29.8.14

DUE NAVI DI SCORIE RADIOATTIVE AFFONDATE IN ADRIATICO E LO STATO FA FINTA DI NIENTE!



 



di Gianni Lannes


Va in onda il solito insabbiamento, perché altrimenti si scoperchierebbe il vaso di Pandora. L'Italia viene utilizzata come discarica dell'Unione europea, con il beneplacito dei governanti eterodiretti nostrani. E' tutto ufficiale da decenni, eppure nulla si muove per risolvere il problema che attenta alla salute di milioni di persone. La magistratura è al corrente dal 1995 e così lo Stato, ossia i vari governi tricolore. Eppure, a tutt’oggi le autorità non hanno posto in essere alcuna azione di bonifica o quanto meno di monitoraggio del gravissimo inquinamento. Studi e rilevazioni scientifiche, a livello nazionale e internazionale (International Atomic Energy Agency), evidenziano da anni un inquinamento radioattivo anche nel medio e alto Adriatico.

Perché i governatori di Marche, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, non si mobilitano concretamente per scongiurare il pericolo?

«M/N Anni di bandiera Maltese affondata il 01 agosto 1989 in alto Adriatico; M/N Euroriver di bandiera Maltese affondata anch’essa in Adriatico il 12 novembre 1991. Queste due navi di bandiera Maltese sono affondate in due punti dell’Adriatico che nel progetto O.D.M. reperito tra i documenti di Comerio sono indicati quali punti previsti nel programma di dispersione delle scorie nelle aree nazionali italiane e degli affondamenti si ha notizia dai registri Lloyd’s… Circa le navi affondate elencate nell’informativa inizialmente citata sospetti sul carico sono basati sulla bandiera delle navi, quasi sempre di comodo e dal fatto che non si è a conoscenza degli sviluppi del sinistro. Si fa riserva di comunicare tutte le ulteriori informazioni necessarie qualora scaturissero ulteriori elementi dalle indagini in corso. Reggio Calabria, lì 30 maggio 1995 capitano De Grazia».

E' lo stralcio di uno dei rapporti stilato dal capitano Natale De Grazia, consulente  a Reggio Calabria del magistrato Francesco Neri e a Matera del magistrato Nicola Maria Pace. L'ufficiale della Guardia Costiera, assassinato in missione (mediante avvelenamento), il 12 dicembre 1995, stava indagando allora sull'affondamento sospetto di ben 180 navi dei veleni nel Mediterraneo, ovvero in acque territoriali e prospicienti l'Italia.

Tale rapporto di polizia giudiziaria, è inserito in un atto ufficiale del Parlamento italiano: seduta del 5 febbraio 2013. Poiché le coordinate di affondamento sono note alle autorità dello Stato tricolore, come mai non si è proceduto al recupero dei due mercantili con il loro carico di morte, giacendo oltretutto, su bassi fondali? Per quale motivo non sono state informate le Regioni interessate dall'inquinamento radioattivo, quantomeno Marche, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia? Perché le direzioni marittime di Trieste, Venezia, Ravenna ed Ancona, nonché il Comando generale della Guardia Costiera (Maricogecap) di Roma non hanno informato l'Autorità Giudiziaria? Perché le popolazioni locali sono state tenute all'oscuro, pur essendo le più esposte alla minaccia? Perché sia il governo Letta che il governo Renzi, per non dire tutti i precedenti esecutivi di Palazzo Chigi (Dini, Prodi, D'Alema, Amato, Prodi, Berlusconi, Monti), non sono intervenuti a salvaguardare concretamente la salute pubblica? Infine, perché all'epoca lo Stato italiano ha negato i fondi alla magistratura per andare a fondo e tentare qualche recupero certo? Il plutonio 239 riscontrato nell'Adriatico da quale fonte di inquinamento proviene?


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1 commento:

  1. L'idea che il profitto che si trae e lenergia che si produce con il nucleare renda giustificabile scaricare le scorie del processo nucleare in mare è una idea che va contro la vita e la prosperità di tutti gli esseri viventi.
    Solo delle persone malate possono concepirla, ed il loro male è l'avidità.
    La partita del nucleare a mio avviso non dovrebbe essere giocata.

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