24.9.14

STRAGE DI USTICA: LA VERITA’ INDICIBILE

  il relitto del DC 9 Itavia - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes


Io so e ho raccolto le prove, ma non c'è un editore disponibile alla pubblicazione: sembrano tutti a sovranità limitata. E allora, mi auguro, con il sostegno concreto di cittadine e cittadini, di procedere all'autopubblicazione del libro (e dell'ebook). Tra le numerose stragi impunite in Italia dal 1947 in poi, nessuno ci ha ancora detto cosa è accaduto il 27 giugno 1980 al DC9 Itavia e chi ha deciso di sacrificare 81 persone (tra cui due neonati) che erano a bordo per tutelare gli affari tra Stati. E sono trascorsi 34 anni. 

Una storia dimenticata quanto indimenticabile. Sragion di Stati: il livello politico non è mai stato sfiorato dalla magistratura che infine ha graziato i militari. Prove su prove ufficiali. La data segreta del trasporto dell'uranio arricchito era proprio quella del 27 giugno1980 (fonte: International Atomic Energy Agency). Il governo francese, con i suoi servizi segreti, sapeva che il Mossad sapeva. Infatti, lo Sdece era al corrente che con ogni probabilità, i servizi israeliani avevano appurato la data in cui sarebbe stata effettuata la consegna dell'uranio arricchito all'Iraq. E allora? Temendo un attentato, dopo quello verificatosi il 6 aprile 1979, 48 ore prima che il carico nucleare partisse alla volta dell’Iraq (il commando del Mossad penetrò nei depositi della società Constructions navales et industrielles de la Méditerranée, a La Seyne-sur-Mer, e distrusse l’hangar numero 3, che conteneva la fornitura destinata agli iracheni)
nonché l’omicidio del fisico nucleare Yahya el-Meshad a Parigi il 14 giugno 1980, chiesero al governo tricolore di collaborare per la buona riuscita dell'operazione di trasporto strategico. E che interessi aveva l’esecutivo italiano di Francesco Cossiga? Un affare complessivo di ben 2,5 miliardi di dollari: petrolio in cambio di tecnologia nucleare in grado estrarre rapidamente il plutonio per ordigni nucleari, nonché forniture militari.






A Washington e Tel Aviv temevano che l'Iraq potesse dotarsi in breve tempo della bomba atomica, grazie alle forniture dell'italiana Snia Techint e dell'Ansaldo Nucleare sotto la supervisione del CNEN (poi Enea). Gli israeliani, addirittura, ne erano terrorizzati dopo aver battuto invano la via diplomatica. E quale piano concordarono? Per non far capire agli israeliani qual era il velivolo da attaccare, caricarono l'uranio su un cargo camuffato in modo che apparisse del tutto simile ad un DC9, ritardando ulteriormente la partenza del DC9 Itavia di 20 muniti a Bologna, ma avrebbero potuto scegliere un altro aereo civile, in modo da far transitare entrambi i velivoli a breve distanza l'uno dall'altro. Ecco perché quella verità è inconfessabile. Dai tracciati radar è emersa la presenza di un velivolo bellico, proprio dietro al volo IH 870, e i periti l'hanno attribuita ad un caccia. Quel caccia tallonava il DC9, in modo da sembrare la sua scorta. E lo zio Sam in tutto questo, aveva ovviamente un ruolo. Ma come si giunse alla tragedia? Quando l'aereo radar d’oltralpe rilevò inequivocabili segnali di un'imminente azione israeliana, scattò l’allarme e da più siti di terra e di mare si levarono in volo aerei da guerra. Ecco perché il maresciallo Alberto Dettori operativo al radar AMI di Poggio Ballone parlò di quel rischio di guerra, e fu poi “suicidato” come tanti altri dalla solita intelligence. Quella sera ci fu una battaglia aerea e, nel corso di essa, fu colpito il DC9 Itavia. Perché proprio sul punto Condor fu consumata la tragedia? Perché lì in fondo al mare c'è un abisso di 3.600 mila metri, e perché all'epoca i radar del sistema NATO (NADGE) presentavano buchi neri, ossia vaste zone non coperte.
 
Scatole cinesi: un depistaggio che contiene un depistaggio che, a sua volta, contiene un altro depistaggio. Un depistaggio non solo temporale organizzato dal Sismi unitamente al Sios Aeronautica, ma anche con la sostituzione dell’aereo caduto con l’aereo che fu poi fatto trovare. Il depistaggio del cosiddetto "Mig" ha avuto una duplice caratterizzazione: la prima, volta a posdatare la caduta (18 luglio 1980) rispetto all’evento Ustica (27 giugno1980); la seconda, finalizzata ad occultare la verità sul velivolo effettivamente precipitato (Mirage/Kfir), il quale è stato sostituito col Mig libico, vale a dire col velivolo che s’è voluto far trovare.  
La storia del Mig è stata inserita in un secondo momento dai nostri servizi segreti per confondere le idee ai magistrati. In realtà, a cadere fu un aereo diverso: un Mirage o un Kfir (traccia radar AJ 450), posizionato nei cieli a 37 chilometri in posizione sud est della Sardegna. E subito dopo la caduta, si levarono a turno dalla base aeronavale di Sigonella in Sicilia ben 5 velivoli P 3 Orion da ricerca e ricognizione, che setacciarono la Calabria per rintracciarlo e per impedire il diffondersi della notizia. 
L'aereo precipitato il 27 giugno sulla Sila non era un Mig. Solo che il governo italiano per non far trapelare le responsabilità di altre nazioni, provvide a recuperarlo in gran segreto e al suo posto fece ritrovare i resti di un Mig, modello 23 MF, decollato dall’aeroporto AMI di  Pratica di Mare. Un depistaggio con tanto di messinscena per posdatare l'evento, orchestrato proprio il giorno (18 luglio 1980) dell’esercitazione NATO Demon Jam (marmellata del demonio).  

Insomma, in Sila il governo italiano ha mandato in onda il gioco delle tre carte. A Castelsilano non è caduto alcun Mig in connessione con Ustica. Quello che è stato rinvenuto è solo l'aereo che s'è voluto far trovare per nascondere una ben diversa realtà.
Quella, per esempio, che avrebbe fatto figurare altre nazioni, mai menzionate come nel caso di Israele, tra le principali protagoniste della battaglia aerea. E non a caso proprio su Israele, il 27 gennaio1998, l’allora presidente del consiglio dei ministri Romano Prodi, aveva opposto il segreto di Stato al giudice istruttore Rosario Priore.
Allora, i servizi segreti francesi (SDECE), d'accordo con quelli italiani (SISMI), avevano predisposto un programma ben preciso. Tale piano prevedeva che il trasporto dell'uranio dovesse avvenire per via aerea, e con un cargo camuffato che doveva procedere sulla scia del DC9, ma a distanza di sicurezza per non dover correre i rischi che si è invece voluto far correre agli ignari passeggeri dell’Itavia. Era stata preventivata la possibilità che gli israeliani potessero colpire il DC9 per errore. I francesi e gli italiani sapevano che - quel che poi è accaduto - aveva un alto margine di probabilità che si verificasse. Lo sapevano e non hanno fatto nulla per impedirlo. Anzi, il governo italiano ha ostacolato e ritardato i soccorsi, giunti soltanto dieci ore dopo, quando invece in loco stazionava l'incrociatore lanciamissili Andrea Doria. I governi francese e italiano sapevano e addirittura resero ancora più probabile l'accadimento quando, da diabolici professionisti del crimine, decisero di far scortare il DC9 da un loro aereo militare. E’ proprio questo che rende inconfessabile lo scenario. L’hanno fatto perché in tal modo, se gli israeliani, vale a dire i sabotatori, avessero attaccato, molto probabilmente sarebbe stato, com’è poi accaduto, proprio l’aereo civile italiano a rimetterci l’esistenza. Il DC9, non il cargo camuffato francese, che poi, dopo la battaglia aerea, passò indisturbato (il tracciato radar inequivocabile è agli atti giudiziari) e portò a termine la missione.

3 commenti:

  1. E' una verità sconvolgente, soprattutto per quello che lascia trasparire sui nostri politici e vertici militari; tra l'altro lo scenario Israeliano era stato intuito nel libro "IL QUINTO SCENARIO" dei giornalisti Gatti ed Hammer (ed. Rizzoli). Complimenti per l'impegno a favore della verità. Vittoteri.

    RispondiElimina
  2. In effetti ... l'altra verità ... ovvero che il bersaglio fosse Gheddafi su un volo vip da Tripoli a Varsavia avvertito dai servizi segreti italiani sul possibile attentato progettato dai francesi e dagli americani e quindi fatto ritornare in Libia per essere scortato verso la Polonia da due caccia libici provenienti dalla Jugoslavia che usarono il DC9 come copertura dal radar non convinceva molto .... perché dovevano venire dalla Jugoslavia questi caccia per scortarlo e non farne partire altri direttamente dalla LIBIA ?????

    RispondiElimina
  3. Dove si deve firmare per il libro?

    RispondiElimina

Gradita firma degli utenti.