27.8.12

TOSCANA: IL MISTERO DEGLI ELICOTTERI

AB 412 (archivio Aeromedia).

di Gianni Lannes

Ben 4 velivoli italiani di soccorso - pilotati da esperti con migliaia di ore di volo - sono precipitati nelle province di Grosseto e Livorno. Dal 2000 quattro “incidenti” in 7 anni. A distanza dai tragici eventi - sepolti in tutta fretta dalle autorità ed ignorati dall’opinione pubblica - non c’è ancora un barlume di verità e giustizia sulle vittime umane. Anzi, emergono i soliti depistaggi ed insabbiamenti orchestrati dai patriottici servizi segreti, mentre i governi Berlusconi, Prodi e Monti non hanno risposto alle interrogazioni parlamentari.  Le versioni ufficiali (di comodo) addossano la responsabilità al caso e all’errore umano. Isola di Capraia, Poggio Ballone e Parco dell'Uccellina: un triangolo maledetto. Nove morti e nessun responsabile: un filo nero che sembra legato dall'intensità del traffico aereo - controllato effettivamente dal padrone Usa - in un tratto di costa dove ci sono aeroporti civili e militari. Entriamo in qualche misterioso dettaglio.

Cronaca buia - Il 26 febbraio 2000 l'elicottero in dotazione all’azienda sanitaria locale, decolla da Orbetello per trasportare all'ospedale di Pisa un uomo colpito da infarto, ma il guasto ad uno dei due motori costringe il pilota da un atterraggio di emergenza.  La notte tra 9 e il 10 ottobre del 2001 l'elisoccorso Pegaso si schianta contro la collina di Poggio Ballone, a Tirli. Le vittime sono cinque: i due piloti, un medico del 118, un'infermiera, il ferito trasportato. Nel 2006 la magistratura archivia il caso. Nel novembre 2007 viene presentata dai familiari del copilota morto nell'incidente, Paolo Brancaleon, alla Procura Generale di Firenze un'istanza di riapertura delle indagini. Secondo l'avvocato che tutela la famiglia del copilota, gli accertamenti disposti dalla Procura di Grosseto non avrebbero approfondito alcuni aspetti legati all'alimentazione del velivolo. Il legale ipotizza che il brusco cambiamento di rotta dell'elicottero possa essere stato causato da un guasto che ha provocato il black-out della strumentazione di bordo. È la notte del 24 novembre 2007. In pochi attimi l’elisoccorso del 118, elicottero del soccorso sanitario della Regione Toscana, precipita inabissandosi ad una profondità di 105 metri, nel mare prospiciente l’isola del Giglio, a circa mezzo miglio dalla costa. L'intero equipaggio riesce a salvarsi.  Guasto tecnico o errore umano?    

AB 412 (foto archivio Aeromedia).

“Libertà duratura” - Conta l’antefatto. Nel gergo dei padroni d’Italia si chiama “Enduring  Freedom”, scatenata il 7 ottobre 2001 dopo l’auto-attentato dell’11 settembre 2001 a New York, per legittimare l’aggressione ad Afghanistan ed Irak. Date un’occhiata al Decreto Legge 1 dicembre 2001, n. 421: «Disposizioni urgenti per la partecipazione di personale militare all'operazione multinazionale denominata “Enduring Freedom”»: La lettura dell’atto normativo illumina il grado ed il livello di mobilitazione bellica nello Stivale, pardon, nella portaerei a stelle e strisce piazzata nel Mediterraneo. Il decretino ad hoc reca la firma nientedimeno che del Presidente della Repubblica Ciampi, del primo ministro Berlusconi e dei ministri Martino, Ruggiero, Castelli e Tremonti. Domanda non concordata: quanti di simili personaggi militano nell’illuminato Aspen Institute e hanno calpestato l’articolo 11 della Costituzione italiana? Torniamo a bomba, vale a dire ai fatti. Nel tardo pomeriggio del 17 ottobre 2001 era in corso di svolgimento, in Grosseto, una esercitazione internazionale interforze denominata Squalo 2001 coordinata dal 4° stormo C.I. dell'Aeronautica Militare di Grosseto. Nel corso dell’azione bellica l'elicottero Augusta AB 412 matricola Koala 9-07 MM81475, in dotazione alla Marina Militare 1a sezione volo elicotteri Guardia Costiera di Sarzana Luni (La Spezia) precipitava al suolo, a causa dell'impatto sul costone della montagna. Perdevano la vita i piloti Pasquale Esposito (36 anni) e Carlo Parmigiani (31 anni), l'operatore di volo Michelangelo D'Onofrio (28 anni), il motorista Massimo Pirrotta (28 anni).  Michele Matronuzzi che all’epoca aveva 29 anni, è l’unico sopravvissuto.  «Ho sentito lamenti, qualcuno è vivo, salvatelo». I soccorritori hanno   strappato via Mastronuzzi dal costone di roccia vicino all'abbazia di San Rabano, in un angolo del parco dell'Uccellina dove mercoledì sera alle 20.16 si è andato a schiantare il Koala.  I due esperti piloti avrebbero dovuto condurre il Koala sulla rotta che da Grosseto porta alla foce dell'Ombone, seguendo il bacino del fiume a mille piedi di altezza (circa 330 metri). E a mille piedi dal suolo hanno volato, ma sbagliando rotta di qualche miglio e finendo così sulle alture di Poggio Lecci, 417 metri sul livello del mare, decine di metri sopra la quota tenuta dell'elicottero. Subito e senza attendere i risultati di tre inchieste, tra cui quella del sostituto procuratore della repubblica di Grosseto, Paolo Calabria che aveva sequestrato l'area, il colonnello Enzo Venciarelli, comandante del Quarto stormo, aveva precipitosamente confermato l'ipotesi dell'errore umano. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto apriva un'indagine su tali eventi a carico di ignoti  (procedimento penale numero 6048/01/44 R.G.N.R.).  Nell'ambito dell’inchiesta giudiziaria veniva effettuata una perizia tecnica dal colonnello Vincenzo Lanza (ufficiale a riposo dell’Aeronautica Militare) su incarico del Pubblico Ministero, tesa ad accertare le cause e le dinamiche del sinistro aereo. Nell’interrogazione parlamentare del 13 ottobre 2003 (numero 4-07664), a tutt’oggi senza risposta dopo alcune legislature, si attestano alcune anomalie. «Tali accertamenti evidenziavano alcuni aspetti controversi circa le modalità di svolgimento, organizzazione, coordinamento e conduzione dell'esercitazione citata, e delle operazioni di salvataggio e recupero dell'equipaggio vittima del disastro: 1) l'ordine di operazioni relativo al tragico volo in esame (che indicava specificatamente la zona di lavoro in mare, con relativo punto di ingresso da raggiungere dopo il decollo e da lasciare per il rientro) non solo veniva consegnato al Pilota Esposito appena trenta minuti prima dell'inizio della missione, ma anche, circa trenta minuti prima del decollo, veniva variato, il che impose una riprogrammazione della rotta; 2) le informazioni fornite dal 404° Gruppo Servizi Tecnici Operativi del 4° Stormo indicavano il rischio di formazione di foschie e nebbie nei bassi strati; 3) l'elicottero coinvolto nel sinistro non era dotato - sempre secondo quanto accertato dal consulente del Pubblico Ministero - delle apparecchiature tecniche indispensabili per effettuare voli notturni, nelle zone indicate e con le condizioni metereologiche accennate in assoluta sicurezza. L'aereomobile era sfornito di sistemi di registrazione dei dati di volo (flight data recorder) o delle comunicazioni fra i piloti (cockpit voice recorder). L'impianto cosiddetto flir per la visione notturna non era installato, perché la Capitaneria di Porto ne disponeva in numero limitato, ed il suo impiego non era previsto per le esercitazioni in oggetto; tra l'altro, il Col. Lanza non riusciva ad appurare se, ed in caso negativo per quale motivo, fosse attivato il sistema transponder che permetteva di visualizzare in tempo reale sui radar la rotta dell'elicottero; 4) nonostante il giudizio più che positivo espresso sull'addestramento e sulla competenza dell'equipaggio, il consulente del Pubblico Ministero evidenziava che la conoscenza della zona dell'esercitazione da parte dell'equipaggio era limitata a soli due voli diurni, peraltro condotti in zone diverse; passando all'esame degli eventi immediatamente successivi alla caduta dell'elicottero, si deve sottolineare che, nonostante il mezzo fosse precipitato in una zona non distante dal teatro delle operazioni e dalle sedi dei reparti coinvolti nell'esercitazione, i primi soccorsi giunsero solo dopo un'ora e mezzo dall'accaduto, ad onta della segnalazione immediata del disastro ai Carabinieri del luogo; l'unico sopravvissuto dichiarava, al momento stesso del suo salvataggio, di aver udito invocazioni d'aiuto da parte di un altro membro dell'equipaggio, che però non era riuscito ad identificare (circostanza confermata dalla relazione medico-legale stilata a seguito dell'esame autoptico eseguito sulle vittime); infatti, tale relazione, se da un lato esclude che i componenti dell'equipaggio siano deceduti a seguito dell'incendio sviluppatosi dopo più di un'ora dalla caduta dell'elicottero sul luogo dell'incidente, dall'altro non stabilisce con certezza il momento del decesso delle vittime, potendo questo essersi verificato nell'arco di tempo compreso tra il momento dell'impatto e quello dell'incendio, e, conseguentemente, potendo ipotizzarsi la sopravvivenza di uno o più membri dell'equipaggio al momento della caduta».

Motivi elusi - Ben tre Governi (Berlusconi, Prodi e Monti) non hanno mai fornito uno straccio di spiegazione. Sarebbe interessante oltreché doveroso se l’attuale ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, fornisse accurate delucidazioni ai familiari delle vittime e all’opinione pubblica. Sarebbe utile spiegare i motivi per cui il piano di volo dell'elicottero della Marina Militare precipitato il 17 ottobre 2001 sia stato fornito all'equipaggio poco prima dell'inizio della missione, per essere poi modificato a ridosso del decollo. Oppure indicare  i motivi per cui l'elicottero precipitato non fosse fornito di tutta la strumentazione atta ad assicurare condizioni di volo in perfetta sicurezza, considerato lo svolgimento della missione di notte, con condizioni meteo a rischio di peggioramento (come in effetti si verificò) ed in una zona caratterizzata dalla presenza di alture a ridosso del mare. In alternativa si potrebbe chiarire i motivi per cui si affidò una missione come quella descritta ad un equipaggio, seppure esperto ed addestrato, che non aveva esperienze di volo sulla zona interessata, considerato che l'elicottero precipitò a causa dell'impatto con il costone della montagna, verosimilmente a causa della scarsa visibilità ostativa al volo a vista. Quali sono stati i motivi per cui si giunse sul luogo del disastro solo dopo un'ora e mezza dall'impatto, considerata la tempestiva segnalazione dell'incidente da parte dei cittadini e dei Carabinieri del luogo? Perché non fu possibile procedere ad un simultaneo recupero di tutti i membri dell'equipaggio, atteso che l'unico sopravvissuto, all'atto stesso del salvataggio, dichiarò di avere udito invocazioni d'aiuto, il che lasciava supporre la sopravvivenza di altri uomini all'impatto, considerato che la missione nell'ambito della quale si verificò il tragico episodio era paradossalmente una missione internazionale di addestramento per il salvataggio, il che lasciava supporre la presenza in loco di uomini e mezzi addestrati ed efficienti per un immediato impiego teso alla localizzazione ed al recupero di dispersi; e considerato inoltre che il velivolo precipitava nei pressi di un centro abitato, non lontano dal teatro delle operazioni e delle sedi dei reparti coinvolti nell'esercitazione?

5 commenti:

  1. Buonasera,
    vorrei cortesemente sapere se parlando di Capraia Isola si riferisce all'incidente in cui persero la vita 8 carabinieri e un vigile?

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  2. Non espressamente perché in questo caso ho fatto riferimento soltanto a velivoli di soccorso. In ogni caso, si tratta di un'area molto calda sotto il controllo aereo Usa. A breve, pubblicherò un approfondimento utile sulla vicenda in cui hanno perso la vita 7 carabinieri ed 1 vigile urbano. Anche in questo caso si è trattato di un elicottero (non l'unico dell'Arma, basti ricordare il velivolo con a bordo il generale Mino) precipitato (in mare) in circostanze nebulose!

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  3. E' una storia poco nota e più ancora, nebulosa, a cui fa riferimento la signora Krause. Il 31 ottobre dell'anno 2000, un elicottero dell'Arma si schiantò in mare a ridosso dell'isola di Capraia. Ufficialmente il velivolo precipitò a causa di un improvviso calo di potenza. Bilancio: 8 morti (7 carabinieri ed l'integerrimo vigile urbano Alessandro Tullio Benelli arrestato con un evidente abuso di potere per una lite con il maresciallo Latona). Qualche anomalia: il corpo di Benelli (35 anni) fu ritrovato 6 giorni dopo a 70 chilometri distanza, sul litorale livornese, in avanzato stato di decomposizione. Il cadavere di questa persona si presentava nudo e senza manette. Un minimo di buon senso avrebbe sconsigliato l'autorizzazione di quel volo. E questo dovrebbe far riflettere su chi impartì l'assurdo ordine di arrestare per un futile motivo il gigante buono dell'isola, inviso ad un carabiniere con qualche binario di troppo.

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  4. Il problema principale è che il Signor Latona ha sempre abusato del suo potere, ma non è certo l'unico responsabile! Sono passati quasi 12 anni e attendo ancora una risposta plausibile a riguardo!

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  5. Signora Krause, se intende contattarmi in via epistolare, come ha scritto, può lasciare il suo indirizzo e-mail presso questo riferimento (giannilannesgiornalista@gmail.com)! Mi auguro di poter essere utile alla sua ricerca della verità.

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