2.5.14

SCORIE NUCLEARI & PETROLIO: IL GOVERNO BERLUSCONI HA LASCIATO AMMAZZARE 12 CARABINIERI, 5 SOLDATI E 2 CIVILI ITALIANI


il 2° governo Berlusconi




di Gianni Lannes


Morti di guerra in tempo di "pace": Ustica docet, in ossequio al padrone "alleato". L'articolo 11 della Costituzione è carta straccia. Allora, Iraq: “Antica Babilonia”: una storia mai narrata dell’attentato alla base italiana. E’ stato fatto tutto il possibile per la sicurezza dei militari italiani? Il 12 novembre 2003 alle 10:40 ora locale (UTC +03:00), le 08:40 in Italia, un camion cisterna imbottito di esplosivo scoppia all’ingresso della Multinational Specialized Unit (MSU) italiana dei carabinieri, provocando l'esplosione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra carabinieri, militari e civili. Il carabiniere Andrea Filippa, di guardia all'ingresso del presidio militare, riesce ad uccidere i due attentatori suicidi, impedendo che il veicolo esplodesse dentro la caserma, bensì sul cancello di entrata, evitando così una strage di più grandi proporzioni.  

L’atto terroristico ha provocato tra i nostri connazionali in divisa ben 19 morti e 58 feriti. In un Paese civile e sovrano dove vige lo Stato di diritto, il governo si preoccupa dell’accaduto. Magari si prodiga prima per evitare che muoiano servitori della patria. Invece, nell’italialetta delle banane, sotto il tallone dello zio Sam, il 13 novembre 2003, grazie alla solita distrazione della finta opposizione, il consiglio dei ministri berlusconiano sfruttando l'eccidio di Nāṣiriya, vara un decreto legge per la costruzione del deposito unico nazionale per le scorie radioattive nazionali, addirittura a Scanzano Jonico. Il 14 novembre 2003 il decreto legge 314 è operativo. Il 15 novembre 2003 iniziano le sacrosante proteste della popolazione lucana, certo non dei politicanti locali. Il 24 dicembre 2003 il decreto viene convertito in legge con notevoli modifiche tra le quali l’eliminazione del sito di Scanzano Jonico. Berlusconi ha concesso al generale di corpo d'armata Carlo Jean, addirittura il potere di violare leggi e decreti, ma il Parlamento di carta velina e la Corte Costituzionale non si sono accorti di nulla, forse perché non sfogliano la Gazzetta Ufficiale imbottita di omissis.


Un dettaglio cruciale. A fine ottobre di quel tragico anno le autorità italiane erano state informate dalle rispettive autorità anglo-americane, di un imminente attentato ad una delle due basi italiane a Nāṣiriya. Eppure, non viene adottato alcun provvedimento cautelativo a difesa delle forze armate tricolori. Perché? Al quesito, tanto per cominciare, dovrebbero doverosamente rispondere Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Franco Frattini (in qualità di presidente del consiglio dei ministri della difesa, e i ministri della difesa e degli esteri), nonché, ovviamente tutta la catena di comando, compreso l’allora direttore del Sismi generale Nicolò Pollari, unitamente al presidente del comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti.

Le indagini ufficiali brancolano ancora oggi nel buio. Due sono le inchieste di rito aperte su questo atto terroristico. Una avviata dalle autorità militari: le due forze armate coinvolte sono giunte a conclusioni diverse. L'Esercito ha chiesto una consulenza al generale Antonio Quintana, secondo il quale sistemare la base al centro della città e senza un percorso obbligato a zig-zag per entrare all'interno di essa è stato un errore. Mentre per la commissione nominata dall'Arma dei Carabinieri e guidata dal generale Virgilio Chirieleison non ci sono state omissioni nell'organizzazione della sicurezza della base. L'altra inchiesta è stata avviata dalla procura della repubblica di Roma per cercare di individuare gli autori del gesto. L'unica cosa stabilita con certezza è che a scoppiare è stato un camion cisterna con 150-300 chilogrammi di tritolo mescolato a liquido infiammabile. I comandanti militari italiani inizialmente coinvolti nell'inchiesta sono stati tutti assolti con formula piena.

Il 30 gennaio 2013 il procuratore militare Antonino Intelisano ha chiesto che i familiari delle vittime debbano ottenere risarcimento da parte dello Stato, affermando che il generale non difese correttamente la base e se fossero state approntate le misure necessarie, si sarebbe evitata una tragedia di questa entità. 

Le vittime italiane sono i carabinieri Massimiliano Bruno (maresciallo aiutante), Giovanni Cavallaro (sottotenente), Giuseppe Coletta, brigadiere, Andrea Filippa, appuntato, Enzo Fregosi (maresciallo luogotenente), Daniele Ghione (maresciallo capo), Horacio Majorana (appuntato), Ivan Ghitti (brigadiere), Domenico Intravaia (vice brigadiere), Filippo Merlino (sottotenente), Alfio Ragazzi (maresciallo aiutante), Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante), i militari dell'esercito Massimo Ficuciello (capitano), Silvio Olla (maresciallo capo), Alessandro Carrisi (primo caporal maggiore), Emanuele Ferraro (caporal maggiore capo scelto), Pietro Petrucci (caporal maggiore), i civili Marco Beci (cooperatore internazionale) Stefano Rolla (regista).

Nell'azione terroristica sono rimaste ferite altre 58 persone: i carabinieri Riccardo Ponzone (tenente), Vittorio De Rasis (maresciallo A.s.UPS), Maurizio Lucchesi (maresciallo Ca.), Antonio Lombardo (maresciallo O.), Marilena Iacobini (maresciallo), Riccardo Saccottelli (maresciallo), Maurizio Bissoli (brigadiere), Cosimo Visconti (brigadiere), vicebrigadiere Paolo Di Giovanni, vicebrigadiere Fabio Fedeli, vicebrigadiere Roberto Gigli, vicebrigadiere Pietro Livieri, appuntato scelto Antonio Altavilla, appuntato scelto Marco Pinna, appuntato scelto Roberto Ramazzotti, appuntato Ivan Buia, appuntato Agostino Buono, carabiniere scelto Mario Alberto Calderone, carabiniere scelto Matteo Stefanelli,  i civili Aureliano Amadei, aiuto regista di Stefano Rolla.

In questa città irachena erano posizionate due basi italiane: appunto la maestrale e la Libeccio poco distante. Il Comando dell'Italian Joint Task Force (IJTF) si trovava a 7 chilometri da Nāṣiriya, in una base denominata “White Horse”, a circa 4 chilometri dal Comando USA di Tallil. Il Reggimento MSU/IRAQ, composto da personale dei Carabinieri italiani e dalla Polizia Militare romena era diviso su due postazioni. Era intendimento dei Carabinieri, contrariamente alla scelta dell'Esercito di stabilirsi lontano per avere una maggiore cornice di sicurezza, posizionarsi nell'abitato per un maggior contatto con la popolazione. Due mesi dopo l'attentato, il Reggimento dell’Arma lasciò definitivamente anche la Base Libeccio, trasferendosi alla base di Camp Mittica nell'ex aeroporto di Tallil, a 7 chilometri da Nāṣiriya.

Due osservazioni strategiche. Il pretesto internazionale per rapinare il petrolio iracheno. Altro dettaglio fondamentale: l’intervento della NATO che opera fuori dai suoi confini europei.

Nel mese di marzo 2003 inizia l'operazione Iraqi Freedom (OIF), o seconda guerra del Golfo, da parte di una coalizione composta principalmente degli eserciti britannico e statunitense e da altri Stati subordinati a Washington e Londra. Il 1 maggio 2003 la guerra è ufficialmente finita, anche se di fatto gli eserciti stranieri non hanno mai avuto il controllo pieno del territorio, subendo enormi perdite dovute ad attacchi ricorrenti. La risoluzione ONU 1483 del 22 maggio 2003 approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite invita tutti gli Stati a contribuire alla rinascita dell'Iraq, favorendo la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione. L'Italia partecipa attraverso la missione "Antica Babilonia" fornendo forze armate dislocate nel sud del Paese, con base principale a Nāṣiriya, sotto la guida inglese. La missione italiana è iniziata il 15 luglio 2003 ed è un'operazione militare con finalità di peacekeeping (mantenimento della pace: un eufemismo), che ha i seguenti obbiettivi: 

«ricostruzione del "comparto sicurezza" iracheno attraverso l'assistenza per l'addestramento e l'equipaggiamento delle forze, a livello centrale e locale, sia nel contesto della NATO sia sul piano bilaterale; creazione e mantenimento della necessaria cornice di sicurezza; concorso al ripristino di infrastrutture pubbliche ed alla riattivazione dei servizi essenziali; rilevazioni radiologiche, biologiche e chimiche; concorso all'ordine pubblico; polizia militare; concorso alla gestione aeroportuale; concorso alle attività di bonifica, con l'impiego anche della componente cinofila; sostegno alle attività dell'ORHA; controllo del territorio e contrasto alla criminalità».

Un altro attentato. La mattina del 27 aprile 2006 un convoglio formato da quattro mezzi dei Carabinieri di MSU partì dalla base di Camp Mittica per raggiungere l'ufficio provinciale di Polizia irachena per il consueto servizio e il coordinamento dei pattugliamenti congiunti (Provincial joint operation center), come già avevano fatto molte altre volte. Alle 8:50 ora locale (le 6:50 in Italia) il secondo veicolo della colonna passa sopra all'ordigno posto nel centro della carreggiata. Sono deceduti in seguito all'attentato: Nicola Ciardelli (Capitano dell'Esercito), Carlo De Trizio, maresciallo aiutante dei carabinieri,  Enrico Frassanito, maresciallo aiutante dei carabinieri, Bodgan Hancu, caporale della polizia militare rumena, Franco Lattanzio, maresciallo aiutante dei carabinieri. Il 5 giugno 2006, nell'anniversario dell'Arma, si consuma un altro attentato ai militari italiani in Iraq. Alle 21:35 ora locale un ordigno, probabilmente comandato a distanza, è stato fatto scoppiare al passaggio di un mezzo, a circa 100 chilometri a nord di Nāṣiriya. Il veicolo era in testa ad un convoglio diretto a Tallil. Nell'attentato è rimasto ucciso il caporal maggiore scelto Alessandro Pibiri mentre altre quattro persone sono rimaste ferite. La missione bellica è terminata l’1 dicembre 2006.

I politicanti parassiti che infestano il Belpaese hanno fatto pure carriera su quelle vititme come sempre. Per tacitare il dolore hanno elargito qualche medaglietta, mandato in onda uno sceneggiato tv e intitolato piazze e vie cittadine, così la gente sta zitta e buona, e ubbidisce senza fiatare. Se i governanti telecomandati piazzati a Roma dallo straniero, tanto ci tengono a fare la guerra per rubare risorse agli altri paesi del mondo, vadano loro in prima linea.


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