11.6.13

LA STRAGE SILENZIOSA



 

l'ex sindaco Moscarella Giuseppe in tv




di Gianni Lannes


Inquinamento, malattia e morte: il vero lusso di questi tempi è la salute. La signora Maria Rosaria Ladogana, è l’ultima giovane ed inconsapevole vittima ad Orta Nova, un borgo agricolo in provincia di Foggia con 18 mila residenti ufficiali e qualche migliaio di migranti considerati “clandestini”, sfruttati nei campi peggio delle bestie. Purtroppo, l'elenco delle vittime è corposo. Il dolore è incolmabile ed impagabile. Eppure, dinanzi ai continui lutti regna l'omertà.




Qui i veleni occultati dagli anni ’90 - lontano dalla vista degli esseri umani - devastano acqua e terra. Fanno ammalare ed ammazzano persone. Ma le autorità fanno finta di nulla: il problema è nascosto sotto il tappeto. Al massimo si vocifera quando si preannuncia l’ennesimo funerale, o tutt’al più va in scena un rincorrersi di riflessioni tra i medici locali di base, sul proliferare abnorme di malattie che in un lampo diventano fatali per i malcapitati di turno. Ad Orta Nova, da almeno tre lustri i dati statistici ufficiali registrano un costante innalzamento del numero di soggetti colpiti dai tumori. Magari il consigliere comunale Gerardo Tarantino (quota Pdl), già vice sindaco sotto Moscarella, di professione medico, potrebbe fornire una risposta seria, sempre che trovi il coraggio di raccontare pubblicamente la verità e non tema ritorsioni padronali.




Nel frattempo, a rimetterci la vita per mali incurabili soprattutto le donne, ma anche uomini e bambini che sarebbero sani e forse vivrebbero a lungo felici e contenti. Invece, improvvisamente senza distinzione di status, ruolo sociale, età, conto in banca, piomba il fine corsa senza preavviso che colpisce anche atleti e sportivi, esseri umani che qualche momento prima praticavano attività vitali. Lo stillicidio è ormai ininterrotto: te ne accorgi dal passa parola e dai manifesti funebri che tappezzano il paese. Oggi tocca a te, e domani, a me, poi chissà. E capita anche di imbattersi in queste persone sofferenti in cura in ospedali della provincia o anche fuori regione.

Ma non si tratta di una vendetta divina del Padreterno: lo Spirito Santo non c’entra. Allora, di chi è la colpa, o meglio, la responsabilità della situazione? Nella zona non c’è un solo insediamento industriale: l’area è prevalentemente agricola. Quale sarà mai la causa del latente disastro in atto? La letteratura scientifica attesta una stretta correlazione tra neoplasie maligne ed inquinamento ambientale.

Infatti, a poca distanza dal centro abitato, in direzione sud ovest, all’interno di un territorio agricolo densamente coltivato e produttivo - ai confini amministrativi con Ascoli Satriano ed Ordona, in località Ferrante, si staglia una grande discarica di proprietà comunale (le particelle occupate ricadono nel foglio di mappa 61), abbandonata da decenni. Di che si tratta? Purtroppo, di una ripugnante distesa di scarti pericolosi accumulati senza alcuna precauzione e protezione del sottosuolo, per ordine di un sindaco, addirittura su una falda d’acqua, e a ridosso delle condutture dell’Acquedotto Pugliese che alimenta la popolazione di Capitanata. E già perché, ufficialmente era una discarica per rifiuti solidi urbani, ma ignoti (?!?) hanno scaricato - per anni indisturbatamente - scorie industriali, grazie all’utile e compiacente distrazione di chi avrebbe dovuto vigilare e garantire la salvaguardia ambientale e sanitaria; senza che i vigili urbani si degnassero di prestare un minimo di attenzione al territorio in cui pure sono nati. 

Qual è il punto? In questo tombino a cielo aperto il percolato - a base di un miscuglio di metalli pesanti, scarti di idrocarburi, policlorobifenili e di altre sostanze tossiche - ha raggiunto da anni la falda acquifera principale contaminandola. L'acqua non conosce confini amministrativi. Con la stessa acqua che sale dalle viscere della terra si irrigano le colture sui campi coltivati. Oggi qual è il grado di inquinamento e quanto è esteso il fenomeno? A tali quesiti legittimi il consigliere provinciale e comunale Moscarella sa o vuole rispondere? Appunto, l'entità dei danni alla salute umana ed all'economia agricola, a cui tra l'altro, l'assalto eolico combinato al fotovoltaico, ad un soffio dalle abitazioni, sottrae sempre più terreni coltivabili. La terra serve a produrre cibo sano, non a fare speculazioni sulla pelle della collettività.

Ufficialmente, le istituzioni locali sono al corrente almeno dall’anno 2006, quando l’Arpa ha effettuato alcune analisi mirate.




Ecco cosa aveva comunicato testualmente il dottor Giuseppe Ciuffreda, direttore del Dipartimento di Prevenzione di Foggia, “Al Signor Sindaco del Comune di Orta Nova:
««In uno alla presente, si trasmettono i sottoelencati rapporti di prova, unitamente a copia del verbale di prelievo, contenti le analisi effettuate, su campioni a fianco di ciascuno di essi indicati prelevati in Orta Nova presso discariche dismesse R.S.U.: - rapporto di prova n. 1260/C del 10.05.2006 – campione di materiale fangoso e copia verbale di prelevamento del 20.04.2006; - Rapporto di prova n. 1261/C del 10.05.2006 – campione di materiale liquido e copia verbale di prelevamento del 20.04.2006. Sulla base dei risultati analitici ottenuto questo Dipartimento ravvisa la necessità di procedere ad una messa in sicurezza e caratterizzazione dei siti interessati dalle discariche dismesse».  

Fatti inequivocabili alla mano, il sindaco Moscarella - dal 2006 al 2011 - non ha messo in sicurezza la discarica da lui stesso aperta ed ampliata a più riprese, e non ha avviato neanche le procedure minime di bonifica del pericoloso focolaio di inquinamento.
In cinque anni, la massima autorità sanitaria della città, non ha trovato il tempo utile - neppure 5 minuti - di salvaguardare la salute della popolazione, così come prescrive ed impone la legge, ma ha profferito in materia solo chiacchiere al vento, minacce a chi osava porre domande critiche, o querele intimidatorie e pretesuose come nel caso di 26 cittadini pacifici.

Così, ieri il movimento civico ORTA NOVA PER IL BENE COMUNE ha sporto una documentata denuncia penale alla Procura della Repubblica di Foggia - allegando prove e riscontri - principalmente per l'ipotizzato reato di strage, nei confronti dell’ex sindaco Giuseppe Moscarella (nativo di Stornara) che ha ricoperto questa carica municipale - non consecutivamente - per ben 13 anni (i primi due mandati ininterrotti dal 1994 al 2002; ed infine, sulla poltrona di palazzo di città dal 2006 al 2011) e di altri soggetti, anche per condotte omissive, associazione a delinquere, ed altri reati che l’Autorità Giudiziaria, potrà agevolmente ravvisare. In altri termini, il Moscarella ha avuto dei complici nell'ambito amministrativo? Sarà l'Autorità Giudiziaria ad accertarlo.


Americo (ex consigliere comunale di maggioranza) & Vece (responsabile dell'ufficio tecnico comunale)


Non a caso sono stati conseguenzialmente denunciati assessori e consiglieri di maggioranza moscarelliana, tra cui il legale Amorico Francesco, il comandante dei vigili urbani Santoro Umberto ed il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Giambattista Vece, già assurto alle cronache giudiziarie per l’affare Bonassisa.




L’inchiesta sul campo - Con Ordinanza numero 28 datata 02/12/1994, protocollo numero 23393, l’allora sindaco Moscarella Giuseppe ordinava «la requisizione del terreno di proprietà Di Lascia Nobile da destinare a discarica rifiuti solidi urbani».

Il sindaco Moscarella con il pretesto della cosiddetta “tutela della salute pubblica” nella suddetta Ordinanza specificava quanto segue: «Premesso che l’attuale sito destinato a discarica rifiuti solidi urbani di questo Comune ubicato in questo territorio e riportato in catasto al  F 61 part. 225 e parte della particella 112 è completamente esaurita per cui non può accogliere altri rifiuti; … Visto il parere favorevole in data 23.11.994 espresso in merito alla idoneità del sito da Dirigente il Servizio di igiene e sanità Pubblica USL/10 di Cerignola… ORDINA la requisizione, con la sua immediata destinazione a discarica dei rifiuti solidi urbani, raccolti dagli automezzi della N.U. di questo Comune…».




In realtà, la responsabile dell’Unità sanitaria Locale USL/10 di Cerignola, con nota protocollo numero 243/18/94… del 23/11/1994, inviata in risposta al sindaco di Orta Nova Moscarella Giuseppe, aveva chiaramente specificato: 

«Facendo seguito alla Vostra richiesta, e da sopralluogo effettuato, questo servizio esprime parere favorevole all’ampliamento della discarica pubblica rifiuti solidi urbani, a condizioni che vengano rispettate le direttive del D.P.R. 915».



In seguito, con raccomandata A.R. il suddetto sindaco Moscarella indirizzava una nota (allegato numero 3) protocollo 10621 al «Sig. Presidente Amministrazione Provinciale Foggia. Oggetto: Richiesta di autorizzazione all’esercizio provvisorio della discarica di smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani».





Successivamente, in data 23/06/1995, l’Amministrazione Provinciale di Foggia, con nota del direttore amministrativo, dottor Raffaele Tomaiuolo (protocollo n. 26782/V.L.), comunicava al sindaco del Comune di Orta Nova (protocollo comunale numero 12423 del 26/06/1995), quanto segue: 

«In riferimento alla nota del 31-5-95 pari oggetto, si precisa che essendo intervenuta la pianificazione regionale di cui alla Legge 13-8-93 n° 17, questa Amministrazione non può più procedere al rilascio dell’autorizzazione richiesta. In particolare l’applicazione dell’art. 12 del D.P.R. 915/82 è una esclusiva facoltà del Sindaco».  





In prosieguo il sindaco Moscarella ampliava l'attività di smaltimento incontrollato di rifiuti, violando impunemente il Decreto legislativo numero 22 del 5 febbraio 1997 (decreto Ronchi): infatti, in data 20/10/1997 pubblicava l’Ordinanza numero 22, denominata «requisizione di proprietà Di Lascia Nobile da adibire a discarica R.S.U. – Ricorso temporaneo a speciale forma di gestione rifiuti, in deroga alle disposizioni vigenti…».

Con verbale di deliberazione del Commissario Prefettizio numero 85 del 05/06/2006, avente ad oggetto «Incarico per rilievo topografico per l’individuazione dei terreni di proprietà comunale ex discarica rsu in località Ferrante». In questo atto ufficiale la funzionaria della prefettura Rachele Grandolfo, ha specificato testualmente: «Premesso che il Comune di Orta Nova è proprietario di un terreno individuato catastalmente al Foglio 61 p.lle 224, 279, 281 e 225 già utilizzato come discariche di R.S.U.; … Vista la nota n. 1430 – 06RB/gt del 12.4.06, pervenuta il 13.04.06 al n. 8515 di prot. con cui l’Agecos Spa metteva in evidenza il ruscellamento di percolato prodotto dall’ex discarica comunale; Dato atto che quest’Ufficio ha immediatamente effettuato apposito sopralluogo con l’ARPA per prelevare dei campioni di liquidi e di fanghi in prossimità delle discariche per verificare le caratteristiche chimico - fisiche degli stessi … Che, successivamente, in data 16/05/06 si è costituito il tavolo tecnico che discuteva sulle analisi già avute a seguito del primo prelievo e stabiliva di effettuare un secondo sopralluogo sul sito della discarica per verificare se la fuoriuscita del percolato avveniva in maniera continua e per provvedere ad effettuare nuove analisi; Che, durante il secondo sopralluogo, si è riscontrato il perdurare della situazione con fuoriuscita del percolato e sono stati prelevati ulteriori campioni per analizzarli; Che, è emersa, inoltre la necessità di individuare esattamente in loco i confini delle particelle di proprietà comunale già utilizzate come discariche di R.S.U. per procedere alla messa in sicurezza d’emergenza delle stesse; … DELIBERA Demandare al capo Settore Progettualità Tecnica tutti gli atti conseguenziali alla presente deliberazione».



Ben sette anni fa il dottor Donato Iorio, noto e stimato professionista di Orta Nova, già consigliere comunale di opposizione aveva denunciato a mezzo di una lettera aperta alla cittadinanza, la grave situazione: 

«Carissimi ORTESI tanti buoni motivi per NON VOTARE Moscarella - Perché ha realizzato nel nostro paese una maxi discarica di rifiuti urbani creando una bomba ecologica; perché ha fatto un danno ambientale da 11 miliardi; Perché voleva costruire un termovalorizzatore alle porte della città alimentato a rifiuti …».




A far data dal 15 giugno 2006 fino a giugno dell’anno 2011, ancora una volta il Moscarella Giuseppe ha ricoperto la carica di sindaco, ma non si è speso, almeno in questo caso, o meglio prodigato per tutelare la salute pubblica, come il suo incarico istituzionale gli imponeva tassativamente. Sono emerse, altre situazioni di pericolo a causa dell'inquinamento come nella vicenda della stazione Enel che ha inquinato suolo e sottosuolo, poi sanata sulla carta dall'Amministrazione comunale. Ed altro ancora, come una'altra discarica comunale, affitata a Morisco (metà finale di ecomafie) a sud est del centro urbano, in mezzo a vigneti e colture di ortaggi, anch'essa abbandonata dal Moscarella al suo destino d'oblio. Tutti casi al vaglio di una prossima denuncia penale nei confronti degli "ir-responsabili" amministrativi. 

Sarà opportuno, al contempo, approntare una maxi richiesta di risarcimento danni in sede civile a favore della popolazione di Orta Nova, da recapitare all'indirizzo dell'ex sindaco. Moscarella, tra l'altro ha lasciato un buco in bilancio, certificato da una relazione  della Corte dei Conti - inviata all'amministrazione comunale targata Calvio l'anno scorso - che ammonta fino al 2009 ad oltre 14 milioni di euro, senza conteggiare gli ultimi due anni di di cosiddetta "attività amministrativa", ovvero 2010-2011.

Nel periodo del suo ultimo mandato, però non solo il medesimo soggetto (autorità sanitaria) non ha bonificato una mastodontica discarica da lui stesso più volte ampliata, in deroga alle normative vigenti, senza mai avviare la raccolta differenziata dei Rifiuti Solidi Urbani che tracimano dai cassonetti nella nettezza urbana, già prescritta dal D.P.R. 915 del 1982, ma, addirittura, non ha messo in sicurezza il sito come ha aveva espressamente indicato il direttore del Dipartimento provinciale dell’Arpa, e tantomeno ha concretamente avviato procedure di bonifica.

la risposta del ministro della Salute sulla grave situazione sanitaria di Orta Nova


 
 la risposta del ministro della Salute sulla grave situazione sanitaria di Orta Nova

Salute a rischio - Il 10 ottobre 2011, l’allora ministro della Salute, Ferruccio Fazio, in risposta all’interrogazione parlamentare numero 4/10606 , a proposito della condizione sanitaria di Orta Nova aveva puntualizzato: 

«Complessivamente nel periodo 2000-2005 si sono registrati 377 decessi per tutte le cause negli uomini e 276 nelle donne. Sia tra i maschi sia tra le femmine, i decessi per malattie dell’apparato circolatorio rappresentano la causa più frequente di morte (il 36,3 per cento tra i maschi, il 48,9 per cento tra le femmine). Tra quelle non tumorali, seguono le malattie respiratorie nei maschi (9,8 per cento) e i disturbi circolatori dell’encefalo tra le femmine (10,5 per cento). Tra i maschi, i decessi per tutti i tumori rappresentano i 27,3 per cento della mortalità totale, mentre tra le femmine il 24,3 per cento. Tra tutti i tumori, quello al polmone rappresenta la causa di morte più frequente tra gli uomini (24,3 per cento di tutti i tumori: il 6,6 per cento di tutte le cause); tra le donne, invece, i decessi per tumore più frequenti riguardano la mammella (21 per cento di tutti i tumori e 5,1 per cento di tutte le cause). Le leucemie sono responsabili del 10,4 per cento della mortalità per tumori e del 2,5 per cento dei decessi per tutte le cause nelle femmine (rispettivamente 3 e 0,8 per cento tra i maschi). In entrambi i sessi la mortalità per leucemia risulta più elevata (circa + 13 per cento) dei valori regionali».



A quanto pare, è in atto in questo territorio agricolo una strage silenziosa. Per rendersene conto basta esaminare le statistiche ufficiali: giovani e meno giovani si ammalano e muoiono con frequenza preoccupante.

Il movimento civile ORTA NOVA PER IL BENE COMUNE sta ricostruendo un atlante delle cause di morte nel territorio dei 5 Reali Siti. Ha così avviato una ricerca sulle banche dati di ospedali extraregionali e regionali, incrociando i numeri dell’Azienda sanitaria locale. Purtroppo i riferimenti della regione Puglia, sia pure indicativi, non sono aggiornati, ma fanno riferimento al 2005.

Come è noto il delitto di strage (non cade in prescrizione) è il delitto tipico dei delitti contro la pubblica incolumità, in quanto è caratterizzato dai seguenti elementi: a) compimento di atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità; b) fine di uccidere; c) evento della morte di due o più persone. Il bene giuridico della pubblica incolumità è in questo reato tutelato contro la gravità e diffusibilità del danno che alla integrità fisica di una pluralità indeterminata di persone può derivare da azioni oggettivamente e soggettivamente di grave e comune pericolo. 

Chi ha sbagliato mettendo a repentaglio la vita di migliaia di persone ignare ha un conto aperto con la giustizia e la società. A parte i danni economici inflitti a chi vive di agricoltura. 

Anche la nuova amministrazione comunale, capeggiata dal sindaco Maria Rosaria Calvio del Partito democratico, a tutt’oggi non ha messo in atto alcuna bonifica del sito inquinato, né tantomeno della falda acquifera.

I malati di patologie tumorali ed i morti aumentano sempre più. La falda gronda di veleni, ma le autorità sanitarie, politiche ed amministrative, pur al corrente, nonostante la gravità della situazione, a tutt’oggi non hanno adottato alcuna azione concreta per garantire il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione. La vita umana non ha prezzo. Si attende un risveglio critico della popolazione, un sussulto di dignità ferita, di indignazione morale. 



Riferimenti:













http://www.oerpuglia.org/public/Atlante/Atlante_causedimorte_2000-05.pdf


http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=moscarella 


Post Scriptum:


Deliberazione del 27/07/1984
Disposizioni per la prima applicazione dell'articolo 4 del D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915,
concernente lo smaltimento dei rifiuti.
Gazz. Uff. Suppl. Ordin. n° 253 del 13/09/1984
Sono approvate le disposizioni di cui al testo allegato facenti parte integrante della presente
delibera.
La presente delibera e il testo allegato saranno pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana.
TESTO ALLEGATO ALLA DELIBERA DEL COMITATO
0 - INDIRIZZI GENERALI.
0.1 - PRINCIPI GENERALI.
Al rispetto dei principi generali stabiliti dall'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica n.
915/1982 concorrono, in via prioritaria, le azioni che consentono di ridurre le quantità di rifiuti
immesse nell'ambiente e la pericolosità dei medesimi nei confronti dell'uomo e dell'ambiente stesso.
Tali azioni possono esplicarsi attraverso:
a) interventi nei cicli di produzione e nelle fasi di distribuzione e di consumo dei prodotti, miranti a
limitare la formazione di rifiuti nell'ambito dei cicli e delle fasi stesse;
b) interventi nelle varie fasi dello smaltimento dei rifiuti, volti a realizzare il recupero, dai rifiuti
stessi, di materiali e di fonti energetiche;
c) interventi finalizzati al miglioramento dell'efficienza dei mercati delle materie seconde e
all'espansione dei mercati stessi;
d) interventi rivolti ad incrementare l'impiego delle materie seconde nei cicli di produzione e nella
realizzazione di opere.

Con il D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, (il cosiddetto “Decreto Ronchi”) recante disposizioni in
attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli
imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, il legislatore, prendendo le mosse dall’esigenza di attuare nel
nostro ordinamento giuridico le nuove direttive europee, ha tentato un riordino dell’intera normativa.
Il Decreto, infatti, unitamente ad alcuni Decreti di attuazione ed alcune norme che lo hanno modificato,
si presenta come legge generale di tutti i residui delle attività umane. La materia è pertanto regolata
anche da numerose norme regionali, la cui produzione si è recentemente incrementata.

Il D.Lgs. 22/1997 sembra fondarsi su due principi di ordine generale.
In primo luogo vieta a chiunque detenga rifiuti di abbandonarli, imponendo di provvedere al loro
smaltimento o recupero nelle varie forme previste dal decreto stesso a seconda del tipo di detentore.
In secondo luogo il Decreto, dopo aver ribadito che la gestione dei rifiuti costituisce attività di
pubblico interesse, si preoccupa di indicare la priorità della riduzione della quantità e pericolosità dei
rifiuti prodotti e del loro recupero, riutilizzo e riciclaggio, rispetto allo smaltimento.
Quest’ultimo è anzi esplicitamente qualificato come la “fase residuale” della gestione dei rifiuti. In
particolare il Decreto raccomanda la riduzione della quantità di rifiuti da avviare allo smaltimento
finale attraverso (Art. 4 del D.Lgs. 22/1997):
- il reimpiego ed il riciclaggio;
- le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti;
- l'adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano
l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;
- l'utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia.
L’attività di smaltimento deve inoltre essere attuata facendo ricorso ad una rete integrata ed adeguata di
impianti che tenga conto delle tecnologie più perfezionate a disposizione, e che non comportino costi
eccessivi al fine di (art. 5 D.Lgs 22/1997):
- realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi in ambiti territoriali
ottimali;
- permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini, al fine di ridurre i
movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti
specializzati per determinati tipi di rifiuti;
- utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell'ambiente e
della salute pubblica.
Il D.Lgs. 22/1997, con le norme che lo hanno modificato ed integrato (D.Lgs 8 novembre 1997, n. 389; art.
10 della legge 23 marzo 2001, n. 93, decreto legge 7 marzo 2002, n. 22 convertito nella legge 6 maggio 2002, n. 82; D.Lgs
n. 36 del 13 gennaio 2003 legge 3 febbraio 2003 n. 14; D.M. 13 Marzo 2003 al e al D.P.R. n. 254 del 15 luglio 2003)
costituisce la disciplina generale della materia.

FENOMENI DI INQUINAMENTO GENERATI DALLO SMALTIMENTO
INCONTROLLATO DEI RIFIUTI
Lo smaltimento incontrollato dei rifiuti sul suolo determina una serie di impatti negativi sulle
componenti ambientali e sulla salute pubblica.
Detti impatti nella loro generalità sono così sintetizzabili:
a) Inquinamento estetico-paesaggistico
E' la forma di inquinamento di più immediata percezione. Sebbene sia tipica di ogni tipologia di rifiuto,
si manifesta nei suoi aspetti più vistosi per depositi incontrollati di RSU. Chiaramente, un impatto
estetico-paesaggistico negativo ha riflessi immediati sulla possibilità di fruizione dell'area interessata e
sul valore economico dei beni in essa insediati. Ma, al di là di questo aspetto, i rifiuti depositati
rappresentano un rischio immediato o potenziale di sviluppo degli altri fenomeni di inquinamento sotto
descritti.
b) Inquinamento del sottosuolo
I contaminanti contenuti nei rifiuti possono infiltrarsi nel sottosuolo, direttamente (nel caso di rifiuti
liquidi concentrati sversati accidentalmente o dolosamente sul terreno) o tramite dilavamento da parte
delle acque di pioggia. Sono tipici i fenomeni di inquinamento delle falde acquifere causati dal
percolato di discariche non controllate di rifiuti solidi, e da sversamenti abusivi sul terreno di solventi
industriali assai poco adsorbibili dalle formazioni geologiche del sottosuolo (solventi aromatici e
solventi clorurati). La pericolosità di questi abusi ambientali è connessa all'alta concentrazione di
composti inquinanti, anche fortemente tossici, tanto da poter contaminare vaste estensioni
dell'acquifero rendendolo inutilizzabile per l'uso potabile.
c) Inquinamento delle acque superficiali:
Questo fenomeno, sia per cause che per effetti, segue di pari passo quello appena descritto
relativamente alle acque profonde. Con la differenza che il fenomeno di inquinamento delle acque
superficiali ha carattere più acuto; quello che interessa le acque di falda ha carattere più cronico in
ragione del lento ricambio naturale di queste acque.

1 commento:

  1. Giusto ieri notte fonda mi sono accorta, che sono spuntati sul sito Arpa certi dossier epidemiologici sulla crescita di tumori in certe zone di Puglia, anche tra Capitanata e la BAT, del periodo 1997-2005. Nei siti di ex fabbriche estrattive di elementi chimici, il tasso è risultato in crescita (chi più chi meno)del 12%. Margherita di Savoia, e BArletta non sono messe bene, mentre Orta Nova, ma anche Manfredonia, nel complesso delle tipologie di neoplasie hanno mostrato un tasso nella norma fisiologico, fatta eccezione per alcune particolari patologie neoplastiche riferite al sistema ematico, o dell'apparato urinario. Sequo questo, che gli inquinanti in qualche modo sono riusciti a essere pervasivi in altri siti vicinori le fabbriche. Il vabbè è d'obbligo, per il resto, aspetto ancora che la provincia di foggia e la regione puglia tutta si omologhi agli standard (specie nell'aanzamento del monitoraggio negli anni) a tutte le altre regioni d'Italia.E auspicabilmente mediante sito pubblico, e non richiesta formale atti (tempo max di attesa 30 gg) tramite la 241.

    Buona domenica

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