4.4.14

RAPINA IDROCARBURI: LA COMMISSIONE EUROPEA LEGALIZZA IL FRACKING. E DA’ IL VIA LIBERA A INQUINAMENTO E TERREMOTI









di Gianni Lannes


Al primo e unico posto il profitto a tutti i costi quel che costi, ammantato da ipocrite parole. Ultimo atto: la fratturazione del sottosuolo con sostanze radioattive, violando gli equilibri dell'ecosistema naturale. L’Europa dei tecnocrati telecomandati dalle uniche ragioni del profitto a scapito della vita, “legalizza”  nel vecchio continente la rapina di idrocarburi e i conseguenti danni ambientali. Ecco cosa hanno recentemente deliberato questi criminali in doppiopetto di Bruxelles che nessun cittadino ha eletto democraticamente. 



La solita tiritera preventiva: una pappardella giustificativa per consentire alle corporation dello zio Sam di fare, come sempre, i loro porci comodi nella nostra terra:

«Consiglio Ambiente: informativa della Commissione europea sulla raccomandazione relativa alla ricerca e produzione di idrocarburi non convenzionali (shale gas). Nell’ambito del Consiglio dei Ministri dell’Ambiente del 3 marzo 2014 la Commissione europea ha presentato un’informativa sulla Raccomandazione 2014/70/UE emanata il 22 gennaio 2014 sui principi minimi applicabili alla ricerca e la produzione di idrocarburi non convenzionali (come lo shale gas o gas di scisto, tight gas, coal bed methane) mediante la fratturazione idraulica (fracking) ad elevato volume.In Europa le esperienze sulla fratturazione idraulica ad elevato volume e ad alta intensità su vasta scala non sono molto diffuse. Tale tecnica comporta l’iniezione di elevati volumi di acqua, sabbia e sostanze chimiche in un pozzo di trivellazione, in modo da fratturare la roccia e facilitare l’estrazione del gas. Finora l’Europa si è concentrata essenzialmente sulla fratturazione idraulica a basso volume per lo più con perforazione di pozzi verticali. Traendo spunto dall’esperienza del Nord America, che ha fatto ampio ricorso alla fratturazione idraulica ad alto volume, gli operatori stanno sperimentando ulteriormente questa tecnica nell’UE. La gestione degli impatti ambientali e dei rischi così come la normativa ambientale comunitaria deve essere pertanto adeguata a tale nuova tecnologia che desta notevoli preoccupazioni nell’opinione pubblica. Si rammenta che nel negoziato della nuova direttiva VIA recentemente concluso il Parlamento europeo aveva proposto di assoggettare a VIA obbligatoria i progetti di ricerca e produzione di idrocarburi non convenzionali; tuttavia la proposta del Parlamento non è stata accolta a causa delle forti resistenze da parte dei paesi dell’Est europeo e del Regno Unito. La raccomandazione nasce dalla Comunicazione (COM(2014) 23 final del 22.1.2014) al Consiglio e al Parlamento europeo in cui la Commissione ha evidenziato le potenziali nuove opportunità e sfide legate all’estrazione di idrocarburi non convenzionali nell’UE, nonché i principali elementi ritenuti indispensabili per garantire la sicurezza della tecnica di fratturazione idraulica ad elevato volume. Nella comunicazione si giunge pertanto alla conclusione che è necessario stabilire principi minimi che sostengano gli Stati membri nella ricerca e produzione di idrocarburi non convenzionali e che garantiscano la tutela del clima e dell’ambiente, l’uso efficiente delle risorse e l’informazione del pubblico. Basandosi sulla normativa europea esistente e, se necessario, integrandola, la raccomandazione invita gli Stati membri in particolare a:pianificare e valutare gli impatti ambientali anche cumulativi prima di concedere le autorizzazioni (si raccomanda quindi l’applicazione della direttiva 2001/42/UE sulla Valutazione Ambientale Strategica di piani e programmi e della direttiva 2011/92/UE sulla Valutazione dell’Impatto Ambientale di determinati progetti pubblici e privati); accertare l’integrità del pozzo e il rispetto delle norme applicando le migliori tecniche disponibili; verificare la qualità dell’ambiente prima di avviare le attività (aria, suolo, risorse idriche), anche al fine di monitorare eventuali variazioni ed affrontare le emergenze; controllare le emissioni atmosferiche, comprese le emissioni di gas serra, attraverso la cattura dei gas; informare il pubblico in merito alle sostanze chimiche utilizzate, le autorizzazioni concesse, i progetti di nuovi pozzi, i risultati dei monitoraggi, gli eventuali incidenti; assicurare l’applicazione delle migliori pratiche da parte degli operatori per l’intera durata del progetto. Gli Stati membri sono invitati ad applicare i principi della raccomandazione entro sei mesi e, a partire da dicembre 2014, ad informare ogni anno la Commissione circa le misure messe in atto».

La fratturazione idraulica, spesso denominata con i termini inglesi fracking o hydrofracking, è lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso. La fratturazione, detta in inglese frack job (o frac job), viene eseguita con fluidi radioattivi dopo una trivellazione entro una formazione di roccia contenente idrocarburi, per aumentarne la permeabilità al fine di migliorare la produzione del petrolio o del gas da argille contenuti nel giacimento e incrementarne il tasso di recupero. Le fratture idrauliche possono essere sia naturali che create dall'uomo; esse vengono create e allargate dalla pressione del fluido contenuto nella frattura. Quelle create dall'uomo vengono indotte in profondità in ben precisi strati di roccia all'interno dei giacimenti di petrolio e gas, estese pompando fluido sotto pressione e poi mantenute aperte introducendo sabbia, ghiaia, granuli di ceramica come riempitivo permeabile; in questo modo le rocce non possono richiudersi quando la pressione dell'acqua viene meno.

Pochi sanno che danni di questo genere in Italia sono già stati realizzati in passato: 





Il primo uso di questa tecnologia per la stimolazione di giacimenti petroliferi avvenne negli Stati Uniti nel 194. La prima azienda ad usarla commercialmente fu la Halliburton (dei criminale Bush senior, già presidente USA E Dick Cheney vice presidente della casa bianca) nel 1949. La tecnica della fratturazione idraulica è utilizzata per aumentare, o ristabilire, il ritmo di estrazione di fluidi come petrolio, gas e acqua, incluso da giacimenti non convenzionali come quelli carboniferi o le rocce bituminose. La fratturazione idraulica permette l'estrazione di gas naturale e petrolio da formazioni rocciose molto al di sotto della superficie terrestre (tra i 1500 e i 10 mila metri).

La fratturazione idraulica è sotto monitoraggio a livello internazionale a causa di preoccupazioni per i rischi di contaminazione chimica delle acque sotterranee e dell'aria. In alcuni paesi l'uso di questa tecnica è stata sospesa o addirittura vietata, poiché innesca terremoti.




Le tecniche di fratturazione idraulica del sedimento possono generare frequentemente una micro-sismicità indotta e molto localizzata. L'intensità di questi micro-terremoti con ipocentri superficiali è di solito piuttosto estesa e frequente, ma ci possono essere problemi locali di stabilità del terreno proprio quando i sedimenti sono superficiali. Sono stati comunque registrati alcuni terremoti probabilmente indotti superiori al 5º grado della Scala Richter. Ad esempio nel Rocky Mountain Arsenal, vicino a Denver in Colorado, nel 1967, dopo l'iniezione di oltre 17 milioni di litri al mese di liquidi di scarto a 3.670 metri di profondità, furono registrate una serie di scosse indotte localizzate nell'area, con una punta massima di magnitudo compresa fra 5 e 5,5. 





RACCOMANDAZIONE DELLA COMMISSIONE del 22 gennaio 2014 sui principi minimi applicabili alla ricerca e la produzione di idrocarburi (come il gas di scisto) mediante la fratturazione idraulica ad elevato volume




GasLand è un film documentario del 2010 diretto da Josh Fox. È mirato a mostrare l'impatto negativo del processo di fratturazione idraulica o fracking (metodo di estrazione di shale gas, una particolare varietà di gas naturale) su alcune comunità rurali e realtà cittadine negli U.S.A.. Il regista statunitense intraprende un personale viaggio attraverso gli states per documentare, attraverso testimonianze dirette, i disagi provocati alla popolazione, mostrando danni cronici alla salute di persone e animali e all'ambiente, in particolare attraverso l'immissione nel terreno e nell'aria di sostanze chimiche spesso sconosciute agli stessi addetti ai lavori che finiscono per contaminare le falde acquifere e i corsi d'acqua, determinando terremoti.

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