26.3.14

NAVI DEI VELENI: LANNES INTERROGA IL PRIMO MINISTRO RENZI



di Gianni Lannes


Dalle ordinanze (atti pubblici) firmate dal ministro Lattanzio e co-firmate dal ministro Ruffolo,  "avvalendosi dei poteri conferitigli e in deroga ad ogni diversa disposizioni vigente", non si evince la destinazione finale ed il tipo di smaltimento effettuato dalla Castalia (una società convenzionata a partecipazione statale), ma anche da altri soggetti incaricati del delicato compito istituzionale. 

 Trapani (24 luglio 2010): rifiuti pericolosi - foto Gianni Lannes (tuttti i diritti riservati)


Nel luglio 2010 dopo aver subito alcuni attentati, ero a Trapani sotto scorta della Polizia di Stato, per l'inchiesta sulle navi dei veleni. Lì ho scoperto e immediatamente segnalato al prefetto nonché al questore, la presenza nell'omonimo porto, nei pressi di una nave, di un grosso cumulo di big bags contenenti rifiuti pericolosi. Non ho mai avuto un cenno di riscontro, ma soprattutto non si sa che fine abbiano fatto quelle scorie. Su questa vicenda specifica il 14 settembre 2010, ben cinque deputati hanno rivolto l'interrogazione (4/08537) al Governo italiano, ma a tutt'oggi non è pervenuta alcuna risposta, nonostante 17 solleciti.

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=28902&stile=6&highLight=1


Allora, in virtù della Convenzione europea di Aarhus, ratificata in Italia dalla legge statale numero 108/2001, in considerazione del pericolo in atto e del grande rilievo pubblico della situazione, pongo alcuni quesiti all'attuale primo ministro pro tempore.

Il presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, è in grado di spiegare come e dove sono stati smaltiti i rifiuti tossico-nocivi che l'Italia ha tentato di occultare all'estero, nei paesi del cosidetto terzo mondo, e poi, dopo le denunce internazionali e il relativo scandalo è stata costretta a farli rientrare in patria tra il 1988 e il 1989? 

Dove sono stati smaltiti regolarmente in ossequio alle normative nazionali ed europee, i 10.500 fusti tossici riportati in Italia dalla nave Zanoobia nel maggio del 1988?

L'edizione del 2 settembre 1988 dell'autorevole quotidiano La Repubblica riporta la contestuale presenza in Libano, a Beirut della famigerata nave Cunski, anch'essa  incaricata di riportare in Italia i micidiali rifiuti. Questa notizia non è mai stata smentita dal Governo italiano. Ebbene, in riferimento al trasferimento delle predette scorie pericolose commissionato dal Governo italiano (primo ministro Ciriaco De Mita) alla nave Cunski, qual è la società armatrice del cargo da 4037 tonnellate di stazza lorda, qual è il broker cui si è affidato il governo italiano per avere la nave, qual è il motivo per cui è stata scelta una società armatrice non italiana, a quanto ammonta il costo dell'operazione di trasferimento via mare, qual è stata la destinazione finale dei predetti rifiuti made in Italy, e con quali tipologie di smaltimento finale?

 nave CUNSKI (ex Lottinge, ex Samantha M., infine Shahinaz)

Che fine ha fatto il cesio 137 rilevato nel 2007 sui fondali al largo di Cetraro? Questo radionuclide, notoriamente, è un prodotto di fissione dell'uranio e ha un tempo di dimezzamento di 30 anni.





Perché la nave Mare Oceano, incaricata dal Governo Berlusconi, ha effettuato rilievi su un altro relitto a distanza di ben 3,6 miglia nautiche dal luogo di rinvenimento della Cunski, filmato il 12 settembre 2009 dal Rov calato da nave Copernaut Franca, incaricata dalla Regione Calabria? Perché il Governo italiano non recupera il pericoloso carico radioattivo della Cunski?




Post scriptum

 Nel 1987-1988 sono ben 4 le navi contrattate dietro le quinte dal Governo italiano che caricheranno i fusti di rifiuti pericolosi da Beirut per riportarli in Italia, tra cui la Cunski. Però, solo la Jolly Rosso sbarcherà ufficialmente a La Spezia. Delle altre tre navi non si avranno più notizie, sparendo di fatto dalle cronache e dagli archivi istituzionali. Ma ecco quello che riporta il quotidiano La Repubblica il 2 settembre 1988:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/02/dal-libano-parte-un-altro-carico.html

 

"E DAL LIBANO PARTE UN ALTRO CARICO PROIBITO

BEIRUT Dieci tecnici italiani hanno iniziato ieri a rimuovere circa 2.200 tonnellate di rifiuti tossici giunti l' anno scorso dall' Italia. I rifiuti saranno caricati su una nave jugoslava nel porto di Beirut, e inoltre si provvederà a rimuovere il terriccio sul quale le sostanze tossiche sono rimaste a lungo depositate. Un diplomatico dell' ambasciata italiana, Massimo Iannucci, ha riferito che i tecnici sono giunti mercoledì sera, per incarico del ministero degli esteri italiano. Da ieri stanno lavorando al Bacino 5 del porto di Beirut, ove sono ancorate due navi a bordo delle quali sono stati da tempo provvisoriamente sistemati i rifiuti, in precedenza scoperti a nord della capitale. Le 2.200 tonnellate, in origine raccolte dalla società milanese Jelly Wax, erano giunte in questo paese, a bordo di una nave cecoslovacca, nell' agosto dello scorso anno, importate da una società libanese. Interrati contro le norme della legislazione locale, i barili con i rifiuti sono stati scoperti in una zona della costa cristiana nello scorso giugno. Iannucci ha detto che le sostanze tossiche ora a bordo di due navi di proprietà dell' importatore libanese saranno triturate con appositi macchinari dai tecnici italiani, prima che siano caricate a bordo del mercantile jugoslavo Cunski. Quest' ultimo è già giunto nel porto cristiano di Beirut. Ma i tecnici dipendenti della Eco, una società del gruppo Montedison prevedono un lavoro di un mese e mezzo o due, secondo quanto ha riferito il diplomatico. Essi dovranno anche rimuovere il terriccio della zona cristiana a nord della capitale ove i bidoni con i rifiuti sono rimasti interrati per circa dieci mesi nonché lavare le due navi su cui le sostanze tossiche sono poi state provvisoriamente sistemate. Nello scorso giugno, la scoperta delle 2.200 tonnellate suscitò scalpore nel paese e dure critiche contro l' Italia. Ma l' ambasciata ha affermato che il carico è stato importato, sulla base di un contratto privato, da una società libanese. Secondo la stampa locale, il costo dell' operazione sarà interamente sostenuto dall' Italia".

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