16.4.12

LEGGE CLINI.
VIA LIBERA AI RIFIUTI SPECIALI
NEL CEMENTO


di Gianni Lannes

Ci aveva già pensato nell’anno 2010 il piduista Silvio Berlusconi (tessera 1816) con il decreto numero 205, e prima ancora il morente Governo Prodi con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 aprile 2008 che ha spalancato il portone alla maggioranza di centro destra per una gestione autoritaria in materia di localizzazione di siti e costruzione di impianti per la produzione di energia (centrali nucleari, inceneritori e cementifici). Adesso, «Entro fine mese il decreto per la trasformazione dei rifiuti in combustibile» annuncia il ministro dell’Ambiente Corrado Clini al convegno Aitec - Nomisma (ente d’affari prodiano). Il comunicato stampa del dicastero “ecologico” è lapidario. Caltagirone (Casini) ringrazia per tanta grazia.

«Vareremo entro fine mese un decreto che prevede l’impiego di combustibili solidi secondari nei processi industriali, in particolare nel settore del cemento, che aiuterà anche molte regioni ad uscire dallo stato di emergenza».
A vuotare è Corrado Clini, ministro di un Governo Monti - non eletto dagli italiani ma imposto con un golpe soft - nell’ambito del suo intervento al convegno di presentazione dello studio Nomisma Energia sui Combustibili solidi secondari (Css), cioè combustibili ricavati dai rifiuti ma diversi dal Combustibile da rifiuti (Cdr), vale a dire più pericolosi delle ecoballe.
«L’ uso come combustibile in centrali, cementifici o anche termovalorizzatori può essere una strada da seguire - spiega Clini - per risolvere il problema dei rifiuti, per valorizzare energicamente i rifiuti e per uscire fuori da un circuito nel quale la malavita organizzata ha avuto un ruolo molto importante. Il nostro obiettivo è quello di far uscire i rifiuti dal ciclo ordinario per portarli in un ciclo industriale, qualunque sia: raccolta differenziata, recupero di energia o recupero di materiali».
Quindi, il ministro sottolinea che è sua intenzione «favorire e promuovere un accordo di programma tra il ministero dell’Ambiente, alcune regioni italiane e Aitec (Associazione italiana tecnico economica del cemento, ndr) sulla valorizzazione energetica del Css nelle regioni italiane che sono maggiormente esposte e tutt’ ora in una grave situazione di emergenza», confusione creata a tavolino per favorire il business dei soliti prenditori industriali, ovvero del potere economico che controllo la politica italiana.
Quindi, affrontando il caso dell’emergenza Roma, chiarisce che la città «non entrerà in emergenza se avrà questa prospettiva, che poi è quella delle direttive europee e delle leggi nazionali».


Legge pro ecomafia - Allora, niente di nuovo. «E’ da oltre un ventennio che i governi italiani violano le normative europee e nazionali in materia di rifiuti. L’Italia è stata la prima e l’unica ad aver quotato i rifiuti in Borsa a partire dal 1993, reiterando illegalmente decreti su decreti» denuncia senza mezzi termini l’autorevole magistrato Gianfranco Amendola. Corrado Clini pensa ad una legge già attuata dalle ecomafie. Il ministro annuncia un disegno di legge che autorizza l’uso di rifiuti speciali per produrre cemento, che verrà usato per costruire abitazioni, scuole ed ospedali. In realtà è già accaduto da nord a sud dello Stivale: basti pensare ai rifiuti pericolosi dell’Enichem impastati al cemento in asili e scuole di Crotone, edifici pubblici non ancora bonificate, oppure ai laterizi miscelati dal gruppo industriale Fantini di Lucera (che hanno patteggiato una multa ridicola). La strada da seguire, secondo Clini, è l’uso come combustibile, dei rifiuti, e non specifica quali, in centrali, cementifici e anche termovalorizzatori. Obiettivo, o meglio il pretesto? Risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti, e contrastare un settore nelle mani del crimine organizzato. In pratica ora lo Stato si accinge a legalizzare il fatturato d’affari delle organizzazioni criminali, istituzioni non riconosciute a livello formale dalla Patria, ma sovente utilizzate dai servizi segreti per portare a termine il lavoro sporco (alla voce affondamento navi dei veleni ed omicidi eccellenti Natale De Grazia). Come ha rivelato un generale dei carabinieri (già alto funzionario Sismi) in un’audizione parlamentare secretata.

UE, procedura d’infrazione - Ovviamente e a buon diritto,  contro l’Italia per 102 discariche abusive. Bruxelles ha aperto due mesi fa l’ennesima procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per «almeno 102 discariche, di cui tre di rifiuti pericolosi, non conformi alla direttiva Ue del 1999, in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna e Umbria». La decisione della Commissione europea di inviare all’Italia una prima lettera di costituzione in mora è la conseguenza del mancato rispetto di parte della direttiva europea del 1999 sulle discariche di rifiuti. L’Italia, in particolare, è finita nel mirino per non essersi conformata all’articolo 14 di quella direttiva, secondo cui gli stati membri avrebbero preso delle misure per assicurare che discariche “esistenti” (discariche a cui è stato concesso un permesso o che erano già operative al momento della trasposizione della direttiva del 1999), non avrebbero continuato ad operare dopo il 16 luglio 2009, qualora non fossero ancora conformi con la direttiva europea. Dal 15 luglio 1999 Bruxelles ha chiesto informazioni all’Italia dimostrando nella sua risposta - precisa Bruxelles - che il Paese non era in linea con le disposizioni relative alle discariche “esistenti”. Un anno dopo la Commissione Ue, in una nuova comunicazione a Roma, osservava che dal settembre 2009 almeno 187 discariche esistenti al momento della trasposizione nell’ordinamento della direttiva del 1999, erano presenti in Italia: discariche, o che non erano state chiuse, o che non erano ancora conformi alla direttiva europea. La situazione è stata chiarita dall’Italia il 16 maggio 2011 e, precisa la Commissione Ue, sulla base di quelle informazioni, a cui si sono aggiunte altre relative alla regione Piemonte, è emerso che, ancora in 14 Regioni sono presenti almeno 102 discariche “esistenti” dalla trasposizione della direttiva Ue - tre delle quali di rifiuti pericolosi - o che non sono state chiuse o che non sono conformi alla direttiva Ue. L’invio di una lettera di costituzione in mora rappresenta la prima tappa della procedura di infrazione al Trattato Ue. La seconda è il “parere motivato” e, se il Paese non si conforma ancora, c’è il ricorso alla Corte di giustizia europea.

Contraddizioni governative - Come spiegare questa incalcolabile contraddizione? I cementifici, come è noto, altro non sono che mastodontici inceneritori di rifiuti che già da tempo bruciano scorie d’ogni genere. Attualmente l’Italia paga 5,4 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di anidride carbonica rispetto all’obiettivo previsto dal protocollo di Kyoto. Dall’1 gennaio 2008 il debito è di 63 euro ogni secondo: quasi 2 miliardi di euro a fine 2008, tenuto conto che per ogni tonnellate di CO2 è stato stimato un prezzo di 20 euro (Direttiva Emissioni Trading ET- 1 gennaio 2005).
Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, specifica che «se Clini pensa di riproporre soluzioni vecchie e pericolose, compresi gli OGM che gli italiani rifiutano quanto il nucleare, e se continuerà ad ostacolare come ha fatto in questi anni una politica di salvaguardia del clima, confermerà che questo governo ripercorre la stessa ottusa politica del passato».
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, infatti è  favorevole, oltre alla tecnologia nucleare, anche agli OGM.  Infine Corrado Clini non ha mancato di dichiarare che la «TAV è da fare assolutamente», infatti proprio in questi giorni l’incostituzionale Governo del golpista Monti Mario procede con mano pesante sui valsusini recalcitranti a far distruggere irreversibilmente la loro terra per un’opera inutile e costosa che graverà sulle tasche della popolazione italiana.

Inquinamento di un recidivo - Corrado Clini ha attraversato quasi tutti gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia. Nel 1996,  viene coinvolto in un’indagine sull'incenerimento di rifiuti. Accusato per “abuso d’ufficio”: la sua posizione sarà poi archiviata e lui scagionato. Forse, l’amico del ladro e latitante “Bottino Craxi” ha un debole per la spazzatura pericolosa? Un passo indietro. Nel novembre del 1989, quando le migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi sversati in Libano da aziende tricolore e riportati in Italia dalla famigerata Jolly Rosso (società Messina) arrivarono negli impianti Monteco di Marghera, Clini fu il primo a lanciare rassicurazioni inverosimili: «Bruciando due copertoni - spiegò affondando nel ridicolo - si provocherebbero danni maggiori all’ambiente di quelli che comporta questa operazione». Un tono rassicurante che non è mai piaciuto alle organizzazioni verdi, che gli hanno spesso rimproverato una eccessiva vicinanza con le industrie: «Proponiamo che il direttore generale dell’ambiente, Corrado Clini, sia nominato direttore generale all’industria», dichiarava Greenpeace nel 1996. Il nome e cognome dell’attuale ministro “ecologico” - in veste di esperto del ministero dell’ambiente - attraversa quasi tutti gli episodi controversi della storia dei molteplici disastri ambientali in Italia. Nel gennaio del 1990 accompagnava l’allora ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo (che aveva autorizzato l’Enichem a scaricare reflui chimici nel mediterraneo con tanto di decreto) nell’area dell’Acna di Cengio, area della provincia di Savona devastata da anni di attività industriale, i cui rifiuti sono poi in parte spariti ne meandri dei traffici italiani, da Pitelli fino a Pianura. Pochi mesi più tardi decollava la sua brillante carriera di alto dirigente del ministero (“yesman”) fino alla premiazione a ministro. Per diverso tempo Clini ha continuato a seguire l’opera di bonifica dell’area di Cengio. Nel 1992 dichiarava: «Non esiste alcun ritardo nei lavori». Quell’area dopo vent’anni ancora attende una completa bonifica ed è considerato un sito d’interesse nazionale.

Boiardi di Stato - In qualità di direttore generale Clini si è occupato, negli anni ’90, dell’Enichem di Manfredonia (gruppo Enimont: azienda e dirigenti assolti recentemente in Cassazione nonostante la morte di tanti operai e danni ambientali), gestendo 300 miliardi di lire di fondi per il risanamento, affidato alla Syndial (Eni) e non ancora terminato. Nel 1992 inizia a occuparsi di energia, entrando a far parte del consiglio di amministrazione dell’Enea, ente che dopo poco prenderà in carico la gestione di alcuni controlli ambientali, con la creazione dell’Enea-disp. Per una serie impressionante di incidenti nucleari in Basilicata (in riva al Mar Jonio) al centro ricerche di Trisaia, su inchiesta del magistrato Nicola Maria Pace (attuale procuratore capo a Brescia) -  alcuni dirigenti sono stati condannati con sentenza passata in giudicato.
Le cronache giudiziarie si occuparono di Clini per diverso tempo tra il 1996 e il 1997, quando il neo ministro dell’Ambiente venne indagato dalla procura di Verbania per l’inquinamento prodotto da un impianto di incenerimento di rifiuti della società svizzera Thermoselect. Clini - difeso dall’avvocato Carlo Taormina (che in qualità di presidente di una commissione parlamenta ha teorizzato la gita di piacere in Somalia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, assassinati brutalmente) - chiese ed ottenne di trasferire il processo al Tribunale di Roma. Dopodiché la sua posizione fu incredibilmente archiviata. Negli ultimi anni l’alto dirigente, diventato ministro, ha iniziato ad occuparsi anche di biocarburanti, il business del millennio contestato a livello mondiale per le conseguenze ambientali sulle foreste tropicali, spesso attaccate per far posto alla coltivazione di semi destinati al mercato dei combustibili. Per diversi anni è stato presidente della Global Bioenergy Partnership. Ha mantenuto, però, l’interesse professionale per il mondo dei rifiuti, occupandosi di una vicenda denunciata dai missionari comboniani e dal Corriere della Sera. Nel 2007 una società del Belpaese, la Eurafrica, aveva proposto la redazione di un progetto per il risanamento della discarica di Korogocho a Nairobi, pagato 700 mila euro dal ministero dell’ambiente italiano. Secondo una denuncia presentata da padre Alex Zanotelli «quella società e quell’operazione presentavano moltissimi dubbi». Corrado Clini, che personalmente promosse il progetto come direttore del ministero dell’ambiente, rispose alle accuse dei comboniani con toni sprezzanti: «Forse disturbiamo “the lords of pauperty”, i cosiddetti benefattori di professione, che vivono sulla miseria dei disperati».

Lettera aperta dall’Isde al ministro - Il medico Agostino Di Ciaula ha promosso questa missiva tra collegi per inviarla a Clini. «Spett.le Ministro Clini, Caro Collega da Medici avvertiamo l’esigenza di esprimere serie perplessità e dissenso per alcune posizioni da Lei assunte nello svolgimento delle Sue funzioni Ministeriali. Le Sue dichiarazioni in favore della produzione di energia elettrica da centrali nucleari, la Sua posizione (più volte ribadita) a favore dell'incenerimento dei rifiuti, i recenti cospicui finanziamenti offerti per promuovere la combustione di biomasse in alcune regioni meridionali e, in ultimo, la Sua proposta di legge sulla combustione di rifiuti nei cementifici, rendono opportuno ricordarLe che numerose evidenze scientifiche nazionali ed internazionali hanno dimostrato che tutte le pratiche sino ad ora citate causano danni all'ambiente ed alla salute umana. Riteniamo opportuno ricordarLe l'articolo 5 del codice deontologico dei Medici: “Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale determinante più importante della salute dei cittadini. A tale fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile per l’utilizzo appropriato delle risorse naturali anche allo scopo di salvaguardare l’utilizzo stesso da parte delle future generazioni”. Anche qualora Lei non riconosca valide le evidenze scientifiche sino ad ora prodotte sulla nocività di centrali nucleari, inceneritori, impianti a biomasse e cementifici con o senza co-combustione di rifiuti, riteniamo opportuno ricordarLe la necessità del rispetto del principio di precauzione, citato nell’articolo 191 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Esso afferma che ove vi siano minacce di danno serio o irreversibile, l’assenza di certezze scientifiche non deve essere usata come ragione per impedire che si adottino misure di prevenzione della degradazione ambientale. La realtà, per fortuna composta da numerosi esempi nazionali ed internazionali costruiti nel rispetto della sostenibilità ambientale, ha dimostrato che esistono alternative valide all'energia nucleare (come il nostro Paese ha democraticamente scelto), all'incenerimento dei rifiuti e alla combustione di biomasse. Crediamo che compito principale del Ministero dal Lei diretto sia la tutela del bene comune e il perseguimento di un futuro sostenibile, nel rispetto del principio di precauzione. Scriveva Lorenzo Tomatis, medico come Lei e noi, fondatore della IARC: “Quando si parla di prevenzione del cancro, tutti pensano alla cosiddetta diagnosi precoce, ma c'è una prevenzione che si può fare a monte, cercando non di limitare i danni della malattia diagnosticandola al più presto, quanto piuttosto di evitare l'insorgere del cancro, impedendo l'esposizione alle sostanze che lo provocano. La PREVENZIONE PRIMARIA si occupa proprio di questo: fare ricerca sulle sostanze naturali o sintetiche per capire quali sono cancerogene e, una volta individuate, suggerire alle autorità sanitarie delle misure di salute pubblica per toglierle dalla circolazione. Si tratta di una strategia che protegge tutti - il ricco come il povero - ma purtroppo è bistrattata da scienziati, politici e autorità sanitarie”. Tutti siamo responsabili dell’ambiente. I medici lo sono due volte. Lei, da cittadino, Medico e Ministro, lo è tre volte. Cordiali saluti Dr. Agostino Di Ciaula  ISDE Italia».


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