11.2.14

LA CAUSA PRINCIPALE DEL CANCRO E’ L’INQUINAMENTO AMBIENTALE

Cerano (Brindisi): inquinamento centrale Enel - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



di Gianni Lannes

La nocività su scala mondiale è ormai una prassi consolidata e più o meno mascherata. I veicoli di contaminazione: aria, acqua, cibo. Le cure sono importanti ma se non si incide radicalmente sulle cause, potremmo disquisire di trattamenti curativi per il tempo che ci resta da vivere, senza mai approdare a nulla.

Fateci caso: baroni accademici, sedicenti luminari, tuttologi blasonati non toccano mai la questione nodale: ovvero le cause del cancro. E' sufficiente una disamina della lettura scientifica internazionale per comprendere che le ragioni di determinate e numerose patologie sono da ricercare nell'inquinamento ambientale su cui non si focalizza mai l'attenzione.

Malattie e morte: il vero lusso di questi tempi è la salute. Una soluzione etica? Allora, impedire radicalmente l’inquinamento, bonificare il territorio a spese degli inquinatori, modificare a 360 gradi i sistemi di produzione industriale, curare le persone gratuitamente con metodi naturali, non invasivi, sottrarre la medicina alle multinazionali del profitto.

Qualche esempio a portata di immediato riscontro. Per chi desidera saperne di più, ecco l’analisi della rivista scientifica Nature che mostra gli effetti cancerogeni della chemioterapia, mentre qui quella di Pajonk sulla radioterapia responsabile del proliferare delle staminali del cancro.




Esempi scandalosi: senza dire dell'Enel, a Brindisi il Tar ha "graziato" l’Eni. La bonifica è a carico dell’ignaro contribuente avvelenato per decenni. I veleni del petrolchimico sepolti nella gigantesca discarica illegale Micorosa – ben 44 ettari fronte Mare Adriatico - sono destinati a rimanere ancora lì, per sempre. Al di là dei proclami propagandistici. Le società, che di quell’inquinamento sono le responsabili, sono state graziate, un’altra volta e forse per sempre. Sia Syndial spa che Versalis spa, entrambe controllate da Eni. E’ il paradosso a cui si giunge dopo la triplice sentenza emessa di recente dal Tar di Lecce che ha annullato l’ordinanza con cui la Provincia di Brindisi, il 25 marzo 2013, ha imposto a Edison, Versalis, Syndial, Eni e alla curatela fallimentare della Micorosa srl di effettuare il risanamento. 


In quell’ennesimo vaso di Pandora disseminato in gran parte d’Italia, isole comprese, ci sono attualmente: 1,5 milioni di metri cubi di cloruro di vinile, benzene, arsenico e altri inquinanti, tombati fino a cinque metri di profondità e con valori che superano di quattro milioni i limiti di legge. Un vasto territorio pesantemente inquinato racchiuso tra il petrolchimico da un lato e la riserva naturale Saline di Punta della Contessa dall’altro, proprio nel luogo dove volteggiano  le rotte migratorie degli uccelli –sempre più a rischio estinzione.

Chi è Micorosa? Banale: la società, dichiarata fallita, a cui, nel 1992, venne ceduta la mastodontica discarica perché venisse recuperata. Nata sulla scorta di finanziamenti pubblici all’imprenditoria giovanile, ben 4 miliardi di lire, annoverava tra i suoi soci anche Massimo Ferrarese, presidente della Provincia dal 2009 al 2012 e ora responsabile regionale del nuovo centrodestra. Di quella cessione, su cui è stata anche avviata un’inchiesta da parte della procura brindisina, la stessa Provincia ha chiesto adesso la nullità, “poiché cela l’intento di eludere l’applicazione delle norme ambientali”.  Il collegio dei giudici amministrativi, con a capo il presidente del Tribunale, Antonio Cavallari, hanno ricostruito le fusioni, le scissioni, le cessioni dei rami d’azienda, dalla Montedison fino a Syndial e Versalis, subentrate alla Enichem Anic srl. Tutti passaggi consecutivi che «hanno attuato una successione nella posizione dell’inquinatore, per effetto del trasferimento del complesso dei rapporti giuridici». Dunque, «è corretto affermare - è scritto nei provvedimenti - che sussiste la responsabilità delle imprese». 

Così l’Eni viene risparmiata.  I ricorsi di Syndial e Versalis vengono comunque accolti perché l’area rientra in un Sito di interesse nazionale e ad ordinare la bonifica avrebbe dovuto essere non la Provincia, bensì il ministero dell’Ambiente, pure costituitosi in giudizio. La competenza della prima «attiene solo all’ordine di adozione delle misure di emergenza», “interinali”, mentre questo intervento «ha carattere definitivo».  
 Nell’ideologia della tecno-scienza di impronta baconiana, ciò che viene venduto come progresso dell’uomo sulla Natura non è altro che il potere esercitato da una ristretta cerchia di "uomini" sull'umanità attraverso lo strumento di madre Natura. 

D'altronde in Italia chi inquina non paga per decisione dei lacché di Stato. Perché nel Belpaese i delitti anzi i crimini ambientali con cui il sistema dim sfruttamento dominante falcia vite umane ed ecosistemi naturali non sono contemplati dall'antiquato, incostituzionale e antidemocratico codice penale tricolore?


Un autentico scienziato come Emilio del Giudice ha affrontato nella sua vita un viaggio scientifico scevro da condizionamenti e pregiudizi, un percorso di vita motivato solo dalla ricerca della verità che lo ha portato dai quark e dalla cromodinamica quantistica all’omeopatia e alla memoria dell’acqua; dalla fusione fredda all’azione dei campi elettromagnetici deboli negli organismi viventi, che sono alla base dei loro complessi fenomeni di autorganizzazione. 



Del Giudice ha compiuto un viaggio contro corrente, che gli ha procurato anche ostracismi e disprezzi, ben diverso dal tran tran pacifico di colleghi più interessati alla loro carriera burocratica che alla verità e accomunati dal tacito patto “vivi e lascia vivere”. Del Giudice era un laico, ma niente affatto settario, bensì aperto al mistero sempre con gli occhi vivaci di un bambino.



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