28.5.13

ITALIA: TERREMOTO 1980. EMERGENZA INFINITA…



Italia: terremoto 23 novembre 1980

di Gianni Lannes

Quel maledetto terremoto che colpì le regioni Campania e Basilicata. Bilancio ufficiale: 2.914 morti, 8.814 feriti e 280.000 sfollati. L’Italia non potrà mai cancellare quella sera del 23 novembre 1980, anche se il ricordo si è affievolito e le nuove generazioni non immaginano la tragedia. Interi paesi polverizzati. Numeri impressionanti di un disastro consumato in novanta secondi interminabili. Un ipocentro di circa 30 chilometri che colpì un’area di 17 mila chilometri quadrati dall’Irpinia al Vulture, a cavallo tra le province di Avellino, Salerno e Potenza. 

I comuni più duramente scossi (decimo grado della scala Mercalli), Castelnuovo di Conza, Lioni, Conza della Campania, Laviano, Sant’Angelo dei Lombardi. Crolli e devastazioni ovunque. A Balvano sotto le macerie della chiesa dell’Assunta morirono 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa. I primi telegiornali della Rai non focalizzarono bene l’attenzione sul sisma e sul reale epicentro. Si parlava di Pescopagano, ma solo nella notte si cominciò a delineare la vera catastrofe che mise in ginocchio l’alta Irpinia.

il Presidente Della Repubblica Sandro Pertini sui luoghi terremotati


I mancati soccorsi. Il primo a far presente questa grave latitanza statale fu il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Dopo, solo dopo arrivarono i giornalisti. Il 25 novembre, nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e degli altri ministri, Pertini si recò in elicottero sui luoghi della tragedia. Di ritorno dall'Irpinia, in un discorso in televisione rivolto al popolo italiano, l'allora Capo dello Stato denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che sarebbero arrivati in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni. Il realistico ammonimento del Presidente della Repubblica causò l'immediata rimozione del prefetto di Avellino, Attilio Lobefalo, e le dimissioni (in seguito respinte) del Ministro dell'Interno Virginio Rognoni.

«Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi»: parole del Presidente della Repubblica Sandro Pertini (l’unico degno di tale ruolo) nell’ edizione straordinaria del Tg2. 

In quell’occasione l’Iraq donò 3 milioni di dollari e l’Algeria 500 mila dollari, mentre  la Jugoslavia - che in seguito l'ingloriosa aeronautica tricolore ha bombardato per compiacere gli Alleati - inviò 12 squadre di ricerca con elettrosonde composte di 41 uomini.

Quella notte il Governo italiano non si rese stranamente conto della catastrofe, della miriade di Paesi disintegrati. Era domenica e l’orologio segnava le 19 e 34 minuti: sono i miei ricordi di adolescente. Posso affermare con certezza che almeno gran parte della  popolazione meridionale avvertì distintamente il sisma, e si rese subito conto dell’ecatombe. Stato latitante: per l’intera notte i sopravvissuti furono gli unici a soccorrere i feriti.

Potenza - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


A Potenza quel terremoto non è mai finito. E le persone che sopravvivono a Bucaletto lo stanno a testimoniare sulla propria pelle da 33 anni. Il non luogo è una agglomerato industriale fortemente inquinato, un eczema in fondo alla città distratta, dove sopravvivono dimenticati dalle istituzioni e dalla coscienza collettiva i terremotati del 1980. Un orrido smarrito in un burrone senza fine. D'altronde, le mani in pasta della politica hanno svenduto la Lucania alle multinazionai dell'oro nero che stanno depredando indisturbatamente questa terra da alcuni lustri, in cambio di briciole economiche. A furia di trivellare e reiniettare nel sottosuolo le scorie, sono state contaminate le falde acquifere. Ma chi comanda per conto terzi fa finta di niente e i magistrati sembrano distratti. Speculazioni? Il popolo della Basilicata dei proventi ricavati dagli idrocarburi ha ricavato solo inquinamento e malattie. Benefici? Pari a zero. Soltanto i parassiti della casta politica sono sempre all'ingrasso a spese della collettività e della natura.
 
l'inquinante Siderpotenza - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati

In questo terzo mondo d'Europa, la provvisorietà che doveva servire a gestire l’emergenza abitativa si è trasformata in degrado fisico, per lo stato d’abbandono in cui versano i prefabbricati, e morale, per le tragedie umane che qui si consumano. Troppo caldo d’estate e freddo insopportabile d’inverno.


sopravvivenza a Bucaletto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Dopo 33 anni i prefabbricati di legno non sono più in grado di resistere all’aggressione del tempo, del resto vennero concepiti per una emergenza che doveva durare solo qualche mese.

 
 sopravvivenza a Bucaletto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)
Altra grave emergenza ambientale è rappresentata dalla vicinanza della pericolosa (per la salute) Siderpotenza (tra l'altro ha importato dalla Francia rottami metallici contaminati dalla radioattività): la fonderia ha addirittura attivato un secondo forno ed ha acquisito l’area dell’ex Mondial Piston per nuovi insediamenti produttivi. Da anni gli abitanti di Bucaletto denunciano inascoltati strani odori e forti rumori. L’aria è irrespirabile. In tanti lamentano problemi respiratori, soprattutto a danno dei bambini. Le autorità sanitarie pubbliche latitano unitamente ai vertici della Regione, della Provincia. e del Comune. Qualcuno si chiede come sia stato possibile autorizzare la costruzione di nuove case a circa 150 metri in linea d'aria dalle ciminiere della Siderpotenza.

 sopravvivenza a Bucaletto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Dei circa 750 prefabbricati installati ne saranno rimasti circa 500, negli ultimi tempi ne sono stati sgomberati e resi inservibili almeno un centinaio.  

 
 sopravvivenza a Bucaletto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)
Qualcuno si era illuso che con un finanziamento statale di 50 milioni di euro si sarebbe provveduto a risanare tutta l’area, poi di quei soldoni pubblici non si è avuta più notizia.
E’ invece in atto la realizzazione del programma locale di nuovi insediamenti abitativi con la costruzione delle prime case da parte della società Mater. 

 sopravvivenza a Bucaletto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Sono quasi ultimate le due torri gemelle posizionate all’ingresso del quartiere, e sono a buon punto i lavori per la costruzione di altri edifici a pochi metri dalle torri gemelle, a breve saranno quindi disponibili circa 200 fra nuove abitazioni e locali commerciali, non tutte le nuove case saranno occupate dagli abitanti delle baracche di Bucaletto: una delle due torri è stata costruita da un’impresa privata, ed ha già  venduto al libero mercato tutti gli appartamenti; l’altra torre è stata edificata dalla Mater.

 sopravvivenza a Bucaletto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Il Comune di Potenza ha impiegato circa un milione di euro derivanti dai fondi POR per una corposa riqualificazione ancora in atto. Nella zona più alta del quartiere, fra il decadimento dei prefabbricati fatiscenti, è sorta una moderna scuola ed anche qui il contrasto fra il nuovo e il vecchio è stridente.
Si muore di stenti a Bucaletto dove opera la Caritas che assiste una moltitudine di persone invisibili. Sono in tanti a bussare alla porta dei volontari, si distribuiscono generi alimentari, si cerca di provvedere al pagamento delle bollette, si cerca di aiutare in tutti i modi coloro che vivono nell’indigenza, le famiglie residenti. La dispersione scolastica è elevatissima. Tragedia nella tragedia è il continuo accrescersi dei nuovi poveri materiali, molti dei quali vedono in una baracca di Bucaletto l’ultima spiaggia.

 sopravvivenza a Bucaletto - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



Sud del Sud.  33 anni di sofferenze e malaffare, appalti e container, clientelismo e una ricostruzione mai terminata. Ecco perché da queste parti il sisma è una ferita ancora aperta.

I morti, la distruzione e interi paesi rasi al suolo, quasi scomparsi dalla cartina geografica. Impossibile dimenticare, anche se sono trascorsi più di tre decenni. Un evento che ha sconvolto la geografia, così come la memoria delle persone, lasciando tracce indelebili. Dallo scandalo dei finanziamenti per la ricostruzione - arrivata a costare quasi 20 volte di più (66 mila miliardi di lire) dell’importo previsto e non ancora terminata - a quel senso di vergogna che prova ogni irpino quando (per colpa della politica) si parla con disprezzo di quel drammatico evento. 

Basta dare uno sguardo alla città di Avellino, che dell’Irpinia è il capoluogo, per capire come siano state fallimentare sia l’opera di ricostruzione di questi anni che l’attività dei politicanti locali, di allora e di oggi. Corso Vittorio Emanuele che di Avellino è il salotto buono, mostra tutte le sue ferite ancora aperte, tra palazzi ancora da ricostruzione e scempi edilizi che sono sotto gli occhi di tutti.

In Alta Irpinia, dove si trovano i comuni maggiormente colpiti da quel terremoto: Andretta, Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Bisaccia. Qui, al confine con la Basilicata e con l’Alto Salernitano, ci sono ancora famiglie che vivono nei container. Le baraccopoli della vergogna.

Addirittura sono piovuti finanziamenti a Torre Annunziata per edificare ville plurifamiliari persino sul mare: ne hanno beneficiato persone che l’Irpinia non sapevano neanche dove fosse di casa. Napoli e la sua provincia sono state incredibilmente sommerse da miliardi di denaro pubblico, e gli scempi di quegli anni sono chiaramente visibili ai giorni nostri. E l’Irpinia, ancora oggi, ne paga le conseguenze.

A Torre Annunziata attualmente esistono due quartieri, Penniniello e il Quadrilatero delle Carceri, distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado le ingenti somme di denaro che si sono continuate a stanziare - 10 milioni di euro per il primo nel 2007, 1,5 milioni di euro per il secondo nel 2009 - ancora non è stata completata la loro ricostruzione. Questi quartieri sono diventati la principale roccaforte della camorra (il quartier generale del clan Gionta) ed una delle più agguerrite piazze di spaccio della regione Campania.
Politicanti senza il minimo pudore. Senza la necessità di dover chiedere scusa ad una terra prima distrutta da una calamità, e poi violentata per decenni da sanguisughe senza vergogna.

Racconta Mino De Vita: «Una volta c’era Quaglietta, Senerchia, Calabritto. Ora c’è solo il loro ricordo. Quando ero bambino spesso ero tentato, con la bicicletta arrivare a Quaglietta, superare “la Pergola” era un po’ per me superare le colonne d’Ercole. Volevo andare a vedere una realtà “diversa” rispetta alla mia. 33 anni fa esistevano i paesi come li avevano messi l’uno sopra l’altro i nostri vecchi, una pietra dopo l’altra, con minuziosa e sacrificata pazienza. Poi scomparvero dietro un velo asfissiante di polvere, polvere di cui essi stessi erano fatti, polvere che poi è sedimentata sui ricordi. 33 anni fa c’erano le case, le scuole, gli asili, i preti e le suore, c’era gli asini e le capre , c’erano i poveri e i ricchi, si distinguevano dal modo di vestire, erano facilmente riconoscibili dagli odori, di sapone di Marsiglia i contadini, di sapone palmolive gli altri, era gente pulita ma pulita in maniera diversa. Io preferivo il sapone di Marsiglia. 33 anni sono passati, ora ci sono i computer, i telefonini, ma non ci sono le scuole, le poste, le capre e gli asini, senza scuola e senza asini. Non c’è la posta per spedire un plico, ora tutto si invia con le e-mail. Ora ci sono le case di mattoni, fatte presto nel volgere di pochi anni ma sono case che raccontano poco, sono uguali nei loro balconi e nei loro usci. Ora ci sono tanti vecchi. 33 anni fa c’erano i bambini che giocavano che bisticciavano, che urlavano, che rendevano le strade rumorose, ora tutto tace, quei ragazzi di allora sono andati via, ora ci sono i vecchi che attendono il primo del mese per prendere la pensione all’ufficio postale che non c’è più. 33 anni fa c’era il pullman che andava ad Avellino. Ora non c’è più nemmeno Avellino».

2 commenti:

  1. Queste righe sono piene di dolore e di rimpianto per un mondo che non esiste più. Del resto, tutto è cambiato, anche nelle altre parti del Paese e, purtroppo, tutto è cambiato in peggio e dobbiamo farcene una ragione se possibile.

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