8.3.14

LAGO DI GARDA: SGANCIATE 3 BOMBE LASER E 606 MINE ANTIUOMO TARGATE UNITED STATES OF AMERICA. MAI RECUPERATE

Lago di Garda - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)




di Gianni Lannes

Che fine hanno fatto i sei ordigni scaricati il 16 aprile 1999 nel Garda da un cacciabombardiere  F-15 della Nato in fase di atterraggio a Ghedi? Giacciono disseminati in fondo al lago a rilasciare i loro effetti. Almeno 3 di esse sono CBU 87 che contengono ciascuna ben 202 bomblet. Basta fare una semplice moltiplicazione per avere il numero esatto, ovvero 3 bombe laser a cui si aggiungono ben 606 mine anti essere umano.







Sono ancora lì, da qualche parte in fondo al lago e l’Alleanza atlantica, che sicuramente conosce il punto esatto in cui sono state inabissate, non ci pensa proprio a fornire indicazioni utili al loro recupero. Sono informazioni top secret.

Questa almeno è la risposta che il comando della V Ataf di Vicenza ha fornito ai magistrati della procura della Repubblica di Brescia che allora avevano tentato di venire a capo della faccenda. Vale a dire: tentare di capire dove sono stati affondati i “materiali inerti” come li ha definiti eufemisticamente la Nato.  All’epoca, per sicurezza, fu imposto il fermo pesca su tutto il lago anche perché il procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, avviando l’indagine per la ricerca degli ordigni, aveva reso noto in una relazione che per quanto attiene al tipo di bombe sganciate dall’aereo Nato, sussisteva la possibilità, concreta e oggettiva, della rottura del contenitore -conosciuto dagli addetti ai lavori come “canister” - all’impatto con l’acqua, e quindi della presenza nelle acque del Garda di numerose “bomblet” che potevano essersi innescate sulla base di un semplice rotolamento.

Una cosa, però, l’hanno saputa i giudici italiani, e riguarda le caratteristiche delle sei bombe: tre sarebbero bombe a guida laser, le altre a grappolo, cioè armamenti che una volta sganciati, prima di toccare terra si aprono e ne lasciano cadere altri.
Ben 15 anni fa, l’allora sindaco di Toscolano Maderno, Paolo Elena, il borgo nel cui territorio ricade il tratto di lago dove è avvenuto il misfatto), ha scritto direttamente alla Nato: 

«E’ un atteggiamento assurdo e al tempo stesso molto grave. Non riesco a capire perché la Nato non può collaborare con i magistrati».

Queste bombe non sono mai state recuperate, anche il Corriere della Sera aveva annunciato il 22 giugno 1999 che erano iniziate le operazioni di recupero. Semplicemente falso. Non a caso il governo presieduto da Massimo D’Alema (il ministro della difesa era Mattarella mentre il ministro dell’Interno rispondeva al nome di Iervolino, e il ministro degli esteri era un tale Dini) a cui erano state indirizzate ben sette interrogazioni parlamentari non ha mai fornito uno straccio di risposta.





Sono bombe potenzialmente pericolose, forse proiettili all’uranio impoverito oppure cluster bombs. Nonostante però l’intervento di esponenti politici, primo fra tutti Massimo Wilde, che sollevò da subito il problema della sicurezza nel lago lombardo, designato a discarica di aerei, ma anche di esperti biologi e medici che denunciarono la pericolosità delle conseguenze che la presenza di uranio avrebbe comportato, gli organi istituzionali smentirono sempre questa possibilità. 





Ma a sconfessare le istituzioni che ritenevano gli ordigni degli inerti pezzi di ferro, giunse l’ordinanza del prefetto di Brescia che impose quattro chilometri di raggio di sicurezza dal presunto luogo di deposito delle bombe.

Quali precauzioni sono state adottate per scongiurare i pericoli? Quali misure sono state adottate per scongiurare danni alla flora e alla fauna del lago? Non è dato sapere ancora oggi. Un fatto è certo: ogni bomba CBU 87 al suo interno contiene 202 bomblet che nell’Adriatico nello stesso periodo, hanno colpito i pescatori di diverse marinerie. Si tratta, a tutti gli effetti, di autentiche mine anti essere umano, proibite dalle convenzioni internazionali e dalle leggi nazionali.



  










Nessun commento:

Posta un commento

Gradita firma degli utenti.