6.3.14

LEGGE ELETTORALE: DALL’INCOSTITUZIONALITA’ ALLA TRUFFA DEL POPOLO SOVRANO






di Gianni Lannes

Ai tempi della cosiddetta “legge truffa” del 1953 non ero ancora nato. Promulgata il 31 marzo 1953 (numero 148/1953), la normativa, composta da un unico articolo, introdusse un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65 per cento dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50 per cento più uno dei voti validi. Voluta dal governo di Alcide De Gasperi, venne proposta al Parlamento dal ministro dell'Interno Mario Scelba e fu approvata solo con i voti della maggioranza. La modifica venne abrogata l'anno successivo dalla legge 615/1954.
 
Fra i casi simili quanto al meccanismo premiale si deve menzionare la legge Acerbo risalente al 1923: essa prevedeva una soglia d'accesso del 25 per cento. Successivamente va ricordata la legge Calderoli numero 270/2005, abrogata dopo la denuncia di liberi cittadini soltanto dopo 9 anni, e in parte dalla sentenza numero1/2014 della Corte Costituzionale.

L’Italicum? E’ fuffa, o meglio, un’altra truffa. Spostando l'ordine degli addendi la somma non cambia. Il cittadino non sceglie niente e viene trattato come un analfabeta a cui si chiede soltanto di apporre una croce sui candidati prescelti ed imposti dall’alto.
In altri termini, l’elettore si trova una scheda su cui ci sono nomi che qualcuno ha già scritto al posto suo. Anzi, per non sbagliare, lo stesso nome si può trovare indicato in 8 circoscrizioni diverse perché magari in una circoscrizione non riesce ad essere eletto e allora ha altre 7 occasioni. Inoltre la legge prevede che chi vuole fare opposizione, esprimere un parere minoritario rispetto al pensiero unico, non può entrare in Parlamento. Un partito all'8 per cento non può essere escluso. Poi hanno fatto una legge che vale solo per la Camera perché dicono che toglieranno il Senato. Ma intanto il Senato c'è, ed è proprio lì che non si raggiunge la maggioranza.    

Un premio troppo basso, ovvero il 52 per cento con il 37 per cento dei suffragi, che lascia l`esecutivo in balia di 6 deputati. Tre soglie diverse (12 per cento, 8 per cento, 4,5 per cento) per le coalizioni, per le liste coalizzate, per i partiti che corrono da soli. Deroghe per le minoranze linguistiche, deroghe per la Lega Nord, però nessuna deroga se il voto si spalma sulle schede alla stregua di una marmellata elettorale. Insomma, un casino all'italiana.

Un Parlamento dove non c'è una legge elettorale è ancora peggio del ventennio berlusconiano. Infatti, siamo all'inciucio renzusconiano.  

A proposito: ma un parlamento (legislatura 17) eletto con una norma incostituzionale (legge 270/2005) può fare una legge elettorale e manomettere definitivamente la Costituzione? E il capo dello Stato pro tempore, espresso da questa assise è legittimo o abusivo?

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