2.7.14

ITALIA: AFFARI E IMBROGLI NUCLEARI DI STATO TRICOLORE










di Gianni Lannes

Due cose sono attualmente certe: l’incombente pericolo nucleare e l’ingente sperpero di denaro pubblico dal 1999.

Pensate un pò: non è ancora stata ottenuta la licenza di disattivazione, richiesta già nel 2003, e la cittadinanza non è neppure in grado di sapere se il nucleare lascerà Caorso per qualche altro luogo italiano. A tutt’oggi, non essendo in funzione alcun sito di deposito nazionale di scorie e rifiuti, questa pericolosa eredità è destinata a rimanere a Caorso e negli altri siti nucleari, trasformando gli impianti in depositi insicuri, definitivi e fuori controllo. Purtroppo, queste condizioni restano immutate da ormai quasi 30 anni, a dispetto degli impegni statali presi con leggi e decreti, sistematicamente disattesi.

Ufficialmente un sito deputato a ospitare il deposito nazionale (e il parco tecnologico) ancora non esiste. La struttura non sarà scavata nel sottosuolo, ma costruita in superficie, in modo che possa resistere per 200 anni dal momento che dovrà accogliere le scorie a bassa e media attività (in modo permanente) e, per qualche decennio, quelle ad alta attività, prima che vengano trasferite a un deposito europeo di profondità, ancora solo sulla carta.

I programmi prevedono il rientro del materiale radioattivo da Sellafield (Gran Bretagna) a partire dal 2019 e da La Hague (Francia) dal 2020 al 2025. Secondo l’ultimo documento depositato alla Camera dei deputati dai nuovi vertici della Sogin l'Italia è già in ritardo, dal momento che serviranno almeno 4 anni per arrivare a una localizzazione condivisa del sito e all'autorizzazione unica; un altro quadriennio servirà, poi, per la progettazione esecutiva e la costruzione; le scorie risultanti dal riprocessamento, che rientreranno dalla Francia, permanendo tale situazione, saranno dunque nuovamente nel territorio emiliano.

Il riprocessamento del combustibile irraggiato è un processo inquinante, che prevede il trasporto in andata e ritorno di materiali radioattivi, e ha come unico scopo quello di continuare a produrre plutonio. Rispetto allo stoccaggio a secco del combustibile ha costi almeno doppi (267 milioni di euro). A suo tempo, le scelte dei Governi Prodi & Berlusconi conducono a spendere più denaro per generare più rischi e senza risolvere il problema, rinviandolo a data da destinarsi.

L'accordo intergovernativo tra Italia e Francia stipulato a Lucca nel 2006 prevede che i rifiuti radioattivi derivanti dal trattamento dei combustibili riprocessati in Francia siano riportati in Italia, che li riceverà sotto forma di contenitori di rifiuti condizionati (vale a dire inglobati in vetro per isolare i rifiuti dalla biosfera nel tempo). Le due parti si impegnano a stabilire prima del 31 dicembre 2015 il calendario previsionale ed entro il 31 dicembre 2018 il calendario definitivo del loro rientro, che dovrà avere luogo tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2025. L’Italia si è impegnata ad informare annualmente il Governo francese sull'avanzamento delle attività volte ad avviare il procedimento di autorizzazione, costruzione e messa in opera di un sito di stoccaggio o di deposito idoneo ad accogliere i rifiuti radioattivi, nonché ad assicurare il rispetto dei termini stabiliti nell'accordo delle procedure di autorizzazioni, dei permessi e delle licenze necessarie per la spedizione in Italia dei rifiuti radioattivi in un centro di stoccaggio o un deposito conforme alle regole di sicurezza in vigore. L'applicazione dell'accordo e il rispetto del calendario di realizzazione del centro di stoccaggio o di deposito dei rifiuti radioattivi in Italia in teoria, ossia sulla carta, sarà oggetto di un controllo annuale da parte dei Ministri competenti o dei loro rappresentanti.

le domande sono il sale della democrazia. Allora, mister Matteo Renzi, ecco per lei una serie di quesiti ineludibili:

Quali opzioni soo attualmente in esame da parte di Sogin e quali sono i criteri adottati per la localizzazione dei siti temporanei di stoccaggio?

Se risultino la volumetria e l'ammontare in massa del quantitativo di scorie ad alta attività?

Se siano concretamente in programma, nel rispetto della giurisprudenza costituzionale, tavoli di concertazione con le amministrazioni locali in modo da assicurare il coinvolgimento dei cittadini nell'elaborazione delle migliori strategie, in virtù della Convenzione europea di Aarhus, raficata dalla legge statale numero 108 dell'anno 2001?

Se nella scelta dei siti di stoccaggio ingegneristico si stia dando preferenza ad installazioni già esistenti oppure vi sia l'orientamento di scegliere siti incontaminati?
Se, nell'ambito della valutazione della miglior opzione possibile per lo stoccaggio delle scorie ad alta attività, è previsto che si tenga conto dei fattori combinati di impatto ambientale per un nuovo sito, gestione della sicurezza del sito, eventuale impatto ambientale, eventuale rischio di contaminazioni e rapporto tra costo e benefici nel confronto tra "soluzione nazionale", "soluzione europea" e "sito di stoccaggio di un'altra nazione"?

Se effettivamente si stia considerando l'opzione di conferimento in un sito extranazionale, per il quale si sia già acquisita la fase di progettazione?

Quali garanzie si intenda assumere per tutelare, nei futuri passaggi istituzionali inerenti all'individuazione ufficiale dei siti stessi, i territori in cui insisteranno i siti; se nella scelta dei siti di stoccaggio ingegneristico si stia dando preferenza ad installazioni già esistenti oppure vi sia l'orientamento di scegliere siti incontaminati?

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