30.8.14

ITALIA: IN MARE ESPLOSIVI PROIBITI ALLEATI

Mare Adriatico: bombe proibite - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



di Gianni Lannes



La nocività ambientale come strategia del dominio. Armi occulte che uccidono silenziosamente la popolazione italiana. Dal 1945 al 1946 gli angloamericani, in violazione della Convenzione di Ginevra del 1925, hanno realizzato segretamente nei mari Adriatico (al largo del Gargano) e Tirreno (dal golfo di Napoli all'isola di Ischia), due gigantesche discariche subacquee di ordigni caricati con aggressivi chimici (in particolare iprite e fosforo).

area di affondamento delle bombe chimiche "alleate"


L'arsenale non convenzionale - 1 milione di bombe chimiche e gas - costituiva all'epoca la soluzione finale contro l'Italia e la Germania, se non fossero capitolate con una resa incondizionata. Nel Tavoliere di Puglia, ovvero in provincia di Foggia, zona da cui partivano i bombardamenti, le forze armate statunitensi accumularono l'arsenale chimico che, non utilizzato fu scaricato in mare dagli inglesi. Ho trovato altre prove ufficiali all'estero e in Italia (archivio storico della Marina Militare italiana, archivio di Stato, fondi privati, eccetera) ed ovviamente le renderò integralmente di dominio pubblico, come avevo già fatto nel 1999. A conti fatti, non ci furono soltanto le bombe all'iprite attraccate su navi al porto di bari, ma soprattutto quelle sbarcate al porto di Manfredonia, e poi inabissate  a poca distanza dalla costa, su bassi fondali.

Gli archivi del governo degli Stati Uniti d'America e dell'Inghilterra traboccano di documentazione ufficiale riservata, segreta e ultra segreta, in parte declassificata. Al termine della seconda guerra mondiale Churchill impose all'Italia una censura sui danni sanitari e ambientali alla popolazione provocati dall'eplosione nel porto di Bari nel 1943 e nel 1945 di bombe all'iprite. Quel criminoso diktat britannico è ancora in vigore. In ogni caso, i primi a pagare direttamente sono stati i nostri pescatori, a partire dal 1946: infatti, ad allora risale la prima contaminazione certificata scientificamente (con tanto di cartelle cliniche sottoposte a segreto di Stato) da iprite di un gruppo di lavoratori del mare pugliesi.

In tempi più recenti l'ICRAM (oggi ISPRA) ha realizzato alcuni studi e monitoraggi della gravissima situazione che attenta alla vita del popolo italiano, nonché della fauna e della flora marina. In sostanza i contenitori degli armamenti si sono deteriorati ed i veleni bellici sono penetrati nella catena biologica, alterandola e danneggiandola. La magistratura italiana non ha mai aperto un'indagine sul fenomeno arrivando ad un processo, nonostante denunce e segnalazioni documentate.

A livello internazionale, oltretutto vale il principio "chi inquina paga". Allora mister Matteo Renzi e mister Giorgio Napolitano cosa vi proponete di fare per pretendere subito da Washington e Londra il risanamento integrale degli ecosistemi marini così deteriorati? Il governatore Vendola non è pervenuto, forse perché intento a foraggiare con denaro pubblico multinazionali come Sanofi Aventis e Ansaldo Nucleare. In ogni caso, è l'ora di chiedere il conto e licenziare i bifolchi angloamericani che opprimono l'Italia dal 1943.


riferimenti:






 









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