31.10.13

L’EUROPA LEGALIZZA LA PEDOFILIA CON UN TRUCCO: E L’ITALIA ESEGUE GLI ORDINI






di Gianni Lannes



Per l’Europa dei banchieri, dei politicanti prezzolati e dei burocrati, la nuova regola - verniciata con un sedicente ideale - da imporre a tutti i popoli del vecchio continente è inquietante: è lecito il sesso tra adulti e bambini. Non ci credete? Allora provate a leggere nell’idioma che preferite la Raccomandazione CM/Rec (2010) 5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. All’articolo 18 c’è scritto testualmente:

«Gli Stati membri dovrebbero assicurare l’abrogazione di qualsiasi legislazione discriminatoria ai sensi della quale sia considerato reato penale il rapporto sessuale tra adulti consenzienti dello stesso sesso, ivi comprese le disposizioni che stabiliscono una distinzione tra l’età del consenso per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso e tra eterosessuali; dovrebbero inoltre adottare misure appropriate al fine di abrogare, emendare o applicare in modo compatibile con il principio di non discriminazione qualsiasi disposizione di diritto penale che possa, nella sua formulazione, dare luogo a un’applicazione discriminatoria».




Detto e fatto. L’Italia ha aderito prima di tutti. Infatti, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), istituito all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità, ha pubblicato le linee guida di una Strategia Nazionale LGBT per l’applicazione dei princìpi contenuti nella suddetta Raccomandazione. Protagonista indiscussa dell’operazione, il ministro del Lavoro con deleghe per le Pari opportunità Elsa Fornero che ha disposto due Direttive (2012 e 2013). 









Ora, secondo il nostro ordinamento (articolo 606 quater codice penale), l’età del consenso (fissato in Italia a 14 anni) è la determinazione dell’età minima per disporre validamente della propria libertà sessuale e vi sono alcune condotte per le quali è dirimente il suo raggiungimento al fine di configurare o meno una condotta penalmente rilevante: minore di 13 anni: il consenso non viene considerato valido, indipendentemente dall’età dell’autore dei fatti; tra i 13 e i 14 anni: il consenso non è ancora considerato pienamente valido, ma esiste una causa di non punibilità nel caso in cui gli atti sessuali vengono compiuti consenzientemente con un minore di 18 anni, purché la differenza di età tra i due soggetti non sia superiore a tre anni; tra i 14 e i 16 anni: viene considerato validamente espresso il consenso, salvo che l’autore dei fatti sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore ovvero conviva con il minore, o che il minore gli sia stato affidato per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia; tra i 16 e i 18 anni: viene considerato validamente espresso il consenso, salvo che il fatto venga compiuto con abuso di potere relativo alla propria posizione da una delle figure citate nel punto precedente.


La ratio della legge e di tutta la relativa giurisprudenza è pertanto quella secondo cui al di sotto di una certa soglia d’età minima (14 anni) «la violenza (da parte del maggiorenne) è presunta in quanto la persona offesa è considerata immatura ed incapace di disporre consapevolmente del proprio corpo a fini sessuali».
Ora questa Raccomandazione europea, prontamente recepita dal, governo tricolore, auspica l’azzeramento di ogni distinzione d’età  - in Italia come negli altri Paesi - col grave rischio di considerare domani lecite condotte oggi costituenti reato in un progressivo scivolamento culturale e giuridico verso il basso.

Se il criterio per considerare lecito e normale - e pertanto generatore di diritti - qualsiasi tipo di unione sessuale ed affettiva è la libertà ed il libero consenso delle parti, dopo aver sdoganato penalmente e quindi culturalmente i rapporti tra maggiorenni e minori anche di anni 14, si passerà a sdoganare l’incesto (che già oggi è reato solo in caso di pubblico scandalo) e la poligamia, in modo tale da richiedere per entrambi il riconoscimento giuridico con relativi diritti.

Se, infatti, l’ unico imperativo morale è la libertà che non può essere conculcata da nessun principio o legge naturale, non si vede perché un domani, in base a tali presupposti, due o tre donne consenzienti non potranno sposarsi con un uomo o viceversa (e quindi pretendere gli stessi diritti delle obsolete e banali famiglie monogamiche ed eterosessuali tradizionali) o un nonno sposarsi con la nipote consenziente o un padre con la figlia. Ciò che può apparire una provocazione, ma che sul piano logico-giuridico non lo è affatto, si spera sia sufficiente ad evidenziare la folle antropologia che sta alla base di tali documenti.








Per adeguarsi a questi deliranti programmi, il documento dell’UNAR impone l’obbligo di considerare l’omosessualità equivalente all’eterosessualità in tutto e per tutto, senza ammettere alcun dubbio. Anzi, tutto ciò che non rimanda a una piena approvazione di ogni diritto richiesto dalla comunità di lesbiche, gay, bisessuali e trans (LGBT) è automaticamente considerato omofobia, rientra cioè in quei “pensieri dell’odio” che la legge punisce severamente. In pratica è obbligatorio - per legge - pensare che le relazioni omosessuali siano una pratica assolutamente naturale e, perciò, sia anche sacrosanto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, perché come radice dell’omofobia viene indicato l’eterosessismo, vale a dire il pensare che solo il rapporto eterosessuale sia naturale. 

Paradossalmente siamo all’inversione per legge di ogni diritto naturale. Siamo arrivati al punto che gli eterosessuali, coloro che giudicano innata e regolare la sessualità praticata tra individui di genere diverso, sono diventati soggetti malati o da rieducare. 

“Gli omofobi sono cittadini meno uguali degli altri”. Lo ha detto Piero Grasso, presidente del Senato, partecipando ad una iniziativa in Senato in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. 

“Una corretta educazione su questi temi - ha sostenuto l’ex magistrato - la dobbiamo fare soprattutto per chi soffre di questa “malattia”, per chi vive male, sopraffatto da un’irrazionale paura, dal terrore di uscire di casa, dall’ansia di avere tra i suoi compagni di scuola, di lavoro, tra i suoi amici, i suoi familiari, una persona omosessuale. Diciamocelo, sono cittadini meno uguali degli altri, sono chiusi nel loro guscio, si frequentano solo tra loro, non allargano i loro orizzonti né il loro cerchio di amicizie. Temono i viaggi all’estero, le feste, gli studentati all’università, gli spogliatoi delle palestre. E’ un problema sociale che dobbiamo affrontare davvero, da subito, a partire dai più giovani. Dobbiamo farlo insieme, le istituzioni con le associazioni”.

Affermazioni farneticanti? Sono forse l’inquietante segnale di quanto sia degenerata la situazione e di quanto sia diffusa ormai l’irragionevolezza su tale questione a tutti i livelli, istituzionali, politici e massmediatici. Non a caso si fa riferimento a “incitamenti all’odio e alla discriminazione che permangono nelle dichiarazioni provenienti dalle autorità pubbliche e da alcuni rappresentanti delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche veicolate costantemente dai media italiani” che violerebbero spesso e volentieri questo punto, solo in quanto costoro rimangono fermi nella preferenza verso una sessualità non deviata e non uniformante a quella gay.  E si preannunciano restrizioni alla libertà di esprimere opinioni non conformi, ovvero persino alla libertà di “avere opinioni” proprie.

La scuola sarà il principale teatro di operazioni per la creazione del nuovo cittadino con una nuova coscienza antidiscriminatoria mediante il cambiamento dei programmi scolastici e l’indottrinamento forzato per promuovere lo stile di vita LGBT. I cardini di questa iniziativa sono, ad esempio, l’ampliamento delle conoscenze e delle competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT; il favorire l’empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni; il contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, per superare il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori e per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali; la realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT e sui temi del bullismo omofobico e transfobico; l’integrazione delle materie antidiscriminatorie nei curricula scolastici; il riconoscimento presso il Ministero dell’Istruzione delle associazioni LGBT; corsi di approfondimento che daranno crediti formativi. Inutile dire che è previsto che siano direttamente le associazioni LGBT a gestire i corsi di istruzione sul tema. Le scuole divengono in tal modo campi di rieducazione in chiave omosessuale e di sdoganamento della pedofilia, le palestre dell’umanità del terzo millennio decadente e promiscua.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro il discorso è analogo, con l’aggiunta di corsie preferenziali per l’assunzione e la formazione di personale LGBT (dopo le quote rosa anche quelle arcobaleno) e di formazione per tutti i lavoratori sul tema per cancellare ogni residua resistenza. Corsi di formazione e iniziative varie che saranno finanziate con i fondi strutturali europei, vale a dire con i soldi, in massima parte, della Commissione Europea, ossia le nostre tasse. Questo indottrinamento è previsto poi per categorie specifiche che svolgono nel sociale particolari attività, dai giornalisti, ai tutori dell’ordine pubblico, al personale carcerario. 

Inoltre, è prevista un’inquietante “cabina di regia”: il “Sistema integrato di governance”, composto da UNAR, organizzazioni di gay e lesbiche, diversi ministeri, Ordine dei Giornalisti, sindacati. In tal modo il 20 novembre 2012 è stato costituito il Gruppo Nazionale di Lavoro LGBT.

La Raccomandazione del Consiglio d’Europa che è alla base della Strategia Nazionale è infatti un protocollo cui si aderisce su base volontaria; non c’è alcun obbligo politico di recepirlo. E quindi è possibile per un nuovo governo ritirarsi dal progetto in qualsiasi momento. Il ministro delle Pari Opportunità, tuttavia, Josefa Idem, nel suo breve mandato, aveva già sposato la visione più radicale degli omosessuali, dichiarando di voler procedere nella direzione del matrimonio gay e di volerlo fare anche rapidamente. Nessuna meraviglia perciò se prossimamente tra i problemi reali che affliggono il Paese, tra la disperazione dei cittadini e degli imprenditori che arrivano al suicidio, tra i drammi delle famiglie e dei lavoratori travolti dalla crisi, tra le difficoltà dell’economia e le incertezze sul futuro degli italiani, la sinistra cercherà di inserire con manovre ricattatorie e ipocrite le problematiche (dell’immigrazione e quelle) dei gay. Saremo aggrediti dalla propaganda anti-omofoba, contro gli argini tradizionali della eterosessualità additata come colpa e malattia e martellati dalle richieste per i presunti diritti degli omosessuali a sposarsi, a ottenere riconoscimenti genitoriali per adozioni o “uteri in affitto” e a porsi in concorrenza sul terreno delle tutele e delle agevolazioni con le famiglie tradizionali, senza “discriminazioni” sessiste collegate ai concetti di normalità e naturalità. 
L’obiettivo ultimo è intuibile: permettere che gay e lesbiche possano sposarsi tra loro, costituire delle famiglie, adottare dei bambini e un domani (molto prossimo) poter avere dei figli propri accedendo all’inseminazione artificiale in “combinato disposto” con l’utero in affitto.

Ma cosa vuol dire discriminare? Vuol dire distinguere, differenziare, scegliere. Allora la discriminazione non è un male in sé, ma lo diventa quando essa è priva di valide ragioni e di senso. Se ad esempio impediamo ad un non vedente di pilotare un aereo noi lo stiamo discriminando ma, facendolo per una più che sacrosanta ragione, quella discriminazione sarà giusta. Altrettanto non si potrebbe dire se impedissimo allo stesso soggetto di salire a bordo del velivolo come passeggero. In questo caso la discriminazione sarebbe irragionevole e quindi ingiustificata. Come comportarci, quindi, con il non vedente?

Concedendogli tutto, forzando e piegando la verità delle cose per permettergli, a discapito degli altri, anche ciò che non può fare per una presa di posizione ideologica (ovvero costruita, artificiale, creata dall’uomo) o assecondando e sottomettendoci tutti alla realtà dei fatti e della natura? Perché allora non permettere che una coppia omosessuale possa sposarsi, adottare o avere dei propri figli? Perché discriminarli? Perché la “scelta”, la “distinzione”, la “discriminazione” è stata operata dalla natura? Essa ha scelto che un bambino possa nascere unicamente dall’unione di un uomo e una donna e che quell’ambiente familiare sia l’unico adeguato ad uno sviluppo ed una crescita psichica sana, positiva.

Cosa fare allora? Coartare, forzare, sottomettere la natura per dare a tali soggetti anche ciò che non gli appartiene, per permettergli ciò che non possono, o adeguarsi alla verità del concreto e del reale?

La storia ha più volte tragicamente insegnato che quando l’essere umano ha tentato di azzerare la realtà e la natura stessa dell’uomo per piegarla e sottometterla a una sua idea e visione del mondo “perfetto” ha dato vita ai peggiori abomini e crimini dell’umanità.
Al contrario dell'omofilia, la pedofilia viene invece vista, giustamente, come un crimine spaventoso. A causa di questa contrapposizione tra un'omofilia (teorica e pratica) "buona" e una pedofilia "cattiva", diventa difficile riflettere su un dato lampante: gran parte degli atti di pedofilia sono atti di pedofilia omosessuale. Sono cioè molto più frequenti le violenze subite da bambini maschi di quelle subite da bambine (in un rapporto, secondo le ricerche di Philip Jenkins sulla pedofilia di preti e pastori protestanti negli Usa, di circa 8 a 2). Mentre spesso si sottolinea il legame tra celibato ecclesiastico e pedofilia (che non è particolarmente significativo, dato che moltissimi pedofili sono sposati), si parla pochissimo di quello tra omosessualità - o bisessualità - e pedofilia, perché il conformismo dell'ideologia dominante e il "terrorismo intellettuale" di un movimento omosessuale sempre più aggressivo impediscono una seria riflessione al riguardo.

Eppure, basterebbe rileggere alcune delle affermazioni, passate e presenti, di numerosi esponenti del movimento omosessuale, per renderci conto che questo rapporto c'è, ed è significativo. Uno dei fondatori e teorici del movimento omosessuale italiano, Mario Mieli, così scriveva nel suo libro, del 1977, "Elementi di critica omosessuale" (pubblicato da Feltrinelli):

«Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l'Edipo, o il futuro Edipo, bensì l'essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica».






In tanta lucida follia, è stato quindi lo stesso Mieli a descrivere, oscenamente ma sinceramente, il rapporto che lega "le checche", "i pederasti", alla pedofilia. A questo signore, che tra l'altro si definiva anche "coprofago" (amava nutrirsi di escrementi) è intitolato un noto circolo di "cultura omosessuale" a Roma. Ciò ci spiega come ancora oggi il movimento omosessuale lo ritenga un pioniere e un punto di riferimento teorico.

Forse meno influente di Mieli, ma senz'altro più popolare alla platea televisiva, è Aldo Busi, lo scrittore omosessuale dichiarato e militante. Qualche anno fa, sulla rivista omosessuale Babilonia, il gay Busi pubblicò un articolo intitolato "Scusi mi dà una caramella?" in cui, tra le altre cose, chiosava le seguenti affermazioni:

«Che sarà mai se un ragazzino di 5 o 10 o 12 anni fa una sega a uno più in là negli anni o se la fa fare?... Un bambino senza curiosità sessuali è un bambino già subnormale... All'offerta sessuale del bambino bisogna che l'adulto responsabile dia una risposta sensuale e non una risposta astratta a base di rimproveri, ammonizioni e di sfiducia... Se per fare questo gli prende in mano il pisello o le si accarezza la passerina - gesti che io non ho mai fatto comunque con nessuno: sarà per questo che tutti i bambini e le bambine della mia vita mi hanno girato le spalle per sempre - che sarà mai?».

Parole rivoltanti, che affermano forse l'estraneità dell'omosessuale militante Busi dalla pratica pedofilica, ma anche la sua disgustosa giustificazione del fenomeno. Non solo di giustificazione teorica della pedofilia, ma anche della sua orribile pratica dà testimonianza è il libro Gran bazar, un volume pubblicato nel 1975 da Daniel Cohn Bendit, protagonista del Maggio francese, bisessuale, strenuo difensore dei "diritti gay", già capogruppo dei Verdi al parlamento europeo.



Argomenta così Cohn Bendit, narrando delle sua esperienze di maestro in un asilo autogestito:

«... Il mio costante flirt con tutti i bambini assunse presto connotazioni erotiche. Potevo veramente sentire come all'età di 5 anni le piccole avevano già imparato a corteggiarmi. La maggior parte delle volte mi sentivo senza difese. Mi accadde diverse volte che i bambini mi aprissero la patta dei pantaloni e cominciassero ad accarezzarmi... Ma quando continuavano e insistevano io cominciavo ad accarezzarli». 

Era la Francia degli anni Settanta, in cui Sartre, la de Beauvoir, Foucault (il filosofo omosessuale che teorizzava la "pedofilia dolce"), Jack Lang e altri firmavano petizioni a favore della liberalizzazione dei rapporti sessuali con i minori.  

Certo, non tutti i teorizzatori della "normalità" della pedofilia sono omosessuali. In Italia Daniele Capezzone, già portavoce del Pdl, così commentava nel 1998 la decisione dei radicali di promuovere il convegno "Pedofilia e Internet": 

«Al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, la pedofilia non può essere considerata un reato».

Nichi Vendola in una memorabile intervista a La Repubblica (“Il gay della Fgci”, pubblicata il 19 marzo 1985, - giorno della festa del papà - a pagina 4) così si era espresso:     

«Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro o con gli adulti - tema ancora più scabroso - e trattarne con chi la sessualità l'ha vista sempre in funzione della famiglia e della procreazione».

La rileggiamo. Dice esattamente così: «diritto dei bambini ad avere una sessualità tra loro o con gli adulti».

Possibile? In realtà il ragionamento non è nuovo, si trova in tutti i siti di pedofilia. Primo: nei bambini la sessualità si sviluppa molto prima di quanto non si creda. I più coraggiosi fissano anche l'età: 10-11 anni. Dunque, se la sessualità infantile si sviluppa così presto, è lecito considerare i bambini, anche a livello sessuale, al pari degli adulti. E parlarne. Semplice e chiaro. La dichiarazione, riportata da un quotidiano nazionale non da un bollettino qualunque, non suscita scalpore. 





Solo Vittorio Feltri sul quotidiano Libero ha colto nel segno quando ha scritto: «C'è una lobby che difende i pedofili. Non immaginiamoci una massoneria segreta. La ragione sociale di questa combriccola è far sì che l'attrazione verso i bambini sia considerata, almeno giuridicamente, un orientamento sessuale lecito come un altro. In Parlamento o altrove, dovunque si è missionari di questa idea. A questo livello, oggi, si gioca la battaglia. Il modo è semplice: visto che l'omosessualità è socialmente - e giuridicamente - riconosciuta, basta assimilare ad essa la pedofilia e il gioco è fatto. Non c'entrano destra o sinistra. Si tratta di solidarietà tra chi la pensa allo stesso modo. Chi denuncia queste trasversalità, viene zittito». 


Vendola ai giorni nostri ha negato pubblicamente di aver pronunciato quella frase, però La Repubblica non ha mai ricevuto né pubblicato una lettera di smentita o comunque di rettifica da parte di Vendola. Comunque pochi mesi dopo, ovvero il 6 maggio 1985 (pagina 4), la rivista Nuova Solidarietà riporta la stessa frase e sempre attribuita a Nichi Vendola. Citiamo di nuovo e la fonte, questa volta, non è La Repubblica: «diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti sessuali con gli adulti». 

L’avrebbe pronunciata davanti all'assemblea dei militanti della Fgci quando, nel marzo del 1985, venne eletto membro della segreteria nazionale. Dunque due testi, diversi e indipendenti tra loro, riportano lo stesso episodio. Evidentemente non fu solo il giornalista di Repubblica a capire male. Poco tempo fa lo stesso Vendola - fidanzato con un compagno canadese - ha dichiarato in un'intervista a Luca Telese: "Voglio un figlio". Ma voi l'affidereste un bambino a Nichi Vendola?

Non è tutto. Ecco il fil rouge.  Dopo: il 24 ottobre del 1996 viene presentata in Parlamento una proposta di legge (numero 2551). Chi è il primo firmatario? Nichi Vendola. Il testo è agli atti. Si chiede di modificare la legge del 25 giugno 1993 «in materia di discriminazione». In pratica si propone di estendere le norme anti-discriminatorie già presenti per quanto riguarda la razza, l'etnia, la nazionalità e la religione, all’«orientamento sessuale». L'intento è nobile. Vuol dire non discriminare chi ha propensioni sessuali diverse dalla media. E chi non è d'accordo? Peccato che tra le righe passi un concetto pericoloso. Non a caso, quando in commissione venne discusso il testo, si scatenò una feroce polemica proprio su questa definizione: «orientamento sessuale». Un parlamentare di An accusò: in questo, modo si finisce per legalizzare la pedofilia.  

E ancora: c'è la politicante Rosi Bindi appena nominata presidente della commissione parlamentare antimafia, e le sue relazioni con la comunità del Forteto in Toscana, dove minori hanno subito violenze e abusi sessuali.

Per la cronaca, secondo i dati ufficiali (sottostimati) del ministero dell'Interno in Italia scompaiono circa 2 mila bambini ogni anno, tanti dei quali oggetto di merce sessuale per adulti depravati che spesso, risiedono indisturbati e impuniti ai piani alti del potere. e delle gerarchie militari nonché giudiziarie.

















http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/9/CM28/evidenze/evi214.pdf

8 commenti:

  1. Gianni sono ammirato e diffonderò in tutti nodi questa tua analisi documentata e serrata. Molti mi chiedono perchè io, te, Marcianò ed altri non riuniamo il nostro autonomo lavoro intellettuale e "politico" nel senso morale della parola , sotto una una unica sigla di riferimento ideale . Riferimento ideale .. una sorta di targa che indichi un intellettuale collettivo che marcia con le coordinate giuste e con il metodo della analisi, metodo del quel tu oggi hai dato la tua ennesima e centomillesima dimostrazione . Il gruppo pensato come intellettuale collettivo consetirebbe anche di raccogliere specialità professionali e di gestire tutela attiva dei membri , e/o autotutela collettiva . Lancio quì la proposta .. nella consapevolezza che occorre sempre più ben attrezzarsi collettivamente .. e non andare allo scontro isolati seppur riconosciuti .. Abbraccio forte . Paolo Ferraro

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    1. Complimenti Gianni e Grazie!!
      Bellissima iniziativa auspicata da tantissimi quella di Paolo Ferraro, un Grazie di cuore anche a te! Forza che ce la possiamo fare se VOI siete UNITI! :) Noi ci SIAMO

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    2. Caro Paolo Ferraro spero che questa tua proposta trovi una realizzazione concreta, sono infatti innumerevoli le persone che sentono la necessità di un momento di aggregazione e condivisione della Verità. Verità che purtroppo viene sistematicamente ostracizzata dalla legge del profitto, l'unico paradigma dominante di questa nostra epoca materialistica.

      Il risveglio delle coscienze e della consapevolezza è il primo passo imprescindibile per un cambio di paradigma che permetta all'umanità di evolversi e abbandonare il materialismo spingendosi verso un punto di equlibrio che prenda in considerazione anche la nostra spiritualità.

      Questa sarebbe la vera missione del "gruppo intelletuale" che tu auspichi e al quale sarei onorato di dare il mio contributo.

      Non finirò mai di ringraziare il lavoro tuo e di persone come Marcianò, Lannes, Pizzuti, Della Luna, Menta e molti altri come voi.
      Grazie, Grazie e ancora grazie.

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  2. è veramente un documento molto triste,sono scioccato da vederlo lì in calce,addirittura già ratificato,tra un pò un pedofilo potrà vantarsi al bar tranquillamente delle sue malefatte,non riesco veramente a capire come gente sia così sporca da portare avanti politiche di questo genere....l'EU è un cancro che ci porterà veramente a male...bisognerebbe abbandonarla ma i nostri politicanti sono assoggettati alla grande...intanto diffondo

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  3. Mah! La lettura di questo articolo mi ha lasciato un po’ perplessa… Condivido, ovviamente, il punto di partenza di preoccuparsi che possa essere lasciato spazio ai pedofili e che questa schifezza sia depenalizzata… Ma sinceramente non capisco altri aspetti della questione, come l’aver voluto legare questo discorso all’omosessualità, che non ha nulla a che fare!
    Poi ne fa una questione partitica, ma dimenticando che un tentativo per depenalizzare i rapporti sessuali con minori era stato appoggiato anche dal PDL!!
    Non condivido, poi, tutti i suoi “timori” (pregiudizi) verso il riconoscimento di diritti agli omosessuali, né il fatto che dica – sostanzialmente – che la legge non dovrebbe permettere matrimoni e adozioni ai gay perché “per natura” non è previsto! E nemmeno che metta la rivendicazione di questi diritti tra le colpe dell’iniquità sociale!!

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  4. Gentile "anima vegana", lei avrà pure un nome e un cognome. Le sue opinioni personali hanno un'identità? Perché si nasconde dietro uno pseudonimo con un punto di vista così confuso? Se vuole capire legga con più attenzione e poi magari si interroghi. Che c'entrano i partiti che hanno comunque devastato l'Italia? Qui non c'entrano le solite tifoserie, i soliti triti schemi destra e sinistra, ad uso e consumo di logiche perverse. Piuttosto, l'essere umano e madre Natura. E' inaccettabile l'imposizione per legge di un'ideologia di genere, o se preferisce, del genere!

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  5. Stimato Gianni Lannes,
    il suo articolo espone con la consueta accuratezza documentale l'azione capillare con cui il sistema dominante è impegnato a trasformare il male in bene ed il bene in male. Non solo non è azzardato pensare che chi difende la giustizia sarà a breve bollato come criminale e nemico della "pace e sicurezza" globale...sarà esattamente quello che accadrà,e anzi sta già accadendo.
    Bene, riguardo a quanto lei ha trattato mi permetto di citare il pensiero più politicamente scorretto e irritante che il nostro tempo possa concepire, e cioè la visione del Creatore dell'universo:

    Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole. (Levitico 18:22)

    L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti,(....) Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; (...)
    Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento.
    Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; (lettera di Paolo ai Romani, cap. 1:18-28)

    E ora si scatenino pure le ire di quanti si stimano sapienti, intelligenti e uniche divinità di se stessi. Resta il fatto che c'è verità e Verità.
    Quanto a quest'ultima, resta ancora poco tempo per trovarla...se non vogliamo piuttosto scegliere di seguire la nostra mente perversa nella fossa.
    Le auguro ogni bene.
    Giulia

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  6. Un articolo da incorniciare e appendere al muro. Pochi hanno il coraggio di affrontare certi argomenti con lucidità e onestà come fa Gianni Lannes. Vorrei far notare come questo tema sia venuto fuori in concomitanza dello Standard per l'educazione sessuale dell OMS, che NESSUN quotidiano nazionale ha denunciato.
    Apprezzo molto l'apertura da parte di Paolo Ferraro a Lannes e credo che in Italia ci sia bisogno di mettere da parte l'individualismo e cercare di creare un fronte comune in difesa agli attacchi della cultura illuminista deviata che sta imperando in ogni campo. Da soli l'impresa è ardua. Soltanto se ci uniamo possiamo avere una speranza.
    Per quanto riguarda l'argomento omosessualità: qui non si tratta di credenza cattolica contro illuminismo progressista; non si tratta di essere bigotti conservatori oscurantisti o moderni progressisti di visione "aperta". Qua si tratta di capire che a nessuno può fregar di meno se alcune persone scelgono di essere omosessuali e che in una società libera si deve esser liberi di poter criticare l'omosessualità senza essere accusati cialtronescamente di omofobia e sexismo. Sai cosa me ne frega a me se un uomo si scopa un uomo? Basta che non si parli di matrimonio e famiglia. La natura è fatta di opposti, ossia parti maschili e femminili, positivi e negativi, yin e yang, uomo e donna, tranne in alcuni casi (rane) in cui, per esigenze di proseguimento della specie, si può assistere ad un mutamento di identità. Ma l'uomo nasce CHIARAMENTE con una identità sessuale, provata dai suoi genitali. Sfido chiunque a dimostrare il contrario in maniera scientifica e non attraverso "esperienze personali" o psicologiche. Indipercui, le leggi vengono fatte in conseguenza a questo fatto innegabile. Liberi di scegliere con chi fare sesso (maggiorenne), ma la famiglia è un'altra cosa.
    La procreazione avviene tra persone di sesso opposto, tranne nel caso in cui qualche scienziato neonazista non trovi il modo di ingravidare gli uomini in maniera artificiale, come visto nell'abominevole film propagandistico con Swarzenegger.
    Gianni Lannes, le risulta che la Chiesa, tramite la parola del suo Padre, abbia preso una posizione ufficiale in merito a questa questione? Perché se non lo ha fatto, credo sia il momento di pretendere che lo faccia.

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