18.1.14

OBAMA DECRETA LA MORTE DEL MEDITERRANEO CON L'AFFONDAMENTO DELLE ARMI CHIMICHE SIRIANE DA STOCCARE IN CALABRIA

Mare Adriatico (fondale isola di Pianosa): bomba ineplosa United States of America


 POST SCRIPTUM:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/03/armi-chimiche-siriane-lalbania-rifiuta.html


di Gianni Lannes




Finalmente una bella notizia. Le armi chimiche siriane saranno trattate con l'idrolisi e poi affondate tra Malta, Grecia e Italia. Prima però saranno stoccate in Calabria, l'area a maggior rischio sismico e idrogeologico d'Italia che trema quotidianamente sotto i colpi del bombardamento chimico (chemtrails) e delle iniezioni ionosferiche di onde Elf nella parte superficiale della crosta terrestre. 

Tranquilli: l'approdo dell'arsenale bellico sarà a Gioia Tauro, area di pertinenza esclusiva della 'Ndrangheta, la più pericolosa organizzazione criminale italiana al soldo spesso dello Stato tricolore per il lavoro sporco commissionato dai nostrani servizi segreti, come ha rivelato qualche anno fa un generale dei carabinieri (operativo nel servizio di intelligence), durante un'audizione sottoposta ovviamente a segreto di Stato.

Dunque, una miriade di ordigni tossici estremamente pericolosi per l'ambiente, minaccia la salute pubblica e l'economia delle nazioni mediterranee. 

L'arsenale chimico della Siria inizialmente era destinato a essere "neutralizzato" in Albania ma, dopo le forti proteste pubbliche il governo di Tirana è stato costretto - suo malgrado rinunciando ad un cospicuo gruzzoletto in dollaroni dello zio Sam - a declinare l'offerta, e così questo arsenale proibito dalle convenzioni internazionali, dalle normative nazionali nonché del buon senso biologico, sarà affondato nella zona di mare ad ovest di Creta, con la connivenza criminale delle autorità di Grecia, Italia e Malta. Tra l'altro in Europa è in vigore la Convenzione di Aarhus (ratificata in Italia con legge 108 nel 2001) che sulla carta - se fatta valere in punta di diritto - dovrebbe consentire alle popolazioni interessate di arrestare questa pericolosa manovra degli Stati Uniti d'America.

Il primo allarme è stato lanciato dagli scienziati di Democritos (Centro Nazionale di Ricerca Scientifica) di Atene e del Politecnico di Creta che parlano di «completa distruzione dell'ecosistema e del turismo». Secondo il collaboratore scientifico di Democritos ed ex presidente dell'Unione dei Chimici Greci, Nikos Katsaros, «se una tale neutralizzazione delle armi chimiche verrà effettuata tramite il processo di idrolisi, si può parlare di uno scenario da incubo. Si tratta di un metodo estremamente pericoloso con conseguenze imprevedibili per l'ambiente mediterraneo e i popoli vicini». Questi effetti saranno la necrosi completa dell'ambiente interessato e l'inquinamento finale del Mediterraneo. Il pesce sarà avvelenato dalla contaminazione così come la popolazione che lo consumerà.    
Solitamente le sostanze chimiche vengono distrutte mediante combustione in aree specifiche, dotate di opportune infrastrutture presenti in: Stati Uniti, Germania, Francia, Russia e Cina. In questo caso però, trattandosi di un problema politico, nessuno vuole assumersi la responsabilità. Così ricorrono al metodo di idrolisi in mare aperto nonostante, per ammissione indiretta dei nordamericani stessi, questo metodo sia particolarmente pericoloso: infatti, il mare Mediterraneo è stato scelto proprio perché chiuso. Di un grave rischio parla il professor Evangelos Gidarakos del Politecnico di Creta, che ha lanciato l'allarme alle indifferenti autorità elleniche:

«Queste sostanze chimiche sono miscele di sostanze pericolose e tossiche, che non sono in grado di essere inattivate in modo da non causare danni agli organismi viventi solo con questo metodo».  


Secondo annunci ufficiali, le armi chimiche, dopo essere trasportate dalla Siria, saranno caricate in Italia nella nave battente bandiera U.S.A. Cape Ray e saranno inabissate tra Malta, Libia e Creta. La procedura per l’occultamento dell'arsenale chimico della Siria dovrebbe durare circa tre mesi. Non vengono forniti ulteriori dettagli.

Secondo il professor Gidarakos «L'armamento chimico della Siria consiste di due parti. Esistono 1.250 tonnellate di armamenti 'principali' come i gas sarin e i gas mostarda ed altre 1.230 tonnellate di sostanze precursori che sono utilizzate per la fabbricazione delle armi vere e proprie. Queste sostanze, principalmente composti chimici di cloro e fluoro, sono di per sé altamente velenose e tossiche. E poi esiste una gamma di altre sostanze acquistate dalla Siria dopo l'embargo per cui sono sia di provenienza sia di natura ignota. Anche prendendo per buone le 1.500 tonnellate ufficialmente dichiarate, non credo che tutto possa essere concluso in soli tre mesi. Ci vorrà probabilmente il triplo di questo tempo, sempre che non succedano degli spiacevoli imprevisti Tutta questa storia ricorda molto un'operazione militare ed ha poco di scientifico». 


Il professor Gidarakos sostiene che l'idrolisi di tutto questo quantitativo pericoloso produrrà una terza componente tossica che sarà formata direttamente nelle acque marine. Perché l'idrolisi non è un processo sicuro in quanto produce anche degli scarti in forma liquida.

Per la cronaca, i sedicenti "Alleati" al termine della seconda guerra mondiale, in palese violazione della Convenzione di Ginevra, hanno affondato nel Mare Adriatico, nelle acque territoriali della Puglia, su bassi fondali, e nel golfo di Napoli, nonché nei pressi dell'isola di Ischia, migliaia di bombe caricate con aggressivi chimici  (iprite e fosforo).


Un decennio fa uno studio dell'Icram (oggi Ispra) ha documentato l'inquinamento dell'ecosistema marino e la penetrazione dei veleni nel ciclo biologico. Inoltre, durante la guerra per disintegrare la Jugoslavia, la Nato - compresa l'Italia che ha partecipato ai bombardamenti con propri velivoli dell'Aeronautica militare - ha scaricato centinaia di ordigni caricati con uranio impoverito nell'Adriatico in 24 aree, dal Golfo di Trieste al Canale di Otranto. Il Mar Adriatico nonostante le promesse della Nato e del governo italiano (parola di Massimo D'Alema, all'epoca primo ministro) a guida di centro sinistra, non è mai stato bonificato.

I popoli del Mediterraneo, in primis quello italiano (se ancora si può definire tale) hanno il diritto e il dovere di impedire al governo terroristico degli Stati Uniti d'America di portare a compimento questo crimine contro l'umanità,  altrimenti sarà la morte certa per il Mare Nostrum. 

 Riferimenti:

Lannes, Gianni, IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO, Draco Edizioni, Modena, 2012

 l'intervista in esclusiva concessa da Gianni Lannes al canale televisivo internazionale RussiaToday:

5 commenti:

  1. Ho parlato con due chimici e mi hanno detto che l'idrolisi dipende tanto da che tipo di materiale manipoli e molte altre condizioni "favorevoli" per arrivar ad indebolire il "veleno"....speriamo che fingano di stoccarle e barattino quella merda in cambio di greggio coi Sauditi...già a Creta costa est, qualche anno fa, si notavano panetti di
    OROnero dovuto al "lavaggio" delle petroliere da tutte le croste accumulate, prima di imbarcar nelle cisterne, acqua marina per il ritorno...
    È spaventoso notare la progressiva morte di porzioni immense di mondo...poi dicono che la natura a Cernobil si è ripresa..boh, sarà..non ci farei campeggio comunque...che faranno quelli di greenpeace? Andranno a balene? La nostra impotenza per ovvie ragioni è così palese...ma almeno conoscere come saranno distribuite le spese per questa "bonifica" ....insomma CHI SGANCIA LA GRANA!

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    1. Purtroppo con i soldi non si risolvono problemi di questo tipo. Dubito che riceveremo alcun beneficio pratico in cambio della potenziale distruzione del nostro ecosistema marino e avvelenamento conseguente del pesce e di chi lo mangia: i nostri amati rappresentanti illegittimi sono così servilmente distesi a zerbino sotto i piedi degli USA che potrebbero accettare a gratis qualsiasi imposizione del padrone. Non sono nemmeno uno zerbino, sono uno stecco per togliere la merda quando si deposita tra il carrarmato della suola, che poi, una volta usato, si getta via e resta lercio di cacca in un angolo della strada. Mi sembra una buona metafora per descrivere il livello dei nostri governanti.

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    2. ...e chi la incassa. e a chi andrà se dovesse..ci credete?..distribuirla

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  2. Io dubito che codeste armi vengano distrutte. Perché dovrebbero distruggerle e non venderle a qualcuno sottobanco? Oppure tenersele loro (gli amerdicani)? Valgono miliardi e miliardi!

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  3. Negli anni della guerra fredda , il potenziale bellico chimico veniva chiamato l'atomica dei "poveri" per il solo fatto che la produzione e lo stoccaggio d'esse non abbisognavano di conoscenze profonde di tecnologie e Know-how di interesse altamente specifico e limitato nelle nazioni.

    L'atomica dei poveri necessita di fabbriche di produzione abbastanza "semplici" in confronto al nucleare, sia per i costi accessibili alla loro costruzione e manutenzione che per le conoscenza scientifiche necessarie, cosa ben diversa per quanto concerne le centrali nucleari e le così dette centrifughe per l'arricchimento dell'uranio che oltre ad essere molto costose ,che richiedevano una tecnologia avanzata ed un know-how specifico, oltre a tecnici preparati. Vi rammento che spesso i paesi in via di sviluppo così chiamati negli anni passati, si avvalevano in queste tecnologie, di personale tecnico direttamente dalle potenze nucleari note, USA, Russia; Francia ; GranBretagna, ecc.

    Il business legato agli armamenti chimici che si diffuse negli anni della guerra fredda fu di grande portata.

    http://sadefenza.blogspot.it/2014/01/in-pericolo-il-mediterraneo-sirya-armi.html

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