25.4.13

VIA LE ATOMICHE USA DALL'ITALIA



 
foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

E’ finita la guerra fredda ed è cominciata la terza guerra mondiale. Benvenuti nell’eldorado a stelle e strisce, una portaerei nel Mediterraneo dove albergano indisturbate le armi nucleari per la distruzione della vita. 

Prossimamente la Boeing aumenterà il potere distruttivo delle 90 bombe termonucleari tattiche, meglio note come  B 61” a caduta gravitazionale (da 30 a 170 chilotoni: la bomba d Hiroshima aveva una potenza di 19 chilotoni) - di proprietà USA - che giacciono allo stato d’allerta, in alcuni aeroporti militari: a Ghedi Torre in provincia di Brescia e ad Aviano, terra del Friuli Venezia Giulia. 

C’è l’imbarazzo della scelta: ordigni atomici in miniatura, ma comunque letali nella base di Camp Darby, a Livorno. Mentre in Sicilia, alle falde dell’Etna sonnecchiano missili e mine atomiche di profondità. Gli Alleati non hanno lesinato sul potenziale distruttivo: plutonio ed uranio arricchito.  Senza escludere altri siti “top secret”, assolutamente inaccessibili ai comuni mortali.  

Una volta, tanto tempo fa, l’Italia veniva chiamata “Isola delle meraviglie”. Allora il giardino d’Europa esprimeva una civiltà e non era ancora preda dei ladri di futuro, di quelli che si riservano il diritto di annientare la vita in un lampo, ammantati dai segreti militari.  

Per la seconda volta, dopo il referendum del 1987, nel 2011 il popolo italiano ha bandito il nucleare. Fatica vana perché il Belpaese - sull’orlo dell’olocausto atomico -  nasconde un arsenale di bombe  nucleari che infestano mari e terraferma, targate Stati Uniti d’America, in grado di cancellare per sempre il vecchio continente e dintorni dalla carta geografica. L’atomo bellico non è in agenda, insomma, non esiste nella “democrazia radioattiva” e, quindi, non si discute con i sudditi drogati dalla bulimia televisiva. Infatti, va in onda un giorno sì e l’altro pure a reti semplificate per i consumatori ubbidienti, la congiura del silenzio informativo. Grazie alla casta politica che ha appesantito la subordinazione e ci ha resi una colonia. Anche in materia di squisito diritto non si scherza: la Corte di Cassazione del Belpaese ha stabilito che la magistratura italiana non ha voce in capitolo sul nutrito campionario di atomiche USA, impiantate a casa nostra, ad un soffio da asili, scuole, ospedali e piazze.

Nel XXI secolo valgono ancora i patti siglati sottobanco, suggeriti da diplomatici e militari in carriera. L’accordo bilaterale - Bilateral Infrastructure Agreement (1954) - mai ratificato dal Parlamento, è stato imposto dagli USA su richiesta di politicanti venduti allo straniero. Fra tutti: De Gasperi, Fanfani, Segni, Gronchi, Taviani, Andreotti, Cossiga, Prodi, D’Alema, Berlusconi, Monti. Una sudditanza consolidata in tempi più recenti dall’interregno bellico di vip inossidabili. Insomma, una delega in bianco in nome e per conto di milioni di biografie anonime: nomi, cognomi, soprannomi, date di nascita e giorni di morte.  

Era stata appena consumata la penultima macelleria mondiale, al ritmo di bombardamenti al fosforo  e al napalm (sperimentati sul territorio italiano ben prima del Vietnam). Allora gli anglo-americani allestirono in gran fretta nei mari italiani (Adriatico e Tirreno), alcuni cimiteri subacquei di armamenti chimici vietati dalla Convenzione di Ginevra (1925), per far sparire le tracce del loro arsenale proibito. Dal 1945 ne subiamo le conseguenze incalcolabili. 

Negli anni ‘60 tuonava in Italia il boom dell’atomo bellico: esperimenti, incidenti e fallimenti; in particolare, fughe di radioattività. Il campionario del dottor Stranamore, a guerra fredda consumata sonnecchia accanto a noi. I boiardi in divisa non hanno risparmiato un lembo tricolore: da nord a sud, isole incluse, mari annessi, vulcani, parchi nazionali ed aree protette, zone sismiche e territori franosi che si squagliano dopo un temporale. L’abbiamo sempre scampata bella, ma chissà se la fortuna persisterà a lungo nell’ex paese di santi, poeti e navigatori. 


Negli Stati Uniti d’America le unità a propulsione ed armamento nucleare non possono attraccare - per legge - dentro i porti civili. In Italia, invece, sostano e si esercitano in almeno una dozzina di aree portuali (ad esempio: Cagliari, La Spezia, Livorno, Genova, Napoli, Taranto, Trieste, Augusta), dinanzi a litorali popolosi. Navi e sommergibili atomici si rincorrono dribblando le petroliere in transito a Trieste, senza risparmiare Venezia o le Bocche di Bonifacio e lo Stretto di Messina; si inabissano e riemergono a ridosso di raffinerie, piattaforme dedite alla rapina di idrocarburi, oleodotti, rigassificatori e fabbriche chimiche. Ogni tanto perdono qualche siluro o missile, oppure, in alternativa colano a picco qualche peschereccio: lavoratori del mare, tutto compreso. Più ancora prediligono i parchi marini, meglio noti come santuari naturalistici di carta straccia. Piani di sicurezza? Mai pervenuti all’opinione pubblica.   
A metà degli anni ’70, in gran segreto le forze armate italiane hanno testato con tre lanci nel poligono sardo Salto di Quirra, il missile “Alfa”, destinato ad essere  usato con testate atomiche. I militari nostrani hanno ottenuto dallo zio Sam un impianto nucleare (Camen, oggi Cisam, ex Cresam) alle porte di Pisa, dinanzi al Tirreno, nel parco di Migliorino-San Rossore, dove sperimentare e infine accumulare all’aria aperta, quantità di scorie nucleari non contabilizzate nell’inventario nazionale. La base atomica, è  stata trasformata in una discarica militare a pieno regime.

Quando piovono improvvisamente dal cielo sulla terraferma i velivoli militari esplodono. Come nel caso di un aereo Usa decollato il 12 luglio 1984 dalla base di Sigonella, precipitato subito dopo a Lentini in Sicilia. Da allora, a pagarne le conseguenze sono in particolare i bambini, fulminati dalle leucemie più che ogni altra parte d’Italia. E la magistratura tricolore non osa toccare i padroni (alleati).  

Nella “democrazia” telecomandata è vietato curiosare negli affari di chi indossa grembiulini globali, senza patria né confine etico. 

Via le bombe atomiche USA dall’Italia. Fuori dalla NATO il nostro Paese!   

1 commento:

  1. Da "manovale" del diritto desidero citare la migliore dottrina (Conforti) in materia di legittimità degli accordi militari segreti, sull'uso di infrastrutture e sulla limitazione di sovranità concessa dall'Italia alle basi nato. Si tratta formalmente e sostanzialmente di accordi internazionali per i quali l'esecutivo pro tempore ed i militari da questo incaricati alla stipulazione, hanno violato gli artt. 80 e 87 della Costituzione usurpando le attribuzioni del Parlamento e del Presidente della Repubblica, in materia di autorizzazione alla ratifica dei medesimi. Questi accordi dunque non hanno alcun valore vincolante per l'Italia che in ogni tempo può recedervi. Vi sarebbero ottime ragioni - Gianni le ha illustrate ad abundantiam in questo diario - (aldilà del diritto interno e internazionale, il quale da sempre si basa su rapporti di mera forza, tra gli stati) per spezzare le catene di questo venefico servaggio che rischia di sottrarre il futuro alle generazioni a venire in questo abusato stivale. Dunque sulatesta, rialziamoci!

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