26.6.14

IL NUCLEARE IN ITALIA E LA TRUFFA SOGIN PAGATA DAGLI ITALIANI






 di Gianni Lannes


Mentre decolla segretamente il progetto di un mega deposito di scorie in Sardegna come impone l'Europa, si approssima una catastrofe nel disinteresse generale. A distanza di ben 27 anni dal primo referendum contro l’energia atomica, nonostante il più recente pronunciamento popolare antinucleare, il Belpaese è ancora massicciamente nuclearizzato. 

La truffa orchestrata dai soliti caporioni dello Stato si chiama Sogin: un mare di soldi pagati dall’ignaro cittadino e sperperati da un’azienda statale sorta nel 1999 con il compito specifico di smantellare il nucleare civile. Ecco cosa salta fuori al di là dei proclami propagandistici. Dalla relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia e sulle attività connesse, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella seduta del 18 dicembre 2012, si apprende che: «Secondo i dati forniti dal Ministro dello sviluppo economico nel corso dell'audizione del 2 marzo 2012 il lavoro sino ad allora svolto poteva essere quantificato intorno al 12 per cento del piano complessivo. In particolare, la centrale di Caorso era a uno stato di avanzamento del 16 per cento, quella di Trino del 14, quella di Garigliano dell'11, quella di Latina del 6. Eurex era all'8 per cento, Itrec al 13, Opec, in Casaccia, al 15 e infine Bosco Marengo al 57 per cento, ma si tratta in questo caso dell'impianto più semplice, scelto dalla SOGIN a stregua di progetto pilota che avrebbe dovuto essere portato a termine prima nel 2009, poi nel 2012. Se si estrapolassero questi dati si giungerebbe a ritenere i programmi della SOGIN largamente ottimistici».


Nelle conclusioni della medesima relazione si evidenzia che: «La SOGIN avrebbe dovuto procedere al condizionamento dei rifiuti pregressi - circa ventimila metri cubi - presenti negli impianti nucleari dei quali è responsabile nell'arco di un decennio. Oggi il lavoro è giunto a poco più di un quarto di strada e anche i casi più urgenti, come i rifiuti liquidi ad alta attività che nell'impianto EUREX di Saluggia attendono da decenni di essere solidificati, dovranno attendere ancora diversi anni. Criticità in attesa di soluzioni da individuare o da attuare sono presenti anche in altri siti, ad esempio nella centrale del Garigliano, dove vi sono rifiuti a suo tempo sepolti in trincee che debbono ora essere recuperati e messi in sicurezza, o nella centrale di Caorso, dove vi è qualche migliaio di fusti di rifiuti già condizionati con un metodo che si è poi rivelato inidoneo, in quanto causa di corrosione dei fusti stessi».

Numerose criticità sono presenti ufficialmente anche in altri siti, come ad esempio nel centro ricerche Enea a Trisaia di Rotondella in Basilicata, che ospita, stoccati in piscina, i 64 elementi Elk River rimasti degli 84 originariamente ricevuti dagli Stati Uniti, per un quantitativo di 1,7 tonnellate circa di combustibile. Tale materiale allo stato liquido, per la sua natura di combustibile del ciclo Uranio-torio, non può essere riprocessato in un normale impianto, per cui i 64 elementi sono destinati ad essere conservati a secco in due contenitori, che comunque non sono ancora in fase di realizzazione, mentre il governo di Washington si è però appropriato dell’ uranio arricchito e del plutonio. Oltretutto alla Trisaia la società Combustibili Nucleari ha lavorato uranio e smerciato plutonio.

Una situazione anomala e di alto rischio si riscontra anche negli impianti di trattamento e deposito del centro della Casaccia, di proprietà Enea. Tale deposito venne originariamente realizzato per ospitare i rifiuti radioattivi prodotti negli impianti dello stesso centro della Casaccia. Dal 1985 la Nucleco (società mista di cui la Sogin è azionista di maggioranza), utilizza le strutture dell'Enea per l'attività di raccolta, trattamento e deposito dei rifiuti radioattivi prodotti dall'industria, dalla ricerca e dalla sanità. Sono custodite nel deposito anche sorgenti radioattive dismesse. Il deposito è inoltre destinazione di riferimento per le «sorgenti orfane», quelle sorgenti radioattive, cioè, che siano rinvenute al di fuori di impianti attrezzati per la loro manipolazione e delle quali non si conosca la provenienza. In esso sono oggi stoccati circa 6.600 metri cubi di rifiuti radioattivi, un quantitativo nettamente elevato in termini di volumi. Così, come si legge anche nella relazione della Commissione d'inchiesta, «un deposito localizzato all'interno del Comune di Roma, in una zona ormai raggiunta dall'espansione urbana e con strutture del tutto diverse da quelle di un vero e proprio deposito finale, ha finito col diventare di fatto, nell'ambito del servizio integrato e in assenza della soluzione appositamente studiata e decisa, il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e delle sorgenti di origine sanitaria e industriale e comunque di gran lunga il centro di raccolta più importante in Italia».

Per garantire la tutela della salute dei cittadini e la loro incolumità, è evidente l'assoluta necessità di un radicale cambiamento dei ritmi con i quali le attività sono state sin qui condotte. I rifiuti radioattivi necessitano con urgenza di appositi interventi di messa in sicurezza attraverso la definizione di nuovi ed efficaci «cronoprogrammi delle attività» al fine di individuare le azioni da porre in essere per consentire lo smaltimento definitivo, in condizione di massima sicurezza, dei materiali radioattivi a tutt'oggi dislocati nelle centrali nucleari e nei siti di stoccaggio; i cronoprogrammi delle attività di smantellamento delle centrali nucleari e degli impianti avviati nel 2001 prevedevano il rilascio «a prato verde» dei siti nel 2020, a fronte di un costo previsto di 4,5 miliardi di euro.

Nella citata relazione si evidenzia che i cronoprogrammi delle attività sono stati rinviati di molti anni rispetto agli obbiettivi del 2020. Questo slittamento ha comportato un incremento dei costi previsti fino a 6,7 miliardi di euro. L'Autorità per l'energia elettrica e il gas, nel corso dell'audizione del 31 gennaio 2012 tenutasi dinanzi alla stessa Commissione parlamentare, nell'elencare le cause della lentezza delle operazioni di decommissioning, ha affermato che: «vi sono ritardi dovuti alla SO.G.I.N. e molto è dovuto al fatto che in questo periodo non vi è stata una governance stabile e che ogni volta che è cambiata governance sono cambiate anche la strategia e le idee di lavoro».
Nella determinazione numero 21/2013, recante la «Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Società gestione impianti nucleari (SO.G.I.N. S.p.A.), per l'esercizio 2011», la Corte dei conti, in Sezione di controllo sugli enti, ha precisato che: «Nel complesso, la SO.G.I.N. è passata dal 4 per cento di avanzamento delle attività di smantellamento a fine 2007 (0,6 per cento annuo), al 12 per cento a fine 2011, con una media di circa il 2 per cento annuo»; tale avanzamento appare decisamente irrisorio rispetto ai programmi iniziali di smantellamento e agli indirizzi governativi in tal senso emanati dal Ministero delle attività produttive nel 2004 e integrati con successive direttive.

Sempre in riferimento allo stato di avanzamento delle attività affidate alla Sogin (attività che per il solo motivo di essere connesse ad insopprimibili interessi pubblici generali, legati alla tutela della salute e della sicurezza della popolazione ed alla salvaguardia dell'ambiente, dovrebbero essere condotte con la massima urgenza), occorre segnalare che, ai fini di una valutazione in termini di riduzione del rischio radiologico, nella percentuale di avanzamento precedentemente indicata è ricompreso lo smantellamento di edifici o strutture convenzionali, ossia non radioattivi, che diminuisce quindi il rilievo dei progressi effettivamente fatti sotto il profilo della sicurezza per la popolazione; a conferma di ciò, va ricordato che nel corso dell'audizione del 4 ottobre 2011, tenutasi dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, il presidente della Sogin ha dichiarato che, per dare un «segnale» della propria attività, la Sogin è giunta alla «scelta politica» di intensificare gli smantellamenti di parti convenzionali (cioè non «radioattive») degli impianti; accanto alle considerazioni relative alla tutela della salute e della sicurezza della popolazione ed alla salvaguardia dell'ambiente, occorre considerare anche l'aspetto economico connesso al mancato decommissioning delle vecchie centrali ed impianti di stoccaggio. 

I costi connessi allo smantellamento delle centrali elettronucleari, alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare e alle attività connesse e conseguenti sono inclusi tra gli oneri generali del sistema elettrico. Tali oneri sono posti a carico dei clienti finali del sistema tramite una specifica componente tariffaria (A2), che alimenta un apposito conto istituito presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico. L'entità di tale componente è determinata e periodicamente modificata dall'Autorità per l'energia elettrica; a riguardo, una stima dei costi viene fornita dalla citata Relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia e sulle attività connesse, secondo la quale: «Essendo i consumi finali di energia elettrica mediamente dell'ordine di 300 miliardi di kWh, attraverso questo meccanismo di finanziamento si ottiene una raccolta annua media, oscillante intorno ai 300 milioni di euro. Di questi, come riferito dai rappresentanti dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (...), circa 90 milioni sono mediamente spesi ogni anno dalla SO.G.I.N. per costi di gestione e per il mantenimento in sicurezza degli impianti, indipendentemente cioè dal procedere delle attività di messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi e delle operazioni di decommissioning».

La Sogin è una società per azioni il cui capitale azionario è nella sua totalità di spettanza del Ministero dell'economia e delle finanze e svolge la propria attività nel rispetto degli indirizzi formulati dal Ministero dello sviluppo economico; le nomine dei componenti degli organi sociali delle società direttamente o indirettamente controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze sono definite da un recente pacchetto di norme organiche, con l'intento di stabilire processi trasparenti orientati a una selezione basata su merito e competenza nonché onorabilità e professionalità. Il Ministro designa i componenti sulla base di una procedura curata dal Dipartimento del tesoro con il supporto di società specializzate e previo parere del Comitato di garanzia.

Nella direttiva ministeriale del 24 giugno 2013 si prevede che il Dipartimento del tesoro per la carica di amministratore delegato, dovrà tenere conto, tra gli altri parametri, anche della «autorevolezza adeguata all'incarico, verificabile sulla base della reputazione, dei risultati conseguiti nei ruoli apicali in precedenza ricoperti nel settore pubblico o privato e della riconoscibilità nei mercati di riferimento».
Secondo la Corte dei conti (determinazione n. 21/2013): «la costituzione della Società stessa (ossia SO.G.I.N.) è da riconnettersi all'esercizio di un'attività di interesse generale, non avente carattere industriale o commerciale, né tantomeno finalità di lucro». In ragione della natura delle attività che la Sogin è chiamata a svolgere, dunque, la necessità di garantire la correttezza, la trasparenza e la migliore funzionalità degli organi sociali è imprescindibile, per cui il mancato rispetto dei «cronoprogrammi delle attività» da parte della medesima società, e la conseguente dilatazione dei tempi per il decommissioning e la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari, non possono essere ulteriormente tollerati, in quanto suscettibili di mettere seriamente a rischio la sicurezza e la tutela alla salute di numerosi cittadini ed in particolare di quelli che vivono a ridosso dei siti nucleari.

Sono altresì emerse nel tempo notizie di coinvolgimenti di parte del management di Sogin in episodi (lavori affidati con trattativa privata a una ditta della ‘ndrangheta nella centrale di Caorso) che, a prescindere dal rilievo giudiziario, appaiono senz'altro censurabili sotto il profilo dell'opportunità ed in grado di mettere a rischio non soltanto la credibilità e la serietà dell'intera struttura manageriale, ma soprattutto la correttezza delle delicatissime operazioni che la stessa società svolge; la situazione descritta e i ritardi e le inefficienze che hanno condotto agli scarsi risultati che le cifre indicate in premessa mostrano, pongono forti dubbi, a giudizio degli interroganti, sulle attività svolte dalla Sogin, nonché sul modus operandi seguito dalla medesima società, finanziata interamente con risorse pubbliche.

E’ evidente che il necessario e urgente cambio di rotta nelle operazioni di decommissioning richiede lo sforzo di tutti i soggetti che, oltre alla Sogin, con differenti ruoli, partecipano o intervengono: dalle amministrazioni centrali e locali agli enti di controllo; da ultimo, proprio in riferimento alle funzioni di controllo, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha messo in evidenza un altro problema: «le risorse dedicate nell'ISPRA alle funzioni di controllo, già notevolmente ridimensionate nel corso degli anni precedenti, sono giunte ai livelli di guardia e sono oggi necessari provvedimenti urgenti, anche interni all'istituto, affinché questo non divenga un vero e proprio impedimento per le attività di sistemazione dei rifiuti radioattivi e di decommissioning che debbono essere svolte, o non venga addirittura resa inefficace l'indispensabile azione di controllo». 

A conti fatti la maggior parte dei rifiuti radioattivi si trova ancora allo stato in cui sono stati prodotti, senza aver subito le operazioni di condizionamento con le quali i rifiuti vengono inglobati o solidificati in matrici solide inerti, che costituiscono la prima e fondamentale barriera contro la dispersione della radioattività nell'ambiente, tenuto altresì conto che non è ancora stato avviato un serio programma di caratterizzazione dei rifiuti.

Senza contare la produzione annua di circa 500 tonnellate di rifiuti radioattivi di origine sanitaria e industriale, sovente seppelliti e abbandonati dove capita. Comunque, l’ecomafia ringrazia lo Stato tricolore per tanta grazia ricevuta.


riferimenti:

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/697141.pdf 

 http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=NUCLEARE

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=sogin 

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