3.8.14

IN ITALIA LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI





di Gianni Lannes

La legge è uguale per tutti: ecco una delle più celebri battute di spirito della storia tricolore. Quanti errori giudiziari si consumano ogni dì nell'Italietta delle banane? Perché paga sempre il popolo italiano?

Accade in Italia. E’ stupefacente che la magistratura attenda un esposto della famiglia per riaprire un fascicolo giudiziario, come a dire che le indagini su un presunto omicidio o su una morte quantomeno sospetta debbano essere approfondite solo se è la famiglia a richiederlo espressamente, altrimenti si possono fare in modo dilettantesco e superficiale come sono state fatte nel caso di Pantani e purtroppo in numerosi altri casi. 

E' stupefacente la perenne incapacità della giustizia italiana, salvo rarissime eccezioni in cui la scienza è venuta in soccorso, nel risolvere i gialli e i misteri di questo martoriato paese; è stupefacente l'assoluta mancanza di buon senso con cui certe procure conducono le indagini viziate spesso da errori grossolani e dilettanteschi; è stupefacente l'elevatissimo numero di casi che vengono alla fine archiviati e sepolti nel cassetto della memoria con un nulla di fatto dopo aver sprecato quantità infinite di tempo, denaro pubblico e risorse. E così lasciate le famiglie con dubbi atroci che si porteranno appresso fino alla morte. Ma non chiedete ai togati e agli ermellini, a questi irresponsabili sia dal punto di vista giuridico che morale, di rispondere alle loro azioni, perché griderebbero al peccato di lesa maestà. Costoro pronunciano le sentenze "In nome del popolo italiano" ma si rifiutano di rispondere allo stesso popolo quando queste sentenze o meglio queste mancate sentenze fanno scempio quotidiano della giustizia. E mentre ogni altro lavoratore italiano deve pagare in prima persona e di tasca propria per i propri errori professionali, i giudici non pagano mai per i loro errori, gravi meno gravi e sempre più spesso gravissimi.  L’omissione?  E’ anch'essa un crimine.

Basti pensare alle indagini appontate al nulla dopo decenni e decenni: strage di Ustica (27 giugno 1980), strage del Moby Prince (10 aprile 1991), omicidio dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni (1980), assassinio di Stato (alla voce Sismi) di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (1994), tanto per citare qualche esempio documentato.

In un vero Stato di diritto i 10 mila giudici devono assoggettarsi come tutti al controllo di legalità; ad essi non può essere accordata alcuna impunità, come invece nel caso italiano. Chi sbaglia deve pagare. Non devono esserci intoccabili. Ma nel Belpaese i magistrati - spesso affiliati ad organizzazioni segrete come la massoneria - fanno parte di una casta. Addirittura su 200 mila avvocati ci sono quelli che per "legge" ma senza toga esercitano il diritto di giudicare il prossimo sputando sentenze. Insomma, un abominio in salsa tricolore dove le norme penali sulla cosiddetta "libertà di informazione" sono ancora quelle di epoca fascista, e non a caso siamo stati condannati dall'Europa, senza che gli ultimi governicchi eterodiretti dal'estero abbiano riformato positivamente una materia fondamentale. la "riforma" in materia è stata approvata l'anno scorso dal parlamento e attende il responso del Senato, che però è in procinto di sparire. La libertà di espressione è il sale della democrazia, ma nello Stivale vige una velata dittatura telecomandata dagli stranieri.


riferimenti:

http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_12/giustizia-internet-lannes_65f3d0da-6c56-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=USTICA 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=MOBY+PRINCE 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=DE+PALO 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=ILARIA+ALPI 

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