7.5.12

LIVORNO. BLOG OSCURATO NELL’ISOLA DI GORGONA. BLOCCO PREVENTIVO DOPO QUERELA PER DIFFAMAZIONE

di Alberto Spampinato

OSSIGENO Roma, 3 mag 2012 – Il giudice delle indagini preliminari Gioacchino Trovato del Tribunale di Livorno,  in seguito ad una querela per diffamazione, ha disposto il sequestro preventivo del sito internet www.ilgorgon.eu che racconta storie, leggende e problemi attuali della minuscola isola di Gorgona, che è una frazione del Comune di Livorno e ospita un carcere penale. Il blog è gestito dal giornalista professionista Antonio Brindisi, che è residente a Roma, ma segue le vicende dell’isola in quanto discendente di una delle poche famiglie che popolano l’isola.
L’attività più rilevante nell’Isola è proprio quella legata alla gestione del carcere. I cittadini che vivono abitualmente a Gorgona sono una diecina, i residenti sono 60. I detenuti provvedono con il loro lavoro a tutte le incombenze e la sera rientrano nelle celle. Per sbarcare nell’isola bisogna essere autorizzati.
Antonio Brindisi non sa spiegarsi perché è stato oscurato il suo sito. Il provvedimento del GIP è del 10 aprile 2012. Gli è stato notificato il 27 aprile, una settimana dopo l’oscuramento e non dice chi e perché si è ritenuto diffamato.  L’oscuramento, si legge, è a scopo “preventivo”, per impedire l’esecuzione di ulteriori reati.
“Queste motivazioni – sostiene Antonio Brindisi – a me  sembrano arbitrarie, esagerate, forzate, in contrasto con la libertà di informazione garantita dalla nostra Costituzione. Non so ancora come fare, ma chiederò  l’immediato dissequestro del sito. Sono assolutamente certo di non aver commesso alcuna irregolarità. Il sito si limita a illustrare semplicemente le problematiche dell’Isola e dei suoi abitanti. Formula anche delle critiche ma nel modo più corretto e rispettoso. Evidentemente anche questo dà fastidio”.
In realtà il piccolo notiziario ha parlato di tante cose: dei fusti tossici della ‘Grimaldi’, di alcune disfunzioni nella gestione del Parco dell’Arcipelago Toscano, di un certo disinteresse del Comune di Livorno e del Demanio di Stato sul loro patrimonio isolano…
Nella piccola comunità gorgonese, Antonio e i suoi amici che lo aiutano a gestire il sito e a inserire i contenuti hanno avuto già qualche problema. Qualche discussione animata con alcuni agenti di custodia un po’ arroganti. Lo scorso Natale, uno di loro ha portato la contrapposizione  a un livello molto acceso e a un certo punto ha minacciato Antonio Brindisi davanti ad altre persone. “A quel punto – racconta il giornalista – è stato inevitabile denunciarlo per minacce. Poi la vicenda non ha avuto ulteriori sviluppi”.
“Quel sabato, quando ho aperto il mio sito web e ho visto quella allrmante dicitura del tribunale di Livorno con l’avviso dell’oscuramento – racconta Antonio – è stato uno choc. Ci hanno trattato come se avessimo aperto un sito criminale, pedopornografico o truffaldino. Immagino che abbiano usato le denunce calunniose come un grimaldello. Avrebbero dovuto vedere come stanno le cose prima di bloccare il sito.  E’ un vero e proprio abuso che danneggia un lavoro che porto avanti da dieci anni insieme ad altri abitanti, a mie spese, semplicemente per dare informazioni sull’isola di Gorgona e richiamare l’attenzione su alcuni sprechi della colonia penale”.
“Evidentemente – aggiunge Antonio – ho pestato i piedi a qualcuno. Ma io e le persone che collaborano con me non abbiamo niente da nascondere, facciamo tutto alla luce del sole e non abbiamo commesso nessun reato: abbiamo solo divulgato alcune informazioni allo scopo di non far morire una comunità che sta morendo. Noi cerchiamo di sollecitare gli enti che dovrebbero proteggere il paese e i suoi cittadini, in primis il Comune di Livorno e la Seconda Circoscrizione, il Parco dell’Arcipelago Toscano, la colonia penale ed alcuni dipendenti che vorrebbero fare il bello e il cattivo tempo sull’isola, alcuni ex gorgonesi che vorrebbero mantenerci una residenza per le vacanze senza abitarci. Ci hanno mandato contro i vigili, la finanza ed ora ci hanno oscurato il sito. Se possono accadere queste cose, in Italia ormai siamo in un regime stile Pinochet: non si può fare o dire niente perché chiunque te lo può impedire  usando una legge a senso unico, abusandone”.
Antonio non intende arrendersi. E’ convinto di avere subìto un sopruso e non vuole smettere di pubblicare informazioni sulle vicende dell’Isola. Sta continuando con il suo blog personale. Annuncia: “Chi desidera avere qualsiasi informazione sull’Isola di Gorgona, in attesa che sia ripristinato dalla giustizia il sito ingiustamente oscurato www.ilgorgon.eu, può prendere visione del mio blog personale, dove troverete tutte le informazioni utili. Per conoscere meglio la realtà gorgonese e venirci in visita come amici degli abitanti, potete scrivere al Comitato Abitanti Isola di Gorgona, Piazzetta Borgovecchio 4, 57128 Isola di Gorgona-Livorno, blog www.ilgorgon.blogspot.com
, e-mail il gorgon@libero.it“.

di Gianni  Lannes


In base alla legge italiana nessun magistrato ha il potere di sequestrare preventivamente un blog e meno che meno un organo di informazione. Il Gip di Livorno ha commesso un evidente abuso di potere e ne dovrebbe rispondere in sede civile e penale. Sarebbe opportuno introdurre nel codice penale italiano il reato di ostacolo alla libera informazione! Purtroppo i parlamentari della repubblichetta tricolore sono imbalsamati o sotto schiaffo. Per la cronaca: la Barilla nel 2010 aveva tentato infruttuosamente di oscurare il giornale online ITALIA TERRA NOSTRA, chiedendo invano ad un giudice del tribunale di Parma di portare a compimento l'arbitrio. La vicenda  aveva rivelato  la presenza di amianto nello stabilimento Barilla a San Nicola di Melfi. In quel caso il magistrato adito rigetto la richiesta. A quel punto la Barilla che negava l'evidenza fu costretta ad avviare la bonifica dello stabilimento conclusa recentemente utilizzando per lo smantellamento dell'asbesto, comunque operai senza protezioni Dulcis in fundo, comprando il webmaster di ITN a cui era stata affidata incautamente la registrazione del sito web. Attualmente è in corso una causa civile: la Barilla dovrà rispondere dei malati e morti d'amianto, nonché dell'oscuramento indotto di un giornale libero. Chi vivrà vedrà!

3 commenti:

  1. Per quello che può servire... tutta la mia solidarietà!

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  2. Avete la mia solidarietà !!!

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  3. Ti ringrazio per l'interessamento. Nel mio caso c'è stata una vera e propria forzatura, oltre che un abuso di potere da parte del gip, con un connubio tra ministero di giustizia e tribunali. L'obiettivo era la chiusura forzata di un sito scomodo. Un'iniziativa che nemmeno nel Cile di Pinochet è concepibile, basata su fotocopie parziali, note falsate della polizia penitenziaria ed agenti inquisiti. Spero che tutto verrà a galla se ci sarà un vero giudizio.

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Gradita firma degli utenti.