11.8.14

IN PUGLIA: RIFIUTI RADIOATTIVI DA MEZZA ITALIA. E VENDOLA IN CARICA DAL 2005 NON BONIFICA

Cemerad: scorie radioattive - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)




di Gianni lannes


Una minaccia nucleare ad un soffio da Taranto, sulla strada per Martina Franca. Ecco un caso emblematico di cui mi sono occupato a più riprese a partire dal 2003. Una vicenda incredibile per i suoi risvolti, ma soprattutto per il danno sanitario all’ignara popolazione.


Nel territorio del comune di Statte, a qualche chilometro dal quartiere Paolo VI e dall'ospedale Moscati, giace abbandonato un deposito di rifiuti all'interno di un capannone gestito dalla «Cemerad» di Giovanni Pluchino, contenente approssimativamente oltre 18 mila fusti metallici imbottiti di scarti radioattivi e rifiuti speciali pericolosi, non meglio identificati, di origine ospedaliera ed industriale, provenienti da mezza Italia, ma anche dall'estero.

La Cemerad iniziò la sua attività nel 1984, quando fu concessa un’autorizzazione da parte del medico provinciale e il capannone oggi risulta, secondo fonti ISPRA, in «sostanziale abbandono ed esposto a ogni possibile evento».

Dalla «Relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella Regione Puglia» della «Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti» si apprende, dal paragrafo riguardante le informazioni fornite dal procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, e dal sostituto procuratore Buccoliero, che il problema dell'abbandono incontrollato dei rifiuti è connesso a quello della bonifica dei siti contaminati e che «l'esigenza delle attività di bonifica sussiste con riferimento a due siti» tra cui vi è quello dell'ex Cemerad in cui sono presenti rifiuti radioattivi, rifiuti ospedalieri e macchinari a raggi X.

 Cemerad: scorie radioattive - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Dalla «Relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia e sulle attività connesse» approvata dalla Commissione nella seduta del 18 dicembre 2012, si apprende che: «Il responsabile del deposito, Giovanni Pluchino, lo aveva realizzato su un terreno a tal fine preso in affitto da proprietari che risultano ancor oggi essere gli stessi. A seguito di vicende giudiziarie (il Pluchino è stato condannato in sede penale (sentenza passata in giudicato) dal Tribunale di Taranto per aver realizzato una discarica di rifiuti pericolosi senza la prescritta autorizzazione e per aver gestito un impianto di raccolta di rifiuti radioattivi, questo autorizzato, senza tuttavia rispettare le specifiche norme di buona tecnica al fine evitare rischi di esposizione alle persone del pubblico), dall'anno 2000 il deposito è posto in custodia giudiziaria, affidata al comune di Statte. In particolare, custode risulta attualmente essere l'assessore all'ecologia della giunta comunale in carica».

Dalla lettura della predetta relazione, si apprende che risale all'anno 2000 l'ultimo inventario dei rifiuti radioattivi e delle sorgenti dismesse, dal quale risultano presenti nel deposito 1.026 metri cubi di rifiuti di prima categoria, 94 metri cubi di seconda categoria e 20 metri cubi di terza, tutti in attesa, per quanto necessario, di trattamento e condizionamento.

Per quanto riguarda gli interventi a carattere ambientale delle istituzioni, si segnala che nell'ambito delle risorse assegnate alla regione Puglia, per circa 393 milioni di euro complessivi, dalla delibera CIPE numero 35/05 «Ripartizione delle risorse per interventi nelle aree sottoutilizzate – Rifinanziamento legge 208/1998 periodo 2005-2008 (legge finanziaria 2005)», per gli interventi su Cemerad, furono stanziati inizialmente 3,7 milioni di euro.

La giunta vendoliana, con la delibera 2326 del 28 novembre 2008, ha deciso la «sostituzione dell'intervento denominato «Completamento delle attività di risanamento dell'area ex CEMERAD in agro di Statte» (cod. ACTA 02)» a causa di impegni giuridicamente vincolanti che avrebbero impedito la spesa entro il 31 dicembre 2008, in quanto, «nel corso delle attività di approvazione del progetto operativo di bonifica, sono emerse problematiche legate alla particolare natura del rifiuto, identificato come radioattivo e, pertanto, disciplinato dal decreto legislativo n. 230 del 1995».
Mentre il comune di Statte «sulla base di un progetto elaborato da uno studio professionale di Bari (Romanazzi-Boscia e associati Srl, contratto del 16 maggio 2011)», ha bandito nel giugno 2012 una gara (pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 25 giugno 2012) con un importo a base di gara, al netto di i.v.a., di 1.088.532,23 euro, per «l'affidamento, con contratto di appalto, dei lavori di caratterizzazione chimica e fisica dei rifiuti presenti all'interno del capannone ex Cemerad» utilizzando un finanziamento complessivo di 1,5 milioni di euro della provincia di Taranto, ma il comune non ha proceduto all'aggiudicazione e della successiva stipula del contratto di appalto «per la mancanza dell'adozione formale da parte della provincia di Taranto dell'impegno relativo a una quota residua, pari a poco meno di un terzo dell'intero finanziamento di 1,5 milioni di euro».

 Cemerad: scorie radioattive - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Così come definito dalla commissione speciale sopracitata, «la caratterizzazione è un'operazione volta a definire il contenuto effettivo di un rifiuto ed è certamente necessaria nell'ambito di un processo di bonifica e propedeutica ad altre attività, ma evidentemente da sola non serve ad attenuare in alcun modo una eventuale situazione di criticità». La commissione speciale spiega che da un'analisi dei documenti del bando di gara sopracitato emanato dal comune di Statte, figura come l'appalto fosse finalizzato non alla caratterizzazione radiologica di tutti i fusti presenti nel deposito Cemerad, ma solo all'attribuzione di un codice CER a quella parte di rifiuti che possono essere considerati non più radioattivi, escludendo quindi in questa fase oggetto di appalto, sia la caratterizzazione chimico-fisica, sia l'allontanamento dei rifiuti sicuramente radioattivi e quelli privi di ogni indicazione in merito al contenuto.

Sempre in merito al bando di gara, dalla relazione della commissione speciale, si evince anche che l'attribuzione del codice CER, non era neanche per tutti i fusti contenenti materiali non radioattivi, ma sarebbe stata fatta sulla base di analisi su campioni estratti dal 10 per cento dei fusti da caratterizzare e, inoltre, la verifica dell'attendibilità della documentazione o dell'etichetta che indica come «non radioattivo» il contenuto di un fusto, sarebbe stata effettuata con misure radiometriche a campione su un fusto per ogni lotto di 200 fusti, «un campionamento sulla cui, la rappresentatività si potrebbe avanzare qualche dubbio».

Dalla nota ISPRA trasmessa il 2 maggio 2012, come relazionato alla commissione sopra citata, al dipartimento della protezione civile, alla regione Puglia, al prefetto di Taranto e al sindaco di State, a seguito di un sopralluogo effettuato sul sito nell'aprile 2012, risulta che «sia il capannone, sia i fusti presentano segni di notevole degrado»; in sostanza l'ISPRA afferma che la situazione sarebbe tale da suggerire l'applicazione delle disposizioni contenute nell'articolo 126-bis «Interventi nelle esposizioni prolungate», del decreto legislativo n. 230 del 1995, «Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 2006/117/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti, 2009/71/Euratom in materia di sicurezza nucleare degli impianti nucleari e 2011/70/Euratom in materia di gestione sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi derivanti da attività civili» pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 136 del 13 giugno 1995.

Il dispositivo legislativo sancisce che: «Nelle situazioni che comportino un'esposizione prolungata dovuta agli effetti di un'emergenza radiologica oppure di una pratica non più in atto o di un'attività lavorativa, di cui al capo III-bis, che non sia più in atto, le autorità competenti per gli interventi ai sensi della legge 25 febbraio 1992, n. 225,» - Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile – «adottano i provvedimenti opportuni, tenendo conto dei principi generali di cui all'articolo 115-bis, delle necessità e del rischio di esposizione, e, in particolare quelli concernenti:

a) la delimitazione dell'area interessata,
b) l'istituzione di un dispositivo di sorveglianza delle esposizioni;
c) l'attuazione di interventi adeguati, tenuto conto delle caratteristiche reali della situazione;
d) la regolamentazione dell'accesso ai terreni o agli edifici ubicati nell'area delimitata, o della loro utilizzazione.
2. Per i lavoratori impegnati negli interventi relativi alle esposizioni prolungate di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di cui al capo VIII».

In un video registrato all'interno del deposito dagli investigatori del Corpo forestale nel 1995 - durante una perquisizione richiesta del procuratore di Matera, Nicola Maria Pace - Wiliam Stivali, ex ispettore del Corpo forestale di Brescia e Giuseppe Giove, comandante forestale Lombardia-E. Romagna, affermano che: «ci siamo trovati di fronte 14.000 o 18.000 fusti, gran parte dei quali contenenti materiale radioattivo, avevamo un gaiger e questo gaiger quando siamo entrati, ha cominciato a suonare», Giove aggiunge che: «la Cemerad aveva un rapporto intimo con Nucleco che era una società partecipata sia da Agip che da Enea ed ecco perché c'era questo incrocio che partiva dall'Enea di Rotondella, portava a Cemerad e portava poi a Nucleico in cui erano confluiti sostanzialmente sia Agip nucleare che Enea nazionale» e aggiunge che: «abbiamo scoperto che c'erano materiali con tempi di decadenza di addirittura 9999 anni (...) siamo rimasti molto basiti perché non ci aspettavamo uno stoccaggio di così lungo termine in un capannone di lamiera... non era neanche in calcestruzzo».

Nell'informativa del Corpo forestale dello Stato erano indicati i rapporti commerciali della Cemerad: tra le tante società c'era la Setri di Cipriano Chianese, la mente dei traffici di rifiuti dei casalesi, legato - raccontano le indagini della DDA di Napoli - all'ambiente di Licio Gelli.

 La Cemerad è un reale pericolo per la salute e per l'ambiente a causa delle possibili perdite e rilasci accidentali dai contenitori delle sostanze radioattive e rifiuti pericolosi, visto che, da un lato, è trascorso un lungo periodo dalla chiusura dell'azienda nel corso del quale nessun intervento rilevante è stato svolto, in un'area già profondamente compromessa dalle attività antropiche e, dall'altro, poiché nessuno al momento può smentire che tali rilasci siano già in corso.

Governatore Vendola qual è stata la destinazione finale dei fondi stanziati dalla Regione Puglia per la bonifica mai realizzata della Cemerad a Statte?



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