9.2.14

ARMI CHIMICHE INABISSATE: COME USA E RUSSIA UCCIDONO IL MEDITERRANEO






di Gianni Lannes


Ecco perché siamo oggettivamente agli ultimi posti nella libertà di espressione nel mondo. Il giornalismo ha il compito fondamentale di controllare il potere, qualunque potere, ma in Italia invece è al servizio proprio del potere. Qualunque menzogna scrivano sul web i tuttologi o sparino in tv i vip prezzolati, lo scarto - circa 800 tonnellate - dell’arsenale chimico di Damasco (principalmente gas sarin e iprite) come stabilito unilateralmente da U.S.A. e Russia, in violazione delle Convenzioni internazionali a difesa del mare, sarà inabissato nel Mare Nostrum, al largo della Sicilia, con il tacito consenso del governo eterodiretto di Enrico Letta, e la benedizione del ministro Bonino. E non sorprende più di tanto il silenzio di tutte le cosiddette organizzazioni ecologiste che vanno per la maggiore, a livello nazionale e internazionale: tutte indistintamente foraggiate dal sistema di potere e dalle multinazionali del crimine.




Chi lo attesta? Disarmante: le forze armate United States of America, ovvero il Department of Defense:



Ecco i fatti inequivocabili e documentati. La bozza di risoluzione elaborata dal Consiglio di sicurezza ONU sulla riduzione dell'arsenale chimico della SiriaI (Draft UNSCR - 9/26/13), al punto 10 incoraggia gli Stati membri a fornire sostegno, compreso il personale, le competenze tecniche, le informazioni, i materiali e le risorse finanziarie, di assistenza e di altro tipo, in coordinamento con il direttore generale della OPCW (Organisation for the prohibition of chemical weapons) e il Segretario generale, per consentire all'OPCW e alle Nazioni Unite di procedere all'eliminazione del programma di armi chimiche della Repubblica araba siriana; e decide di autorizzare gli Stati membri ad acquisire il controllo, il trasporto, il trasferimento e la distruzione delle armi chimiche individuate dal direttore generale della OPCW, coerentemente con l'obiettivo della Convenzione sulle armi chimiche, per assicurare l'eliminazione del programma di armi chimiche da parte della Repubblica araba siriana nel modo più veloce e sicuro. Il punto 11 della bozza di risoluzione esorta tutte le parti siriane e gli Stati membri interessati secondo le relative competenze, a lavorare in stretta collaborazione sia con l'OPCW sia con le Nazioni Unite per mettere in sicurezza la missione di monitoraggio e di distruzione. La decisione del Consiglio direttivo OPCW del 27 settembre 2013 (EC-M-33/DEC.1) stabilisce un preciso calendario riguardante il processo di distruzione delle famigerate armi chimiche vendute a Bashar al Assad Assad da nazioni occidentali.





Secondo quanto riportato nel comunicato stampa rilasciato il 4 dicembre 2013, la U.S. Army Edgewood Chemical Biological Center (ECBC), i cui tecnici prenderanno parte al processo di distruzione delle armi chimiche siriane, ha avuto solamente 6 mesi per mettere a punto il modello funzionante di un nuovo strumento in grado di neutralizzare materiale chimico usato a scopi bellici e che al contempo potesse essere trasportato in tutta sicurezza, denominato Field deployable hydrolysis system (FDHS); nel medesimo comunicato un ingegnere chimico della CBARR (Chemical biological applications & risk reduction), uno dei maggiori partner della ECBC, ha evidenziato come una delle principali difficoltà riscontrate, dettata appunto dall'eccessiva ristrettezza dei tempi, è stata quella di dover realizzare in contemporanea operazioni che sarebbero dovute essere portate avanti sequenzialmente. Complessivamente l'elaborazione del FDHS ha richiesto solo 20 settimane.

Nel volume 1 (Issue 8) dell'agosto 2013, dedicato al FDHS e pubblicato dal CBARR, viene illustrata la struttura e il meccanismo di funzionamento dell'intero sistema di neutralizzazione; esso prevede un impianto di decontaminazione del personale addetto alle operazioni, nonché contenitori per le scorie prodotte; non sono state comunicate con adeguata chiarezza le procedure di smaltimento di tali rifiuti tossici.
In pratica divideranno le sostanze che hanno un elevato costo e le porteranno negli USA per produrre altri armamenti proibiti dalla Convenzione di Parigi del 1993. La parte dannosa sarà sepolta come sempre nel Mar Mediterraneo.

Il 5 febbraio 2014, sulle pagine del Quotidiano di Calabria si legge:

«L'Opac va al porto, il prefetto incontra i sindaci e il ministro Bonino protesta per i ritardi della Siria Giornata intensa a Gioia Tauro, dopo la visita dei funzionari dell'Opac svolta in mattinata, nel pomeriggio si è tenuta una riunione tra il prefetto e i sindaci sulle misure di sicurezza. Da Beirut, invece, il ministro Bonino protesta per i ritardi nella preparazione dei carichi da imbarcare. Sopralluogo in mattinata e vertice in serata in prefettura sul trasbordo delle armi chimiche siriane al porto di Gioia Tauro. Una delegazione internazionale ha effettuato il sopralluogo e a seguire una riunione nella Capitaneria di porto. In particolare, un corteo di auto, scortate da polizia, carabinieri e guardia di finanza, ha condotto i funzionari dell’Opac sulle banchine per il sopralluogo in relazione alle operazioni di trasbordo delle sostanze chimiche siriane. Nessuna indiscrezione è trapelata sull'esito della giornata gioiese dell’Opac. Nel corso della serata si è tenuto un vertice in prefettura con i sindaci dei comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando, e con tutte le autorità civili e militari interessate. Alla riunione hanno preso parte anche i rappresentati del ministero degli Esteri e dell’Interno. Nel corso dell’incontro è stata data assicurazione che in ogni modo, anche con strumenti d’avanguardia, verranno privilegiati i profili di massima sicurezza sia per la popolazione che per gli operatori portuali ed è stato deciso di avviare una massiccia campagna informativa, che sarà attuata quanto prima distribuendo alla popolazione un dépliant informativo. Il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, ha annunciato inoltre che, durante le fasi di trasbordo, la prefettura attiverà h24 la sala operativa per un monitoraggio costante di tutte le attività in corso. La strumentazione per il monitoraggio ambientale, fornita dal ministero dell’Interno, sarà posizionata dai vigili del fuoco, che anche durante le fasi di trasbordo saranno affiancati dai gruppi specifici del ministero dell’Interno. Intanto il ministro degli Esteri Emma Bonino ha annunciato che le armi chimiche siriane destinate al porto di Gioa no sono ancora state consegnate per il trasbordo né sono state ancora caricate nel porto di Latakia sulle navi scandinave che dovranno trasportarle in Italia. Il ministro da Beirut dove si trova in visita ufficiale ha stigmatizzato i ritardi che si stanno accumulando: «Tutto avviene con il contagocce. Lo stesso consiglio esecutivo dell’Opac ha reso molto chiaro che questo ritardo non è più accettabile», per poi aggiungere che Gioia Tauro sarà solo un «porto di trasbordo per le operazioni che si svolgeranno in 36-48 ore, ma tutto dipende da quando arriva il carico che non è ancora partito perché le navi danese e norvegese non sono cariche».

Torniamo indietro, al 20 novembre 2013. Il settimanale economico IL MONDO, su fonte AFP, annuncia:   

«Opac: armi chimiche Siria potrebbero essere distrutte in mare. Opac: armi chimiche Siria potrebbero essere distrutte in mare. Damasco, 20 nov. Le oltre mille tonnellate di armi chimiche siriane potrebbero essere distrutte in mare se nessun Paese accettasse di disfarsene sul suo territorio. Lo ha annunciato l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). "Questa possibilità è già stata esaminata da parecchio tempo", ha indicato il portavoce dell'Opac, Christian Chartier, "Viene ancora esaminata ed è una delle diverse soluzioni prese in considerazione dagli stati membri e finchè non viene presa una decisione, rimane una possibilità". Il Consiglio esecutivo dell'Opac ha approvato venerdì scorso una roadmap originale per lo smantellamento entro metà 2014 da parte della Siria del suo arsenale, con un piano su come distruggere le armi fuori dal Paese, sulla terraferma o in mare, da approvare entro il 17 dicembre. Nessun Paese si è finora offerto per distruggere queste armi sul suo territorio». 

A parte Reuters, Bbc, The Telegraph, eccetera eccetera,  anche l’agenzia giornalistica Ansa scrive:

«Le armi chimiche siriane potrebbero essere distrutte in mare. Lo si è appreso da fonti dell'Opac, l'agenzia internazionale per il bando di questo tipo di arsenali, seppure per ora solo come ipotesi. "L'unica cosa certa finora è che si tratta di un'opzione tecnicamente possibile", ha osservato un funzionario. In base a un'iniziativa russo-americana, la rimozione dell'arsenale chimico di Damasco é iniziata, ma sul luogo dello smantellamento restano incertezze dopo il no dell'Albania».

Mentre il quotidiano Il Corriere della Sera, lo stesso giorno titola: «Armi chimiche Siria eliminabili in mare».

Insomma, nello Stivale i soliti negazionisti che scorazzano su internet, e gli analfabeti “acculturati” in rapido aumento sui mass media del potere, non hanno neppure dato un’occhiata al comunicato stampa del ministro Emma Bonino, datato 16 dicembre 2013, che recita:

«Ue: Consiglio Affari Esteri - Bonino, in porto italiano transito armi chimiche Siria - 16 Dicembre 2013 - Le armi chimiche siriane transiteranno in un porto italiano e l’individuazione della località che ospiterà il loro passaggio sarà decisa - e comunicata al Parlamento italiano - dall’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opac). E’ quanto ha annunciato la Ministro degli Esteri Emma Bonino al termine del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea. Un summit che ha visto affrontare sul tavolo dei responsabili delle diplomazie europee i principali temi dell’attualità internazionale: dal dossier del nucleare iraniano alla crisi siriana, dal partenariato orientale ai rapporti tra Ue e Russia in vista del vertice di gennaio. Dossier, quest’ultimo, che è stato affrontato anche in un lungo pranzo avuto dai Ministri degli Esteri Ue con il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov. Bonino, Opac riferirà a Parlamento scelta porto per transito armi chimiche. Le armi chimiche siriane passeranno per un porto italiano, “probabilmente nella seconda metà di gennaio”, ha spiegato la titolare della diplomazia italiano - che nei giorni scorsi aveva già manifestato la disponibilità dell’Italia per l’operazione - e sottolineando come sarà l’Opac a decidere in quale porto transiterà l’arsenale smantellato in Siria. Arsenale che, in Italia, sarà trasferito da navi norvegesi e danesi alla nave americana Cape Ray, attrezzata con speciali apparati mobili per lo smaltimento. La scelta dell’Opac – ha precisato Emma Bonino – dipenderà principalmente da tre fattori: “Il pescaggio, la capienza del porto e la lontananza o vicinanza dal centro abitato”. La stessa Opac ha peraltro “confermato la disponibilità ad esporre le modalità tecniche dell’operazione al parlamento italiano, alla ripresa delle attività in gennaio”, ha spiegato la Ministro rimarcando come le operazioni di trasbordo delle armi dovrebbero durare “24-48 ore”. Al centro del Consiglio Affari Esteri, inoltre, ci sono stati gli sviluppi politici della crisi siriana, in vista della Conferenza di pace Ginevra 2 che si terrà il 22 gennaio prossimo e, in vista della quale, la titolare della Farnesina ha espresso il convincimento dell’Italia sulla necessità di coinvolgere nel processo tutti gli attori interessati alla crisi».
 
Le conseguenze per l'ecosistema marino saranno letali e così per gli umani. Sotto i nostri occhi virtuali, i padroni della Terra, ovvero i soliti gendarmi planetari in divisa e doppiopetto, distruggono irreversibilmente un ecosistema fragilissimo come quello dell’antico Mediterraneo. Almeno i fratelli albanesi - che hanno gli attributi a differenza degli italidioti - si sono ribellati. Ma gli italiani cosa fanno? Dormono felici e beati guardando il calcio in tv e facendo ingrassare la 'ndrangheta, ad eccezione di qualche timido sindaco calabrese che ha protestato passivamente.


Riferimenti:




















3 commenti:

  1. Appena hanno deciso di "distruggere" questi veleni nel mediterraneo ho fiutato il pericolo. L'accurata inchiesta di Gianni conferma il mio timore. Mi sembra ricordare ché la Germania si è fatta avanti proponendo un avanzata e sicura tecnologia per una distruzione senza rischi ambientali. E vero ché i tedeschi son bravi con i gas, hanno la Bayer...
    Perché non li buttano nel cratere del Etna queste mille tonnellate di veleno, cosi con una botta di Harrp spopolano Centro e Sud Italia per lasciar spazio alla megabase militare americana/nato, futuro centro operativo del progettato terzo conflitto mondiale. C'è la stanno ammazzando la nostra Italia. Dobbiamo anche considerare l'emigrazione come ipotesi per la perennità delle nostre famiglie. D'altronde, non si è esitato a provocare il disastro di Fukushima, ché sta annientando il più grande oceano del pianeta. A cosa ci aspettavamo?

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  2. Capisco che a pensar male spesso ci si azzecca ma il tuo pezzo non mi convince, caro Lannes.

    Partirei dai fatti: primo; la decisione siriana di rinunciare a tutte le loro armi chimiche ha evitato una guerra che ormai sembrava inevitabile, che avrebbe avuto conseguenze pesantissime anche per le popolazioni civili e forse inimmaginabili ricadute militar-politiche, visto il delicato contesto mediorientale. Quindi evviva che sia aperta questa via piu' pacifica.

    Secondo: le armi chimiche e i materiali chimici precursori delle stesse vanno distrutti in qualche modo; nessuno ha una bacchetta magica che le faccia scomparire d'incanto. D'altra parte in Siria c'è una situazione di guerra civile che non consente l'esecuzione in loco del processo di distruzione. Nessuna nazione si è candidata ad ospitare sul suo territorio l'operazione di distruzione, da cui la proposta di effettuarla in mare, lontano da città e paesi popolati. Il perché la Cape Ray non sia andata lei in Siria a prendere subito a bordo le sostanze chimiche non mi e' chiaro; penso possa essere perché c'era il rischio di venire attaccata e così di rischiare di distruggere l'impianto di lavorazione. Da qui la necessità di provvedere ad un trasbordo, da fare in acque tranquille e quindi in un porto.

    Se si legge il chiarissimo articolo su www.army.mil, risulta evidente che si parla di distruzione delle sostanze chimiche a bordo della nave, non di uno sversamento in mare. I prodotti tossici (molto meno pericolosi degli agenti chimici ad uso militare) risultanti dalla distruzione saranno immagazzinati a bordo della nave e poi trasferiti a terra in diversi paesi dove ci sono gli impianti di trattamento dei rifiuti tossici risultanti dai normali processi industriali.

    Non vedo quindi il problema. Se le cose verranno fatte con sttenzione e cautela, non ci dovrebbero essere problemi di sorta. Un piccolo miracolo si avvererà: l'eliminazione di pericolose, repellenti e perverse armi da un intero paese (e forse questo esempio porterà ad analoghi risultati per Israele ed Egitto). Come italiano sono orgoglioso che il nostro paese possa contribuire in maniera diretta a questo positivo processo.

    Questo e' quel che pare a me, ma mi sembra un quadro assolutamente convincente.

    Cordiali saluti.

    M. Elena

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  3. Non devo convincere proprio nessuno. Purtroppo gli scarti chimici di quegli armamenti tossici finiscono in fondo al Mediterraneo, insieme agli ordigni chimici e radioattivi inabbissati in passato dagli U.S.A. I fatti sono altra cosa dai commenti a ruota libera di chi non vuole guardare in faccia la tragica realtà.

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