25.2.14

CACCIA AGLI IDROCARBURI: ASSALTO AL MAR JONIO

Italia: inquinamento da idrocarburi - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes


Mentre lo specchietto per le allodole Renzi distrae la gran massa di italidioti già inebetita da Berlusconi, Prodi, Napolitano, Monti, Letta e Grillo, c'è più di qualche potentato straniero che viene a rubare le nostre risorse naturali distruggendo gli ecosistemi marini.

In prima fila c’è la famigerata Shell, assurta alle cronache planetarie per i disastri ambientali provocati in mezzo mondo: dal delta del Niger al Golfo del Messico (solo per limitarci agli esempi più eclatanti). Forse meno nota per il diretto convolgimento nel traffico di armi, nelle guerre (vedi Iraq), nonché nella sopraffazione e nella violenza contro i popoli autoctoni (Ogoni in Nigeria).

Grazie ad una legislazione italiana appositamente malleabile, dopo il mar Adriatico le multinazionali petrolifere spostano la loro bramosia sullo Jonio. Gli ultimi dati pubblicati dall’Unmig (Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse) confermano che sono ben 9 le nuove istanze di permesso di ricerca di idrocarburi avanzate da Northern Petroleum (4), Shell (2), Eni (1), Enel Longanesi Developments (1) e dalla coppia Nautical Petroleum e Transunion Petroleum Italia (1), alcune in concorrenza tra di loro. Per un totale di circa 4.500 chilometri quadrati.

La minaccia riguarda le coste calabresi, lucane e pugliesi. Al vaglio del ministero dello Sviluppo economico nove nuove autorizzazioni per le imminenti trivellazioni. In prima c’è la compagnia anglo-olandese. Come al solito il Comitato tecnico per la valutazione di impatto ambientale ha dato parere positivo. Ecco cosa si legge adesso sul sito del ministero dell’Ambiente:

"Opera:  Permesso di ricerca idrocarburi d 74 F.R.-SH Progetto:  Istanza di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare convenzionalmente denominato "d 74 F.R.-SH" Descrizione:  L'area in istanza, denominata d 74 F.R-.SH, ha un'estensione di 617,8 km2 ed è ubicata nella porzione settentrionale del Mar Ionio ricadendo quasi interamente all'interno della zona marina F. Il progetto prevede una indagine geofisica (rilievo 3D) che mira a comprendere l'estensione e la natura delle strutture geologiche. Proponente:  Shell Italia E&P S.p.A. Tipologia di opera:  Ricerca idrocarburi Sito web di interesse:  Ministero dello Sviluppo Economico Territori interessati ed aree marine interessate Regioni: Basilicata, Calabria, Puglia Province: Cosenza, Crotone, Matera Comuni: Albidona, Amendolara, Cariati, Cassano all'Ionio, Ciro', Ciro' Marina, Corigliano Calabro, Crosia, Crucoli, Mandatoriccio, Montegiordano, Nova Siri, Pietrapaola, Policoro, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Rossano, Rotondella, Scala Coeli, Scanzano Jonico, Trebisacce, Villapiana Aree marine: Mar Ionio Settentrionale Iter amministrativi Procedura: Valutazione Impatto Ambientale Procedura integrata con la Valutazione di incidenza:      Sì Data presentazione istanza:       21/11/2012 Data pubblicazione avviso sui quotidiani: 20/11/2012 Termine presentazione Osservazioni del Pubblico:  20/01/2013 Data avvio istruttoria tecnica:    17/12/2012 Data richiesta Integrazioni: 05/07/2013 Data ricezione Integrazioni:  21/08/2013 Data Parere CTVIA: 29/11/2013 N° Parere CTVIA: 1385 Esito Parere CTVIA: Positivo con prescrizioni. Stato procedura: Parere CTVIA emesso; in predisposizione provvedimento".



Per dare l'idea del livello di arroganza basato sul profitto, ecco cosa aveva riportato il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno:

"Non bastava la polemica innescata dal via libera ad analisi nel mare delle Tremiti a caccia di eventuali giacimenti petroliferi, oggi una nota di Shell Italia annuncia che la società petrolifefa ha ottenuto dall'Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi Geotermia del Ministero dello Sviluppo Economico l'accettazione di due istanze di permesso di ricerca offshore nel Golfo di Taranto, presentate lo scorso novembre. La società ha precisato che di tratta dei blocchi ''d73F.R.-SH'' (Mare Jonio, zona F) e ''d74F.R.-SH'' (Mare Jonio, zona D e F), che coprono un'area di 1356 km quadrati. Shell ''confida di poter eseguire presto una campagna di acquisizione sismica dei dati; i dati raccolti con l'attivita' sismica saranno la base per valutare ogni decisone su eventuali pozzi esplorativi''.  ''L'Italia e' decisamente posizionata sulla mappa del Gruppo Royal Dutch Shell come uno dei paesi piu' importanti per l'Europa continentale - ha commentato Marco Brun, Country Manager Shell in Italia e CEO Shell Italia E&P - con opportunita' di crescita nel settore dell'esplorazione e produzione di idrocarburi. Siamo gia' fortemente impegnati nel Paese e siamo felici, con questa nuova opportunita' nel Golfo di Taranto, di poter ulteriormente espandere i nostri interessi esplorativi offshore oltre alla presenza gia' in essere dall'inizio dello scorso anno nel Canale Di Sicilia. Speriamo davvero che entrambe le opportunita' esplorative possano porre le basi per un futuro di crescita in Italia''.

Un atteggiamento che dimostra quanto le multinazionali del petrolio siano allettate ad estrarre idrocarburi a buon mercato, in questa fetta di mare italiano, incentivate dalla normativa tricolore particolarmente permissiva e dalla volontà del ministero dello Sviluppo economico di riaprire le istanze in fase di rigetto. 

Infatti, scorrendo gli iter burocratici delle nuove 9 istanze, ben 8 sono state soggette a riperimetrazione dei confini del permesso di ricerca, in ottemperanza ai Decreti legislativi 128/10 (Decreto Prestigiacomo) - poi spazzato via dalla sanatoria contenuta nel Decreto Sviluppo - e 121/2011, riguardante le modifiche al Decreto legislativo numero152 del 3 aprile 2006 per quanto il divieto relativo allo sfruttamento di idrocarburi liquidi entro le cinque miglia dalla linea di costa della baia storica del Golfo di Taranto. 

In sostanza, è in atto un tentativo di aggirare alcuni vincoli imposti dalla normativa, in aree in prossimità di ecosistemi e specie marine protette. Il copione è già andato in onda con la Petroceltic alle Isole Tremiti. Infatti, la società irlandese avviò una richiesta di riperimetrazione che prevedeva l’inclusione nell’istanza di permesso di ricerca -autorizzata e poi bloccata dal Tar del Lazio - di particelle “fuorilegge”, perché troppo vicine alle isole. Il pericolo di trivellare i fondali marini dello Jonio, non certamente vergini, andrebbe ad aggiungersi ad attività petrolifere già presenti ed invasive, addirittura localizzate tra i 2 e gli 8 chilometri di distanza dalle coste di Crotone. Entro gli attuali limiti di 12 miglia (19 chilometri). Infatti, sono presenti 4 impianti offshore (Hera Lacinia 14, Hera Lacinia Beaf, Luna A e Luna B) e 34 pozzi produttivi, dai quali si estrae oltre 1 miliardo di metri cubi di gas. La società titolare delle concessioni è la Ionica Gas, operativa dal gennaio 2010 e controllata al 100 per cento da Eni.


1 commento:

  1. Non è necessario alla pertinenza d'un articolo qualificare il popolo di italidioti. M'insorgo contro epiteti inadatti e insultanti. Stiamo parlando dei nostri simili ingannati da menzogne secolari non più capaci di reagire, vittime più ché carnefici. E chiaro ché il sistema è nutrito quando non combattuto e ché il fesso diventa nemico del cambiamento, ma se fosse stato istruito e non ingannato, sarebbe con noi in prima linea.

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