2.7.14

RAPINA DI IDROCARBURI: LO STUPRO DEI MARI D’ITALIA


 Gargano (dicembre 2009). uno dei sette capodogli deceduti per cause umane






di Gianni Lannes
  
L'estate dell'anno 2014 non sarà ricordata dai posteri per le finte bandierine blu assegnate dietro lauto pagamento, bensì per lo sfruttamento per mero profitto economico. In caso di incidente addio al belpaese: altro che Golfo del Messico. Rubare gas e petrolio dai mari italiani è un affare solo per i rapinatori autorizzati dallo Stato tricolore, ovvero dai vari governi svenduti e telecomandati dall’estero. Le prove sono nelle statistiche. I dati ufficiali sono fermi al 31 dicembre 2012: ben 66 concessioni di coltivazioni per una superficie complessiva di 8.940 chilometri quadrati, a cui vanno aggiunti 20 permessi di ricerca su 7.252 chilometri quadrati.





Nonostante il prodotto estratto sia scarso e di scadente qualità, l’Italia è una sorta di paradiso fiscale per i petrolieri: estrarre idrocarburi nel nostro Paese è vantaggioso solo perché esistono meccanismi che riducono a zero il rischio d’impresa, mettendo però ad alto rischio l’ambiente. Infatti, le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come le prime 50 mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. Non è tutto. Le aliquote (royalties) sul prodotto estratto sono di gran lunga le più basse al mondo e sulle 59 società operanti in Italia nel 2011 solo 5 le hanno effettuato versamenti (ENI, Shell, Edison, Jonica Gas, Adriatica Idrocarburi).











Da sempre in Italia si pagano ancora e sempre canoni decisamente irrisori per la prospezione, ricerca, coltivazione e stoccaggio oggi vigenti che vanno dai 3,40 euro a kmq per le attività di prospezione, ai 6,82 euro per i permessi di ricerca, fino ai 55 euro circa a kmq per le attività di coltivazione.






Lungo le coste nordamericane pacifiche ed atlantiche vige il divieto assoluto di trivellare e di eseguire ispezioni sismiche a 160 chilometri da riva per proteggere l'ambiente. In Italia, invece, no. Soprattutto le compagnie straniere fanno scempio di ecosistemi fragili, grazie alle concessioni governative.

Come ho già avuto modo di scrivere in passato. La Spectrum Geo Limited è una società a responsabilità limitata con sede a Londra. Ha presentato istanze per prospezioni idrocarburi in mare, che interessano una superficie di ben 30.810 chilometri quadrati.

La Petroleum Geo Service Asia Pacific con sede a Singapore ha depositato istanza di permesso per prospezioni in mare su un territorio marino esteso per 14.280 chilometri quadrati.











Sulle tre richieste avanzate per la prospezione in mare di queste due compagnie straniere, che sono interessate ad un’area di circa 45.000 kmq da Ravenna fino all’estremità meridionale della Puglia è stato rilasciato, con l’ultimo provvedimento emesso il 14 giugno 2013, parere favorevole da parte della Commissione nazionale di Valutazione di impatto ambientale. E senza tener conto dell'incombente rischio sismico, degli impianti eolici off shore, nonché delle ininterrotte esercitazioni belliche della Nato.









Le ispezioni sismiche si eseguono tramite violentissimi spari di aria compressa rivolti verso i fondali marini. Le onde riflesse forniscono informazioni sui giacimenti di idrocarburi nel sottosuolo. Numerosi studi scientifici mondiali attestano la loro estrema dannosità per le specie marine: gli spari dell'airgun possono causare spiaggiamenti, lesioni, morte di cetacei, pesci e specie bentonitiche anche a centinaia di chilometri di distanza dal punto di impatto.

Le prospezioni geofisiche a mezzo tecnica 3D con airgun rivolti verso i fondali marini provocano effetti devastanti ai mammiferi marini, specialmente a quelli appartenenti all'ordine degli Odontoceti, orche, capodogli e delfini, il cui sensibile udito viene danneggiato dalle violenti esplosioni d'aria prodotte dagli airgun anche a lunga distanza dalla sorgente.

Il senso più importante e straordinario dei cetacei è l'ecolocalizzazione, ed una volta danneggiato porta al conseguente spiaggiamento. La responsabile del Centro di Coordinamento per la raccolta dei dati sugli spiaggiamenti di mammiferi marini, Elisabezza Bernuzzi, ha dichiarato apertamente che "l'air-gun è una delle cause di morte dei cetacei".

Data l'entità dei progetti speculativi e la vicinanza alla riva delle indagini sismiche, il rischio a cui si va incontro è di avviare un irreversibile processo di petrolizzazione dell'Adriatico intero con pozzi e infrastruttura petrolifera lungo il litorale, rischi di subsidenza, scoppi, perdite di petrolio, deturpazione del paesaggi, stravolgimenti della qualità della vita e pochissimi benefici per i cittadini italiani. Soprattutto inquinamento: per la perforazione ed estrazione di idrocarburi si usano sostanze radioattive, poi rilasciate in mare.

Per tali esplorazioni si prevede di utilizzare la tecnica dell’airgun. Un tipo di prospezione che può avere conseguenze sulla fauna marina, dai pesci ai grandi cetacei, come riportato anche nel documento dell’Ispra di maggio 2012 dal titolo Rapporto tecnico Valutazione e mitigazione dell’impatto acustico dovuto alle prospezioni geofisiche nei mari italiani: «(…) la complicità di fattori ecologici (profondità), biologici (inesperienza del gruppo), sociali (aggregazione), patologici e tossicologici (alterazione del sensorio e immunocomprensione di origine chimica), uniti a fattori antropici, come il rumore generato dall’airgun nel corso di attività sismiche, può aver determinato nei capodogli l’impossibilità ad orientarsi, il conseguente digiuno e il successivo spiaggiamento (…)».

fonti:






































http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/esplosivi/dati/2014/05.03.2014 /Elenco%20prodotti%20esplodenti%205%20marzo%202014.pdf















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