16.6.13

SCHIAVISMO IN PUGLIA SUI MIGRANTI



Puglia: sfruttamento di migranti - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)




di Tonino D’Angelo*

BASTA BUSINESS SULLA PELLE DE MIGRANTI. UN SOLO IMPERATIVO: CHIUDERE il ghetto di migranti nelle campagne di Rignano in provincia di Foggia e costruire da subito risposte a costo inferiore e a tasso elevato di inclusione sociale e integrazione, come a Riace.

Giovedì 20 giugno mattina vi sarà un incontro in Prefettura,richiesto da ARCI Provinciale,dalla FLAI CGIL,dal Coordinamento provinciale di LIBERA, dalla Cooperativa internazionale “La Senegalese”, da Art Village di S.Severo.

L‘incontro nasce dalla “necessità di individuare scelte e soluzioni alternative, rispetto all’obbrobrio sociale che si vive nel ghetto di Rignano scalo, un contesto in cui la dignità dell’essere umano è totalmente violata e dove vi è un ricettacolo fertile di illegalità e violenze.”

Non si intende pertanto più essere conniventi nel mantenere lo status quo del Ghetto, ovvero tollerare che esistano i ghetti e tutte le deformazioni sociali con essi strettamente collegate, intendendo continuare ad  impegnarsi e lottare per il cambiamento dando futuro e dignità a tanti esseri umani.

 Se l’accoglienza di una persona migrante a Lampedusa costa oltre 100 euro al giorno,se un detenuto migrante a causa del reato di clandestinità o altro connesso,costa,come ogni altro detenuto,da 100 a 200 euro al giorno,se i vari servizi di accoglienza costano tantissimi milioni di euro all’anno,con la gestione di interventi,come nel caso dell’Emergenza Nord Africa, che ha portato tanti milioni di euro (in provincia di Foggia verso i 10 milioni di euro) in alberghi e in strutture simil alberghiere, a valenza solo assistenzialistica,senza alcun investimento su programmi di inclusione sociale-lavorativa,salvo eccezioni,quindi senza alcun vantaggio reale delle persone migranti,i cui diritti sono calpestati e oggetto di un mercato,vero e proprio business,ora bisogna dire BASTA a questo spreco di denaro e a interventi che nei fatti spingono i migranti nelle mani del caporalato e delle mafie!!

Nel Ghetto sotto Rignano da molti anni si spendono soldi (sino a 1 milione di euro) per portare acqua e bagni chimici in alcune fasi dell’anno (estate in particolare),in un posto “governato” dalla mafia, dal caporalato,in cui oltre al mercato delle braccia, vi è quello del traffico e spaccio di droghe, della prostituzione, con le conseguenze immaginabili, ivi inclusa la diffusione di malattie infettive vecchie e nuove; Emergency fa quello che può in un territorio che pare essere diventato una zona franca per ogni forma di illegalità (pochi bianchi e caporali neri imperversano su centinaia di africani!!). Il Ghetto sotto Rignano pare essere come Scampia, una sorta di paese intoccabile, dove portare l’acqua e durante l’estate un po’ di attenzione in più alle persone che vivono in baracche fatiscenti, significa di fatto essere complici del perdurare di una condizione di schiavitù del terzo millennio.

Siamo pronti insieme con la Cooperativa internazionale “La Senegalese” e altri che lo vogliano, in primis le centinaia di migranti incontrati in questi mesi, a farci carico delle centinaia di migranti presenti nel Ghetto, senza deleghe, bensì, come a Riace,puntando sulla partecipazione e sulla responsabilizzazione, bandendo ogni forma di mero assistenzialismo, costoso e controproducente, che ha generato una cultura “parassitaria” dei diritti, ammazzando le lotte e le rivendicazioni di salari Giusti,del rispetto della legalità. Siamo pronti a farlo con risorse molto inferiori a quelle sprecate ogni anno per il Ghetto e in altri rivoli; basta mettere a disposizione, come chiediamo da tempo, terreni e beni confiscati alla mafia o di terreni e immobili pubblici (vedi ad es. Agropolis; un immobile e terreni di proprietà della Regione, vicino all’Albergo diffuso di San Severo…),con la riqualificazione dell’Albergo diffuso di San Severo, in coerenza col recente Piano triennale della Regione Puglia.

In realtà ci siamo resi conto che dopo dieci anni di esistenza del Ghetto sotto Rignano, la situazione è peggiorata e ha assunto dimensioni tali che è sfuggita di mano alle autorità amministrative e locale.

Inizialmente il Ghetto era frequentato da decine di persone ma in poco tempo è diventato un punto di incontro di migliaia di persone che durante la stagione estiva, arrivano da ogni parte del’ Italia.

Tutto queste persone si aggiungono a quelle già presenti per rimanere lì sul posto dopo la chiusura della stagione estiva, purtroppo non sapendo dove andare.
In questo modo rimangono esposti agli innumerevoli  problemi e pericoli , da tempo radicati e non ancora risolti in quella zona tormentata. Al di la dello sfruttamento fisico della persona, questi problemi stanno portando ad una realtà crudele e disumana provocata della criminalità organizzata.

Oggi siamo arrivati al punto che un ora di lavoro nelle campagne intorno al Ghetto va pagata ormai a poco più di euro 2,75. Mai come ora si assiste ad uno sfruttamento della persona umana che non ha precedenti.

I caporali ormai gestiscono la vita di tutti queste persone ( con o senza permessi di soggiorno ), arrivando a controllare il lavoro, ad decidere l’alloggio, dove devono mangiare ed infine anche come devono gestire il loro divertimento ( droga e prostituzione ).

La criminalità si è insinuata grazie all’ appoggio dei caporali  che sono diventati dei veri propri reclutatori per il mercato del lavoro nero, la prostituzione e lo spaccio di droga.
Ci si è resi conto che portare assistenza medica unitamente ad un supporto di tipo amministrativo o assistenzialistico, ha semplicemente comportato un ampliamento della criminalità organizzata che in questo modo riesce più agevolmente a gestire il suo business di milioni di euro sottraendolo totalmente al controllo della giustizia e della legalità.

In effetti gli sforzi di tutti gli riferenti, ma anche delle cooperative e strutture pubbliche devono avere come unico obiettivo: la chiusura del Ghetto e orientare, impegnare responsabilmente le persone sfruttate in attività alternative alla ghettizzazione e ai centri di accoglienza tradizionali, ovvero in attività fondate ad esempio sull’autocostruzione, sull’autoproduzione,sull’autosufficienza alimentare, sul modello di Riace, riqualificando l’Agricoltura e altri comparti produttivi, con una filiera virtuosa, in modo da assicurare inclusione sociale e integrazione.

L’Art Village a San Severo e la Cooperativa Internazionale la Senegalese, sono impegnati con la FLAI CGIL, l’ARCI, LIBERA, per affrontare e risolvere i problemi riguardanti l’immigrazione , inserendo gli attori principali che sono gli immigrati  stessi.
In questa ottica, la Prefettura si è impegnata fortemente per far aprire nei prossimi giorni l’Albergo diffuso  di San Severo,ha convocato l’incontro del 20 giugno per cercare soluzioni diverse,da cui nessuno può permettersi di fuggire, né rinviare ancora all’anno prossimo soluzioni che sono da assumere con immediatezza .

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Rilanciamo infine la seguente Proposta di legge  dal titolo“ STOP alla Imprenditoria mafiosa e al Caporalato in Agricoltura”:

Proposta di legge  dal titolo

“ STOP alla Imprenditoria mafiosa e al Caporalato in Agricoltura”

Art.1

Gli imprenditori agricoli che usano  manodopera di persone migranti con o senza permesso di soggiorno,reclutandole e utilizzandole tramite il caporalato,ovvero con la “mediazione” di “caporali”  sia del territorio che “migranti”,sono equiparati a mafiosi ai sensi della normativa vigente in materia di mafia e criminalità organizzata.

Art.2

I beni degli imprenditori di cui all’art.1 vengono confiscati,applicandosi ad essi quanto previsto dalla normativa in materia di confisca e utilizzo dei beni confiscati alle mafie.

Art.3

Le persone migranti,con o senza permesso di soggiorno,che abbiano denunciato la condizione di “asservimento” ai caporali e agli imprenditori di cui all’art.1 ,hanno la precedenza nella assegnazione dei beni confiscati per il loro utilizzo sociale, con particolare riguardo ai progetti  in autocostruzione, auto recupero, autosufficienza alimentare e altre tipologie ad alto impatto sociale. Le persone migranti senza permesso di soggiorno che abbiano denunciato quanto di cui agli artt. precedenti, hanno diritto al permesso di soggiorno e all’inserimento in progettualità sociali di cui sopra.

Art.4

Viene istituito a cura della Prefettura competente territorialmente un servizio legale, di intesa coi Comuni e con riguardo ai piani sociali di zona, ad accesso gratuito per le persone migranti che denuncino le fattispecie di reato di cui agli artt. precedenti.


*medico

1 commento:

  1. Letto, e recepito. Segnalerò il pezzo facendo riferimento a questo sito.

    Buona domenica

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Gradita firma degli utenti.