17.7.14

KRŠKO: QUELLA PERICOLOSA CENTRALE NUCLEARE IN FASE DI RADDOPPIO, A UN SOFFIO DALL’ITALIA





 di Gianni Lannes

Uno spettro si aggira per la Mitteleuropa. L’inquinamento radioattivo non conosce frontiere o muri invalicabili. Il 26 aprile 1986 il disastro di Chernobyl era a 1300 chilometri dall’Italia, eppure ha colpito comunque lo Stivale. A soli 140 chilometri in linea d’aria da Trieste, sorge in Slovenia una centrale nucleare da 632 megawatt, in funzione dal 1981 sulle rive del fiume Sava, dove scarica i residui liquidi radioattivi. La costruzione del reattore ad acqua pressurizzata Westinghouse è partita nel 1974, dopo un accordo stipulato tra una società croata, la Electroprivreda, ed una slovena la Savskega. L’attività commerciale della centrale è iniziata nel 1983 e terminerà - secondo le previsioni governative - nel 2023. 




Sull'impianto sono stati eseguiti due interventi di revisione da una Commissione Internazionale degli standard di sicurezza - su richiesta e con fondi di Austria, Italia e Slovenia - che ha portato alla formulazione di ben 74 raccomandazioni riguardo a cambiamenti tecnici e procedurali necessari per rendere più sicuro l´impianto. Uno dei principali problemi della centrale è costituito dalla presenza di incrinature nei generatori di vapore, che determinano perdite continue, tanto che alla fine del 1995 fu deciso di sostituirne due per il grave stato in cui versavano. Contemporaneamente è stato approvato un aumento di produzione del 6 per cento, pari a 45 Megawatt. 


Da anni gli ecologisti del Friuli Venezia Giulia - una regione che non ha, come del resto tutta l’Italia, un piano di sicurezza in caso di incidente nucleare - segnalano come l'inquietante presenza dell'impianto possa costituire un grave rischio per la popolaizone e l'ambiente. La scricchiolante centrale è stata edificata, infatti, in una zona sismica certificata e in più occasioni si sono verificate sospette fuoriuscite di materiale radioattivo. Nel 2005, l’allora capo della Procura della Repubblica di Trieste, Nicola Maria Pace, noto per aver istruito un processo a Matera contro l’Enea per inquinamento radioattivo, mi ha rivelato di aver incaricato la Digos di indagare. Subito dopo è stato trasferito a Brescia. Ed è infine deceduto prematuramente. 


Il 15 novembre 2011 l’Ansa ha battuto questa notizia:

«Silenzio dall’Aiea. Iodio-131, cesio-134 e 137 a 120 km da Trieste… Tracce di iodio-131 sono state rilevate nell'aria dell'Europa. Lo ha riferito l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), lo scorso 11 novembre, assicurando che «non vi sono rischi per la salute» e che il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di Fukushima, danneggiata dallo tsunami del marzo scorso. La fonte dello iodio-131, trovato in “quantità molto basse”, sarebbe invece nella Repubblica Ceca, la cui autorità che si occupa del nucleare ha indicato l'origine nel settore di fabbricazione dei prodotti radiofarmaceutici. L'Aiea ha sottolineato di star “lavorando con le proprie controparti per determinare causa e origine della diffusione” dello iodio-131. L'agenzia non ha precisato in quali altre aree d'Europa sia stato trovato il radioisotopo».  

Per l’agenzia Reuters la presenza di iodio-131 risale a fine ottobre. Per la Criirad - Commissione di ricerca e informazione indipendente sulla radioattività - nei primi di novembre iodio-131 è stato registrato anche nel nord della Germania ed in Ungheria. Secondo l’Eurdep - Piattaforma europea di scambio dati radiologici - iodio-131 è stato rilevato in Slovenia e Croazia, in quattro luoghi diversi: a Zagabria, Lubiana, Krsko, e al confine  tra Croazia Ungheria e Serbia. Da fonti non ufficiali si apprende che due centrali nucleari sarebbero state interessate dal rilascio di iodio-131: la centrale nucleare di Krsko (Slovenia) e la centrale nucleare di Paks (Ungheria). Facendo una ricerca sul cesio, sul sito dell’Eurdep, solo la centrale nucleare di Krsko sarebbe interessata perché in Europa, solo questo sito accumula iodio-131, cesio-134 e cesio-137. Questo sarebbe indice, secondo alcuni, di un possibile incidente alla centrale, avvenuto a poca distanza da Trieste. E del resto quella centrale ha già avuto  problemi di fughe con perdite nel circuito primario del sistema di raffreddamento del reattore. Il 28 ottobre 2012 la centrale nucleare Krsko è stata fermata a causa delle difficoltà generate dall’alto livello del fiume Sava, le cui acque servono al raffreddamento del sistema. Si tratta della seconda volta che la centrale nucleare, viene arrestata, dopo lo stop nel 2005. Ovviamente, si minimizza: «Al momento dello stop tutti i sistemi funzionavano nei parametri - precisa il comunicato emesso dalla Nuklearna Elektrarna Krško - e in nessun momento ci sono stati rischi per le persone o l’ambiente».  



Nonostante l’evidente pericolo del vecchio impianto, il Piano Energetico della Repubblica di Slovenia del 2011 ha previsto la costruzione nel 2015, addirittura sopra una faglia sismica, di un nuovo impianto da 1.600 Megawatt. 




Peggio: in accordo con le autorità statali italiane. E forse questo dettaglio spiega perchè il Governo Renzi non risponde alle interrogazioni parlamentari in merito.


Il 5 Giugno 2008, a causa dell'atteggiamento omertoso delle autorità slovene, la Commissione Europea ha pubblicato un avviso per tutti i 27 paesi dell'Unione europea circa i possibili pericoli di radiazioni dopo un incidente alla centrale nucleare di Krško, sulla base di una nota del suo sistema ECURIE (European Community Urgent Radiological Information Exchange).  Le scorie nucleari prodotte dalla centrale sono custodite in un deposito poco distante che ha raggiunto il limite di capacità nel 2011. «L'Istituto Francese sulla Sicurezza Nucleare (Irsn) ha svolto per conto della Società di gestione della Centrale Nucleare - Gen Energija uno studio relativo al rischio sismico ed alla eventuale fattibilità di realizzazione della Krško 2 - e che il funzionamento della centrale è previsto sino a gennaio del 2023.  

Pavle Kalinic, il capo dell'Ufficio di gestione delle emergenze della Croazia dichiarò di essere stato informato dell'incidente solo grazie ad «amici dall' Austria» descrivendo la centrale Krško come «una minaccia permanente per Zagabria». Di incidenti la centrale ne ha contati diversi; insomma il colabrodo tecnologico è certificato. Nel Marzo del 2011, un altro evento (offuscato dal disastro in corso a Fukushima), è stato al centro di nuove tensioni con l'Austria. A seguito di un nuovo allerta, dovuto all'ennesima avaria, i deputati della Carinzia avevano minacciato la Croazia (che co-partecipa al 50% al business della centrale slovena) di boicottarne l'ingresso in Europa se non si fosse adoperata per la chiusura di Krško.  

Il Documento, che fa riferimento alle valutazioni IRSN e cita precise indicazioni IAEA e "NRC Regulations" lascia intendere molto bene le ragioni di quella secretazione nel 2013, e quindi delle tensioni internazionali. Il gestore della centrale nucleare di Krsko, la società Gen Energija, ha dichiarato all'ANSA che il rapporto dell'Institut de radioprotection et de surete nucleaire (Irsn) sull'inadeguatezza del sito per la costruzione di un secondo reattore è l'opinione di uno solo dei membri del consorzio che sta effettuando approfondite ricerche.

In base ai dati ufficiali del Gse e di Terna, la vendita di elettricità all’Italia è pari al 60 per cento dell’energia nucleare prodotta in loco. In una nota del Parlamento europeo risalente al giugno 2003 sulla Sicurezza nucleare nei paesi candidati dell’Europa centrale e orientale, si legge che «esiste un possibile problema relativo ai criteri adottati in sede di progettazione sismica dell’impianto, che potrebbe avere possibili riflessi sul piano dell’affidabilità di esercizio e della sicurezza».
   

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