1.4.14

RESISTENZA ALLA BANCAROTTA ECOLOGICA

foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)





di Gianni Lannes


Viviamo tre crisi simultaneamente: ecologica, energetica, finanziaria. Ma tutte e tre hanno un’unica causa: il dominio dell’avidità. Non esiste alcun debito economico, ma solo un debito ecologico con la Natura.

Il debito ecologico è la sommatoria di tutti i sovraconsumi accumulati negli anni. Ovvero, eccedere le capacità rigenerative degli ecosistemi sfruttati dall’uomo.

La Terra perde una superficie forestale pari a 65 campi di calcio al minuto: la deforestazione miete superficie alberate ad un ritmo di 13 milioni di ettari l’anno.

L’uomo ha svuotato mari e fiumi delle varie forme di vita rubando più di quello che Gaia offre. Negli ultimi 30 anni i vertebrati selvatici sono diminuiti del 30 per cento. La salinizzazione colpisce 30 milioni degli attuali 260 milioni di ettari di terre irrigate. Il consumo energetico tra il 1961 e il 2001 è cresciuto del 700 per cento. E stanno per scatenarsi le guerre per l'oro blu. La prossima sete: c'è chi spreca l'acqua e chi neanche beve. Diemilaquattrocento litri per produrre un hamburger e inaridimento che avanza, a parte le contaminazioni belliche e industriali. Capitolo a parte lo zio Sam: una minaccia per tutto il mondo civile.

E il tasso di voracità disumana continua ad aumentare. Se vivessimo tutti come gli abitanti degli Stati Uniti d’America, avremmo bisogno di altri 5 pianeti. Mentre se vivessimo come gli inglesi ce ne vorrebbero solo tre. In Italia ci accontentiamo di un pianeta e mezzo. In compenso - per modo di dire - è stata chiusa la banca mediterranea del seme naturale a Bari, e la vicenda non ha avuto l'eco di una notizia.
 
Per migliaia di anni gli esseri umani hanno soddisfatto i loro bisogni utilizzando solo gli interessi del capitale Natura. La soglia critica è stata superata nel 1986. E siamo in rosso da allora, in attesa di rimanere a secco da un momento all'altro.

E verrà la fame. L’ora è vicina: il sistema scricchiola e il Titanic affonda mentre l'orchestra intona la distrazione. L’economia non può più essere spinta dai consumi. Il consumismo ha fallito con la sua parola d’ordine: libertà di consumare, sprecare, avvelenare. I valori non i numeri sono sballati.

E piomberà la fame nera. E inizierà la resistenza dura contro l’impero dei consumi e il  saccheggio della Natura. I mass media controllati dai fantasmi arroganti del capitalismo diffondono apatia, disimpegno, modelli artificiosi, l’idea che ogni resistenza è velleitaria. Invece. Occorre tornare all’essenza della vita, approdare alla bellezza primigenia, e mutare il paradigma: dalla velocità alla lentezza. La Terra è anarchica per natura, rigetta le scelte calate dall’alto, imposte da mutanti telecomandati.

2 commenti:

  1. Una possibile via d'uscita potrebbe essere tornare indietro magari una catastrofe tecnologica che ci riporti indietro di secoli.
    La tecnologia ha fatto più danni che benefici, parlando con gli anziani si capisce che una volta si viveva con molto meno ma si era molto più felici, un pò come avviene oggi nei paesi del cosidetto "terzo mondo" Africa,Asia,America Latina. Condivido la riflessione che il sistema capitalistico si è dimostrato fallimentare.

    RispondiElimina
  2. Prepariamoci prima o poi a un blackout su scala continentale! Sarà il nuovo 11 settembre ma senza crolli o esplosivi.Oggi sarebbe una catastrofe anche soltanto se durasse una settimana.

    .

    RispondiElimina

Gradita firma degli utenti.