6.2.12

MORTI NEI LAGER NAZISTI
E NASCOSTI DA UNA LEGGE ITALIANA

Prigionieri italiani.

di Gianni Lannes

Sangue innocente e oblio di Stato. Non erano dispersi, ma i governi italiani d’ogni ordine e grado (o colorazione se preferite) non l’hanno mai detto.Insabbiatidi guerra: uccisi due volte. Nato il 26 settembre 1905 a Vico del Gargano e deceduto il 12 giugno 1944; sepolto ad Amburgo, nel cimitero militare italiano d’onore (posizione tombale: riquadro 4, fila E, tomba 9).  Si chiamava Antonio Comparelli, combattente antifascista pugliese, è uno dei circa 17 mila italiani che nel 1957 e ’58 furono occultati in vari cimiteri tedeschi da un italianissimo Commissariato Generale Caduti in Guerra (sigla: “Onorcaduti”) che li identificò, ne scrisse i nomi, date e luoghi di origine sulle tombe. Ma alle famiglie nessuna notizia. Non una lettera, né un telegramma e neppure un avviso tramite uffici militari. Genitori, mogli, figli, fratelli, sorelle e parenti furono tacitamente condannati all’angoscia e alla disperata speranza di veder tornare un giorno il loro congiunto.
Addirittura una legge - davvero difficile crederci se non fosse tutto documentato in Gazzetta Ufficiale - emanata il 9 gennaio 1951, numero 204, all’articolo 4 recava il «divieto di rimpatrio delle salme sepolte nei cimiteri militari italiani dall’estero». Presidente del Consiglio era Alcide De Gasperi, che  qualche anno prima aveva estromesso dal governo comunisti e socialisti su richiesta del governo Usa, ottenendo per il suo partito la vittoria del 18 aprile 1948. 


Il giornalista d’altri tempi - E’ lo stesso periodo in cui qualcuno, nella sede del Tribunale Militare, ordinò di girare contro il muro affinché non si potesse aprire l’armadio con 695 rapporti e 2.274 denunce (“notizie di reato”) a carico di nazisti tedeschi e fascisti italiani responsabili di stragi con migliaia di morti civili innocenti. Lo troverà nel 1994 il giornalista Franco Giustolisi: «Questa è la storia di un’ingiustizia. La più tremenda  ingiustizia che un popolo possa subire. Fu una carneficina. Nazisti e fascisti, SS e repubblichini fecero decine di migliaia di vittime. Gente senz’armi, civili in fuga dalla guerra. Per lo più donne, vecchi e bambini. Piccoli ancora in fasce. Altri mai nati. Non furono rappresaglie ma omicidi. C’è un palazzo a Roma in via degli Acquasparta, sede della Procura generale militare. Lì affluivano dopo la liberazione, i fascicoli di quegli eccidi. Ma arrivò un ordine dall’alto. Fu deciso di salvare migliaia di criminali, di uccidere una seconda volta una moltitudine di cittadini. Non ci furono processi. Tutto fu avvolto nel silenzio che il potere aveva imposto».

Non solo ebrei - La tragica conta ufficiale del ministero della Difesa attesta che i deportati italiani furono in tutto 800 mila, di questi 80 mila morirono di stenti o furono trucidati nei lager, 44 mila erano civili internati per motivi razziali o politici, gli altri erano militari che in varie zone di guerra avevano tentato di resistere ai tedeschi - mentre il re Savoia si era dato alla fuga con la famiglia - e militari che s’erano rifiutati di arruolarsi nella Repubblica di Salò. Le salme si trovano nei cimiteri militari italiani di Amburgo, Berlino-Zehlendorf, Francoforte, Monaco di Baviera, Mauthausen in Austria e Bielany in Polonia. Fra le vittime sepolte si contano anche 77 ragazzi e bambini.

Un uomo - «È giusto che le famiglie dei Caduti sappiano». Questa è la frase che è diventata lo slogan dell'impresa titanica che un uomo di Montorio Veronese, Roberto Zamboni, ha deciso di portare fino in fondo: restituire alle famiglie la memoria dei propri cari, scomparsi durante il secondo conflitto mondiale e dati per dispersi.Gli elenchi di Zamboni (sul suo sito significativamente intitolato “Dimenticati dallo Stato”) provengono dall’incrocio di dati oscurati in diversi archivi: Croce Rosa Internazionale, Vaticano e Commissariato per le Onoranze (Onorcaduti) del ministero della Difesa tricolore. Incrociando i riferimenti Zamboni ha aggiunto ai nomi anche notizie relative alla deportazione, alle date e alle cause della morte, alla condizione sociale e alla provenienza delle vittime.
«Per oltre un decennio ho raccolto i dati dei nostri Caduti militari e civili che furono internati o deportati nei campi nazisti e che, alla fine del loro calvario, furono sepolti in Germania, Austria e Polonia. Chi nel dopoguerra si occupò di ricercare, riesumare e traslare le salme nei cimiteri militari italiani, purtroppo si “dimenticò” d'informare i familiari dell'avvenuta inumazione, negando a migliaia di famiglie italiane di avere almeno una tomba su cui piangere».Dalla fine della Seconda Guerra mondiale, il suo è il primo elenco integrale (oltre 16mila nominativi di base) che sia mai stato reso pubblico, riguardante i connazionali deceduti in prigionia o per cause di guerra e sepolti nei sei principali cimiteri militari italiani in Austria, Germania e Polonia. Nelle liste sono trascritte le posizioni tombali dei caduti sepolti nei cimiteri militari italiani di Amburgo, Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera. Per i caduti sepolti nei cimiteri militari di Berlino, Bielany/Varsavia e Mauthausen, è indispensabile richiedere le coordinate tombali al Commissariato generale onoranze caduti in guerra per poter stabilire se il caduto è stato inumato in fossa singola, in tomba collettiva o sepolto tra gli ignoti.
Val la pena di chiarire che Zamboni fornisce la data di nascita di ognuno, la data esatta di morte (quasi sempre Austria, Germania o Polonia) e il luogo dove sono sepolti: notizie, le ultime due, che le famiglie di origine hanno sempre ignorato. Per le numerose famiglie, infatti, quei ragazzi partiti giovanissimi per la guerra non sono più tornati. «Lo studio», spiega Zamboni, «partito inizialmente come ricerca familiare, si è con il tempo sviluppato e dilatato in una vera e propria ricerca, tuttora in corso, su un aspetto poco conosciuto a ricercatori e storici e, come avrei potuto appurare col tempo, totalmente sconosciuto ai parenti dei Caduti. Dov’erano state sepolte le centinaia di deportati civili morti dopo le liberazioni dei campi di concentramento? E le migliaia di Internati militari italiani deceduti per le violenze subite nei campi di prigionia? Erano realmente tutti dei dispersi o avevano trovato degna sepoltura?».
«Questa impresa, iniziata nel 1995», conclude lo studioso, «ha come scopo finale quello di far conoscere ai parenti di questi poveri sventurati le località di sepoltura dei loro cari. A questo proposito dal marzo del 2009 ho iniziato a catalogare, riscontrare e verificare gli elenchi in mio possesso per poterli rendere pubblici». La sua ricerca ha avuto una importante eco mediatica quando Savino Pezzotta, ex segretario generale della Cisl, ha trovato il nome di suo padre: Pezzotta Francesco. Artigliere alpino, rifiutò di aderire alla Repubblica di mussoliniana di Salò: morto il 9 giugno 1944, sepolto nel cimitero militare d'onore a Bielany in Polonia. «Quel soldato era mio papà», disse Pezzotta, «e non abbiamo mai saputo dove fosse sepolto». Ora il documento è stato affidato al nostro giornale e finalmente dopo oltre 60 anni le famiglie potranno conoscere la sorte dei loro cari.

Un sindaco neofascista - Ad Orta Nova, in Puglia, il sindaco Giuseppe Moscarella prima di mollare la poltrona dopo aver accumulato debiti per oltre 12 milioni di euro, ha pensato bene di dotare la biblioteca comunale dell’opera omnia di Benito Mussolini. Anche questo paese ha i suoi dispersi, ora ritrovati: Luigi Benedetto, nato il 18 marzo 1911, ammazzato il 2 aprile 1945. Paolo Coletta, nato il 12 febbraio 1920, assassinato il 24 febbraio 1945.  Ed infine, Giuseppe Norscia, nato il 24 agosto 1920, ucciso il 22 maggio 1945.

Vergogna giudiziaria - Niente indennità da parte della Germania alle vittime italiane dei crimini nazisti. È questo il contenuto della sentenza emessa il 3 febbraio 2012 dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja.A Berlino l’Italia ha mancato di riconoscere l’immunità legittimata dal diritto internazionale per i reati commessi dal Terzo Reich. Con questa motivazione i giudici dell’Aja hanno deciso di accogliere per intero il ricorso presentato dallo Stato tedesco con il quale chiedeva il blocco dei risarcimenti alle vittime italiane del nazismo. È stata quindi riconosciuta come valida la tesi sostenuta dalla Germania, che accusava il sistema giudiziario italiano di “venire meno ai suoi obblighi di rispetto nei confronti dell'immunità di uno stato sovrano come la Germania in virtù del diritto internazionale. Consentendo il pronunciamento dei tribunali su cause miranti al risarcimento di danni subiti durante la seconda guerra mondiale” sostenevano i tedeschi, il Belpaese aveva infranto “l'obbligo di rispettare l'immunità giurisdizionale di cui la Germania gode secondo il diritto costituzionale”. Con il recente verdetto il Tribunale dell’Aja ha ordinato al governo italiano di prendere tutte le misure necessarie affinché le decisioni nazionali prese finora che contravvengono all’immunità siano prive d'effetto. Le corti italiane, da parte loro, non dovranno più emettere sentenze che prevedano risarcimenti individuali per casi simili. La giurisprudenza italiana in materia, quindi, diventa priva di validità. La vicenda ha avuto inizio con due decisioni della Corte di Cassazione. La prima risale al 2004; con essa veniva riconosciuto il diritto al risarcimento a un uomo deportato in un lager. Secondo i giudici del Palazzaccio, infatti, lo scudo dell'immunità veniva meno nel caso di specie per via della gravità dei fatti. Nel 2008 gli ermellini tornavano a condannare la Germania a risarcire i familiari delle vittime delle stragi compiute durante l'occupazione del suolo italiano da parte delle forze tedesche. La pronuncia respingeva la richiesta avanzato dallo Stato alemanno contro una precedente sentenza emessa dalla Corte d'Appello militare di Roma. Quest'ultima aveva ravvisato i danni subiti dalle parti civili nella strage nazista del 29 giugno 1944, in occasione della quale vennero uccise 203 persone, tra le quali non vi era nessun militare. La Corte d’Appello militare aveva condannato Berlino a risarcire i familiari delle vittime di questo eccidio. La pronuncia della Suprema Corte con la quale gli indennizzi venivano confermati era stata considerata storica, poiché per la prima volta era affermato il diritto al risarcimento per le vittime dei crimini nazisti nell'ambito di un procedimento penale. Al di fuori dell’Italia, nessun paese aveva intentato cause per ottenere un indennizzo nei confronti della Germania, per via dell’immunità.La Corte internazionale di giustizia dell’Aja, tuttavia, ha invitato la Germania a negoziare a livello politico un risarcimento per tutte le vittime che avevano già ottenuto il giudizio favorevole dei tribunali italiani. Il Tribunale dell’Aja, si legge nella sentenza “ritiene che le richieste originate dal trattamento degli internati militari italiani, insieme a altre richieste di cittadini italiani finora non regolate, possano essere oggetto di un ulteriore negoziato” tra i due paesi. Nella pronuncia un passo è dedicato anche al trattamento riservato ai militari italiani internati, esclusi dal programma di risarcimento tedesco. La Corte dell’Aja, si legge, “considera motivo di sorpresa e di rammarico che la Germania abbia deciso di negare una compensazione a un gruppo di vittime, negando loro la protezione legale che sarebbe spettata ai prigionieri di guerra”, perché tali furono considerati, dal punto di vista legale, i militari italiani nei campi.   La questione è rimandata alle calende greche. Ma i bambini, le donne, i vecchi uccisi dai nazisti e dai fascisti? E quelli imprigionati nei campi di sterminio? Meritano rispetto, ricordo, riconoscenza. Il loro sacrificio, insieme a quello dei partigiani, ha generato la Costituzione (recentemente svuotata di senso dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona), la Repubblica, la nostra democrazia sempre più in agonia in attesa di tirare per sempre le cuoia.

Roberto Zamboni.

1 commento:

  1. Fino a che questa repubblica delle banane non ripristinerà la storia IN MODO COMPLETO, tanto per i vincitori che per i vinti (dei quali altrettanti sconosciuti giacciono da qualche parte condannati alla damnatio memoriae), sarà tutto finto, una democrazia traballante.
    Nulla da eccepire per il mirabile articolo e i contenuti, di cui si prende atto, aspettando magari da Giorgio Napolitano l'esortazione ad aprire tutti, ma proprio TUTTI gli armadi girati verso i muri.
    I muri di questo genere, qualunque colore abbiano (bianchi, neri, rossi...) sono schifosi e rendono vacillante il cammino verso la civiltà.

    Agnesina Pozzi

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