1.8.14

IL GOVERNO DI ISRAELE FA LA PULIZIA ETNICA DEI PALESTINESI


 
 di Gianni Lannes


I documenti dell'FBI iluminano le radici razziste dello Stato ebraico e il livello di protezione accordato dal sistema governativo nordamericano agli ebrei. Gli eredi delle vittime di un tempo si sono trasformati in aguzzini del popolo di Palestina. Il sionismo è un movimento politico internazionale, nato alla fine del XIX secolo tra gli ebrei residenti in Europa, il cui fine è l'affermazione del diritto all'autodeterminazione del popolo ebraico mediante l'istituzione di uno Stato ebraico e contestuale eliminazione degli autoctoni arabi. Nel 1924 Edmond James de Rothschild fondò la Palestine Jewish Colonization Association (PICA), e acquistò 560 chilometri quadrati di suolo. L'azione favorì una nuova ondata migratoria (Quarta Aliyah), proveniente soprattutto dall'Europa orientale. 



Dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, in cui oggi vive circa il 40 per cento degli ebrei del mondo, il sionismo ha mostrato tutta la sua faccia dittatoriale. Le Nazioni Unite in una risoluzione del 1975 equipararono il sionismo al razzismo, ma la risoluzione fu poi ritirata nel 1991, come condizione da parte di Israele per partecipare alla Conferenza di Madrid.

Secondo lo studioso statunitense di demografia Justin McCarthy, che si basa sui documenti dell'Impero Ottomano, nel 1914 erano presenti in Palestina 657 mila abitanti di religione musulmana, 81.000 abitanti di religione cristiana e appena 59 mila ebrei. Il rapporto della lega delle Nazioni Interim Report on the Civil Administration of Palestine del luglio 1921 atetsta che nell'area vivevano circa 700.000 abitanti, suddivisi tra 235 mila nelle città e 465 mila negli insediamenti minori e nelle aree rurali. Di questa popolazione i 4/5 (circa 560 mila) erano musulmani (tra cui alcuni beduini arabi), mentre tra i rimanenti (che parlavano comunque arabo come lingua di riferimento) circa 77 mila erano cristiani (principalmente ortodossi) e circa 76 mila ebrei. Questi ultimi erano entrati in Palestina nei precedenti 40 anni, giunti sia per motivazioni religiose, sia per sfuggire alle persecuzioni che stavano avvenendo nell'impero Russo, mentre prima del 1850 erano presenti solo una manciata di ebrei ("Prior to 1850 there were in the country only a handful of Jews"). Il primo censimento effettuato dall'autorità mandataria Britannica poco tempo dopo l'indagine della Lega delle Nazioni, nel 1922, riportava la presenza di 757.182 abitanti, di cui 590.890 musulmani (139.074 nelle aree cittadine e 451.816 nelle aree rurali), 83.794 ebrei (68.622 e 15.172) e 82.498 cristiani ed altre minoranze (56.621 e 25.877).

In base alla dichiarazione di indipendenza, Israele è aperto all'immigrazione ebraica da altri paesi ma al contempo:

«it will foster the development of the country for the benefit of all its inhabitants; it will be based on freedom, justice and peace as envisaged by the prophets of Israel; it will ensure complete equality of social and political rights to all its inhabitants irrespective of religion, race or sex; it will guarantee freedom of religion, conscience, language, education and culture; it will safeguard the Holy Places of all religions; ».

«promuoverà lo sviluppo del Paese a beneficio di tutti i suoi abitanti; sarà fondato sui valori di libertà, giustizia e pace come annunciarono i profeti di Israele; assicurerà completa uguaglianza dei diritti sociali e politici di tutti i suoi abitanti indipendentemente da religione, razza o sesso; garantirà libertà di religione, coscienza, lingua, educazione e cultura; tutelerà i Sacri Luoghi di tutte le religioni; ».

Israele si definisce nelle sue Leggi Fondamentali come uno Stato "ebraico e democratico". Anche in ambito ebraico israeliano,  questa viene considerata un'affermazione contraddittoria. Non a caso è in atto la pulizia etnica della Palestina con il genocidio del popolo palestinese sotto gli occhi del mondo indifferente.


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