26.4.14

NUCLEARE: IL MARE INTORNO A NOI

Italia: naviglio nucleare United States of America - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



di Rachel Carson *

Sebbene il curriculum dell’uomo come amministratore delle risorse naturali sia scoraggiante, per lungo tempo abbiamo tratto un certo conforto dalla persuasione che almeno il mare fosse inviolato, al di là della capacità dell’uomo di mutare e saccheggiare. Ma questa convinzione si è sfortunatamente rivelata ingenua (…) 

Gli oceanografi affermano di essere in grado di fare “solo vaghe stime” sul destino degli elementi radioattivi immessi nelle profondità oceaniche. Dichiarano che saranno necessari anni di studio intenso per arrivare a capire ciò che accade quando questi rifiuti vengono depositati negli estuari e in acque costiere. Come abbiamo visto, tutte le conoscenze recenti indicano un’attività a tutti i livelli del mare di gran lunga superiore a quanto era mai stato congetturato. La turbolenza profonda, i movimenti orizzontali di ampi fiumi di acqua oceanica che scorrono l’uno sull’altro in direzioni mutevoli, lo scaturire dalle profondità di acqua che porta con sé minerali dal fondo e, viceversa, l’affondamento di grandi masse di acqua superficiale, tutto si traduce in un gigantesco processo di miscelazione che col tempo provocherà una distribuzione universale dei contaminanti radioattivi. Tuttavia l’effettivo trasporto di elementi radioattivi da parte del mare stesso è soltanto una parte del problema. La concentrazione e la distribuzione di radioisotopi ad opera degli organismi marini può forse avere un’importanza ancora maggiore dal punto di vista del rischio umano. E’ noto che piante ed animali del mare raccolgono e concentrano elementi radiochimici, ma attualmente esistono soltanto informazioni imprecise sui particolari del processo. 

L’esistenza delle forme di vita minute del mare dipende dai minerali presenti nell’acqua. Se il rifornimento normale di questi è basso, gli organismi utilizzeranno invece l’isotopo radioattivo dell’elemento di cui abbisognano  quando è presente, talvolta concentrandolo sino a un milione di volte la quantità contenuta nell’acqua marina. Che cosa ne è allora dell’accurato calcolo di un “massimo livello consentito”? dato che gli organismi minuscoli vengono mangiati dai più grandi e via di seguito lungo la catena alimentare, sino all’uomo. Con un processo simile, su un’area di due milioni cinquecentomila chilometri quadrati, intorno alla zona dell’esperimento nucleare di Bikini, il tonno sviluppò un grado di radioattività enormemente superiore a quello dell’acqua del mare. Con i loro movimenti e migrazioni le creature marine sconvolgono ulteriormente la comoda teoria secondo la quale le scorie radioattive restano nella zona dove state depositate. Gli organismi più piccoli compiono con regolarità durante la notte stesi movimenti verticali ascendenti verso la superficie del mare, mentre di giorno si spostano in senso discendente verso le grandi profondità. E con loro viaggia tutta la radioattività che ha eventualmente aderito ai loro corpi o che vi è stata inglobata. La fauna di maggiori dimensioni, come pesci,  foche e balene, può migrare per distanze enormi, contribuendo ancora a diffondere e distribuire gli elementi radioattivi depositati nel mare. Il problema è perciò di gran lunga più complesso e assai più rischioso di quanto sia stato ammesso (…) 

perché gli elementi radioattivi depositati nel mare, non sono più recuperabili. Gli errori che vengono compiuti ora sono compiuti per sempre. E’ curioso che il mare, dal quale per la prima volta sorse la vita, debba ora essere minacciato dalle attività di una forma di quella vita. Ma il mare, pur cambiato in modo sinistro, continuerà a esistere: la minaccia è piuttosto per la vita stessa.

*dal saggio:  The Sea Around Us, New York, Oxford University Press 1951

post scriptum:

Rachel Carson è stata in vita la più significativa ed importante biologa marina del mondo.

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