14.1.14

LEGGE ELETTORALE INCOSTITUZIONALE: VIA NAPOLITANO, GOVERNO LETTA E PARLAMENTO CHE DEVONO RESTITUIRE ALLO STATO I SOLDI INCASSATI ILLEGITTIMAMENTE







di Gianni Lannes

Il 31 dicembre 2005, con la firma dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, è stata promulgata la legge 270 che regolamenta le elezioni politiche nazionali. Tale normativa è stata formulata principalmente dall'allora ministro per le Riforme Roberto Calderoli su richiesta del presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.  



La norma ha sostituito le precedenti leggi 276 e 277 del 1993, introducendo un sistema differente, ovvero un proporzionale adulterato con premio di maggioranza. In altri termini, la legge 270/2005 ha modificato il precedente meccanismo misto, per 3/4 a ripartizione maggioritaria dei seggi, in favore di un sistema proporzionale  a coalizione, con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze.

Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità della legge in riferimento al premio di maggioranza assegnato e all'impossibilità per l'elettore di fornire una preferenza.

La legge dichiarata incostituzionale cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Così attesta l’articolo 136 della Costituzione, disponendo un effetto di tipo generale.

Quanto alle conseguenze in proposito, ecco cosa argomenta il professor Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista indiscusso, in una sua pubblicazione (La giurisdizione costituzionale, pagine 763-802, in: AA., VV., Manuale di diritto pubblico, Il Mulino, Bologna, 1984) argomentando l’effetto di retroattività di una legge incostituzionale, a maggior ragione se alla base della rappresentanza politica in uno Stato di diritto:

«L'adozione del sistema di instaurazione incidentale ha reso insomma insostenibile la previsione degli effetti dell'incostituzionalità fatta nell'articolo 136, ponendo le premesse per il riconoscimento di una efficacia retroattiva delle decisioni di incostituzionalità. La formula costituzionale è stata allora modificata nell'articolo 30 della legge numero 87/1953, là dove si dice che dal giorno successivo alla pubblicazione, la legge dichiarata incostituzionale non può più avere applicazione da parte di nessuno. Sulla base di questo meccanismo, la dichiarazione di incostituzionalità, concepita originariamente come una sorta di abrogazione pro futuro, opera invece come annullamento con effetti retroattivi...».

Se la legge elettorale è incostituzionale, il parlamento è esautorato, le decisioni parlamentari non sono valide, le sue nomine nulle, il presidente della Repubblica è così esautorato, le sue nomine sono da annullare, sono legittimi e ammissibili tutti i ricorsi che ogni cittadino o associazioni può avanzare anche contro gli atti dei precedenti Parlamenti eletti sempre con il porcellum, ovvero sarebbe da ritenersi completamente illegittimo tutto l'operato delle ultime tre legislature e di 5 governi.

La legge 270/2005 ha finora regolato le elezioni politiche italiane del seguente periodo: 2006, con formazione della XV Legislatura della Repubblica Italiana; 2008, con formazione della XVI Legislatura della Repubblica Italiana. 2013, con formazione della XVII Legislatura della Repubblica Italiana; nonché l’elezione per ben due volte di Giorgio Napolitano a capo dello Stato (in carica dal 15 maggio 2006).



Dal 31 dicembre 2005 ad oggi si sono succeduti ben 5 governi:  Berlusconi, Prodi,  Berlusconi, Monti  e Letta. E durante 9 anni, la casta eterodiretta di parassiti al comando non ha mai trovato il tempo di abrogare questa norma truffaldina, insomma, di cambiare le regole truccate del gioco. In tal modo hannpo seguitato a giocare sporco stuprando impunemente la democrazia.

Nel 2009 si tennero tre referendum abrogativi, tesi a modificare tale legge in più punti. Questi referendum, inizialmente fissati per il 18 maggio 2008, furono poi rimandati al 21 giugno 2009 a causa dello scioglimento anticipato delle Camere, avvenuto il 6 febbraio 2008. Nessuno dei tre referendum raggiunse il quorum del 50 per cento più un elettore.
Il 17 maggio 2013, la Corte suprema di cassazione ha criticato la legge 270/2005, rilevando fondamentali questioni di legittimità costituzionale e affidando alla Corte costituzionale un eventuale giudizio di incostituzionalità. 

 Il sistema introdotto dalla legge 270/2005  era già apparso in due leggi elettorali italiane del passato remoto: la legge Acerbo del 1923 e la cosiddetta "legge truffa" del 1953.
Il 30 settembre 2011 furono raccolte 1.210.466 firme per l'abolizione della legge in questione, e depositate alla Corte di cassazione, che ha dato il via libera formale il 2 dicembre 2011. Il 12 gennaio 2012 però la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili i quesiti referendari poiché avrebbero lasciato una situazione di vuoto legislativo qualora approvati dal voto. La Corte costituzionale, nelle sentenze di ammissibilità dei referendum elettorali per l'abrogazione parziale di questa legge, ha messo in dubbio la legittimità costituzionale di alcuni suoi punti.  

La Prima Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione - sollevando la relativa questione innanzi alla Corte costituzionale - ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità delle norme della vigente legge elettorale per l’elezione alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica concernenti l’attribuzione del premio di maggioranza e l’esclusione del voto di preferenza, perché manifestamente irragionevoli, lesive dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica, nonché del diritto alla scelta del corpo legislativo, garantito anche dall’articolo 3 del Protocollo 1 CEDU” (Ordinanza Interlocutoria n. 12060 dell'17 maggio 2013).

La nota antropologa Ida Magli ha colto nel segno:

«Tutti i politici di uno Stato che pretende di far parte della società democratica dell’Occidente avrebbero dovuto dimettersi immediatamente all’annuncio  dell’incostituzionalità della legge in base alla quale erano stati eletti. Il capo del governo a sua volta, subito dopo le dimissioni, avrebbe dovuto dichiarare che sarebbe rimasto in carica per indire immediate elezioni e per gli affari urgenti. La finzione con la quale invece gli organi istituzionali hanno deciso di ignorare la delibera della Consulta continuando a fare decreti e progetti a lungo termine ha dato il colpo di grazia ad uno Stato che viveva già da anni al di fuori delle regole costituzionali assecondando le iniziative in tal senso del Presidente della Repubblica.  l’annuncio dell’incostituzionalità e quindi dell’invalidità di tutto il meccanismo istituzionale su cui si regge la Repubblica è stato una bomba che ha suscitato un senso di vero e proprio sgomento. Tutti si sono chiesti come ciò sia potuto avvenire. Come sia stato possibile malgrado gli innumerevoli controlli di costituzionalità che ogni legge subisce passando attraverso le Commissioni addette a questa verifica sia alla Camera che al Senato fino alla firma del Presidente della Repubblica. Tutti si sono chiesti come mai non se ne siano accorti i numerosi avvocati e magistrati presenti in Parlamento del calibro di Violante, Di Pietro,  Grasso i quali ovviamente la Costituzione la conoscono a memoria; come mai non se ne sia accorto il foltissimo gruppo di esperti che al Quirinale assiste il Capo dello Stato in tutto quello che firma proprio perché è la sua firma che ne garantisce la costituzionalità. Tutte persone retribuite dagli italiani che hanno mancato al loro compito e che non hanno fatto neanche il gesto di dimettersi».


Piero Alberto Capostosti, presidente emerito della Consulta, in una intervista a Qn, ha dichiarato:

«dal giorno dopo la pubblicazione della sentenza, questo Parlamento è esautorato perché eletto in base a una legge dichiarata incostituzionale. Quindi non potrà più fare niente, e questo è drammatico».




CHI HA TRUCCATO LE REGOLE ISTITUZIONALI PER BIVACCARE SUL CADREGHINO E DETTARE LEGGE (PER CONTO STRANIERO) AL POPOLO SOVRANO, ORA PUO' SOLTANTO TOGLIERE IL DISTURBO PER SEMPRE E RESTITUIRE IL MALTOLTO DEGLI ULTIMI 9 ANNI.

ITALIA UNITA: SU LA TESTA! 


Riferimenti:











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