15.3.14

CACCIABOMBARDIERI F35: NAPOLITANO FA UN COLPO DI STATO NUCLEARE

Napolitano & Kissinger (Henry  è l'ispiratore dell'omicidio di ALDO MORO)







di Gianni Lannes


Il nodo cruciale: il velivolo da guerra F-35 monta le bombe atomiche modello b 61 di proprietà USA. Di queste armi per lo sterminio di massa, proibite dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) a cui ha aderito anche  l'Italia nel 1968 (con ratifica parlamentare nel 1975) ne sono attualmente presenti in Europa (Germania, Olanda, Belgio, Italia, Turchia) ben 480 esemplari, di cui 90 in Italia (40 a Ghedi e 50 ad Aviano). Il 27 novembre 2012 la Boeing ha annunciato di essersi aggiudicata l'appalto del Pentagono per potenziare queste bombe nucleari tattiche (modello b 61-12 fino a 340 chilotoni di potenza cadauna), centinaia di volte più potenti degli ordigni atomici sganciati dagli yankee sul Giappone nel 1945. Giusto per un raffronto: l'ordigno atomico sganciato su Hiroshima aveva una potenza di soli 13 chilotoni.





Il capo dello Stato abusivo e pro tempore ha inserito tra i punti all'ordine del giorno del prossimo Consiglio supremo di difesa le «criticità relative all'attuazione della Legge 244», l’unico baluardo che attualmente  assicura ai parlamentari il potere di controllo sulle spese militari.  

Giorgio Napolitano, infatti, ha convocato per mercoledì 19 marzo il Consiglio supremo di difesa ponendo all’ordine del giorno le “criticità relative all’attuazione della Legge 244″. In sintesi: non è il caso che il Parlamento, come previsto da quella legge approvata nel 2012, eserciti il potere di controllo sulle spese della Difesa.


L’intervento  a favore degli “Alleati”o meglio il solito piacere di Napolitano è l’ennesimo abuso di potere di un presidente illegittimo - in quanto designato da parlamentari eletti con una legge elettorale incostituzionale (lex 270/2005) - poiché il Consiglio supremo di difesa non può assolutamente sollevare obiezioni sull’applicabilità di una legge del Parlamento. Oltretutto è pronta la relazione finale di indagine conoscitiva della commissione parlamentare, proprio sul caso del bidone F-35. L’Italia si è già impegnata per l’acquisto di 25 Eurofighter al prezzo netto di  due miliardi di euro: velivoli nettamente superiori agli F-35 USA. Ma Renzi, grazie all’intervento incostituzionale di Napolitano, deciderà di rinunciare all’areo da guerra europeo in favore della macchina bellica di Washington? 

Già la scorsa estate il Consiglio supremo di Difesa, presieduto da Giorgio Napolitano, aveva annunciato che la prescrizione voluta dal Parlamento non è attuabile. Il Consiglio supremo di Difesa ha ribadito che la titolarità delle scelte sull'ammodernamento delle forze armate, quindi anche sugli F-35, spetta al governo. La polemica sul programma di acquisto degli F-35 si è recentemente riaccesa dopo la notizia che il Governo si appresta a dimezzare il parco dei velivoli Canadair anti-incendio, per mancanza di fondi.


In ogni caso, le temute penali sul ritiro italiano dal programma Joint Strike Fighters  non esistono. Lo ha confermato, tra l’altro, l’ex capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Vincenzo Camporini, che sa perfettamente quanto sia reale la subordinazione delle forze armate italiane. Perché comprare a tutti i costi - pagati però dagli ignari contribuenti - un autentico bidone, tant’è che lo stesso responsabile del programma Joint Strike Fighter, David Venlet, ha ammesso pubblicamente che «qualcosa non va nel programma, disegnato in modo da permettere la produzione massiccia prima ancora di terminato i test». Infatti, secondo i responsabili tecnici U.S.A. «il programma F35 continua a mostrare problemi tipici delle prime fasi di sperimentazione».
La vicenda attuale rievoca per certi versi la storia di Giovanni Leone e della famigerata  Lockeed. Ma perché tanta insistenza dall’inquilino abusivo del Quirinale?

 Le bombe atomiche tattiche modello B 61, stoccate in Italia, risultano in fase di ammodernamento su disposizioni del Pentagono (contratto Boeing annunciato il 27 novembre 2012) per consentirne l'utilizzo anche a bordo degli F35. L’interrogazione parlamentare a risposta in Commissione (numero 5/00201) specifica:

«le 200 nuove B61 dovrebbero essere pronte tra il 2019 ed il 2020 in tempo per essere usate con il nuovo caccia F35, l'aereo di quinta generazione con caratteristiche stealth e netcentriche in grado di caricare ordigni nucleari; le nuove B61-12 al contrario delle vecchie B61, che hanno il sistema di puntamento analogico, avranno il puntamento digitale, compatibile con i sistemi elettronici dell'F35-A; l'Italia allo stato attuale ha deciso di acquistare 90 cacciabombardieri F35, di cui 60 nella versione A e 30 nella versione B destinata alla portaerei Cavour; il combinato disposto delle potenzialità stealth dell'F35, ovvero la capacità di sfuggire ai radar nemici e quindi penetrare a fondo nelle linee di difesa nemiche e la possibilità di sganciare le nuove testate B61-12 con grande precisione e potenza variabile, possono costruire una combinazione offensiva che mette in discussione qualsiasi accordo di riduzione delle armi nucleari, espone strategicamente il Paese e viola la Costituzione; essendo l'Italia tra i Paesi che hanno aderito al trattato si non proliferazione nucleare, non può dotarsi di armi nucleari (…)se non ritenga doveroso cancellare la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell'aereo Joint Strike Fighter-F35 ed attivarsi con la NATO e gli Stati Uniti per chiedere una immediata rimozione di qualsiasi ordigno nucleare presente sul nostro territorio interrompendo la partecipazione italiana agli accordi di Nuclear Planning Commitee della NATO».









Non a caso il sottosegretario di Stato alla Difesa ha rivelato:

«In primo luogo, si evidenzia che l'impegno di appartenenza all'Alleanza Atlantica assunto dal nostro Paese ed i relativi vincoli sono conseguenti a decisioni prese in passato, ribadite nel tempo e condivise, tra l'altro, dal Parlamento. L'Alleanza Atlantica costituisce per l'Italia un cardine essenziale della nostra sicurezza e, unitamente all'appartenenza all'Unione europea, il pilastro della nostra politica internazionale, volta al rafforzamento della pace, della stabilità e della sicurezza globale. In tale quadro, l'Alleanza Atlantica ha costantemente riesaminato, nel tempo, la propria politica nucleare, nonché il dispositivo di tali forze nell'ambito dei Paesi alleati. Infatti, nel corso degli anni, in piena coerenza con l'evoluzione del quadro geo-strategico, il numero di armi nucleari a disposizione dell'Alleanza Atlantica è stato drasticamente ridotto, al pari della prontezza operativa. Inoltre, la NATO, in tempo di pace, non mantiene più alcun piano di utilizzo di tali armi, né le concepisce come dirette a qualche specifico nemico. Rammento, in proposito, che la NATO ha recentemente adottato la revisione della difesa e della deterrenza dell'Alleanza in occasione del Vertice di Chicago nel maggio 2012. Nella circostanza è stata, comunque, confermata la necessità per l'Alleanza di avere una gamma completa di capacità di difesa e deterrenza, convenzionali, antimissile e nucleari, avendo riconosciuto, in piena sintonia con la posizione espressa dal Presidente Obama a Praga il 5 aprile 2009, che finché ci saranno le armi nucleari, l'Alleanza dovrà mantenere una sua capacità di deterrenza analoga. In tale occasione, tuttavia, la Dichiarazione adottata a Chicago utilizza comunque un linguaggio evolutivo, che tiene conto del citato discorso del Presidente Obama a Praga e del rapporto con la Russia, che dispone di importanti dotazioni di armi nucleari in Europa, con la prospettiva di una maggiore trasparenza e, se ci fossero le condizioni, di una ulteriore riduzione degli armamenti. Va sottolineato al riguardo che la definizione della «Politica nucleare della NATO» è attuata con il pieno consenso esplicito di tutti i Paesi alleati, siano essi potenze nucleari o non-nucleari. Anche l'Italia, quindi, partecipa a tutti i processi decisionali alleati, condividendone le decisioni collettive e onorando gli impegni che ne scaturiscono. Detto questo, resta l'impegno per l'Italia nella direzione di un disarmo graduale e progressivo, rafforzato proprio dal nuovo concetto strategico della NATO e dalla Dichiarazione di Lisbona, che rappresenta uno dei principali punti qualificanti della nostra azione internazionale. Per quanto attiene, infine, alla partecipazione al programma di acquisizione dei velivoli F-35, esso consentirà al Paese, così come sottolineato dallo stesso Ministro della Difesa in sede di illustrazione delle linee programmatiche del Dicastero, di continuare a svolgere un ruolo credibile e affidabile all'interno delle alleanze di riferimento, attraverso la messa a disposizione di capacità flessibili ed integrabili con le forze armate straniere, nel più ampio quadro dell'impegno collettivo della comunità internazionale per la pace e la stabilità globale».






In realtà, il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) sancisce l'obbligo per l'Italia di non ospitare ordigni nucleari e per gli Stati nucleari, di non dispiegare tali armamenti al di fuori del proprio territorio, nello specifico l'articolo 1 stabilisce: 

«Ciascuno degli Stati militarmente nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non trasferire a chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, ovvero il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente; si impegna inoltre a non assistere, né incoraggiare, né spingere in alcun modo uno Stato militarmente non nucleare a produrre o altrimenti procurarsi armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, ovvero il controllo su tali armi o congegni esplosivi».

Infine, a sorpresa, mentre Renzi annuncia in televisione una prossima elemosina di 80 euro in busta paga per i dipendenti della Pubblica amministrazione, e la vendita di un pò di auto blu, le spese del ministero della Guerra, chiamato ancora impropriamente Difesa, sono lievitate a 5 miliardi di euro per il 2014, e non subiranno tagli di sorta, a differenza della sanità, della pubblica istruzione e delal spesa sociale.

Cacciabombardieri, navi da guerra, blindati ed elicotteri da combattimento, cannoni, siluri, bombe, droni e satelliti spia. E' la lista della spesa dell'apparato militare tricolore. E’ una spesa occulta, che nulla a che fare con la sicurezza nazionale, ma piuttosto con il costo segreto delle missioni internazionali per conto dello zio Sam, prima fra tutte l'Afghanistan.  

L’Italia non ha più alcuna sovranità: alla voce clausole segrete dell'Armistizio corto di Cassibile, alla voce Trattato di Pace di pargi del 1947, del BIA datato 1954 e di tutti gli accordi segreti sottoscritti senza ratifica parlamentare tra Washington e Roma, fino ai giorni nostri. L'Italia ha bisogno di governanti non di figuranti eterodiretti. Il nostro Paese necessita di una classe dirigente e di un governo, non di un governicchio extra parlamentare che getta fumo negli occhi del popolo italiano, fino a prova contraria, sovrano almeno sulla carta straccia della Costituzione repubblicana, annullata dal Trattato di Lisbona.

L' 'articolo 11 della Costituzione, vieta espressamente la guerra dell'Italia. E allora perché questo accanimento per dotarsi di costosi strumenti di morte?

Giorgio Napolitano va destituito e processato per alto tradimento della Patria e della Costituzione.

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