24.3.14

NAVI DI VELENI E CONTAINER DI RIFIUTI: AL LARGO DI LIGURIA E TOSCANA

La Spezia: il porto delle nebbie



di Gianni Lannes


Il ministero di Grazia e Giustizia ha negato alla Procura della Repubblica di Livorno il denaro per recuperare al largo dell’isola d’Elba, un container scaricato dalla nave Toscana il 9 luglio 2009, a 100 metri di profondità. E’ trascorso un passato un po’ di tempo ma questa notizia disarmante non ha avuto alcun eco mediatico nella popolazione.
Dai porti liguri (in primis La Spezia) e toscani (Livorno, ma non solo) hanno levato le ancore un numero indefinito di carrette del mare, sistematicamente affondate in maniera dolosa con il loro carico di morte, compresa la Rigel (piena di scorie radioattive), inabissata nel 1987 dinanzi a Capo Spartivento in Calabria.

Nel registro dei sinistri navali in carico alla Direzione Marittima della Guardia Costiera di Livorno, la litania di incidenti e affondamenti sospetti  si apre 36 anni fa: Safra Prima (21/03/1978), Theonika (07/08/1978), Phenix (31/1271979), Jadran Frigo (06/12/1982), United Bounty (10/1271982, Sioux (31/0171983), Corona Boreale (27/07/1983), Latex (23/11/1988), Capo Miseno (20/12/89), Roberta Foresi (20/12/1989), Aralda (03/03/1991), Kithnos (08/01/1994), Msc Lucy (09/10/1995), Champagne I (02/08/1999), Cielo del Canada (23/10/1999), Ahmet Sariahmetoglu (27/12/1999), Margaretha (14/03/2000), Marika (08/06/2001), Acrux (19/10/2001), Venus (24/10/2002), Sider Sirio (22/05/2003), Jolly Blu (12/09/2003), Ivory Ice (17/11/2007), Joran (27/07/2009). Una menzione particolare merita l’incidente occorso al peschereccio Scarlino Primo e alla nave battente bandiera Usa denominata Export Patriot (25/11/1984). Ma soprattutto, va ricordata la Sudan che il 24/12/1990 registrò la perdita di container. 

Ho parlato pubblicamente di questo fenomeno anche a Livorno, 4 anni fa. E ne ho scritto tanto da tempo immemorabile, con dovizia di dettagli e particolari. A Genova, Livorno e La Spezia, le Direzioni Marittime della Guardia Costiera mi hanno aperto gli archivi, e, così nel 2010 durante l'inchiesta sulle navi dei veleni, ho potuto consultare i registri dei sinistri marittimi e i fascicoli rilevanti. Si tratta di una ricognizione utile per raffrontare i dati rilevati in altri archivi (Lloyd's di Londra, Rina, Bureau Veritas, Guardia Costiera), la marineria del Mediterraneo, i riscontri in mare. Soltanto a Napoli, Salerno e Reggio Calabria, i vari responsabili in divisa delle rispettive direzioni marittime mi hanno negato questo diritto sancito dalla Convenzione di Aarhus, raitificata dalla legga statale 108/2001.

 Rifiuti chimici, scorie radioattive, scarti petroliferi, bombe inesplose, siluri attivi, ordigni Nato e navi: nell’Alto Tirreno - compreso l’omologo Basso, come nell’Adriatico e nello Jonio - abbondano sui fondali l’armamentario proibito, vietato da leggi e normative nazionali e comunitarie. I pescatori da tempo denunciano inascoltati rischi e pericoli concreti, ma le autorità non muovono un dito. Esiste infatti, una tacita connivenza internazionale a danno della Penisola italiana, ben insabbiata dai governi tricolore: una situazione acclarata e definita “segreti di Stati e multinazionali del crimine”. Le rotte delle navi dei veleni levano le ancore sempre in loco: Genova, La Spezia, Livorno, Massa Carrara.  

Il biologo marino Ezio Amato, ha censito ben 500 relitti nel solo Mar Ligure, ovviamente e per fortuna, la stragrande maggioranza sono innocui. Ecco cosa ha dichiarato nel 2009:
 
«È nata l’idea di una mappa per prevenire l’emissione di veleni. Con l’obiettivo di costituire un data-base per il monitoraggio e la bonifica in profondità. Anche se è un’operazione molto complicata. Ma il punto è che possono passare anche 50-60 anni, ma a un certo punto il carico finisce in acqua. Questo progetto, finanziato dalla Commissione Europea, ha individuato come luogo test il santuario dei cetacei . Oltre 500 relitti che giacciono sul fondo dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. È chiaro che se trasportavano legname sono innocui, se arsenico no. Tra questi c’era la petroliera Haven davanti a Genova, bonificata soltanto l’anno scorso da Bertolaso».


Da anni le meticolose segnalazioni dei pescatori restano inascolltatre dalle autorità Greenpeace ha realizzato uno studio scientifico. E i pesci sono tossici: hanno il cancro. Le sogliole che nuotano nel Santuario dei Cetacei sono tossiche. Contengono metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e Bisfenolo A. Tutte sostanze pericolose per la salute. La denuncia presentata da Greenpeace già da tempo è basata su solidi dati scientifici: una ricerca svolta tra mar Ligure e medio-alto Tirreno per capire quanto sono contaminate le acque di questa area: una riserva marina grande circa 90.000 metri quadrati che si estende dalla Toscana alla Costa Azzurra, comprendendo il mar di Liguria e quello intorno alla Corsica.  

Come tralasciare la bomba ad orologeria? Il rigassificatore OLT sorge nell’area tutelata dall’Accordo sul Santuario dei Cetacei. Greenpeace è stata tra i promotori dell’idea di Santuario ma ha criticato l’Accordo che non ha sancito nessuna vera misura di tutela: ora il Santuario viene minacciato da nuove attività in contrasto con le più elementari norme di conservazione. L’impianto potrebbe rappresentare un pericoloso precedente per la creazione di siti industriali in mare, non essendoci nemmeno una normativa completa che regoli tutti i tipi di emissione di impianti industriali off shore. Esistono rischi ambientali inaccettabili, che non sono stati correttamente valutati nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che ha portato all’autorizzazione dell’impianto. Secondo gli esperti di Greenpeace questi rischi riguardano: la mobilitazione dei sedimenti e in particolare di quelli, contaminati, provenienti dal porto di Livorno; il popolamento di Posidonia oceanica, che si intende trapiantare senza che sia garantito il buon esito del trapianto; la presenza di cloro negli scarichi dell’impianto, ignorata nella Valutazione di Impatto Ambientale; la dispersione in mare degli scarichi dell’impianto; nessuna analisi sulla rumorosità dell’impianto industriale e dell’impatto sulle popolazioni di cetacei residenti e migratori. Il Santuario dei Cetacei, in quanto area “speciale” e protetta, dovrebbe far convergere fondi per sperimentare nuove opzioni di interazione tra le attività umane e l’ambiente marino, considerando anche le attività industriali e produttive. Purtroppo il rigassificatore OLT rappresenta un esperimento negativo, che potrebbe danneggiare seriamente l’ecosistema marino. L’idea di spostare in mare, dove non ci sono controlli e abitanti che protestano, le attività industriali che sporcano e inquinano è molto allettante. L’Italia ha autorizzato la realizzazione in mare - in un’area protetta - di un complesso altamente inquinante. Si tratta di un rigassificatore, un tipo di impianto industriale considerato “a rischio” dalla Direttiva Seveso. Sulla base di un’istruttoria irregolare, con falsi documentali e ricerche fasulle, il Governo italiano ha deciso di collocare il rigassificatore al largo della costa di Pisa-Livorno dove, hanno affermato, ci sarebbe un “buco” nel Santuario dei Cetacei. Ciò è smentito da numerose osservazioni che confermano la presenza nell’area di stenelle, tursiopi e delfini comuni. E di questo l’Italia non ha neppure informato il Segretariato del Santuario dei Cetacei. Greenpeace ha prima smontato la Valutazione di Impatto Ambientale costruita dal ministero dell’Ambiente e poi ha dimostrato che essa si basava anche su falsi documentali, regolarmente denunciati alla Magistratura. Eppure, nonostante nel 2008 il TAR della Toscana avesse dato ragione a Greenpeace e comunità locali e sospeso l’autorizzazione all’impianto, il Consiglio di Stato, mentendo spudoratamente, ha poi annullato tale sentenza, dando il via all’inizio del 2010 alla costruzione del rigassificatore.   

In Italia c'è iun ciclo dei rifiuti soprattutto industriali, volutamente irrisolto. le scorie avvelenano la terra e i mariquotidianamente. Basta fareb due conti comparando la uanità di rifiuti rigurgitati dalle industrie e il numero delle tonnellate legalmente smaltite, per comprendere che i cponti non tornano. I governi da sempre ci hanno sommerso di menzogne. E senza alcuna esagerazione, la situazione ambientale è catastrofica. Chiedetelo ai pescatori come sta morendo la vita sott'acqua: i lavoratori del mare sono le prime vittime.

Il popolo italiano non ha alcun debito economico, ma soltanto ecologico con madre Natura.

VELENI A GALLA - GREENPEACE


MEDICINA DEMOCRATICA LIVORNO
Video della conferenza di Gianni Lannes a Livorno sulle navi dei veleni

1 commento:

  1. A proposito del rigassificatore OLT va detto inoltre che, oltre la pericolosità e l'inquinamento che provoca questo impianto è anche, come sosteneva il Comitato, inutile. Il rigassificatore è arrivato a Livorno nell'agosto 2013 e sono cominciati i collaudi. La nave metaniera LNG LEO proveniente da Cartagena e di proprietà sempre della OLT si è accostata per 4 volte al rigassificatore per rifornirlo di gas liquido e fare i collaudi. L'ultima operazione è avvenuta il 3 dicembre. Da quel momento nessun altra gasiera si è accostata al rigassificatore che sosta a largo di Livorno (tra l'altro ben visibile dalla costa nonostante fosse stato assicurato che era posizionato oltre l'orizzonte) solo e abbandonato. La ragione è presto detta: non c'è neanche l'ombra di un contratto, non ci sono fornitori e non c'è gas da mettere in rete. Ma che importa? C'è una clausola per cui se la OLT non lavora verrà comunque risarcita dallo Stato italiano tramite gli incentivi per il 70% del mancato guadagno.
    http://www.huffingtonpost.it/enrico-musso/rigassificatore-di-livorno-10-anni-per-avviarlo-ma-nemmeno-un-metro-cubo-di-gas-scaricato_b_4765591.html?utm_hp_ref=italy

    http://www.senzasoste.it/livorno/il-rigassificatore-e-diventato-un-incubo-per-chi-ci-ha-investito-l-inchiesta-del-secolo-xix
    Nonostante questo l'amministratore delegato di OLT assicura che l'impianto è strategico e si vanta che «L'impianto è operativo. Sono state scaricate quattro navi e immessi circa 200 milioni di metri cubi di gas in rete». Peccato che 200 milioni di metri cubi di gas (nonstante l'apparenza) non sono tanti. A regime, se non ho sbagliato a fare i calcoli e secondo i dati forniti da Olt, la FSRU dovrebbe immettere in rete circa 312 milioni di gas al mese, quindi attualmente ha messo in rete la quantità di gas di poco più di 15 giorni di attività e è dal 3 dicembre che non riceve più gasiere. Se funzionasse a regime avrebbe aver dovuto immettere in rete circa 1miliardo e 250milioni di mc di gas.
    http://www.oltoffshore.it/il-progetto-olt/limpianto-olt-offshore
    Nonostante questo leggo oggi sul Tirreno che il l viceministro allo sviluppo economico, Claudio De Vincenti, ha dichiarato"la OLT quest'inverno ci ha fatto fare un risparmio molto significativo"
    MA SE IL RIGASSIFICATORE NON HA MAI LAVORATO CHE RISPARMIO HA FATTO FARE?
    http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2014/03/24/news/rigassificatore-per-il-governo-olt-e-un-impianto-strategico-1.8915492

    Questi hanno una capacità di prendere in giro la gente che ha dell'inverosimile!!!
    Enrica Martolini

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Gradita firma degli utenti.