2.6.14

KISSINGER DECRETO’ LA CONDANNA A MORTE DI ALDO MORO, E INFINE SE LA RIDE CON NAPOLITANO



il corpo senza vita del presidente ALDO MORO




di Gianni Lannes

Chissà cosa avrà pensato il presidente Moro dall’altro mondo, nel vedere insieme così intimi e sorridenti, uno accanto all’altro i sodali Napolitano che ha applaudito i carri armati sovietici a Budapest che sparavano su folle inermi, e il genocida Henry Kissinger (affiliato come Prodi, Monti e Letta all'organizzazione terroristica Bilderberg) sotto il paravento dell'Aspen, finanziato dal criminale internazionale David Rockefeller. 

In ogni caso, i documenti ufficiali ormai desecretati negli States, disegnano un’altra storia che sbugiarda le menzogne dei governi tricolore sull’omicidio mirato del leader italiano.
«I comunisti italiani stanno cercando di essere dei moderati, sono in favore delle libertà e molti pensano che ormai siano dei socialdemocratici». Con questi argomenti Aldo Moro spiegò ai fantocci governativi nordamericani la realtà peculiare del Pci, alla vigilia della solidarietà nazionale, e dopo la grande avanzata comunista alle amministrative di quell'anno. 




È il 1 agosto del 1975 e Moro presidente del Consiglio ingaggia a Helsinky un duro confronto con Gerald Ford ed Henry Kissinger, in occasione della Conferenza sula sicurezza e la pace europee. Dai National Archives di Washington sono spuntati i testi dei colloqui.  Kissinger esclude ogni partecipazione di governo che oltrepassi la conventio ad exludendum: «Sarebbe incompatibile- dice - con la permanenza nella Nato l'ingresso del Pci al governo». Sempre Kissinger polemizza con Moro: «I polacchi dicono che il Pci è vicino a Mosca». E Moro di rimando: «No,oltre ai legami hanno una loro autonomia, e oggi non sono vicini». A sua volta Ford fa notare con analoghi accenti: « Se fossero al governo sarebbe molto difficile per noi spiegare come l'Italia possa rimanere nella Nato». Replica Moro: «I comunisti di fatto non lo stanno ancora chiedendo (l'entrata al governo, n.d.r.)». E in ogni caso, soggiunge, «le barriere con il Pci in Italia non sono così grandi come in passato». Ancora Moro: «Come possiamo tenere queste rigide barriere se poi voi stringete le mani a Breznev?»


Ribatte Ford duramente: «Le due dinamiche non sono compatibili. Questa è distensione, e se incontro Breznev non significa che voglio farlo vicepresidente. Non capisco come non si possa distinguere una mela da un'arancia». La discussione si fa sempre più tesa e alla fine Rumor prende la parola per stemperarla. Dà ragione agli Usa sul tema della partecipazione, ma evidenzia al contempo le difficoltà dell'anticomunismo Il seguito della storia è noto. Il Pci non entrerà al governo, ma appoggerà dall'esterno la Dc. Fino al 1979, allorchè dopo il rapimento Moro e le Br, sceglierà di non proseguire la sua marcia «revisionista». Dislocandosi sulla difesa dell'«identità comunista», in nome dell'«alternativa democratica». Campo libero perciò al craxismo, con tutto quel che ne seguì di disastroso per l’Italia. E, di fatto, subalternità a Washington. 


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