28.3.14

PIANOSA: UN'ISOLA TRASFORMATA IN DISCARICA BELLICA DAGLI ANGLOAMERICANI. ECCO LE PROVE!

fondale Pianosa: ordigno bellico "alleato"
di Gianni Lannes


Arcipelago delle Tremiti. Rotta nel cuore di una riserva marina italiana, istituita nel 1989. Un'area protetta solo sulla carta. Un eden, se non fosse per la presenza di centinaia di ordigni targati United States of America, inesplosi, convenzionali e caricati perfino con aggressivi chimici, vietati dalla Convenzione di Ginevra del 1925 nonché dal Trattato di Parigi del 1993.  




L’isola di Pianosa coi suoi 11 ettari e mezzo di superficie presenta uno sviluppo di costa pari quasi a un miglio marino: ha una lunghezza di 700 metri, una larghezza massima di 250 e un’altezza di 15. A Nord, dove è sistemato il faro ricostruito nel 1948 (la sua funzionalità è stata sostituita da un orrido traliccio metallico), ci sono fondali frastagliati e a picco, mentre a Sud una secca si estende per circa cento metri verso il largo. 

Pianosa - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Nell’interno, alla Punta di Ponente esiste un laghetto di circa 25 metri di diametro, profondo fino a 8 metri (a seconda delle maree) in comunicazione sotterranea con il mare. Nella cala del Grottone, un ipogeo subacqueo - abitato da cernie laureate e aragoste - si apre dal basso fondale per penetrare nelle viscere dell’isola. I suoi fondali sono ricchi anche di frammenti di ceramiche di anfore romane. Un tempo era frequentata dai pescatori dalmati e garganici nei periodi di pesca delle sarde ed aragoste. 

 fondale Pianosa: ordigno bellico "alleato" - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)




Dopo una serie di immersioni subacquee e una ricerca negli archivi storici della Marina Militare italiana,  ecco cosa abbiamo scoperto. Addirittura un'ordinanza della Guardia Costiera di Manfredonia rissalente al 1972, che vieta l'accesso per via degli armamerntoi probiti che tappezzano i fondali. Chi ha bombardato l’isola ad un soffio dal Gargano? Una scomoda e dimenticata inchiesta della Marina militare italiana ha accertato la responsabilità degli Stati Uniti d’America. «Ci sono anche bombe non convenzionali, all’iprite e al fosforo, proibite dalla Convenzione di Ginevra del 1925. E’ un retaggio dell’ultimo conflitto mondiale: l’isola servì agli Alleati quale campo di addestramento. L’Us Air Force peraltro distrusse il faro, i pozzi e i rifugi dei pescatori» mi aveva rivelato tempo fa, prove alla mano, l’anziano Raffaele Occhionero, testimone oculare dell’evento, in veste di interprete presso il comando anglo-americano di stanza a Manfredonia. 

  fondale Pianosa: ordigno bellico "alleato" - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Una nota del capitano di fregata Domenico Picone - datata 13 gennaio 1996 - comprova: «sui fondali dello specchio di mare circostante l’Isola di Pianosa, che è classificata “zona di riserva integrale” della Riserva marina Isole Tremiti, in una fascia ampia circa cento metri dalla costa stessa, sono state a suo tempo identificate n. 48 bombe d’aereo (oltre alla probabile esistenza di altre nascoste dalla vegetazione) risalenti alla 2ª guerra mondiale». L’alto ufficiale insisteva: «Lo scrivente ha più volte interessato vari Organismi della Marina Militare, nonché il Ministero dei Trasporti e della Navigazione per la rimozione dei suddetti ordigni bellici sia lo scopo di eliminare lo stato di potenziale pericolosità per la pubblica incolumità, sia al fine di rendere fruibili gli specchi acquei dell’isola di Pianosa». Le più alte sfere dello Stato giocano ancora allo scaricabarile? Che senso ha salvaguardare un ambiente se non si elimina una pericolosa insidia?  In realtà, qualcuno ha tentato di porvi rimedio. 


Il 22 giugno ’95 Domenico Picone, comandante della Guardia costiera sipontina, interpellava i superiori: «Si prega di far conoscere le proprie determinazioni in ordine agli ordigni bellici che rivestono notevole rilievo ai fini della salvaguardia della pubblica incolumità». Il direttore generale del ministero dei Trasporti e della Navigazione replicava il 19 settembre dello stesso anno: «Sembrano sussistere i presupposti necessari per l’intervento della Marina Militare in quanto è stata accertata la presenza di ordigni esplosivi che possono pregiudicare l’incolumità della vita umana in mare ed essere pericolosi per la navigazione». 

Tre mesi più tardi, il 18 dicembre, il contrammiraglio Sirio Pianigiani, innestava la marcia indietro tutta, a nome dello Stato Maggiore: «La Marina Militare interviene solo a titolo di concorso ed allorquando gli Enti richiedenti assumono formalmente gli oneri di spesa. L’inizio delle operazioni di bonifica potrà avvenire solo allorquando saranno note l’assunzione degli oneri di spesa e l’avvenuta disponibilità dei fondi necessari da parte dell’Amministrazione civile interessata». Strano. La bonifica di ordigni esplosivi è stata sempre effettuata, a partire dal 18 settembre 1963, dai nuclei Sdai della Marina militare. Non sarebbe il caso di applicare il principio di chi inquina paga?  Magari i responsabili potrebbero essere indotti dallo Stato italiano a farsi carico dei danni sociali ed ambientali prodotti, causati dall’affondamento indiscriminato di questi ordigni bellici e della loro lunga permanenza in un habitat marino che tutto il mondo ci invidia. 

Lo Stato italiano sa. Lo Stato Maggiore Difesa sa. Lo Stato Maggiore della Marina Militare sa. Il Comando Generale della Guardia Costiera (Maricogecap) sa. In altri termini, tutti sono a conoscenza da dacenni del livello di pericolo e di inquinamento, ma se ne infischiano altamente. Dunque Renzi che farà il suo Governo per risolvere questo problema in tempi rapidi?

 Nel diritto nazionale e internazionale, vale la regola chi inquina paga. Allora:  il conto va presentato a Obama una volta per tutte. 

 


1 commento:

  1. "Notizie" vecchie, ma sempre nuove: Pianosa e' un gioiello circondato da rifiuti pericolosi e bombe inesplose. Si dovrebbe intervenire il prima possibile, prima che accada l'irreparabile. Chi si aggrega ai NO TRIV, per coerenza, dovrebbe far rumore anche per NO BOMB. Bisogna mobilitarsi e non rinviare. Alessandro M Fusco

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