18.7.14

LONDON REVIEW OF BOOKS: “L'EX FASCISTA GIORGIO NAPOLITANO È UN PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA"

Kissinger & Napolitano





"Napolitano è un pericolo per la democrazia in Italia": parola documentata  della prestigiosa London Review of Books.



Se ne sono accorti addirittura a Londra, ma in Italia dove regna il regime dittatoriale, gli italidioti fanno finta di niente. Gli storici e i ricercatori inglesi, accademici di statura internazionale, che compongono il board della rivista hanno ospitato e recensito il nuovo saggio di Perry Anderson, storico di fama mondiale, la cui conclusione è inequivocabile: “Giorgio Napolitano è la vera minaccia per la democrazia italiana”.

Altro che il salvatore della patria, altro che “roccia su cui fondare la Terza Repubblica”, come scrivono i pennivendoli di fiducia. Secondo Anderson, “Napolitano è una vera pericolosa anomalia, un politico che ha costruito tutta la carriera su un principio: stare sempre dalla parte del vincitore".

Il saggio, intitolato “The Italian Disaster”, racconta – con stile british, asciutto e senza fronzoli – la vera storia di Re Giorgio. A cominciare da un fatto incontrovertibile, che pochi conoscono e che potrebbe scatenare un putiferio: da studente Napolitano ha aderito al GUF, il Gruppo Universitario Fascista. Lo ha frequentato il tempo necessario per capire che l’aria stava cambiando e bisognava prendere le contromisure: salto della quaglia et voilà, Napolitano diventa comunista sfegatato, plaudendo all’intervento sovietico in Ungheria e asserendo che “solo i folli e i faziosi possono davvero credere allo spettro dello stalinismo".

Negli anni Settanta diventa “il comunista favorito di Kissinger", visto che il nuovo potere da coltivare sono ora gli Stati Uniti.

Ma il meglio, anzi il peggio di sé, Napolitano - secondo la ricostruzione dello storico britannico - lo offre proprio da presidente della Repubblica: “Nel 2008 firma il lodo Alfano, che 'garantisce a Berlusconi come primo ministro e a lui stesso come presidente l'immunità giudiziaria'. Il lodo verrà dichiarato poi incostituzionale e trasformato nel 2010 nel 'legittimo impedimento', anch'esso dichiarato incostituzionale nel 2011”.

E poi una sequenza inarrivabile per dispotismo, autocrazia e violazioni di norme elementari: dal mancato scioglimento delle Camere nel 2008, all'entrata in guerra contro la Libia del 2011 (scavalcando la costituzione, senza un voto parlamentare e violando un trattato di non aggressione), passando per le trame con Monti e Passera per sostituire Berlusconi.

Per non parlare, poi, della vicenda della ri-elezione al secondo mandato ("a 87 anni, battuto solo da Mugabe, Peres e dal moribondo re saudita") e del siluramento del “nipotino” Letta da presidente del Consiglio, sostituito dal “nipotino” Renzi, senza passare per le urne. Secondo quanto scrive Anderson, “Napolitano, che dovrebbe essere il guardiano imparziale dell'ordine parlamentare e non interferire con le sue decisioni, rompe ogni regola”.

"La corruzione negli affari, nella burocrazia e nella politica tipiche dell'Italia sono adesso aggravate dalla corruzione costituzionale".

E per finire, come un macigno sopra la testa di Re Giorgio, arriva il paragone con Nixon, il peggiore presidente nella storia americana. Anderson, infatti, rievoca il caso Mancino e la richiesta di impeachment contro Napolitano da parte di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso.
La risposta del nostro presidente è stata l'invocazione della totale immunità nella trattativa Stato-mafia. Ed è proprio in questo che lo storico britannico parla di “Nixon-style”, termine che evoca scandali come il Watergate. “Ma gli esiti italiani sono stati diversi, come ben sappiamo”, fa notare Anderson.

1 commento:

  1. Napolitano un pericolo per la democrazia?
    Non saprei, mi pare tanto un modo di sopravvalutare quello che non è altro che un cameriere al servizio dell'elite; e per converso, un'analisi storica miope o parziale, comodissima per occultare le organizzazioni di facciata (riia, cfr, tavistock, stanford, bilderberg, trilateral, aspen e centinaia di altre sconosciute ai più ovvero conosciute in una veste assolutamente diversa e di copertura, rispetto a ciò che realmente fanno) che fanno da schermo intermedio all'elite. Sono queste le organizzazioni che fanno da portaordini ai maggiordomi della politica spacciati ovunque per rappresentanti del popolo in questa finzione mediatica etichettata impropriamente come democrazia. In queste sedi vengono prese le decisioni che i governi (a prescindere dal colore) devono realizzare senza mediazioni. Prima di Napolitano è stato Ciampi ad introdurre al quirinale una prassi eversiva e incostituzionale con la quale, oltra a dettare l'agenda del governo, vengono selezionati i provvedimenti da adottare, la cui bozza viene supervisionata dai tecnici del quirinale prima di trasformarsi in provvedimenti pubblicati in gazzetta ufficiale con la formula del decreto legge. Questo è stato uno degli strumenti più efficaci con il quale sono stati esautorati dalle loro attribuzioni il governo, prima ancora del parlamento. Con la beffa poi della sceneggiata con la quale gli ultimi due presidenti della repubblica (ciampi e napolitano per l'appunto) si lamentavano con il governo dell'uso smodato del decreto legge su provvedimenti de facto imposti dal quirinale per rispondere ai desiderata dell'elite. Certo Napolitano si è spinto incredibilmente oltre la strada percorsa da Ciampi, nella direzione dell'affondamento della democrazia parlamentare, e pur tuttavia, tale accelerazione non è a questi addebitabile, se non nella veste di famiglio dell'elite, un mercenario opportunista che esegue ordini impartiti dall'estero e che ha dimostrato una fedeltà e un'acquiescenza incrollabile nell'elite tale da valergli l'ignobile rielezione al quirinale. Napolitano certo non è un nostro; non è neppure un mostro, seppure sono mostruose le azioni di cui si è reso protagonista; è semplicemente uno dei cani da guardia dell'elite, a cui ha giurato obbedienza incondizionata. Ecco, calza il paragone con Nixon, con una precisazione, gli usa sono uno stato bersaglio dell'elite da molto più tempo che l'italietta e con effetti di gran lunga più devastanti sul popolo, a mio avviso. Poi Nixon ha pensato di fare a modo suo, di deragliare dal binario degli ordini impartiti, così è stato "sostituito" dall'elite (che controlla pervasivamente anche media e giornalisti, anche e soprattutto i premi pulizer) con uno scoop.

    RispondiElimina

Gradita firma degli utenti.