di Gianni Lannes
Ci aveva già pensato nell’anno 2010 il
piduista Silvio Berlusconi (tessera
1816) con il decreto numero 205, e prima ancora il morente Governo Prodi con il decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 8 aprile 2008 che ha spalancato il portone alla
maggioranza di centro destra per una gestione autoritaria in materia di
localizzazione di siti e costruzione di impianti per la produzione di energia
(centrali nucleari, inceneritori e cementifici). Adesso, «Entro fine mese il
decreto per la trasformazione dei rifiuti in combustibile» annuncia il ministro
dell’Ambiente Corrado Clini al
convegno Aitec - Nomisma (ente d’affari prodiano). Il comunicato stampa del
dicastero “ecologico” è lapidario. Caltagirone (Casini) ringrazia per tanta
grazia.
«Vareremo
entro fine mese un decreto che prevede l’impiego di combustibili solidi
secondari nei processi industriali, in particolare nel settore del cemento, che
aiuterà anche molte regioni ad uscire dallo stato di emergenza».
A vuotare è Corrado Clini, ministro di
un Governo Monti - non eletto dagli italiani ma imposto con un golpe soft - nell’ambito del suo intervento al
convegno di presentazione dello studio Nomisma Energia sui Combustibili solidi
secondari (Css), cioè combustibili
ricavati dai rifiuti ma diversi dal Combustibile da rifiuti (Cdr), vale a dire
più pericolosi delle ecoballe.
«L’
uso come combustibile in centrali, cementifici o anche termovalorizzatori può
essere una strada da seguire - spiega Clini - per risolvere il problema dei
rifiuti, per valorizzare energicamente i rifiuti e per uscire fuori da un
circuito nel quale la malavita organizzata ha avuto un ruolo molto importante.
Il nostro obiettivo è quello di far uscire i rifiuti dal ciclo ordinario per
portarli in un ciclo industriale, qualunque sia: raccolta differenziata,
recupero di energia o recupero di materiali».
Quindi, il ministro sottolinea che è
sua intenzione «favorire e promuovere un
accordo di programma tra il ministero dell’Ambiente, alcune regioni italiane e
Aitec (Associazione italiana tecnico economica del cemento, ndr) sulla
valorizzazione energetica del Css nelle regioni italiane che sono maggiormente
esposte e tutt’ ora in una grave situazione di emergenza», confusione
creata a tavolino per favorire il business dei soliti prenditori industriali,
ovvero del potere economico che controllo la politica italiana.
Quindi, affrontando il caso
dell’emergenza Roma, chiarisce che la città «non entrerà in emergenza se avrà
questa prospettiva, che poi è quella delle direttive europee e delle leggi
nazionali».
Legge pro ecomafia - Allora, niente di nuovo. «E’ da oltre un ventennio che i governi
italiani violano le normative europee e nazionali in materia di rifiuti. L’Italia
è stata la prima e l’unica ad aver quotato i rifiuti in Borsa a partire dal
1993, reiterando illegalmente decreti su decreti» denuncia senza mezzi
termini l’autorevole magistrato Gianfranco
Amendola. Corrado Clini pensa ad una legge già attuata dalle ecomafie. Il
ministro annuncia un disegno di legge che autorizza l’uso di rifiuti speciali
per produrre cemento, che verrà usato per costruire abitazioni, scuole ed
ospedali. In realtà è già accaduto da nord a sud dello Stivale: basti pensare
ai rifiuti pericolosi dell’Enichem
impastati al cemento in asili e scuole di Crotone,
edifici pubblici non ancora bonificate, oppure ai laterizi miscelati dal gruppo
industriale Fantini di Lucera (che
hanno patteggiato una multa ridicola). La strada da seguire, secondo Clini, è
l’uso come combustibile, dei rifiuti, e non specifica quali, in centrali,
cementifici e anche termovalorizzatori. Obiettivo, o meglio il pretesto?
Risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti, e contrastare un settore
nelle mani del crimine organizzato. In pratica ora lo Stato si accinge a
legalizzare il fatturato d’affari delle organizzazioni criminali, istituzioni
non riconosciute a livello formale dalla Patria, ma sovente utilizzate dai
servizi segreti per portare a termine il lavoro sporco (alla voce affondamento
navi dei veleni ed omicidi eccellenti Natale
De Grazia). Come ha rivelato un generale dei carabinieri (già alto
funzionario Sismi) in un’audizione parlamentare secretata.
UE, procedura d’infrazione - Ovviamente e a buon diritto, contro l’Italia per 102 discariche abusive. Bruxelles ha aperto due mesi fa l’ennesima
procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per «almeno 102 discariche, di
cui tre di rifiuti pericolosi, non conformi alla direttiva Ue del 1999, in Abruzzo,
Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Campania, Emilia Romagna, Liguria,
Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna e Umbria». La decisione
della Commissione europea di inviare all’Italia una prima lettera di
costituzione in mora è la conseguenza del mancato rispetto di parte della
direttiva europea del 1999 sulle discariche di rifiuti. L’Italia, in
particolare, è finita nel mirino per non essersi conformata all’articolo 14 di
quella direttiva, secondo cui gli stati membri avrebbero preso delle misure per
assicurare che discariche “esistenti” (discariche a cui è stato concesso un
permesso o che erano già operative al momento della trasposizione della
direttiva del 1999), non avrebbero continuato ad operare dopo il 16 luglio
2009, qualora non fossero ancora conformi con la direttiva europea. Dal 15
luglio 1999 Bruxelles ha chiesto informazioni all’Italia dimostrando nella sua
risposta - precisa Bruxelles - che il Paese non era in linea con le
disposizioni relative alle discariche “esistenti”. Un anno dopo la Commissione
Ue, in una nuova comunicazione a Roma, osservava che dal settembre 2009 almeno
187 discariche esistenti al momento della trasposizione nell’ordinamento della
direttiva del 1999, erano presenti in Italia: discariche, o che non erano state
chiuse, o che non erano ancora conformi alla direttiva europea. La situazione è
stata chiarita dall’Italia il 16 maggio 2011 e, precisa la Commissione Ue,
sulla base di quelle informazioni, a cui si sono aggiunte altre relative alla
regione Piemonte, è emerso che, ancora in 14 Regioni sono presenti almeno 102
discariche “esistenti” dalla trasposizione della direttiva Ue - tre delle quali
di rifiuti pericolosi - o che non sono state chiuse o che non sono conformi
alla direttiva Ue. L’invio di una lettera di costituzione in mora rappresenta
la prima tappa della procedura di infrazione al Trattato Ue. La seconda è il
“parere motivato” e, se il Paese non si conforma ancora, c’è il ricorso alla
Corte di giustizia europea.
Contraddizioni governative - Come
spiegare questa incalcolabile contraddizione? I cementifici, come è noto, altro
non sono che mastodontici inceneritori di rifiuti che già da tempo bruciano
scorie d’ogni genere. Attualmente
l’Italia paga 5,4 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni
di anidride carbonica rispetto all’obiettivo previsto dal protocollo di Kyoto.
Dall’1 gennaio 2008 il debito è di 63 euro ogni secondo: quasi 2 miliardi di
euro a fine 2008, tenuto conto che per ogni tonnellate di CO2 è stato stimato
un prezzo di 20 euro (Direttiva Emissioni Trading ET- 1 gennaio 2005).
Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, specifica che «se Clini pensa di riproporre
soluzioni vecchie e pericolose, compresi gli OGM che gli italiani rifiutano
quanto il nucleare, e se continuerà ad ostacolare come ha fatto in questi anni
una politica di salvaguardia del clima, confermerà che questo governo
ripercorre la stessa ottusa politica del passato».
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini,
infatti è favorevole, oltre alla
tecnologia nucleare, anche agli OGM. Infine Corrado Clini non ha mancato di
dichiarare che la «TAV è da fare assolutamente», infatti proprio in questi
giorni l’incostituzionale Governo del golpista Monti Mario procede con mano
pesante sui valsusini recalcitranti a far distruggere irreversibilmente la loro
terra per un’opera inutile e costosa che graverà sulle tasche della popolazione
italiana.
Inquinamento di un recidivo - Corrado Clini ha attraversato quasi tutti
gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia.
Nel 1996, viene coinvolto in un’indagine
sull'incenerimento di rifiuti. Accusato per “abuso d’ufficio”: la sua posizione sarà poi archiviata e lui
scagionato. Forse, l’amico del ladro e latitante “Bottino Craxi” ha un debole per la spazzatura pericolosa? Un passo
indietro. Nel novembre del 1989, quando le migliaia di tonnellate di rifiuti
pericolosi sversati in Libano da
aziende tricolore e riportati in Italia dalla famigerata Jolly Rosso (società Messina)
arrivarono negli impianti Monteco di
Marghera, Clini fu il primo a lanciare rassicurazioni inverosimili: «Bruciando
due copertoni - spiegò affondando nel ridicolo - si provocherebbero danni
maggiori all’ambiente di quelli che comporta questa operazione». Un tono
rassicurante che non è mai piaciuto alle organizzazioni verdi, che gli hanno
spesso rimproverato una eccessiva vicinanza con le industrie: «Proponiamo che
il direttore generale dell’ambiente, Corrado Clini, sia nominato direttore
generale all’industria», dichiarava Greenpeace nel 1996. Il nome e cognome
dell’attuale ministro “ecologico” - in veste di esperto del ministero dell’ambiente
- attraversa quasi tutti gli episodi controversi della storia dei molteplici disastri
ambientali in Italia. Nel gennaio del 1990 accompagnava l’allora ministro
dell’Ambiente Giorgio Ruffolo (che
aveva autorizzato l’Enichem a scaricare reflui chimici nel mediterraneo con
tanto di decreto) nell’area dell’Acna di
Cengio, area della provincia di Savona
devastata da anni di attività industriale, i cui rifiuti sono poi in parte
spariti ne meandri dei traffici italiani, da Pitelli fino a Pianura.
Pochi mesi più tardi decollava la sua brillante carriera di alto dirigente del
ministero (“yesman”) fino alla premiazione a ministro. Per diverso tempo Clini
ha continuato a seguire l’opera di bonifica dell’area di Cengio. Nel 1992
dichiarava: «Non esiste alcun ritardo nei lavori». Quell’area dopo vent’anni
ancora attende una completa bonifica ed è considerato un sito d’interesse
nazionale.
Boiardi di Stato - In qualità di direttore generale Clini si è
occupato, negli anni ’90, dell’Enichem
di Manfredonia (gruppo Enimont:
azienda e dirigenti assolti recentemente in Cassazione nonostante la morte
di tanti operai e danni ambientali), gestendo 300 miliardi di lire di fondi per
il risanamento, affidato alla Syndial
(Eni) e non ancora terminato. Nel 1992 inizia a occuparsi di energia, entrando
a far parte del consiglio di amministrazione dell’Enea, ente che dopo poco prenderà in carico la gestione di alcuni
controlli ambientali, con la creazione dell’Enea-disp. Per una serie impressionante di incidenti nucleari in
Basilicata (in riva al Mar Jonio) al centro ricerche di Trisaia, su inchiesta
del magistrato Nicola Maria Pace (attuale procuratore capo a Brescia) - alcuni dirigenti sono stati condannati con
sentenza passata in giudicato.
Le cronache giudiziarie si occuparono
di Clini per diverso tempo tra il 1996 e il 1997, quando il neo ministro
dell’Ambiente venne indagato dalla procura di Verbania per l’inquinamento
prodotto da un impianto di incenerimento di rifiuti della società svizzera Thermoselect. Clini - difeso
dall’avvocato Carlo Taormina (che in
qualità di presidente di una commissione parlamenta ha teorizzato la gita di
piacere in Somalia di Ilaria Alpi e
Miran Hrovatin, assassinati brutalmente) - chiese ed ottenne di trasferire
il processo al Tribunale di Roma. Dopodiché la sua posizione fu incredibilmente
archiviata. Negli ultimi anni l’alto dirigente, diventato ministro, ha iniziato
ad occuparsi anche di biocarburanti, il business del millennio contestato a
livello mondiale per le conseguenze ambientali sulle foreste tropicali, spesso
attaccate per far posto alla coltivazione di semi destinati al mercato dei
combustibili. Per diversi anni è stato presidente della Global Bioenergy Partnership. Ha mantenuto, però, l’interesse professionale
per il mondo dei rifiuti, occupandosi di una vicenda denunciata dai missionari
comboniani e dal Corriere della Sera. Nel
2007 una società del Belpaese, la Eurafrica,
aveva proposto la redazione di un progetto per il risanamento della discarica
di Korogocho a Nairobi, pagato 700
mila euro dal ministero dell’ambiente italiano. Secondo una denuncia presentata
da padre Alex Zanotelli «quella società e quell’operazione presentavano
moltissimi dubbi». Corrado Clini, che personalmente promosse il progetto
come direttore del ministero dell’ambiente, rispose alle accuse dei comboniani con
toni sprezzanti: «Forse disturbiamo “the lords of pauperty”, i cosiddetti
benefattori di professione, che vivono sulla miseria dei disperati».
Lettera aperta dall’Isde al ministro - Il medico Agostino Di Ciaula ha promosso questa missiva tra collegi per
inviarla a Clini. «Spett.le Ministro Clini, Caro Collega da Medici avvertiamo l’esigenza
di esprimere serie perplessità e dissenso per alcune posizioni da Lei assunte
nello svolgimento delle Sue funzioni Ministeriali. Le Sue dichiarazioni in
favore della produzione di energia elettrica da centrali nucleari, la Sua
posizione (più volte ribadita) a favore dell'incenerimento dei rifiuti, i
recenti cospicui finanziamenti offerti per promuovere la combustione di
biomasse in alcune regioni meridionali e, in ultimo, la Sua proposta di legge
sulla combustione di rifiuti nei cementifici, rendono opportuno ricordarLe che
numerose evidenze scientifiche nazionali ed internazionali hanno dimostrato che
tutte le pratiche sino ad ora citate causano danni all'ambiente ed alla salute
umana. Riteniamo opportuno ricordarLe l'articolo 5 del codice deontologico dei
Medici: “Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e
lavora quale determinante più importante della salute dei cittadini. A tale
fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile per l’utilizzo
appropriato delle risorse naturali anche allo scopo di salvaguardare l’utilizzo
stesso da parte delle future generazioni”. Anche qualora Lei non riconosca
valide le evidenze scientifiche sino ad ora prodotte sulla nocività di centrali
nucleari, inceneritori, impianti a biomasse e cementifici con o senza
co-combustione di rifiuti, riteniamo opportuno ricordarLe la necessità del
rispetto del principio di precauzione, citato nell’articolo 191 del trattato
sul funzionamento dell’Unione Europea. Esso afferma che ove vi siano minacce di
danno serio o irreversibile, l’assenza di certezze scientifiche non deve essere
usata come ragione per impedire che si adottino misure di prevenzione della
degradazione ambientale. La realtà, per fortuna composta da numerosi esempi
nazionali ed internazionali costruiti nel rispetto della sostenibilità
ambientale, ha dimostrato che esistono alternative valide all'energia nucleare
(come il nostro Paese ha democraticamente scelto), all'incenerimento dei
rifiuti e alla combustione di biomasse. Crediamo che compito principale del
Ministero dal Lei diretto sia la tutela del bene comune e il perseguimento di
un futuro sostenibile, nel rispetto del principio di precauzione. Scriveva
Lorenzo Tomatis, medico come Lei e noi, fondatore della IARC: “Quando si parla di prevenzione del cancro,
tutti pensano alla cosiddetta diagnosi precoce, ma c'è una prevenzione che si
può fare a monte, cercando non di limitare i danni della malattia
diagnosticandola al più presto, quanto piuttosto di evitare l'insorgere del
cancro, impedendo l'esposizione alle sostanze che lo provocano. La PREVENZIONE
PRIMARIA si occupa proprio di questo: fare ricerca sulle sostanze naturali o
sintetiche per capire quali sono cancerogene e, una volta individuate,
suggerire alle autorità sanitarie delle misure di salute pubblica per toglierle
dalla circolazione. Si tratta di una strategia che protegge tutti - il ricco
come il povero - ma purtroppo è bistrattata da scienziati, politici e autorità
sanitarie”. Tutti siamo responsabili dell’ambiente.
I medici lo sono due volte. Lei, da cittadino, Medico e Ministro, lo è tre
volte. Cordiali saluti Dr. Agostino Di Ciaula
ISDE Italia».



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