7.5.14

ITALIA: CENTINAIA DI BOMBE NUCLEARI AMERICANE PRONTE PER LA GUERRA ATOMICA

Tacnukes - fonte: Pentagono




 di Gianni Lannes


Se anche per assurdo tutto il popolo italiano fosse contrario alla presenza, nelle basi nordamericane di Aviano in Friuli e Ghedi in Lombardia delle attuali 90 bombe nucleari, il suo giudizio conterebbe meno di niente. Lo ha detto la Corte di Cassazione il 26 febbraio 2009 con ordinanza 4461, bocciando la citazione in giudizio presentata da 5 cittadini che chiedevano al tribunale di ordinare lo smantellamento degli ordigni. L’alta corte ha infatti dichiarato che l’autorità giudiziaria italiana non ha il potere di interferire sull’apparato difensivo italo-americano realizzato nell’interesse comune dei due paesi, a tutela della rispettiva sicurezza e nel rispetto di obblighi convenzionalmente assunti. Quindi l’Italia non ha il potere di decidere su cosa gli alleati della Nato piazzano nella nostra patria. Ergo: anche la Cassazione ha sancito che l’Italia non ha alcuna sovranità nazionale. E nessuno nella colonia a stelle e strisce ha mai obiettato alcunché, a questa assurdità sancita dalla magistratura nostrana.



L’8 luglio 1996 è la data della storica sentenza con cui la Corte di Internazionale di Giustizia dell'Aja ha stabilito che l'uso e la minaccia dell'uso di armi atomiche (in violazione all'articolo 2, paragrafo 4, della Carta dell'Onu e che non rispettino tutti i requisiti dell'articolo 51 - ndr) è contrario al diritto internazionale. 

L’Italia è uno stato aderente al 'Trattato di non proliferazione nucleare' e gli Stati Uniti non possono consegnare armi atomiche alle forze armate italiane, né questi potrebbe accettarle, né potrebbero essere depositate sul nostro territorio.

Invece a Ghedi, Aviano, Vicenza, Livorno e Sigonella, il governo degli Stati Uniti d’America ha accumulato in condizioni, peraltro di pericolosità - come attestano alcuni rapporti dell’US Air Force - centinaia di ordigni atomici, pronti all’uso.


 ordinanza numero 4461 del 25 febbraio 2009 (Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore G. Travaglino)

  ordinanza numero 4461 del 25 febbraio 2009 (Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore G. Travaglino)
 

Appunto con l’ordinanza numero 4461 del 25 febbraio 2009 (Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore G. Travaglino) la Cassazione ha sentenziato:

«La controversia nella quale, rispetto ad armi nucleari installate in Italia dagli Stati Uniti d'America in forza del Trattato del Nord Atlantico, si chiede l'accertamento dell’illegittimità dell’installazione delle stesse, la rimozione e il risarcimento del danno per il pregiudizio arrecato alla salute, rientra tra quelle concernenti attività eseguite dallo Stato estero "jure imperii" e resta sottratta alla giurisdizione italiana in base al criterio della cosiddetta “immunità ristretta”, che non è derogata neppure in presenza di attività idonee a ledere o a porre in pericolo la vita, l'incolumità personale e la salute dei cittadini dello Stato ospitante».

La violazione dei diritti fondamentali costituisce un crimine internazionale che può essere represso a prescindere dal luogo in cui è stato commesso, secondo i principi della giurisdizione universale. Infatti, se è vero che il principio della immunità della giurisdizione si pone in un delicato rapporto con il diritto alla difesa del cittadino dei suoi diritti, paradossalmente l’ordinamento giuridico anglo-americano riconosce l’esigenza di affermare l’ esenzione dalla giurisdizione pertanto, l’eventuale vulnus alla tutela dei diritti dei singoli è un rischio che viene accettato perché funzionale agli obblighi di non ingerenza e di risoluzione della controversie internazionali prevale su qualsiasi altra norma. non si verifica alcun crimine internazionale nell’ipotesi di allocazione di armi nucleari in una base militare posta nel territorio di un altro stato in esecuzione di impegni internazionali al fine di assicurare la sicurezza internazionale. L’immunità degli atti jure imperii dalla giurisdizione dello stato ospitante ha la sua fonte nel Trattato del Nord Atlantico, e nel principio della immunità ristretta che non può essere derogato neanche in presenza di attività che ledono o pongono in pericolo la salute e la vita dei cittadini dello stato ospitante.

In altre parole il Trattato NATO del 1949 viola la Costituzione italiana promulgata nel 1948. Eppure, i politicanti italidioti (destra, centro e sinistra) hanno sempre fatto finta di niente.

Nel 2018, non solo avremo tante belle nuove bombe nucleari, ma soprattutto che anche i nostri cacciabombardieri tricolori saranno in grado di portarle. E non solo gli F-35, quando arriveranno, ma anche i Tornado. Chi lo attesta? Renzi, Pinotti e Napolitano? Macché. 





A Washington hanno pubblicato i documenti di bilancio per il 2015. Solo per le attività di ricerca e sviluppo dell’Aeronautica militare fanno bella mostra 830 pagine. A pagina 617 troviamo la descrizione del programma di ammodernamento delle armi nucleari.  Sono undici fitte pagine di numeri e tabelle che spiegano come saranno le nukes del nostro futuro. E ci dicono che nel 2015 comincerà anche l’ammodernamento e l’adeguamento degli aerei italiani che le indosseranno a forza. 




La tabella di riferimento è a pagina 626: vi sono elencati, oltre agli F-15, F-16 e B-2 anche i PA-200, cioè i Tornado. Questi cacciabombardieri sono in servizio in Gran Bretagna (che però non usa bombe nucleari a caduta), Germania e Italia. I nostri stanno a Ghedi, al 6° Stormo, dove bivacca anche il 704th Munitions Support Squadron. Questo reparto ha il solo obiettivo di custodire le bombe atomiche per gli aerei tricolori. B61-12 è la sigla delle nuova arma che sostituirà tutte le bombe a caduta libera attualmente in servizio, da quelle tattiche più piccole a quelle sub-strategiche. Un’unica arma per cento missioni: il segreto sta in quello che i tecnici chiamano la potenza variabile. Si potrà selezionare la capacità distruttiva dell’arma in base alla missione. E sarà soprattutto un’arma più precisa. Avrà infatti un Tka, un sistema di guida posto sulla coda dell’arma, controllato eventualmente con un gps. Lo zio Sam assicura che la precisione della B61-12 è chirurgica. Un'altra sorpresa: le costose modifiche saranno pagate come sempre dagli ignari contribuenti italiani.


Una sola certezza: i «nostri» siti sono bersagli privilegiati per i nemici dei gendarmi yankee. Il pericolo che deriva dalla presenza dalle armi nucleari in Italia oltre che dall’inquinamento provocato principalmente da materiali necessari per la loro manutenzione, consiste nel fatto che i depositi nucleari nello Stivale sono esposti ad una programmazione automatica della difesa della Federazione Russa e, forse, anche di altre nazioni. In altri termini, la presenza delle armi nucleari in Europa oltre che essere illegale, rappresenta un pericolo per tutta la popolazione del vecchio continente.

Ad Oslo i rappresentanti di circa 60 Stati e 130 organizzazioni della società civile nel documento finale hanno invitato tutti gli Stati a firmare il divieto generale delle armi nucleari e a rispettare il diritto internazionale, incluso il Trattato di Non Proliferazione che sancisce l’obbligo di procedere ad un disarmo nucleare «at an eary day». 

«Appare dunque del tutto ragionevole considerare esaurite le motivazioni dell’adesione italiana alla NATO e sottoporre al Parlamento la decisione sull’opportunità di non rinnovare per il futuro tale adesione». Dal 7 Agosto 2008, la seguente proposta di legge di iniziativa popolare in tema di “Trattati internazionali, basi e servitù militari” giace dimenticata tra gli atti del Parlamento italiano. Sarà un caso?


Riferimenti:











 







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