di
OSSIGENO – Roma, 3 mag
2012 – Il giudice delle indagini preliminari Gioacchino Trovato
del Tribunale di Livorno, in seguito ad una querela per diffamazione, ha
disposto il sequestro preventivo del sito internet www.ilgorgon.eu che
racconta storie, leggende e problemi attuali della minuscola isola di Gorgona,
che è una frazione del Comune di Livorno e ospita un carcere penale. Il blog è
gestito dal giornalista professionista Antonio Brindisi, che è residente a
Roma, ma segue le vicende dell’isola in quanto discendente di una delle poche
famiglie che popolano l’isola.
L’attività più rilevante nell’Isola è proprio quella legata alla
gestione del carcere. I cittadini che vivono abitualmente a Gorgona sono una
diecina, i residenti sono 60. I detenuti provvedono con il loro lavoro a tutte
le incombenze e la sera rientrano nelle celle. Per sbarcare nell’isola bisogna
essere autorizzati.
Antonio Brindisi non sa spiegarsi perché è stato oscurato il suo
sito. Il provvedimento del GIP è del 10 aprile 2012. Gli è stato
notificato il 27 aprile, una settimana dopo l’oscuramento e non dice chi e
perché si è ritenuto diffamato. L’oscuramento, si legge, è a scopo
“preventivo”, per impedire l’esecuzione di ulteriori reati.
“Queste motivazioni – sostiene Antonio Brindisi – a me
sembrano arbitrarie, esagerate, forzate, in contrasto con la libertà di
informazione garantita dalla nostra Costituzione. Non so ancora come fare, ma
chiederò l’immediato dissequestro del sito. Sono assolutamente certo di
non aver commesso alcuna irregolarità. Il sito si limita a illustrare
semplicemente le problematiche dell’Isola e dei suoi abitanti. Formula anche
delle critiche ma nel modo più corretto e rispettoso. Evidentemente anche
questo dà fastidio”.
In realtà il piccolo notiziario ha parlato di tante cose: dei
fusti tossici della ‘Grimaldi’, di alcune disfunzioni nella gestione del Parco
dell’Arcipelago Toscano, di un certo disinteresse del Comune di Livorno e del
Demanio di Stato sul loro patrimonio isolano…
Nella piccola comunità gorgonese, Antonio e i suoi amici che lo
aiutano a gestire il sito e a inserire i contenuti hanno avuto già qualche
problema. Qualche discussione animata con alcuni agenti di custodia un po’
arroganti. Lo scorso Natale, uno di loro ha portato la contrapposizione a
un livello molto acceso e a un certo punto ha minacciato Antonio Brindisi
davanti ad altre persone. “A quel punto – racconta il giornalista – è stato
inevitabile denunciarlo per minacce. Poi la vicenda non ha avuto ulteriori
sviluppi”.
“Quel sabato, quando ho aperto il mio sito web e ho visto
quella allrmante dicitura del tribunale di Livorno con l’avviso dell’oscuramento
– racconta Antonio – è stato uno choc. Ci hanno trattato come se avessimo
aperto un sito criminale, pedopornografico o truffaldino. Immagino che abbiano
usato le denunce calunniose come un grimaldello. Avrebbero dovuto vedere come
stanno le cose prima di bloccare il sito. E’ un vero e proprio abuso che
danneggia un lavoro che porto avanti da dieci anni insieme ad altri abitanti, a
mie spese, semplicemente per dare informazioni sull’isola di Gorgona e
richiamare l’attenzione su alcuni sprechi della colonia penale”.
“Evidentemente – aggiunge Antonio – ho pestato i piedi a qualcuno.
Ma io e le persone che collaborano con me non abbiamo niente da nascondere,
facciamo tutto alla luce del sole e non abbiamo commesso nessun reato: abbiamo
solo divulgato alcune informazioni allo scopo di non far morire una comunità
che sta morendo. Noi cerchiamo di sollecitare gli enti che dovrebbero
proteggere il paese e i suoi cittadini, in primis il Comune di Livorno e la
Seconda Circoscrizione, il Parco dell’Arcipelago Toscano, la colonia penale ed
alcuni dipendenti che vorrebbero fare il bello e il cattivo tempo sull’isola,
alcuni ex gorgonesi che vorrebbero mantenerci una residenza per le vacanze
senza abitarci. Ci hanno mandato contro i vigili, la finanza ed ora ci hanno
oscurato il sito. Se possono accadere queste cose, in Italia ormai siamo in un
regime stile Pinochet: non si può fare o dire niente perché chiunque te lo può
impedire usando una legge a senso unico, abusandone”.
Antonio non intende arrendersi. E’ convinto di avere subìto un
sopruso e non vuole smettere di pubblicare informazioni sulle vicende
dell’Isola. Sta continuando con il suo blog personale. Annuncia: “Chi desidera
avere qualsiasi informazione sull’Isola di Gorgona, in attesa che sia
ripristinato dalla giustizia il sito ingiustamente oscurato www.ilgorgon.eu,
può prendere visione del mio blog personale, dove troverete tutte le
informazioni utili. Per conoscere meglio la realtà gorgonese e venirci in
visita come amici degli abitanti, potete scrivere al Comitato Abitanti Isola di
Gorgona, Piazzetta Borgovecchio 4, 57128 Isola di Gorgona-Livorno, blog www.ilgorgon.blogspot.com
,
e-mail il gorgon@libero.it“.di Gianni Lannes
In base alla legge italiana nessun magistrato ha il potere
di sequestrare preventivamente un blog e meno che meno un organo di
informazione. Il Gip di Livorno ha commesso un evidente abuso di potere e ne
dovrebbe rispondere in sede civile e penale. Sarebbe opportuno introdurre nel
codice penale italiano il reato di ostacolo alla libera informazione! Purtroppo
i parlamentari della repubblichetta tricolore sono imbalsamati o sotto
schiaffo. Per la cronaca: la Barilla nel 2010 aveva tentato infruttuosamente di
oscurare il giornale online ITALIA TERRA NOSTRA, chiedendo invano ad un giudice
del tribunale di Parma di portare a compimento l'arbitrio. La vicenda
aveva rivelato la presenza di amianto nello stabilimento Barilla a San
Nicola di Melfi. In quel caso il magistrato adito rigetto la richiesta. A quel
punto la Barilla che negava l'evidenza fu costretta ad avviare la bonifica
dello stabilimento conclusa recentemente utilizzando per lo smantellamento
dell'asbesto, comunque operai senza protezioni Dulcis in fundo, comprando il
webmaster di ITN a cui era stata affidata incautamente la registrazione del
sito web. Attualmente è in corso una causa civile: la Barilla dovrà rispondere
dei malati e morti d'amianto, nonché dell'oscuramento indotto di un giornale
libero. Chi vivrà vedrà!
Per quello che può servire... tutta la mia solidarietà!
RispondiEliminaAvete la mia solidarietà !!!
RispondiEliminaTi ringrazio per l'interessamento. Nel mio caso c'è stata una vera e propria forzatura, oltre che un abuso di potere da parte del gip, con un connubio tra ministero di giustizia e tribunali. L'obiettivo era la chiusura forzata di un sito scomodo. Un'iniziativa che nemmeno nel Cile di Pinochet è concepibile, basata su fotocopie parziali, note falsate della polizia penitenziaria ed agenti inquisiti. Spero che tutto verrà a galla se ci sarà un vero giudizio.
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