21.1.14

CALABRIA: UN BIMBO DI 3 ANNI ASSASSINATO E POI BRUCIATO DALLA ‘NDRANGHETA

Vita nel bosco: in ricordo del piccolo Nicola - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

Occhi grandi e capelli scuri. Nicola aveva appena tre primavere e nessuna colpa, alcuna responsabilità, ma solo l'innocenza di un angelo. Era appena sbocciato alla vita quando qualche giorno fa, la ferocia criminale lo ha prima ammazzato, e poi dato in pasto alle fiamme, insieme al nonno Giuseppe Iannicelli, e a una giovane donna. I corpi delle tre persone sono stati trovati carbonizzati in un fiat punto rinvenuta casualmente da un cacciatore domenica 19 gennaio, in agro Fiego di Cassano nella provincia di Cosenza. Vendetta, regolamento di conti, movente passionale: sono attualmente le ipotesi investigative su cui lavora la Procura della Repubblica di Castrovillari, unitamente alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Sono parole dure come le pietre quelle pronunciate la mattina del 20 gennaio 2014 dal vescovo di Cassano allo Jonio, monsignor Nunzio Galantino (segretario ad interim della Conferenza episcopale italiana):

«Finché ci saranno vittime della violenza, come quelle ritrovate in contrada Fiego, vuol dire che non basta ciò che facciamo. Quei resti carbonizzati sono, per me credente, parola di Dio che mi interroga e mi fa ritenere di poco o assolutamente inutile un certo modo di vivere la religiosità, soprattutto quando questa non sfonda il muro dell’abitudine a non mettere in crisi il perbenismo. Chiediamo ai giovani di uscire un pò di più per le strade; chiediamo alla nostra Chiesa di essere più presente, di andare per strada non solo, per far processioni, ma anche per dire che Cristo ci chiede qualcosa di più. Smettiamola di pensare che quello che è successo sia un fatto che interessa la malavita. E noi dove stiamo? La malavita sporca anche noi, interessa anche noi, ci vede purtroppo anche se inconsapevolmente complici di questa realtà».

Il presule di origine pugliese (nativo di Cerignola) ha sferzato anche la casta politica: 

«Con tanto rispetto ma con altrettanta forza, chiedo anche a chi è chiamato al difficile compito di amministrare la cosa pubblica di creare le condizioni di vivibilità nella nostra città, soprattutto in quelle zone dove è un eufemismo parlare di degrado. Mettiamoci insieme, in tutti i sensi, per non cedere al fatalismo di chi pensa che alcune zone della nostra città siano votate, o meglio condannate, a rimanere zone franche, per il consumarsi di illegalità d’ogni genere».

La speranza c’è, è viva: «Quei tre cadaveri possono diventare un monito per tutti noi e farci uscire da questi momenti di dolore e indignazione con la voglia di aiutare la nostra città, soprattutto i nostri giovani ad alzare la testa in maniera responsabile».

La ‘ndrangheta come le altre mafie non rispetta nessuna vita. La morte di questo pargolo come ha detto don Nunzio Galantino «è una sconfitta per tutti noi». Così come quella di Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido da cosa nostra dopo una lunga prigionia per vendicarsi del padre, divenuto collaboratore di giustizia.

Le organizzazioni criminali non risparmiano i bambini, soprattutto la ‘ndrangheta. Il 23 marzo 2008 in un agguato costato la vita a Luca Megna, a Papanice nel Crotonese, fu colpita alla testa Gaia, la figlia di 5 anni. A giugno dello stesso anno a Melito Porto Salvo, nel Reggino, due uomini armati spararono in piazza mentre era in corso una recita dell’asilo e delle elementari, ferendo alla testa Antoninò Laganà, un bimbo di 3 anni. Nel 2008 a Palmi, furono feriti una donna incinta e due bambini. Il 25 giugno 2009 sul campetto di calcio di Crotone un agguato costò la vita a Domenico Gabriele che spirò dopo tre mesi di agonia. O come le giovani vittime delle faide calabresi, da Cittanuova a Oppido e Laureana. Avevano da 7 a 11 anni. Uccisi da piccoli per non averli come nemici da grandi. Così questi bambini crescono nell’odio e nella violenza. 

La ‘ndrangheta ha sempre assassinato donne e bambini, ha gettato uomini in pasto ai maiali, ha obbligato ragazze a uccidersi con l’acido. Ed è la stessa ‘ndrangheta con cui grossi pezzi della politica, della massoneria e dell’economia fanno affari, in Calabria come nel resto d’Italia, nord compreso. Ecco qualche esempio concreto e documentato dalla Commissione parlamentare antimafia. Prendiamo Giovanni Zumbo a Reggio Calabria: un commercialista arrestato per le infiltrazioni mafiose nella Multiservizi, una partecipata del Comune. Zumbo è stato condannato ad appena 16 anni e 8 mesi di reclusione. Questo Zumbo era il raccordo tra le cosche, la massoneria e la politica. Zumbo ha goduto per anni della totale fiducia degli uffici giudiziari. Era addirittura il custode dei beni sequestrati ai mafiosi locali.


Considerazioni personali

Per non dimenticare: lo Stato se solo volesse impiegherebbe un mese per azzerare sul piano militare le organizzazioni mafiose in Italia, e circa due mesi per farle capitolare a livello finanziario. Ma si tratta di multinazionali criminali che seppure non riconosciute dallo Stato con tanto di decreto, sempre per lo stesso Stato fanno spesso il lavoro sporco commissionato dai servizi segreti con cui mantengono proficui contatti, intessendo affari con il traffico di droga, armi e rifiuti pericolosi. Ma questa è un'altra storia. In Italia, soltanto in rari momenti e per breve tempo, si è iniziato a condurre una guerra su tutti i fronti alla mafia. La prima offensiva è quella culturale e sociale e parte dalla pedagodia, dall'educazione, dall'etica, dai valori.

Occorre spezzare una volta per tutte questo destino apparentemente ineluttabile: la ‘ndrangheta è soltanto (scusate l’espressione forte, ma quando ci vuole, semplicemente ci vuole) un ammasso di vile merda!

A Nicola

I tuoi occhi vivi e sorridenti saranno sempre nel ricordo dei tuoi cari e anche nei nostri che hanno sentito parlare di te per la prima volta. 
Ciao piccolo angelo!



Post scriptum

Giovanni Paolo II (Valle dei Templi, Agrigento, 9 maggio 1993):


«Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può l’uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Lo dico ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio».

2 commenti:

  1. fanno il lavoro sporco dei servizi perchè quello pulito di informarsi sapendo cosa ricevono in cambio dallo stato (terremoti, tumori, scarichi radioattivi) è troppo per loro, capre ignoranti. importante è ricevere in cambio l'assenza di polizia, la tv con il calcio e peppa pig per i loro inconsapevoli futuri piccoli caproni delinquenti.

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  2. Riposi in pace in un mondo migliore di questo.

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