27.10.12

VENDOLA E IL SALENTO

Salento, piede d'Ercole.

di Gianni Lannes

In nome dell’ecologia la Sovrintendenza al ramo è favorevole. In nome del mero profitto economico, i leccesi diranno a breve addio all’identità territoriale salentina, addirittura di un’area protetta. La parola d’ordine è paradossale: sbancamenti in nome del progresso per produrre sempre più energia in una regione che vanta un surplus elettrico del 90 per cento (dati ufficiali alla mano).  Un’acropoli naturale sulla Collina dei Fanciulli e delle Ninfe, meglio nota come Serra, tra i comuni di Minervino, Giuggianello e Palmariggi, nell’entroterra di Otranto, a novembre dell’anno 2012 sarà un cantiere per l’ennesimo mega impianto eolico. L’impatto sarà quanto meno devastante tanto nella fase di realizzazione, quanto in quella di esercizio per una ventina di aerogeneratori di 145 metri d’altezza cadauno. Torri  del vento visibili dal mare Adriatico  e per decine di chilometri su una zona collinare - ricoperta da rigogliosi uliveti plurisecolari - che non supera i 115 metri d’altitudine.  E poi chilometri di condotte elettriche e nuove distruttive reti viarie sono previste in corrispondenza di accertati giacimenti archeologici.

Storia e leggenda - Si racconta in griko - l’antica lingua natìa - che Eracle, sbarcando sulle coste del Salento scagliò contro i giganti che dimoravano in loco, alcuni macigni strappati dalla scogliera. Le “ieras petras” (pietre sacre) sono ancora qui, tra i Massi della Vecchia, così definiti per generazioni dagli autoctoni.

Salento, 'U Furticiddu.

Il tempo ha plasmato quelle pietre gigantesche con forme inusuali. La fantasia popolare ha associato nomi particolari e racconti che si tramandano da millenni. Come il “Piede d’Ercole”, un monolite a forma di zampa di un grande animale. Oppure “’U Furticiddu della Vecchia” simile alla rondella di un grosso fuso. Oppure il “Letto della Vecchia”, un enorme sasso calcareo a forma circolare. La “strega” trasforma in pietra chiunque non riesca a rispondere alle sue domande, mentre a chi risponde correttamente dona una gallina con sette pulcini d’oro. Miti, riti, misteri di un’antropologia che vede questa landa popolata da ninfe e folletti, diavoli e santi, streghe e madonne, orchi e fate, giganti e pastori, viandanti e spiriti del luogo, forze magiche ed energie cosmiche.

Tracce intatte di un passato che condensa e rappresenta tutte le epoche umane. Dal Paleolitico al Neolitico. Villaggi capannicoli e grotte cultuali. Dolmen e menhir richiamano l’età del Rame e del Bronzo, l’età del Ferro e della civiltà greco-messapica e poi romana. Al Medioevo ci riportano chiese paleocristiane, cenobi di monaci greci dell’ordine di San Basilio, cripte e chiesette rupestri bizantine come quella di San Giovanni, legata a miracoli ed apparizioni del santo. C’è anche l’enigmatica chiesa della Madonna di Serra Giuggianello. E ancora: masserie fortificate, trulli con coperture megalitiche e muretti a secco ancora integri.
Su questa sommità a Bosco Paletta  vegetano le ultime sugherete del Salento, le più orientali dell’universo terrestre. E inoltre, querce rare come il fragno, aree agricoli e steppa mediterranea protette dalle direttive europee. Sull’altopiano di Santu Vasili nidificano le rare e protette cicogne bianche.

La Collina dei Fanciulli e delle Ninfe è un luogo di antichissima ritualità e venerazione, un condensato di allegorie, simbologie ed archetipi che ora sarà irrimediabilmente profanato.

Tra i geositi di maggioranza rilevanza pugliese vi sono proprio le rocce sacre di Ercole. Accanto ai massi sacri emergono gli inghiottitoi carsici, voragini che mettono in evidenza come il sito era legato anche fonti locali di approvvigionamento idrico e a culti delle acque. Ovidio parla di ninfe delle acque e di una grotta delle ninfe; Nicandro di un santuario delle ninfe.

Oltretutto la natura carsica instabile dal punto di vista idrogeologico rende comunque assurdo e pericoloso autorizzare l’installazione di enormi pali eoliche. La presenza di questi inghiottitoi è evidenziata nel censimento ufficiale delle voragini salentine.

Chi ha a cuore un luogo magico della natura, caro alla fede, non può fare altro che scendere subito in campo per impedire - con nonviolenza ma intelligenza - la realizzazione di questo scempio ingiustificabile. 

Salento, Collina dei fanciulli e delle ninfe.

Salento, Letto della Vecchia.

Salento, cripta san Giovanni.

2 commenti:

  1. Ho postato questo allarme su Facebook più di un anno fa, e saluto con piacere il più autorevole intervento di Gianni Lannes che, però, omette nella sua foga antivendoliana che per altre ragioni condividerei, ma per questa battaglia c'entra ben poco, poiché chi riscuote materialmente e ne ha quasi tutti i vantaggi economici e l'interesse, sono i Comuni interessati, veloci e pronti quando si tratta di rilasciare autorizzazioni e permessi agli speculatori locali. In questi casi, la Regione può ben poco ed i maggiori responsabili sono gli amministratori locali, che di fronte alle lusinghe delle ricche multinazionali e dei boss locali, non sanno fare altro che calarsi le braghe e passare alla cassa!

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  2. Buongiorno a lei sig. Carrassi! Il giornalismo non è foga. Non intendo polemizzare, comunque, ma presti attenzione! Non ho omesso niente e non c'è nulla di personale con Vendola. Ma lui è il presidente che avalla questo scempio. Con Vendola non c'era per caso Frisullo e i suoi parenti che ne hanno approfittato, mentre il centro destra faceva il resto? Non sono contro, bensì per... Le autorizzazioni sono state rilasciate dalla giunta Vendola, in parecchi casi escludendo la valutazione di impatto ambientale o sbaglio? Indubbiamente, il peggio è stato espresso da tanti sindaci. Per quanto mi riguarda non è il primo personale intervento atto a difendere il Salento e la Puglia. Mi occupo di "energie alternative", come sanno anche i sassi, da un buon decennio. In tempi più recenti, due anni fa, si è tenuto un convegno a Melpignano (SAVE SALENTO) con autorevoli ospiti e tante persone, tra cui una assessore regionale, docente universitaria. A tale proposito sulla rete si trovano ancora i materiali ed i video. Questa è una battaglia comune, ma non si può nascondere la testa sotto la sabbia, solo perché il centro sinistra a livello regionale ed il centro destra a livello nazionale e locale incoraggiano la distruzione della nostra regione. Se non ci liberiamo delle catene, anche ideologiche, sarà la fine.

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