13.6.12

UNA TARANTOLA IN RAI

Foto web.

di Gianni Lannes

Forse il varesotto con decenni di raccomandazioni e spintarelle si è montato la testa dopo aver preso ordini a quattr’occhi dal superiore Obama. Il capetto pro tempore - che in realtà non ha completato la specializzazione a Yale e non ha studiato effettivamente con il premio Nobel, Tobin, così come propagandato - ha la zucca vuota piena di banche. Solo in Italia può accadere una cosa simile: la casta parlamentare sotto ricatto non fiata, a parte il senatore Lannutti. Insomma, un’indagata sospinta dal sistema di potere al vertice della Rai: Anna Maria Tarantola, dal primo ministro Monti Mario appena designata alla presidenza della tv di Stato, è sotto inchiesta giudiziaria per non aver impedito, nella sua qualità di vicedirettore di Bankitalia, l’immissione sul mercato bancario dei titoli tossici che hanno messo sul lastrico migliaia di risparmiatori e imprenditori. Accuse pesanti e documentate, che provengono dai magistrati della Procura della Repubblica di Trani, titolari oltretutto, dell’indagine su Moody’s nella quale è coinvolto il Presidente del Consiglio dei Ministri in carica. Il premier  ha mentito spudoratamente sul suo ruolo attivo di consulente nell’agenzia Usa di speculazione finanziaria. Ma questa è una altra storia.

Bancari miracolati - Aracnofilia? Di più, di più. E' lei, secondo Monti, la figura adatta per gestire l’azienda di viale Mazzini. Il manager di Bank of America Luigi Gubitosi sarà il nuovo direttore generale. A rappresentare il Tesoro nel consiglio di amministrazione della Rai sarà Marco Pinto. Le motivazioni adottate dal Governo per scegliere Tarantola e Gubitosi, ha spiegato Monti, sono stati «criteri di competenza, sia per le Autorità che per la Rai, di neutralità politica, e per quanto riguarda la Rai, non abbiamo pensato come in passato è avvenuto più volte, a un presidente-figura del mondo della cultura o del giornalismo.  Tarantola, essendo personalità che ha dato molte prove di avere un senso di garanzia istituzionale, di avere attenzione agli aspetti di governance, di essere vigile, ha tutte caratteristiche per dare sicurezza e orientamento alla vita dell'Azienda Rai».  Sarà? Come presidente dell’Agcom il Governo - non eletto democraticamente dal Popolo sovrano - ha indicato Angelo Marcello Cardani, 63 anni, bocconiano, amico di Monti e già suo collaboratore a Bruxelles. Mario Sebastiani è stato indicato come presidente dell'Authority per i trasporti e Pasquale De Lise e Barbara Marinali come membri della stessa autorità.

Biografie illuminate - Anna Maria Tarantola nasce a Casalpusterlengo (Lodi) il 3 febbraio 1945, è sposata e ha due figlie. Nel corso della sua carriera ha espletato numerosi incarichi sia in Italia sia all’estero, rappresentando la Banca in diversi comitati internazionali. Nel 1969 si laurea in Economia e Commercio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Prosegue gli studi come ricercatore presso la London School of Economics e consegue il Master of Philosophy in Economics. Nel 1971, a 26 anni, entra in Banca d’Italia sotto l’ala di Alfio Noto, dove gradino dopo gradino è arrivata al vertice. In ambito accademico è stata docente a contratto di Controlli pubblici nel settore creditizio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha ricevuto varie onorificenze tra cui quella di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2009). Gubitosi proviene da Bank of America-Merryll Linch il nuovo direttore generale della Rai, ma ha trascorso venti anni nel gruppo Fiat e qualche anno a Wind. Nato il 22 maggio 1961 a Napoli, dove si laurea in Giurisprudenza, si perfeziona all'Insead di Fontainbleau e alla London School of Economics: comincia la carriera nelle aziende del Lingotto, ricoprendo vari incarichi tra il 1986 e il 2005, tra cui direttore finanziario e responsabile Tesoreria. E' stato poi presidente del Cda di Fiat Partecipazioni e membro del Cda di Fiat Auto, Ferrari, Cnh, Iveco, Itedi, Comau e Magneti Marelli. Nel 2005 passa a Wind, dove dopo qualche anno diventa il numero uno operativo. Resta alla guida di Wind fino all'aprile 2011, quando comincia per la società l'era Vimpelcom, e passa così alla divisione italiana della Bank of America.

Atti d’accusa - L’interrogazione parlamentare a risposta scritta (numero 4-06606) indirizzata dal senatore Elio Lannutti (Idv)il 18 gennaio scorso ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia è un macigno in attesa di un responso che tarda ad arrivare. Proprio alla stregua di un’altra trentina di atti simili incentrati sulla medesima tarantolata con santini e santoni in paradiso. Infatti, scrive Lannuti: «ci sarebbe una svolta nell'indagine della procura di Trani sui derivati venduti dall'ex banco di Napoli e Monte dei Paschi di Siena (…) la Procura ha incriminato l'inerte e contiguo ufficio di Vigilanza di Bankitalia a cominciare dalla vice direttore generale Anna Maria Tarantola ed altri 7 ispettori della Banca d'Italia, tra cui Simonetta Iannotti e il capo Stefano Mieli, coinvolti nell'indagine che ha portato al sequestro dei prodotti finanziari "tossici" messi sul mercato dal Banco di Napoli, oggi Intesa San Paolo, e dal Monte dei Paschi di Siena, per aver appioppato derivati avariati a decine di imprese, tipo "interest rate swap", tra i più moderni strumenti fraudolenti artefici della crisi sistemica e di fallimenti a catena di piccole e medie imprese e del dissesto finanziario di enti locali (…)  oltre alla signora Tarantola la Procura di Trani (...) deve allargare il suo orizzonte alla Consob, che invece di vigilare sui derivati avariati appioppati a piene mani dalle banche, sanzionava rappresentanti di consumatori, come Adusbef, che denunciava proprio alla magistratura quei comportamenti criminali, configurando un abuso di potere; si apprende inoltre che il filone dell'inchiesta vede 61 funzionari indagati a vario titolo per truffa aggravata ed estorsione, con gli ispettori di Bankitalia, i quali nonostante sapessero dei rischi che derivavano dalla commercializzazione dei derivati del tipo "swaps", avrebbero favorito la loro vendita anche tramite ispezioni relative agli anni 2006 e 2008, con le quali la stessa signora Tarantola, nella sua qualità di direttore centrale per la vigilanza creditizia e finanziaria, scriveva: "Questo istituto non ha ravvisato, per i profili di competenza, aspetti di rilievo sanzionatorio amministrativo", senza impedire l'aggravarsi dei danni che tale attività ha arrecato alla clientela (…) i militari della tenenza della Guardia di finanza di Molfetta (Bari) hanno sottoposto a sequestro contratti finanziari derivati di tipo "interest rate swaps" per un valore di oltre 220 milioni di euro e la somma complessiva di circa 10 milioni di euro, di cui 4 milioni di euro equivalenti all'ingiusto profitto sinora percepito dagli istituti di credito e circa 6 milioni di euro relativi ai prevedibili futuri flussi derivanti dai contratti in itinere (…)  oltre 200 imprese operanti nella provincia di Barletta, Andria e Trani, alle quali gli istituti di credito avevano proposto ed in alcuni casi imposto la sottoscrizione di contratti "interest rate swaps", descrivendoli come innocui prodotti di tipo bancario/assicurativo idonei a proteggere la posizione debitoria dell'azienda dal rischio di rialzo dei tassi di interesse, sottacendo agli ignari sottoscrittori la vera natura speculativa delle operazioni. Il meccanismo truffaldino ordito ha finito per aggravare le condizioni finanziarie delle imprese sottoscrittrici, molte delle quali, giunte sull'orlo del fallimento, hanno denunciato tale sistema fraudolento, innescando l'intervento della Guardia di finanza e della Magistratura. Pertanto, oltre a sequestrare la somma di 4 milioni di euro che rappresenta l'illecito profitto sinora conseguito dalle banche in danno alle diverse aziende, la misura cautelare si è resa necessaria anche per evitare l'ulteriore aggravio di interessi passivi a carico delle imprese per ulteriori 6 milioni di euro, ovvero le rate che sarebbero maturate fino alla scadenza dei contratti ancora in essere. Le condotte illecite perpetrate hanno determinato a carico di direttori e funzionari delle diverse filiali interessate - l'ipotesi di reato della truffa aggravata e, a carico di alcuni di essi anche il reato di estorsione, in quanto la sottoscrizione dei contratti derivati veniva posta quale vincolo per la concessione di mutui o finanziamenti nel frattempo chiesti dall'impresa. Inoltre è stato acclarato che taluni funzionari bancari hanno svolto di fatto l'attività di promotore finanziario pur non essendo iscritti all'albo, in violazione alle specifiche norme previste dal Testo Unico della Finanza. Le indagini proseguono per individuare eventuali ulteriori aspetti sottostanti alla commercializzazione di "strumenti derivati" ed al loro collocamento da parte del Banco di Napoli che ha già avviato una consistente azione transattiva con i clienti danneggiati»; l'Associazione dei consumatori, Adusbef, si è costituita parte civile contro la signora Anna Maria Tarantola e la Banca d'Italia e chiederà l'incriminazione della Consob; premesso che a giudizio dell'interrogante: anche il caso descritto - in cui gli organi ispettivi non avrebbero impedito l'aggravarsi dei danni che tale attività ha arrecato alla clientela lasciando che a riceverne vantaggi, invece, fosse il Banco di Napoli, del gruppo Intesa SanPaolo - è espressione della continua omissione di controllo delle colluse autorità vigilanti; è inutile, indecente e controproducente, che tali autorità continuino a respingere responsabilità rispetto a truffe subite dai cittadini come evidenzia la sacrosanta azione penale del pubblico ministero Savasta della Procura della Repubblica di Trani e del Procuratore Capo dottor Carlo Maria Capristo, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di un'incriminazione della Consob per omessa vigilanza, le cui responsabilità sul commercio dei derivati a giudizio dell'interrogante appaiono evidenti; se risulti che siano state espletate da parte degli organismi preposti alla vigilanza le attività necessarie a garantire la trasparenza, la completezza e la correttezza dell'informazione delle operazioni finanziarie fortemente speculative proposte dalle banche, così permettendo di salvaguardare, nel caso di specie, gli interessi delle aziende truffate, insieme a quelli di molti altri enti locali e società a controllo pubblico fortemente danneggiati dalla gestione spregiudicata dei prodotti derivati; se non ritenga fraudolenti le clausole capestro imposte dalle banche con i suddetti strumenti di finanziamento delle imprese che offrono ai clienti la possibilità di pagare un tasso fisso, ricevendo in cambio un tasso variabile, pagando o incassando la differenza, mentre la ventilata copertura dell'eventuale rischio del rialzo dei tassi di interesse si rivela un autentico raggiro e il cliente paga molto di più rispetto a quanto non incassato dallo scambio; quali iniziative urgenti vorrà intraprendere per evitare che aziende e enti locali possano essere frodati da condizioni capestro imposte dagli istituti bancari approfittando della buona fede dei clienti quando queste, come nel caso in premessa, hanno gettato sul lastrico gli imprenditori del nord barese convinti di aver sottoscritto contratti di assicurazioni non speculativi; se non intenda attivarsi per quanto di competenza presso gli istituti di credito italiani e le autorità indipendenti, come Consob e Banca d'Italia, che peraltro a quanto risulta all'interrogante non hanno attivato alcuna iniziativa per impedire una colossale truffa a danno di centinaia di aziende, affinché si arrivi ad un annullamento di contratti capestro, truffaldini ed illegali, proposti con l'unica finalità di guadagni certi ai manager bancari e di perdite ancor più sicure per i contraenti; se risulti che le banche italiane, che a giudizio dell'interrogante sembrano godere di inusitati privilegi dalle autorità vigilanti, continuino a collocare sul mercato i contratti sotto accusa, gli "interest rate swap».

Senza risposta - Interrogazioni a raffica prima a Berlusconi, in seguito a Monti: ma il risultato pari a zero, non cambia. Nessuna spiegazione sulla Tarantola. Si legge nell’interpellanza (numero 2-00385) inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché al Ministro delle finanze, che parte dal sodalizio col furbetto Giampiero Fiorani: «La Bpl era di casa e Gianpiero era il pupillo della Tarantola", riferisce uno che con Fiorani ci ha lavorato per anni, fianco a fianco. Fiorani cerca di comportarsi da gran signore. E a Natale di ogni anno non dimentica di mandare gli auguri e un regalino. Un vassoio risottiera in argento nel 1985, una ciotola ovale inglese in argento l'anno dopo, poi a seguire un vassoio in argento con manici, un servizio da tè, fino all'orologio Cartier (1995), un oggetto Pomellato (1996) e a una sveglia in argento, stando alla ricostruzione pubblicata da Panorama il 29 dicembre 2005. Nel 1998, l'anno in cui entrò in vigore la legge Draghi, è la volta di un portafrutta in argento. Seguono confezioni di Rovida Special, un bracciale di Tiffany e poi di Pomellato, e di nuovo, nel 2001, un orologio Cartier da donna a fondo nero. Tutti scrupolosamente annotati - insieme con i doni per tanti altri funzionari della banca centrale - in un'agendina poi scovata dalla Procura di Milano. Chissà che fine hanno fatto. Erano altri tempi, allora. Oggi ci sono regole precise al riguardo. Dalla fine del 2006 per il direttorio, e dall'ottobre 2010 per tutto il personale, la Banca d'Italia ha adottato un codice etico che vieta di accettare vantaggi o altre utilità di valore superiore a 200 euro. "Regali di valore superiore - spiega l'articolo 4 – sono restituiti ovvero devoluti alla Banca". A questo punto il banchiere lodigiano è abbastanza grande da proseguire da solo, e cerca contatti più in alto. L'ottimo rapporto con la Tarantola è un eccellente biglietto da visita in quel di Roma. Il passaggio di consegne viene suggellato nel convegno Forex del 2002, con la famosa passeggiata per il centro di Lodi a cui partecipa il governatore Fazio con Fiorani, Geronzi e il finanziere Emilio Gnutti. Ma chi aveva tessuto la tela fra un oscuro banchiere di provincia, che sembrava fatto apposta per risolvere i problemi della Vigilanza, comprando banchette in difficoltà, e uno stimato governatore che si rilassava con la teologia di san Tommaso d'Aquino? La stessa funzionaria che, lasciata la sede di Milano, dal 2002 al 2005 è direttrice della filiale di Brescia, chiamata a gestire la delicata partita di Bipop-Carire dopo l'incorporazione in Capitalia. Nella ricca piazza bresciana la Tarantola stringe i rapporti con due banchieri che più di altri forse si possono annoverare fra i suoi sostenitori: Alessandro Azzi, presidente della Bcc del Garda, e Corrado Faissola, all'epoca amministratore delegato della Banca Lombarda. Tutti e due destinati a luminosa carriera: il primo è numero uno della Federcasse, l'associazione delle Banche di credito cooperativo; l'altro è presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca ed è stato presidente dell'Abi. Fra gli  estimatori storici, peraltro, c'è anche il banchiere Cesare Geronzi, e più di recente i vertici di Mediobanca. La caduta di Fazio e Fiorani non provoca conseguenze sulla carriera della Tarantola. Così, a settembre 2005, passa a Bologna, ma ci resta sei mesi. Troppo poco per riuscire a disinnescare la bomba finanziaria che cova sotto le torri degli Asinelli: il gruppo finanziario Delta che fa capo alla Cassa di risparmio di San Marino, uno scandalo che scoppierà solo nel 2009. Non per merito della Vigilanza di Bankitalia ma grazie alle indagini della Guardia di Finanza coordinate dalla Procura di Forlì. A questo punto, l'ascesa al vertice di Via Nazionale subisce un'accelerazione: Fazio non c'è più ma con Draghi va anche meglio, fra lo stupore dei funzionari di Via Nazionale, a cui sfugge la logica delle promozioni in corso. Nell'aprile 2006 la Tarantola è nominata funzionario generale dell'area Bilancio e controllo, un anno dopo è a capo della Vigilanza bancaria. Insomma, uno dei pilastri del governatorato Draghi».

Collusioni - La folgorante ascesa diventa oggetto di molteplici interrogazioni al ministro dell'Economia da parte del senatore Elio Lanutti. Ma tutto ciò non ne ferma, fra il plauso generale, la consacrazione a vicedirettore generale nel gennaio 2009, prima donna nella storia della Banca d'Italia. Conclude Lannuti: «considerato che a giudizio dell'interpellante: l'inchiesta sulla dottoressa Tarantola, mette in luce un vero e proprio degrado nelle progressioni di carriera all'interno della Banca d'Italia, al punto da minarne la credibilità; l'ascesa di una banca di provincia come Bpl, dove la Tarantola era di casa e Gianpiero Fiorani il suo pupillo, poteva essere evitata con l'ordinaria diligenza e la prudente gestione delle normative di vigilanza, non effettuate probabilmente per assecondare un faccendiere che ha poi messo le mani anche sui conti correnti di morti, ha addebitato 1 milione di euro ai correntisti per costi e spese di almeno 100 euro pro capite mai autorizzate e con effetto retroattivo, è stato processato e condannato per le sua spericolata gestione del credito e del risparmio sotto l'ala protettrice della Banca d'Italia; considerato altresì che a quanto risulta all'interpellante: la dottoressa Tarantola è stata la sponsor principale dell'ex capo della BPI, condannato in tribunale per le sue malefatte a danno di azionisti e risparmiatori, la cui ascesa sarebbe stata favorita propria dalla stessa; la dottoressa Tarantola favorì le acquisizioni della banca lodigiana, i piani di apertura di nuovi sportelli; con il placet della Vigilanza mandò in porto nel 2000 l'acquisizione della Banca Popolare di Crema, che più tardi Fiorani dirà essere stata "coperta e voluta da Bankitalia"; Fiorani, per sdebitarsi dei predetti favori, incompatibili con le funzioni di vigilanza svolte dalla Banca d'Italia, a Natale di ogni anno, oltre agli auguri, ha inviato vari regali alla dottoressa Tarantola, quali un vassoio risottiera in argento nel 1985, una ciotola ovale inglese in argento l'anno dopo, poi a seguire un vassoio in argento con manici, un servizio da tè, fino all'orologio Cartier (1995), un oggetto Pomellato (1996) e a una sveglia in argento, stando alla ricostruzione pubblicata da "Panorama" il 29 dicembre 2005, mentre nel 1998, l'anno in cui entrò in vigore la legge Draghi, è la volta di un portafrutta in argento, cui seguirono confezioni di Rovida Special, un bracciale di Tiffany e poi di Pomellato, e di nuovo, nel 2001, un orologio Cartier da donna, si chiede di sapere quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare di perpetuare errori nella scelta del nuovo Governatore della Banca d'Italia, che a giudizio dell'interpellante dovrebbe peraltro essere abolita per i rapporti incestuosi con le banche azioniste e per l'evidente collusione, come quella descritta, con alcuni banchieri, finalizzata a ledere diritti ed interessi dei consumatori, risparmiatori utenti dei servizi bancari, vessati e saccheggiati da un sistema bancario predatorio che a parere dell'interpellante può contare sull'omessa vigilanza e sulla collusione dell'ufficio di Vigilanza».

Quesito libero - Per quale ragione il primo ministro Monti non ha ancora fornito spiegazioni a numerosi atti parlamentari (2-00245, 2-00096, 3-02842, 3-02683, 4-01695, 3-02447, 3-02203, 3-02100, 3-02043, 3-01929, 4-06111, 4-05844, 4-05406, 4-04822, 4-04798, 4-04397, 4-04155, 4-04128, 4-01884, 4-00989) incentrati sulla Tarantola?  In altri termini Monti è al corrente del marciume tarantolato , ma fa finta di niente. Allora, Monti schnell! O se preferisce: Go Home!  C’erano una volta gli illuminati e il deus ex machina David Rockeller a tessere la tela per il nuovo ordine mondiale sulla pelle degli esseri viventi. Poi una moltitudine di umanità aprì gli occhi e scacciò l’incubo.

Svolta nell'indagine della procura di Trani sui derivati venduti dall'ex banco di Napoli e Monte dei Paschi di Siena

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3 commenti:

  1. andiamo di male in peggio

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  2. Tarantola: in nomen omen. Monti gia' lo odiavo prima, dopo queste cinque frasi torno ad augurarmi che la badante che lo seguirà nel ricco ospizio dove prima o poi si dovrà ben andare a ritirare, le tenga ben scolpite a mente. E sappia regolarsi di conseguenza. Tanto gli invalidi devono contribuire come gli altri, vero prof? Allora forse tornerà un pochino di giustizia, e raccoglieranno quello che hanno seminato, questi schifosi vermi senza spina dorsale.

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