivalità, anche accese, ma il tutto veniva stemperato da tanta ironia. 

I genitori sapevano che i figli avrebbero avuto la possibilità di studiare e di avere una posizione sociale migliore. Il mondo era analogico, nonostante la guerra fredda USA-URSS. C’era spazio per la componente umana in ogni situazione, il che voleva dire aumentare la possibilità di errori, ma anche liberare la creatività delle persone. Non a caso, seguirono i fantastici anni ’60 e ’70, sia pure frastornati dalla strategia della tensione e dalle stragi di Stato pilotate dalla CIA. Ora, invece, tutto è digitale, omologato, controllato, grigio, incasellato e preconfezionato. Insomma, apparentemente perfetto. Beninteso, la tecnologia non è mai colpevole: è l’uso che ne fa l’uomo che la può rendere buona o cattiva, utile o inutile.

Dal paradigma economico del capitalismo all’etica ecologica: è la transizione fondamentale. Nel mondo l’attuale distribuzione delle ricchezze è decisamente intollerabile; l’errore sta nell’attribuire un immenso valore (e potere) al capitale finanziario, e poco o nulla al valore umano. Di questo passo la finta democrazia con il suo carico teorico di valori meritocratici e di solidarietà urlata, diventa un comodo paravento per qualcuno e un’illusione per altri. E le conseguenze saranno drammatiche se non saremo capaci, di una rivoluzione interiore. Come ne usciamo? Con la responsabilità in prima persona, mediante la consapevolezza critica. E insegnando alle giovani generazioni a partecipare attivamente alla vita sociale. Ad interessarsi a ciò che accade e si consuma davanti ai loro occhi, a partire dalla guerra ambientale (alla voce scie chimiche) drammaticamente in atto. Lo zio Sam ha vinto la guerra ma ha perso la pace su tutto il pianeta Terra.

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