16.5.14

ITALIA: INQUINAMENTO DA ARSENICO CERTIFICATO DAL CNR






di Gianni Lannes


Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (ente di Stato) ha reso noto recentemente i risultati di uno studio su alcune aree interessate da un particolare inquinamento chimico. La ricerca non è esaustiva e non ha preso in considerazione il territorio di Manfredonia, dove nello stabilimento Anic (Enichem) il 26 settembre 1976 si verificò l'esplosione di un serbatorio di arsenico, ossia il più grave incidente del genere nello Stivale. In ogni caso, secondo la pubblicazione scientifica che raccoglie i risultati del Progetto Sepias si evidenziano nelle zone dell’Amiata, nella provincia di Viterbo, a Taranto e a Gela presenza di sostanze anche cancerogene, come l’arsenico, nell’organismo umano. L’arsenico è cancerogeno al pari delle diossine e può produrre un danno genetico che i genitori trasferiscono ai figli e questi ai nipoti, come nel caso di Manfredonia in Puglia.

La ricerca a campione è relativa a 282 residenti nelle predette aree. “Nelle urine dei soggetti controllati abbiamo misurato il contenuto di diverse specie organiche e inorganiche di arsenico, alcune delle quali sono riconosciute cancerogene certe per l’uomo”, spiega Fabrizio Bianchi responsabile dello studio. “Sono stati misurati inoltre parametri di rischio cardiovascolare mediante ecodoppler carotideo e cardiaco e, nel sangue, numerosi biomarcatori di suscettibilità genetica, di danno al DNA, di effetto precoce”. Ad ogni partecipante è stato sottoposto un questionario.

Dallo studio emergono numerose informazioni di carattere scientifico e sanitario. “Le quattro aree risultano caratterizzate diversamente per distribuzione e tipologia di arsenico assorbito dai partecipanti al biomonitoraggio e anche per alcune caratteristiche genetiche”, prosegue Bianchi. “Per quanto riguarda l’arsenico inorganico sono stati osservati valori medi di concentrazione elevati, sulla base di quelli di riferimento nazionali e internazionali per il biomonitoraggio umano, in un soggetto su quattro sul totale, ma con rilevanti differenze: 40% Gela, 30% Taranto, 15% viterbese, 12% Amiata. Questi dati, da usare con cautela in considerazione dei piccoli campioni, non sono marcatori di malattia ma testimoniano l’avvenuta esposizione”.

Sono emerse alcune associazioni statisticamente significative tra concentrazione di arsenico e fattori di rischio indagati col questionario. “Principalmente con l’uso di acqua di acquedotto e di pozzo, ma anche con esposizioni occupazionali e con consumo di alimenti quali pesci, molluschi o cereali, che dovranno essere indagati con studi specifici”, continua il ricercatore Ifc-Cnr. “La preoccupazione per i rischi ambientali per la salute appare peraltro acutissima, specie nelle due aree industriali. A Taranto e Gela circa il 60% del campione giudica la situazione grave e irreversibile e oltre l’80% ritiene certo o molto probabile che in aree inquinate ci si possa ammalare di tumore o avere un figlio con malformazioni congenite”. Diversificato il livello di fiducia negli enti locali: “Nel 40% dei casi nell’Amiata e nel 27 a Viterbo, ma solo nel 6% a Taranto e nel 16 a Gela”, conclude Bianchi. “Lo studio ha fornito indicazioni importanti per la definizione di sistemi di sorveglianza nelle aree studiate che includano interventi di prevenzione sulle fonti inquinanti conosciute e la valutazione della suscettibilità individuale all’arsenico. Si suggerisce la prosecuzione del monitoraggio periodico a iniziare dai soggetti con i valori più elevati, per i quali si propone un protocollo di presa in carico, assieme a un’informazione costante e attenta da parte delle autorità, avvalendosi dei ricercatori e degli operatori della sanità pubblica”.


riferimenti:



1 commento:

  1. Nel mio girovagare per lavoro tre nuovi nati in due settimane da copie giovani tre malattie diverse, organi colpiti cervello, sangue, cuore.
    La nonna di uno di questi neonati mi ha chiesto .--Guarirà vero ?

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