30.7.14

UNITED STATES OF AMERICA: INCIDENTI NUCLEARI IN SPAGNA E ITALIA



 

di Gianni Lannes


Quanta gente a Genova, La Spezia, Livorno, Gaeta, Napoli, Cagliari, Palermo, Siracusa, Augusta, Messina, Taranto, Brindisi, Ancona, Venezia e Trieste, sarebbe felice di sapere che un disastro nucleare non è poi una cosa tanto impossibile come vorrebbero far credere da Washington a Roma; anzi, si sono verificati in più occasioni (almeno in sette casi documentati). Il plutonio è pericoloso per più di 24 mila anni perché annienta la vita per sempre. Secondo il rapporto dell'International Atomic Energy Agency, denominato "Worldwide marine radioactivity studies (WOMARS) Radionuclide levels in oceans and seas", ovvero la ricerca più aggiornata al mondo, il plutonio - in grado notoriamente di innescare processi di mutagenesi e provocare il cancro ancne in dosi infinitesimali - è contenuto nei primi 20 centimetri di sedimenti marini del Mediterraneo.

“Broken Arrow” (freccia spezzata) è il termine militare yankee per definire la massima emergenza relativa a una bomba atomica: un’esplosione accidentale o la sua perdita. Dal 1940 ad oggi, soltanto negli Stati Uniti d’America si sono registrati una trentina di incidenti in cui la frase in codice è stata citata nei convulsi messaggi tra le autorità militari, anche se, probabilmente, i casi sconosciuti all’umanità sono molti, enormemente di più, e riguardano il resto del mondo, particolarmente Spagna e Italia. Il più famoso incidente nucleare non si verificò sul territorio statunitense, ma su quello spagnolo. In ogni caso il governo nordamericano fa ancora volare aerei con carichi di ordigni nucleari sull’Europa. Ovviamente Bruxelles e Strasburgo non hanno mai osato obiettare una parola, tantomeno gli eterodiretti governi nazionali del vecchio continente. E lo chiamano pure “diritto internazionale”.




1966, 17 gennaio. Palomares (Spagna) - Per lungo tempo, le autorità di Washington cercarono di tenerlo nascosto, ma non ci riuscirono. C’erano dei testimoni oculari, tanto che qualche giorno dopo l’accaduto, il New York Times pubblicò un resoconto. Durante il rifornimento in volo di carburante di un B-52 sui cieli della Spagna, l’aereo cisterna esplose, facendo saltare in aria anche il bombardiere. Due bombe atomiche esplosero nell’impatto con il terreno vicino al villaggio spagnolo di Palomares, distruggendo e contaminando una vasta area, un altro ordigno fu trovato inesploso sulla riva di un fiume, mentre una quarta bomba cadde (senza esplodere) nel Mediterraneo. Un B-52 dell’U.S. Air Force con quattro bombe all’idrogeno B-28 entra in collisione con un aereo cisterna durante il rifornimento in volo. I due aerei precipitano e tre bombe a idrogeno (bombe H) cadono nei pressi di Palomares, mentre la quarta cade in mare. L’esplosivo di due delle tre bombe, a contatto col suolo, detona spargendo su una vasta area plutonio e altro materiale radioattivo. In tre mesi vengono raccolte 1.400 tonnellate di terra e vegetazione radioattiva. Mentre i militari statunitensi sono forniti di tute protettive, l’ignara popolazione iberica non è stata informata del pericolo. In tempi più recenti, dopo un ecocidio conclamato dalla scienza, le autorità spagnole hanno richiesto allo zio Sam un risarcimento danni e la bonifica dei luoghi. L’Italia che invece ha subito una mezza dozzina di incidenti nucleari, non ha chiesto nulla e lascia morire di cancro la popolazione: alla voce leucemie fulminanti che uccidono i bambini in Sicilia.
 
10 marzo 1956, 10 marzo: tra Sicilia e Sardegna. Un bombardiere B-47 precipita nel Mediterraneo con a bordo due capsule di materiale fissile - mai recuperate - per la realizzazione di bombe nucleari. Il velivolo avrebbe dovuto sorvolare l’Italia.



22 novembre 1975: Italia. Due navi nordamericane, la portaerei J.F.Kennedy e l'incrociatore Belknap, a bordo della quale vi erano armamenti nucleari, (come testimonia l'allarme in codice "broken arrow" che fu lanciato dal comandante della sesta flotta e che indica appunto un incidente che vede coinvolte armi nucleari) si scontrano al largo della Sicilia. Il Belknap che equipaggiava missili atomici prese fuoco e fu gravemente danneggiata. Il BELKNAP, mentre sfilava di controbordo alla portaerei, andò ad infilarsi sotto alla grande sporgenza (o sponson) del ponte angolato, il cui impatto in pratica spazzò (o raschiò) via tutte le sovrastrutture dell'incrociatore da prua a poppa.

Ecco il resoconto ufficiale:

«USS JOHN F. KENNEDY (CV 67) and USS BELKNAP collide in rough seas at night during air exercises east of Sicily. The overhanging flight deck of the carrier cuts into the superstructure of the cruiser setting off fires on the BELKNAP which are not controlled for two-and-one-half hours on account of frequent flarebacks.
Because of the presence of nuclear weapons on board both ships the commander of Carrier Striking Forces for the Sixth Fleet sent a secret nuclear weapons accident message (a "Broken Arrow") to the Pentagon, warning of the "high probability that nuclear weapons aboard the BELKNAP (W45 Terrier missile warheads) were involved in fire and explosion but there were no direct communications with the BELKNAP at that time and no positive indications that explosions were directly related to nuclear weapons. An hour after the Broken Arrow message was sent the USS CLAUDE V. RICKETTS (DDG 5), alongside the BELKNAP fighting the fire, reported that BELKNAP personnel said "no radiation hazard exists aboard". Seven people aboard BELKNAP and one aboard the KENNEDY are killed. The sailor aboard the KENNEDY died from smoke inhalation when he entered a smoke filled compartment without an OBA. Both ships got assistance from other ships: BELKNAP had three other ships helping her and the JFK had one. The BELKNAP suffers serious damage, is put out of commission, and towed back to the US to effect repairs lasting four years. BELKNAP's destroyed superstructures were rebuilt at the Philadelphia Naval Shipyard from 1978-80. BELKNAP rejoind the fleet in 1980. Smaller fires and other damage aboard USS KENNEDY are quickly contained and the carrier continues operations. The seven sailors killed aboard USS BELKNAP are: MM1 James W. Cass, MM2 Douglas S. Freeman, EM2 Michael W. Kawola, DS3 Gerald A. Ketcham, STG3 Brent W. Lassen, FA David A. Messmer, DS2 Gordon T. St. Marie».

USS BELKNAP

No foreign disseminationattesta il telegramma top secret. In sostanza, vuol dire: non informate gli alleati italiani. E conferma che nell' incidente del 1975 al largo della Sicilia c' erano 45 missili nucleari a bordo dell'incrociatore Uss Belknap. Si tratta del messaggio mandato dal contrammiraglio Eugene Carroll, che all’epoca comandava la John Kennedy, la portaerei della sesta flotta che si era scontrata con l' incrociatore provocando l' incendio. Il telegramma conteneva il “ Broken Arrow”. «C' è una alta possibilità - è scritto - che le armi nucleari a bordo della Uss Belknap siano coinvolte nell' incendio e nelle esplosioni avvenute a seguito della collisione. Al momento attuale non abbiamo nessun contatto diretto con la Belknap. Non ci sono conferme che viaggi con le armi nucleari. Nessuna, ripeto nessuna, bomba della Kennedy è coinvolta nell' incidente». Nel testo a firma di Carroll si legge ancora: «Poi ci siamo resi conto che le fiamme avevano sbudellato la parte centrale della nave». In realtà non basta un incendio per provocarne lo scoppio, ma ha causato una contaminazione disseminando in mare radiazioni nucleari. 


La notizia dell' incidente siciliano è stata pubblicata subito dal Washington Post, ma in Italia, almeno all’epoca non è mai circolata. Nei documenti ufficiali, come quelli redatti dal Pentagono nel 1981 e nel 1986, quello del Belknap non è stato mai considerato come un incidente nucleare, ma solo un semplice incendio. La reticenza è ormai un segreto di Stato con gravi conseguenze sulla salute dell'ignaro popolo italiano. L’U.S. Navy Marina nascondere il reale numero di incidenti nucleari in modo da occultare la presenza di ordigni nucleari sulle navi e sui sommergibili che visitano i porti del belpaese In Italia - in violazione delle normative nazionali e internazionali - non esistono piani di sicurezza nucleare nei porti che ospitano unità a propulsione e armamento nucleare della NATO.  

L’incrociatore Belknap, parzialmente distrutto, fu rimorchiato nel porto di Augusta. Nella città siciliana approdò due giorni più tardi la John F. Kennedy. La portaerei lasciò Augusta il 28 novembre per dirigersi a Napoli, dove fu sottoposta ad alcuni lavori di riparazione. Un rapporto del giugno 1976 del Carrier Airborne Early Warning Squadron 125 dell’US Navy rileva che il 14 novembre 1975 «Alle ore 22 del 22 novembre, la Kennedy e il Belknap si urtarono in mare durante le operazioni aeree notturne. Gli E-2C dello Squadrone 125 presero immediatamente il controllo della pista di volo della portaerei e misero rapidamente in salvo tutti gli aeroplani in una struttura diversa, la facility aeronavale di Sigonella, in Italia. A bordo della Kennedy suonarono i sistemi d’allarme e la nave fu impegnata nel combattere le fiamme che si svilupparono. Gli appelli eseguiti per tutta la notte permisero di localizzare tutto il personale dello squadrone, e parecchi degli uomini s’impegnarono attivamente nelle operazioni di spegnimento dell’incendio e di salvataggio».

Da studi e analisi dell’Aiea, di varie università e centri di ricerca, è emerso un inquinamento da plutonio 239 e plutonio 240 del Mediterraneo, o meglio dei mari italiani.

riferimenti:
































 http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=plutonio

 http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=porti+nucleari

 

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