7.8.14

DUE BOMBE ATOMICHE SGANCIATE SUL GIAPPONE NEL 1945: PRIMO ATTO DELLA GUERRA FREDDA




di Gianni Lannes



Dalle carte ultra top secret custodite nel National Security Archive si evince che il Giappone era già stato sconfitto e non avrebbe potuto opporre alcuna resistenza militare. In realtà come si apprende dal famigerato memorandum Groves (ottobre 1943) la soluzione finale atomica, in caso estremo, era destinata anche alla Germania e all’Italia. Il disumano ordine supremo fu impartito dal presidente Truman.

Truman


Hiroshima


I duecentomila esseri umani che tra il 6 e il 9 agosto 1945 a Hiroshima e Nagasaki morirono sul colpo non furono i più sfortunati. Dopo le due bombe atomiche i superstiti hanno dovuto soffrire l’isolamento e l’emarginazione.
In seguito alla resa del Giappone il generale Douglas MacArthur che comandava le forze di occupazione impose la censura sui danni della bomba-A. Le notizie sulla sorte degli hibakusha e sulle loro spaventose malattie potevano mettere in ombra la legittimità morale degli Stati Uniti d’America.

Nagasaki

Terufumu Sasaki, chirurgo all’ospedale della Croce Rossa a Hiroshima, un sopravvissuto che portò i primi soccorsi ai suoi concittadini, durante l’occupazione Usa dichiarò: «Vedo che un tribunale speciale sta giudicando i criminali di guerra a Tokyo. Dovrebbe giudicare anche gli uomini che hanno deciso di usare la bomba». La versione dei vincitori è nota: la bomba atomica si rese necessaria per evitare carneficine senza fine sui campi di battaglia e un bilancio di vittime ancora superiore tra i militari americani, vista l’ostinazione dei leader giapponesi nel combattere a oltranza.



 
I macellai nordamericani - grazie a scienziati e premi Nobel - prima del 6 agosto avevano considerato altre opzioni. Se proprio bisognava usare l’atomica (e l’obiettivo era di impressionare l’Unione sovietica almeno quanto i giapponesi), la si poteva mirare contro obiettivi militari invece di sterminare popolazioni civili. Oppure si poteva preavvisare la gente di Hiroshima: l’inaudita efficacia della nuova arma sarebbe stata rivelata ugualmente radendo al suolo una città evacuata. E dopo lo choc di Hiroshima sui leader giapponesi - di lì a poco l’imperatore avrebbe capitolato - era davvero necessario fare il bis a Nagasaki? Queste domande erano tanto più scomode se espresse dagli hibakusha. Non erano rivolte solo all’America. Il calvario dei sopravvissuti divenne un atto di accusa verso il loro paese. 
Prima dell’atomica, c’era stata una guerra espansionista scatenata dal Giappone in tutta l’Asia. C’era stata Pearl Harbor. Il ribrezzo dei giapponesi sani di fronte allo spettacolo osceno di quelle povere larve umane, orribilmente sfigurate dalle “cheloidi” - escrescenze della pelle a forma di granchio - era la parte visibile di un altro disagio inconfessato, quello che il paese non ha superato neanche oggi. Le piaghe degli hibakusha inchiodano il Giappone alle sue colpe, evocano altre atrocità: le stragi e le torture di innocenti commesse dalle truppe nipponiche. Un crudele ricordo di quel passato è la sorte riservata ai più sfortunati tra gli hibakusha, gli ultimi tra i paria: i prigionieri-schiavi coreani che erano stati deportati a Hiroshima e Nagasaki e furono colpiti dall’esplosione atomica non figurano nemmeno nel conteggio delle vittime, né i loro figli hanno avuto il diritto alla cittadinanza nipponica. «L’associazione delle vittime delle bombe - ha scritto il premio Nobel Oe - per decenni chiese invano ai governi di Tokyo il diritto alle indennità di guerra invece dell’assistenza individuale. La distinzione è cruciale. Difendendo la propria causa in quei termini le vittime sollevavano la questione della responsabilità degli Stati Uniti per avere lanciato le bombe atomiche, e del Giappone per aver cominciato la guerra del Pacifico». Gli hibakusha non si lasciarono strumentalizzare da nessuno, negli anni Sessanta presero le distanze dal pacifismo unilaterale, quando le manifestazioni per il disarmo in Giappone furono egemonizzate dal partito comunista che distingueva tra l’atomica buona (sovietica) e quella cattiva (americana). Il dolore degli hibakusha resta un messaggio universale, espresso dalla poesia di uno di loro, Sankichi Toge, scolpita sulla sua tomba al Memoriale della pace di Hiroshima:

“Ridatemi mio padre, Ridatemi mia madre, Ridatemi il nonno e la nonna, Restituitemi i miei figli e le mie figlie, Ridatemi me stesso, Ridatemi la razza umana”.

Presto saranno scomparsi anche gli ultimi hibakusha. Il club delle potenze atomiche intanto continua ad accogliere nuovi membri. Dopo Stati Uniti, Russia, Inghilterra, Francia, India, Pakistan, Israele, arrivano la Corea del Nord E l’Iran, mentre in Europa sono posizionate centinaia di bombe atomiche di proprietà nordamericana. La prima bomba- A era un ordigno rudimentale rispetto a quelli di oggi. America e Russia da sole hanno arsenali pronti a lanciare in due minuti 2 mila testate, per una potenza complessiva 100 mila volte superiore al genocidio di Hiroshima e Nagakaki.


Post scriptum

ORE 1.45: IL DECOLLO. L’Enola Gay, con a bordo la bomba atomica chiamata “Little Boy”, parte da Tinian e comincia il lungo viaggio verso il Giappone. ORE 8.15: IL LANCIO. Su ordine del comandante Paul Tibbets, il bombardiere Thomas Ferebee sgancia la bomba atomica sulla città di Hiroshima. ORE 8.16: L’ESPLOSIONE La bomba esplode, meno di un minuto dopo il lancio, a un’altezza sull’obiettivo di 576 metri e comincia a dispiegare il suo enorme potenziale distruttivo. La pressione dell’aria aumentò all’improvviso, raggiungendo i tre chili e mezzo per metro quadro. Le raffiche di vento toccarono i 1.600 chilometri all’ora: cinque volte in più rispetto agli uragani più potenti. La bomba inghiottì ogni cosa entro il primo chilometro di diametro, provocò gravi distruzioni per i successivi 1.400 metri e causò danni nei 2.800 metri a seguire. Il fungo si innalzò per 18 chilometri nel cielo e la temperatura al suolo fuse ogni cosa con i suoi 3.870 gradi . Alcune delle foto più note vennero scattate proprio dall’Enola Gay che si allontanava. Si calcola che l’esplosione di Hiroshima abbia fatto 140mila morti tra il 6 agosto e il dicembre del 1945: quasi la metà della vittime morì immediatamente per le ferite e per le fortissime ustioni, gli altri per i danni delle radiazioni. Di alcuni, nonostante le ricerche, non sono mai stati trovati i corpi. Molti sono rimasti sotto le macerie degli edifici crollati, altri sono stati scagliati in aria per l’urto. L’Enola Gay fu progettata per volare più in alto, più lontano e più veloce di ogni cosa costruita sulla terra e per portare in grembo la più terribile arma da guerra della storia dell’umanità. 

Adesso quel B29 riposa nell’aeroporto internazionale di Washington. Fu soprannominata Little Boy la prima atomica mai usata in un conflitto. Era lunga 3 metri per 71 centimetri di diametro e 4.400 chilogrammi di peso. Esplose alle 8.16 del mattino, esplodendo dopo 60 secondi a mezzo chilometro di altezza del suolo. Sotto di lei, un edificio che oggi è diventato famoso come “A-bomb dome”. Little Boy sprigionò una potenza pari a 15 mila tonnellate di Tnt. Aveva una forma allungata.  Dei 63 chili di uranio 235 di cui era carica Little Boy, solo l’1,38% subì effettivamente la fissione nucleare. Gli scienziati avrebbero più tardi definito «molto bassa» l’efficienza dell’ordigno. La reazione a catena iniziò quando il proiettile (un atomo di uranio situato in testa alla bomba), venne sparato contro la massa restante di uranio. Gli atomi iniziarono a spezzarsi, sprigionando un’energia micidiale e liberando neutroni, che a loro volta andarono a spezzare altri atomi: è il processo di fissione nucleare.



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