23.6.12

ENICHEM: CRIMINI IN SARDEGNA

Foto: sering.net

di Gianni Lannes

Carne da macello dove un tempo lavoravano 6 mila persone. 

L’operaio Raffaele Curreli, racconta: “Ho lavorato per circa 30 anni presso la ex Enichem di Ottana: è sono stato esposto a fumi venefici per aver maneggiato materie prime come l'acido acetico in impianti, quali ad esempio gli AT04 e ATO5, dove c'era una sfiato all'aria perenne, a causa dei guasti, da cui uscivano fumi da combustione dovuti alla produzione di trimetilammina e altre sostanze, senza che vi fosse neppure la protezione minima di una maschera e che per 20 anni nel laboratorio del reparto ho fatto analisi senza aspiratore e cercando di ripararmi alla meglio”.
Raffaele Curreli ha parlato di svuotamenti all'aria, senza quindi alcuna protezione né per i lavoratori né per l'ambiente più in generale, dei contenitori usati per recuperare quanto più possibile solventi e di una coibentazione delle colonne fatta con l'asbesto.

Amianto in agguato - Secondo una descrizione fatta dall'Associazione italiana esposti amianto di una parte dell'ambiente lavorativo nel Laboratorio di Ottana, le pareti, il soffitto del corridoio dove passavano i canali di condizionamento, le linee utilities, erano finite con intonaco a base di amianto ed amianto fioccato; le linee di vapore che alimentava le utenze dei banconi da laboratorio, all'interno degli stessi banconi erano coibentati con treccia di amianto e finiti con tessuto in fibra di amianto. Chi apriva per pulire o manutenere era sottoposto ad esposizione significativa. Le bonifiche che hanno interessato l'impianto di condizionamento sono state realizzate soltanto nel 1995, come evidenziato da un funzionario SPRESALS nel Convegno di Nuoro del 19 marzo 2010. E ancora: assenza della benché minima informazione sui rischi in cui incorrevano i lavoratori. Anche i  sindacati che pure erano stati messi al corrente dei pericoli connessi ai metodi di lavorazione, e con controlli da parte della locale ASL che, non ha mai rilavato il macroscopico l'inquinamento. Infatti i controlli che venivano effettuati ogni 6 mesi, poi ogni 3 mesi all'anno erano inadeguati come inadeguata era la spirometria fatta dal medico aziendale o la radiografia, quando solo una TAC con doppio contrasto è in grado di evidenziare le problematicità connesse a quei tipi di lavorazione.

Testimonianze mortali - Altrettanto gravi sono le descrizioni che emergono dalle rivelazioni di Anna Etzo, vedova di Giovanni Serra, lavoratore per 10 anni presso la Enichem di Ottana e deceduto per mesotelioma pleurico dopo aver lavorato dal 1971 al 1983 presso lo stabilimento di Ottana (con altri due anni di corso presso lo stabilimento di Pisticci) senza essere mai stato informato sui rischi e senza che gli siano stati fomiti strumenti di prevenzione e a cui, dopo il decesso, l'INAIL ha riconosciuto la malattia professionale e sul cui caso con l'AIEA è stata intentata causa di risarcimento per danni materiali contro la Syndial (subentrata alla Enichem nel 2004). Il quadro di morte trova conferma nelle parole di Gisella Serra, moglie di Giovanni Moro deceduto nel 2006 per mesotelioma pleurico dopo aver lavorato dal 1975 presso la ex Enichem dove, nel box di vetro in cui era collocato il suo ufficio, una volta divenuto capo reparto, ogni mattina trovava sulla scrivania polvere che molto probabilmente era polvere d'amianto caduta dagli aeratori dell'aria condizionata, i cui tubi erano coibentati con amianto. Anche Luigi Porcu che ha lavorato per circa 30 anni presso la ex Enichem di Ottana ha contratto la malattia per essere stato impiegato in condizioni prive delle minime misure di sicurezza, senza neppure la dotazione di mascherine, in un ambiente in cui si produceva trimetilammina e si usava acido acidico, acido solfurico e amianto. Secondo quanto riferito da Mario Murgia, presidente Aiea, “la Sardegna, dopo la Basilicata, presenta il più alto incremento percentuale di patologie oncologiche a livello nazionale” in base a dati in suo possesso che ritiene comunque parziali, frutto delle denunce fatte dai medici di famiglia. Inoltre, sempre secondo Mario Murgia, “per lo stabilimento di Ottana, nato 12 anni dopo quello di Pisticci in Basilicata, ben si potevano svolgere attività di sorveglianza per mettere in evidenza quelle patologie che a Pisticci causarono innumerevoli decessi”. Se nel 2009 Mario Murgia denunciava 150 casi di malati di cui una cinquantina deceduti, oggi parla di 500 casi di patologie tumorali (benigne e non) e di oltre 170 decessi tra i lavoratori ex Enichem di Pisticci.

Si chiamano crimini di Stato, tollerati e garantiti da tutti i governi tricolore, nessuno escluso.

Nessun commento:

Posta un commento

Gradita firma degli utenti.